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  1. #1
    Bieco reazionario colonialista
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    Post Il Gran Muftì al-Husseini e Hassan al Banna erano agenti britannici

    Hassan al Banna, fondatore dei Fratelli mussulmani, e Haj Amin al Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, erano... agenti dell'Inghilterra!:


    Una sporca storia d'amore con la Fratellanza Musulmana di Londra


    Chi scrive ha recentemente partecipato ad una conferenza del Senato USA che doveva essere un simposio di esperti su Al-Qaeda. Ai tre massimi esperti presenti ho rivolto una domanda sui collegamenti tra Al-Qaeda e la Fratellanza Musulmana, facendo anche presente che i rapporti della Commissione sull'11 settembre riferiscono che il presunto coordinatore dell'attacco dell'11 settembre, lo sceicco Khaled Mohammed, che è stato catturato, afferma di essere stato reclutato all'età di 16 anni dalla Fratellanza Musulmana. La mia domanda ha suscitato occhiate nel vuoto dei presunti esperti ed è rimasta senza risposta. Dopo però uno dei tre mi ha avvicinato per dirmi confidenzialmente di sapere qualcosa sui legami tra la Fratellanza e Al-Qaeda, ma che quel pubblico, comunque composto di personale che lavora al Congresso e secchioni dei massimi pensatoi politici, non sarebbe stato capace di capire la risposta complicata che lui mi avrebbe voluto dare.
    L'episodio sintetizza in maniera eloquente la preparazione dei cosiddetti esperti di terrorismo, molti dei quali vantano titoli accademici in sociologia, psicologia, e scienze dei computer. La storia però non è il loro forte, e ancor meno pensano di dover applicare le lezioni che essa impartisce alle questioni di cui si dichiarano esperti.
    Ho avuto poi occasione di riferire l'episodio ad alcuni ufficiali militari e dei servizi in congedo, che effettivamente possono essere ritenuti degli esperti in questioni mediorientali, ed essi non hanno fatto altro che scuotere la testa, rammaricandosi del fatto che si tratta di un problema che, purtroppo, conoscono molto bene.
    Fortunatamente il giornalista e ricercatore Robert Dreyfuss supplisce, con il libro «Devil's Game...», ad alcune di queste lacune dei presunti esperti di terrorismo statunitensi, e del mondo politico e diplomatico in generale.
    «Devil's Game» fornisce un quadro molto vivido di come, da circa un secolo, gli Stati Uniti si lascino trascinare nella palude mediorientale dall'apparato imperiale britannico che ha sponsorizzato e manipolato il fondamentalismo islamico fin dagli albori della politica del petrolio, alla fine del XIX secolo. L'opera di Dreyfuss espone una buona panoramica della principale letteratura sulla Fratellanza Musulmana e le sue varie filiazioni del XX secolo, attentamente integrata con interviste ad alcuni diplomatici e funzionari dell'intelligence che hanno fatto molta esperienza in Medio Oriente.
    Nel capitolo introduttivo Dreyfuss presenta una diagnosi e una terapia per la guerra al terrorismo dell'amministrazione Bush. “Una guerra al terrorismo”, scrive Dreyfuss, “è il modo più sbagliato di affrontare la sfida politica rappresentata dall'Islam. Si tratta di una sfida che presenta due aspetti. Primo, c'è la minaccia specifica all'incolumità e alla sicurezza degli americani posta da Al-Qaeda; secondo, c'è un più ampio problema politico creato dalla crescita della destra islamica in Medio Oriente e nell'Asia meridionale”. “A proposito di Al-Qaeda, l'amministrazione Bush ha deliberatamente esagerato le dimensioni della minaccia che rappresenta”.
    “Non è un'organizzazione onnipotente ... Il ricorso ai militari, perché conducano una guerra convenzionale, non è il modo di attaccare Al-Qaeda, perché essa costituisce primariamente un problema per l'intelligence e le forze di polizia. La guerra in Afghanistan è stata concepita male, non è riuscita a distruggere la dirigenza di Al-Qaeda, non è riuscita a distruggere i Talebani, che si sono sparpagliati, e non è riuscita a stabilizzare se non temporaneamente quella nazione martoriata, creando un debole governo centrale alla mercè dei signori della guerra e delle ex bande dei Talebani. Peggio, la guerra in Iraq non è solo malconcepita e non necessaria, ma ha colpito una nazione che non aveva assolutamente legami con la banda di Bin Laden. E' come se, ha spiegato un esperto, Franklin Delano Roosevelt avesse attaccato il Messico in risposta all'attacco di Pearl Harbor ... Un problema che poteva essere affrontato chirurgicamente - ricorrendo ad azioni di incursori e Forze Speciali abbinate a risolutezza in diplomazia, e ad azioni legali, coordinazione internazionale e misure di autodifesa molto ragionevoli - è stato gonfiato a dismisura dall'amministrazione Bush”.
    A proposito della destra islamica e della sua travolgente affermazione, Dreyfuss scrive: “Primo, gli Stati Uniti debbono fare il possibile per eliminare i rancori che inducono i musulmani adirati a cercare conforto in organizzazioni come la Fratellanza Musulmana. ... Come minimo gli Stati Uniti possono compiere dei passi importanti, miranti ad indebolire la capacità della destra islamica di reclutare.
    Unendosi all'ONU, agli Europei ed alla Russia, gli Stati Uniti potrebbero contribuire a risolvere il conflitto israeliano-palestinese in maniera tale da garantire giustizia per i palestinesi; uno stato che sia effettivamente capace di essere geograficamente ed economicamente indipendente, cosa che richiede il ritiro degli stanziamenti israeliani illegali, un ritiro di Israele all'incirca entro i confini del 1967, ed una divisione stabile ed equa di Gerusalemme. Questo, più di ogni altra iniziativa, eliminerebbe le motivazioni su cui prospera la destra islamica.
    “Secondo, gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare le proprie pretese imperiali sul Medio Oriente. Ciò esigerebbe un ritiro delle forze USA dall'Afghanistan e dall'Iraq, lo smantellamento delle basi militari USA nel Golfo Persico e le strutture in Arabia Saudita, ed una drastica riduzione della presenza navale, delle missioni di addestramento militare e delle vendite di armi”.
    La ricetta piena di buon senso presentata da Dreyfuss per neutralizzare il fermento della destra islamica è utile, ma l'aspetto più qualificante del suo libro è certamente la ricostruzione storica attenta e documentata di come l'Inghilterra ha sponsorizzato la Fratellanza Musulmana e le reazioni sconclusionate da parte degli americani che hanno condotto il mondo sull'orlo della guerra perpetua da “scontro delle civiltà” che Londra ha sempre istigato e a cui gli USA tradizionalmente sono contrari.

    La sinarchia imperiale britannica

    Jamal ed-Din Al Afghani

    Sebbene sia stata formalmente costituita in Egitto nel 1928, la Fratellanza Musulmana affonda le sue radici nella massoneria che gli inglesi avevano promosso due generazioni prima, nell'ultimo quarto del XIX secolo. A quell'epoca l'intelligence britannico pilotò l'affermazione di uno sciita di origine Persiana, Jamal ed-Din poi noto come Jamal ed-Din Al Afghani (1838-1897). Massone britannico e francese, e ateo dichiarato, Al Afghani promosse le insurrezioni “islamiche” laddove esse tornavano sistematicamente utili agli obiettivi imperiali britannici. Ad un certo punto egli arrivò a ricoprire in Iran gli incarichi di ministro della guerra e primo ministro, prima di capeggiare un'insurrezione contro lo scià. In Egitto fondò il movimento Giovane Egitto, come parte di una rete mondiale di organizzazioni giacobine di facciata che nella seconda metà del XIX secolo L'Inghilerra mise in campo contro i suoi rivali imperiali. In Sudan, a seguito della rivolta nazionalista di Mahdi e l'assassinio di lord Gordon, Al Afghani organizzò una controrivoluzione “islamista” a sostegno della restaurazione del controllo coloniale britannico.
    L'impronta di una sofisticata tradizione “veneziana” in Al Afghani si riconosce nella sua “economia della verità”, e cioè la verità usata come strumento di intrighi imperiali. Forse fu ad onore di questa “verità” che adottò il nome di Al Afghani per nascondere le origini persiane e le radici sciite perché gli inglesi avevano bisogno di lui nelle regioni sunnite.
    Tra gli orientalisti britannici più in vista che gestirono Al Afghani ci fu Edward Granville Browne. Ogni volta che ne aveva bisogno, Al Afghani si recava a Londra per ricevere tutto il denaro che chiedeva e per disporre di case editrici e altri comforts.
    Al Afghani contava soprattutto sulla collaborazione di Mohammed Abduh (1849-1905), suo discepolo e come lui al servizio degli inglesi. Nato in Egitto, Abduh fondò il movimento Salafiyya con l'appoggio del proconsole britannico in Egitto Evelyn Baring (lord Cromer). Nel decennio del 1870 Al Afghani e Abduh fondarono il movimento Giovane Egitto soprattutto per contrastare i nazionalisti secolari egiziani. Verso la metà del decennio successivo i due erano a Parigi, dove fondarono una rivista sponsorizzata da massoni inglesi e francesi chiamata «al-'Urwa al-wuthqâ» (Legame indissolubile).
    Da alcuni resoconti si può desumere che durante i tre anni che vissero a Parigi Al Afghani e Abduh ebbero rapporti con Saint-Yves D'Alveydre, il fondatore del movimento sinarchista. Da Parigi poi i due tornarono a Londra.
    Nel 1899, due anni dopo la morte di Al Afghani, lord Cromer fece di Abduh il Gran Mufti d'Egitto. A sua volta Abduh nominò come suo successore Mohammed Rashid Rida (1865-1935), un siriano emigrato in Egitto e presto diventato suo discepolo prediletto. Rida fondò l'organizzazione che sarebbe diventata l'immediata precorritrice della Fratellanza Musulmana, la «Società di propaganda e guida» (Society of Propaganda and Guidance). Quest'organizzazione massonica pubblicò una rivista, «al-Manar» (Il faro), che raccoglieva i sostegni “islamici” al dominio imperiale britannico sull'Egitto denigrando i nazionalisti secolari egiziani bollandoli come “atei ed infedeli”. Sempre sotto l'egida britannica, Rida lanciò anche al Cairo un suo «Institute of Propaganda e Guidance» che si occupava di raccogliere da ogni parte islamici da addestrare per agitare la piazza. Rida e altri discepoli di Abduh fondarono il Partito del Popolo, che faceva apertamente campagna a favore del dominio coloniale britannico.

    Hassan al-Banna

    Dall'Institute for Propaganda and Guidance proviene una figura centrale anche nel Partito del Popolo, Hassan al-Banna (1906-49), che nel 1928 fondò la Fratellanza Musulmana. All'origine questa formazione era una operazione di facciata pura e semplice dell'intelligence britannico. La moschea di Ismailia, in Egitto, dove la fratellanza ebbe il suo primo centro, fu edificata da un'impresa britannica, la Suez Canal Company, nei pressi di una base militare britannica della prima guerra mondiale. Durante la seconda guerra mondiale la Fratellanza Musulmana funzionò di fatto come un reparto delle forze armate britanniche. Nel 1942 la fratellanza creò un “Apparato Segreto”, un'organizzazione paramilitare clandestina specializzata in operazioni di assassinio e spionaggio.

    Hitler e il Gran Mufti di Londra

    Negli anni formativi della Fratellanza Musulmana l'apparato coloniale britannico dell'Arab Bureau promuoveva anche un altro “islamista”, chiamato Hajj Amin al-Husseini. Decisamente debolino in teologia islamica, al-Husseini compensava le lacune con un acceso anti-semitismo. Su di lui cadde la scelta di sir Ronald Storrs, governatore generale britannico e collaboratore di sir Herbert Samuel, l'alto commissario britannico per la Palestina. Nel 1921 al-Husseini era già stato piazzato come presidente del Consiglio Supremo Musulmano, un'associazione molto selezionata di clerici sponsorizzata dagli inglesi. L'anno successivo sir Ronald Storrs fece in modo che dalle “elezioni” al-Husseini emergesse come Gran Mufti di Gerusalemme.

    Haj Amin al-Husseini

    Allo scoppio della seconda guerra mondiale al-Husseini, che intanto era stato spinto a fare comunella con al-Banna, fuggì da Gerusalemme per rispuntare a Berlino, dove fece propaganda per la politica antisemitica dei nazisti. Sebbene il gesto fosse un aperto tradimento degli inglesi, alla fine della seconda guerra mondiale al-Husseini tornò tranquillamente in Terra Santa, di nuovo al soldo dei servizi di Sua Maestà, questa volta con l'incarico di fare propaganda anticomunista per la Near East Broadcasting Station, all'epoca la principale emittente radio per tutto il Vicino Oriente, con centro a Cipro e di proprietà del governo britannico. Al-Husseini continuò ad operare agli ordini inglesi nella destra islamica del Vicino Oriente offrendo anche rifugio agli avanzi del regime nazista che i servizi inglesi mandarono in quella regione come esperti di anti-comunismo.
    Hassan al-Banna fu assassinato nel 1949 dagli agenti dei servizi egiziani. Ma a quel punto la Fratellanza Musulmana aveva già ampliato notevolmente le sue file in Medio Oriente, in corrispondenza con le zone dove gli inglesi esercitavano il maggiore controllo. A capo della Fratellanza subentrò Said Ramadan, il genero di Al-Banna. Questi aveva in precedenza creato nuove strutture della fratellanza con una serie di intensi viaggi in tutto il Vicino Oriente. Si stima che nel 1947 la fratellanza potesse contare su 25 mila uomini nella sola Palestina, una parte dei quali era attiva in formazioni paramilitari clandestine.

    Cervello inglese e muscolo americano

    La prematura scomparsa del presidente americano Franklin D. Roosevelt, nell'aprile del 1945 dette a Londra mano libera nel cercare di ridefinire a modo suo gli assetti mondiali del dopoguerra. Con il famoso discorso della “Cortina di ferro”, nel 1946 Winston Churchill lanciò la Guerra Fredda e quindi quell'alleanza Anglo-Americana che lui stesso ebbe poi modo di definire in questi termini: “Con il cervello inglese ed il muscolo americano possiamo dominare il mondo”. Fu così che cominciò la collusione anglo-americana con la Fratellanza Musulmana e le sue filiazioni della destra islamica, il tutto sotto un ombrello comune, quello della lotta all'ateismo comunista. Purtroppo i politici americani, sapientemente imbeccati dagli inglesi, hanno spesso finito per travisare i movimenti nazionalisti legittimi nel mondo arabo, considerandoli delle operazioni dei sovietici, nonostante le proteste provenienti da diplomatici ed esperti americani.
    Dreyfuss passa attentamente in rassegna le diverse fasi della politica americana degli anni Cinquanta nei confronti dell'Iran e dell'Egitto, due paesi islamici in cui il nazionalismo secolare rappresentò un fenomeno molto importante. In ambedue i casi, gli Stati Uniti hanno finito per stare dalla parte della Gran Bretagna contro i legittimi governi secolari popolari di Gamal Abdel Nasser, in Egitto, e di Mohammed Mossadeq, in Iran. Ed in ambedue i casi gli anglo-americani hanno usato la Fratellanza Musulmana per affossare quei governi indesiderati. Nel caso dell'Egitto gli sforzi anglo-americani inizialmente fallirono (e il presidente Dwight Eisenhower, in quella che fu la più decisa presa di distanze da Londra, sconfisse l'invasione congiunta di britannici-francesi-israeliani di Suez nel 1956, sostenendo temporaneamente il regime di Nasser. Per molti anni, dopo la crisi di Suez, Eisenhower e gli Stati Uniti furono ammirati in Egitto).

    Bernard Lewis

    Tra gli architetti del Grande Gioco concepito dall'Inghilterra per mettere l'Islam contro il comunismo nel Vicino Oriente, spicca Bernard Lewis, esperto dell'Arab Bureau durante la guerra che poi coniò il famoso slogan “scontro di civiltà”. Dreyfuss analizza il libro scritto da Lewis nel 1953 «Communism and Islam» in cui fu presentata la proposta di promuovere movimenti e regimi islamisti di destra da utilizzare come arma contro i tentativi dei sovietici di far sentire la loro influenza nel Vicino Oriente.
    Il piano di Lewis riscosse l'entusiasmo dei fratelli Dulles, il segretario di stato John Foster Dulles e il direttore della CIA Allen Dulles, mentre il presidente Eisenhower e alcuni specialisti mediorientali della CIA come Miles Copeland, che era stato l'uomo di contatto con Nasser, manifestarono le loro riserve. Nel 1953, poco dopo la pubblicazione del libro di Lewis, i fratelli Dulles organizzarono alla Casa Bianca un incontro del presidente con Said Ramadan. Quest'ultimo era negli USA per una conferenza sull'Islam all'Università di Princeton alla quale parteciparono molti notabili della Fratellanza Musulmana provenienti da ogni parte del mondo arabo.
    Mentre nei confronti di Nasser a Washington regnava l'ambivalenza, il primo ministro britannico Anthony Eden non aveva alcun dubbio nel considerare il presidente egiziano come una minaccia che occorreva eliminare con decisione.
    Nel 1954 George Young, alto ufficiale dei servizi segreti britannici MI6 di stanza al Cairo, ricevette da Eden l'ordine di assassinare Nasser. Young, stando ai documenti dell'MI6, si sarebbe rivolto all'“Apparato Segreto” della Fratellanza Musulmana per affidargli l'incarico. Verso la metà dell'anno tra Fratellanza Musulmana e Nasser era guerra aperta e le vittime si contavano a migliaia. La fratellanza fu poi costretta a ripiegare e sloggiare dall'Egitto, riparando in Arabia Saudita, Giordania e altri stati arabi nella sfera britannica o americana.
    Nel libro «Sleeping with the Devil», l'ex ufficiale della CIA Robert Baer narra come gli USA finirono per adottare la “carta islamica” degli inglesi: “Alla base di tutto a Washington c'era questo piccolo e sporco segreto: la Casa Bianca considerava la Fratellanza come un alleato silenzioso, un'arma segreta contro (cos'altro?) il comunismo. Le azioni coperte furono avviate negli anni Cinquanta dai fratelli Dulles - Allen alla CIA e John Foster al dipartimento di Stato - quando essi permisero all'Arabia Saudita di finanziare i Fratelli in Egitto contro Nasser. Per Washington Nasser era un comunista ... La logica della guerra fredda condusse ad una chiara conclusione: se Allah era d'accordo a combattere dalla nostra parte benissimo. Se Allah conveniva che l'assassinio politico era permesso, anche questo andava bene, basta che non se ne parlasse in pubblico tra gente perbene”.
    Baer aggiunge: “Come ogni altra operazione coperta ben riuscita, questa era rigorosamente tenuta fuori dal bilancio. Non ci furono rapporti della CIA, o promemoria al Congresso. Nemmeno un centesimo fu sborsato dal Tesoro per finanziarla. In altre parole, nessuna traccia documentale. Bastava che dalla Casa Bianca facessero un cenno con la testa o strizzassero l'occhio ai paesi che ospitavano la Fratellanza Musulmana, come Arabia Saudita e Giordania”.

    Le operazioni in Iran: “Made in England”

    Mentre le iniziative di Eden per liquidare Nasser fecero fiasco, la risposta anglo-americana agli sviluppi iraniani fu al paragone un successo, anche se notevolmente esagerato. Ma fu un successo che alla fine finì per ritorcersi contro Londra e Washington.
    Dreyfuss documenta come, contrariamente a quanto generalmente creduto, la Fratellanza Musulmana non fosse un movimento esclusivamente sunnita. In Iran, un clerico sciita come l'ayatollah Seyyed Abolqassin Kashani era stato stretto collaboratore di Al Banna, Ramadan e altri Fratelli. Nel 1943 fondò in Iran la branca sciita della Fratellanza Musulmana nota come i Devoti dell'Islam. Come la Fratellanza Musulmana, i Devoti dell'Islam disponevano di proprie squadre di assassini. Nel 1949 essi fallirono un attentato ordito contro lo scià e due anni dopo riuscirono invece ad assassinare il primo ministro iraniano gen. Ali Razmara.
    Ironicamente, proprio a seguito di questo assassinio lo scià nominò primo ministro Mohammed Mossadeq e da qui maturò la situazione per un altro colpo di mano anglo-americano contro un regime nazionalista secolare, erroneamente bollato come “comunista”. Come in Egitto, gli inglesi si rivolsero alla Fratellanza Musulmana - i Devoti dell'Islam - perché orchestrassero scontri di piazza ed altri episodi che condussero al rovesciamento di Mossadeq. Il golpe in Iran fu poi usato per alimentare la leggenda sugli agenti della CIA Kermit e Archibald Roosevelt, che avrebbero organizzato i bazaari (gli strati dei commercianti) per soffocare l'ondata comunista e impedire la nazionalizzazione delle holding petrolifere britanniche. Una fonte iraniana ben informata spiega invece che Mossadeq prese la decisione di farsi da parte piuttosto che schierarsi con il partito comunista iraniano sostenuto dai sovietici o istigare i suoi sostenitori ad ingaggiare scontri con la Fratellanza Musulmana ed i bazaari ad essa alleati. In quel cosiddetto “golpe”, il fatto che Mossadeq decise di tenere in massima considerazione gli interessi della popolazione iraniana ebbe un peso ben più determinante delle presunte prodezze clandestine dei nipoti di Theodore Roosevelt e dei loro soci britannici.
    La principessa Ashraf Pahlevi, la sorella gemella dello scià, nonostante i dubbi che circondano il ruolo da lei personalmente ricoperto, dette senz'altro voce a quello che allora molti pensavano a proposito del ruolo degli inglesi quando affermò: “Molti clerici influenti si sono alleati ai rappresentanti di potenze straniere, sopratutto britannici, tanto che in Persia circolava insistentemente una battuta che diceva che se tiri su la barba ad un clerico, dietro vedrai scritto “Made in England”... Con l'incoraggiamento degli inglesi, che vedevano nei mullah una forza valida contro i comunisti, gli elementi della destra religiosa estrema cominciavano di nuovo ad affiorare, dopo essere stati soppressi per anni”.

    Obiettivo: Siria e Afghanistan

    Lo scontro successivo tra la destra islamica sostenuta da Londra ed il comunismo fu orchestrato in Siria. A Londra scelsero di nuovo la Fratellanza Musulmana come cavallo di battaglia. Il ramo siriano della Fratellanza si chiamava Shabab Muhammed ed aveva nella Avanguardia dei combattenti il suo braccio paramilitare. La formazione era stata costituita da Ramadan, genero ed erede di Hassan al-Banna, fondatore della Fratellanza.
    Con il golpe del partito Baath del 1969, la Fratellanza si dette ad una guerra irregolare che si protrasse per tutti gli anni Settanta. Nel 1979 la Fratellanza Musulmana inscenò un attacco militare contro l'Accademia dell'Esercito siriano ad Aleppo, incendiando l'edificio principale e uccidendo 83 cadetti. La guerra tra il governo e la Fratellanza provocò migliaia di morti. Alla fine i membri siriani della Fratellanza cercarono riparo in Arabia Saudita.
    Mentre questo braccio di ferro sulla Siria si stava ancora svolgendo, gli Stati Uniti furono di nuovo trascinati in quella che è stata la più chiara alleanza tra Washington, Londra e la destra islamica: la guerra in Afghanistan. Dreyfuss offre a questo proposito un sintetico riepilogo sull'evoluzione della Fratellanza Musulmana nel remoto Afghanistan. Anche in questo caso le radici vanno ricondotte all'Egitto. Un gruppo di giovani studenti afghani trascorse qualche anno alla moschea al-Azhar del Cairo, un centro delle attività della Fratellanza Musulmana. Rientrati in Afghanistan, gli studenti costituirono una branca della Fratellanza, la Società Islamica.
    “I professori”, come erano chiamati i fondatori, costituirono il nucleo centrale dei mujaheddin afghani che per decenni condussero una guerra finanziata dagli americani e dagli inglesi contro le forze di occupazione sovietica. I tre “professori” principali furono Abdul Rasul Sayyaf, Burhanuddin Rabbani e Gulbuddin Hekmatyar. Sayyaf e Hekmatyar in particolare godevano del sostegno dei servizi militari pachistani ISI e della branca pachistana della Fratellanza, il Gruppo Islamico fondato da Abdul Ala Mawdudi.
    Contrariamente alle leggende che vanno per la maggiore, la Guerra in Afghanistan non fu la risposta occidentale all'invasione di quel paese iniziata dai sovietici nel Natale del 1979. In un’intervista rilasciata a giornalisti francesi, Zbigniew Brzezisnki, allora Consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, si vantò di aver convinto il presidente ad autorizzare operazioni di sostegno preventivo per i ribelli mujaheddin, provocando in tal modo l'invasione sovietica. I tre personaggi sopra menzionati guidarono i gruppi principali dell'insurrezione afghana. Ma, come documenta Dreyfuss, si stima che almeno 35 mila arabi “afghansi” furono reclutati in altri paesi per combattere in quella guerra, che si protrasse per un decennio.
    Tra i personaggi più importanti di questo reclutamento spicca Abdullah Azzam, membro della Fratellanza Musulmana in Palestina. Nel 1984, sotto il patrocinio anglo-americano e pakistano, Azzam e il suo principale protetto, Osama bin Laden, fondarono a Peshawar in Pakistan il Service Bureau.
    Questo Service Bureau si occupava di raccogliere e coordinare i volontari arabi provenienti dall'estero per unirsi alla resistenza afghana. Azzam era stato reclutato alla Fratellanza in Siria negli anni Sessanta.
    Mentre i neoconsevatori di Washington come Michael Ledeen e Richard Perle si prodigarono, negli anni di Reagan, a presentare al mondo politico americano Hekmatyar e altri leader “Afghansi” come “combattenti per la libertà”, c'era almeno un ufficio della CIA, con vaste esperienze nel Medio Oriente, che si preoccupava di lanciare moniti contro questa pericolosa cecità della politica americana.
    Martha Kessler, funzionario dirigente alla CIA tra il 1970 ed il 2000, ha spiegato a Dreyfuss: “Dopo la seconda guerra mondiale avevamo un sistema in cui i nostri funzionari venivano piazzati nelle principali città, e lì il movimento islamista non attecchiva, si sviluppava invece nelle campagne e nei centri minori”. Durante la guerra in Afghanistan la Kessler scrisse una serie di promemoria per spiegare come gli sviluppi stessero prendendo decisamente una piega anti-americana in Pakistan, Afghanistan, Egitto e Sudan.
    “Dissi che quando i governi della regione cominciarono a voler cooptare gli islamisti, questo avrebbe cambiato il carattere di quei governi. Io ero tra coloro che erano convinti che ciò avrebbe assunto toni generalmente anti-occidentali”, sostiene il sopra citato Robert Baer, confermando il giudizio di Kessler. Egli operava nel centro anti-terrorismo della CIA, dopo l'assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat perpetrato dalla Fratellanza Musulmana nel novembre 1981. Sadat, che per un periodo era stato membro della Fratellanza Musulmana, era stato bollato come traditore per aver firmato l'accordo di Camp David insieme al primo ministro israeliano Menachem Begin. Baer riferisce: “Cominciai a raccogliere documentazioni sulla Fratellanza Musulmana”, ma, conclude, “non era nelle nostre intenzioni perseguitarli”.
    Il pericolo oggi
    A 17 anni dalla conclusione della guerra in Afghanistan e a quasi 5 anni dagli attacchi dell'11 settembre, i nodi vengono al pettine, ma i neocons di Washington sono decisi a continuare ad ignorare la realtà. Nel capitolo conclusivo, Dreyfuss mette a fuoco la figura di uno “studioso” dell'American Enterprise Institute, Reuel Marc Gerecht, un ex funzionario della CIA convertitosi alle dottrine neocon. Nel libro del 2005, intitolato «The Islamic Paradox: Shiite Clerics, Sunni Fundamentalists and the Coming of Arab Democracy», Gerecht sostiene che Washington dovrebbe chiaramente schierarsi con la destra islamica, sia sciita che sunnita. Si dice convinto che la Fratellanza Musulmana in Egitto sia preferibile al regime di Mubarak e che un dominio sciita in Iraq possa condurre ad un'era di democrazia di stile occidentale. Per Gerecht persino un ayatollah Khomeini sarebbe preferibile al presidente Mubarak:
    “Khomeini sottopose la proposta di una repubblica democratica ad un voto plebiscitario nel 1979, giacché per concepire una propria legittimità un regime ha bisogno di elezioni con qualche elemento di competizione, cosa che invece non si può affatto dire della dittatura del presidente Hosni Mubarak in Egitto ... L'anti-americanismo è il denominatore comune degli stati arabi che hanno dittatori 'filoamericani'. Al confronto, l'Iran è un paese profondamente filoamericano.” Sofismi di questo tipo, se si lasciano correre, finiranno per cancellare definitivamente l'immagine degli Stati Uniti come il faro della libertà per le popolazioni del mondo. Un passo essenziale per ribaltare l'attuale follia di politica estera e di sicurezza che porta il nome di “guerra globale al terrorismo” è arrivare ad una comprensione della storia universale. La ricostruzione offerta da Dreyfuss del modo in cui l'America ha sconsideratamente abbracciato i fratelli musulmani dell'Inghilterra rappresenta una utile lezione in tal senso.
    http://www.movisol.org/fratellanza.htm


    Un contributo da incorniciare davvero, che se lo leggano i filo-islamici.

    carlomartello

  2. #2
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Interessante. C'è qualcuno che può documentare diversamente?

  3. #3
    Klearchos
    Ospite

    Predefinito


  4. #4
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    Post Imperialismo anglosassone - Islam

    AMERICA, PROTESTANTESIMO E ISLAM


    Nel 1997 un autore francese di origine siciliana, Alexandre Del Valle, pubblicò un libro eccellente (L'Islamisme et le Etats Unis [1]), nel quale egli espone l'alleanza, in funzione antieuropea, degli Stati Uniti (che in realtà includono l'Inghilterra e, in generale, tutto il mondo anglofono) con il mondo islamico. Il Del Valle ha tenuto delle conferenze anche in Italia, a Milano e a Torino, e adesso sta cercando di trovare un editore per che ci sia un'edizione italiana del suo libro. A tutti quanti, fra di voi, che siano in grado di leggere il francese, non posso se non raccomandare in massimo grado questo libro, che non solo espone certi sinistri legami fra America e islam, ma che è anche una miniera di informazioni sull'islam in generale (dal punto di vista storico, sociale, psicologico, geopolitico, ecc.) - non c'è aspetto del fenomeno 'islam' che sia sfuggito all'autore.

    Le tesi dell'autore sono, più o meno, le seguenti:

    (a) L'America strumentalizza l'islam contro l'Europa;

    (b) L'America appoggia la religione islamica, per mantenere le popolazioni che a essa aderiscono in una situazione di abiezione e di arretratezza, che le rende e le renderà sempre tecnologicamente ed economicamente dipendenti;

    (c) La scelta dell'islam come alleato, da parte dell'America, non è accidentale. L'America è stata definita il luogo del protestantesimo fondamentalista, e fra protestantesimo e islam ci sono delle straordinarie affinità strutturali - di base - per cui essi sono, per così dire, degli alleati naturali.

    Tutti questi punti abbisognano di approfondimento - e io non mi troverò sempre in accordo completo con il Del Valle. Incomincerò dal punto (b), che può essere liquidato con relativa facilità. Quanto afferma il Del Valle potrà anche essere vero per quel che riguarda l'islam europeo (Bosnia, Turchia europea, ecc. - forse addirittura l'Albania) - e, al limite, almeno in parte, per l'Iran e il Turchestan - ma non certo per la maggior parte dell'ecumene islamico. Quelle popolazioni sono così scadenti che non c'era proprio bisogno dell'islam per portarle e per mantenerle al livello in cui sono - in altre parole, non è che sia l'islam a fare di loro quel che sono, ma hanno scelto l'islam perché non valgono niente.

    Su di questo si ritornerà più avanti, ma vale la pena di fare una parentesi per puntualizzare il fatto di quella cosiddetta civiltà 'araba', della quale si fa un gran parlare e che non è mai esistita. Si può forse parlare di una 'civiltà musulmana', durante il Medioevo, che usava l'arabo come lingua portante, e che si sviluppò in parallelo con la civiltà 'cristiana' - cioé europea - in quei medesimi tempi. Alla civiltà 'musulmana' - chiamiamola così - gli Arabi furono estranei. Colonne portanti di quella civiltà furono l'Andalucìa e il mondo indo-iraniano, zone a cui toccò la disgrazia dell'islamizzazione ma che continuarono ad attingere a fonti culturali pre-islamiche che l'islam non riuscì a soffocare del tutto. A titolo di curiosità, nell'Andalucìa musulmana ci fu un'importante presenza persiana, almeno a livello di gente colta.

    Passando al punto (a), bisogna vedere chiaro che cosa sia veramente l'America. L'America non è un paese nel senso normale della parola - come non lo fu più l'Inghilterra dopo la svolta fra il Seicento e il Settecento: ma, l'abbiamo già detto, ormai l'Inghilterra fa parte degli Stati Uniti, di cui è la propaggine davanti alle coste dell'Europa. Gli Stati Uniti sono una facciata, con l'aspetto e la struttura di un paese, dietro la quale manovrano interessi di tipo plutocratico e finanziario. Il 'paese' America fa da braccio armato a quegli affaristi, finanzieri e usurai, senza avere una politica nazionale propria: gli interessi 'americani' sono gli interessi di quella classe usurocratica, della quale gli Stati Uniti 'paese' sono lo sciacallo. Questo, il Del Valle non sembra vederlo - o al meno non lo rende del tutto esplicito -, come non sembra vederlo un altro acuto studioso delle interferenze americane in Europa, il Bugnon-Mordant, autore di un pregevole libro sull''America totalitaria' (2). Più in profondità ha visto lo storico italiano che scrive con lo pseudonimo di John Kleeves (3), che denuncia senza mezzi termini gli Stati Uniti come gigantesca azienda commerciale privata potentemente armata e che non risponde delle proprie azioni ad alcun tribunale: gli Stati Uniti sarebbero una dittatura dell'imprenditoria. Ma anche il Kleeves vede negli imprenditori che dirigono l'Impresa America degli 'Americani'. Quando si voglia invece andare più in fondo sull'argomento della struentalizzazione dell'islam da parte dell''America', bisogna fare un passo più avanti. Quella classe finanziaria e imprenditoriale della quale gli Stati Uniti sono lo sciacallo è tanto poco 'americana' come di qualsiasi altra nazionalità o appartenenza - essa è l'usurocrazia finanziaria apolide internazionale; che si serve del mondo anglofono come strumento ormai da circa tre secoli e continuerà a farlo ancora per qualche tempo.

    Ma allora si pone il quesito del perché l'America - il mondo anglofono - sia stato per così tanto tempo e si sia dimostrato tanto appropriato a fare da sciacallo all'oligarchia finanziocratica internazionale. Non è accidentale che proprio l'America sia stato il luogo appropriato per eccellenza per espletare quei tali servizi, mentre, viceversa, solo una società/un 'paese' all'americana sarà mai veramente appropriato per fare da braccio armato politico e militare alle attività dell'usurocrazia internazionale. Questa sua qualità il mondo anglofono la deve al fatto di essere in mondo protestante per eccellenza (4), con due conseguenze: (a) feticismo del denaro che, per dirla con Kleeves, fa da schermo fra la gente e la realtà; (b) carenza totale di cultura: di fatti, il livello culturale del mondo anglofono è praticamente nullo, al di sotto di quello di diversi paesi terzomondiali. Queste sono le due caratteristiche necessarie perchè un 'paese' possa e voglia essere sciacallo perfetto degli usurocrati, e l'America le ha tutte e due.

    Nel contempo, il fatto di essersi fatti inserviente degli usurocrati non può non innescare nella società che abbia fatto quella scelta dei processi teratologici di dissoluzione sociale che la portano al disfacimento implosivo a più o meno lungo termine. Questo, sta succedendo a ritmo accelerato negli Stati Uniti (5), ed è mia tesi - documentata in dettaglio in altra sede (6) - che il disfacimento implosivo dell'America è prossimo, proprio come conseguenza del fatto di essersi fatta strumento degli usurocrati internazionali. I quali avranno bisogno di un altro punto d'appoggio; e la nuova 'America', da lor scelta, saranno gli 'Stati Uniti d'Europa' - un'Europa denaturata, putrefatta, americanizzata. Lo strumento-principe per denaturare l'Europa potrebbe essere l'islam. Già adesso ci sono 5 milioni di musulmani nei Balcani e dai 12 ai 15 milioni di immigrati terzomondiali di religione musulmana. Se la Turchia dovesse diventare membro della comunità economica europea, è già stato previsto negli ambienti geopolitici turchi che entro circa dieci anni la metà dell'Europa sarà musulmana (immigrazione dalla Turchia e dall'Asia centrale musulmana, differenziale di natalità, matrimoni misti, conversioni più o meno 'volontarie') (7).

    Alla lunga, gli 'Stati Uniti d'Europa' subirebbero gli stessi fenomeni di putrefazione culturale e sociale che stanno portando alla dissoluzione di quelli d'America; ma questo , sicuramente, non preoccupa i finanziocrati. Intanto, avranno guadagnato qualche decennio, poi si vedrà. Al limite, e sapendo di che tipo di gente si tratta, forse si sentiranno paghi di avere commesso il crimine più grande di tutta la storia: quello di avere causato lo scioglimento della civiltà europea.

    Riguardo ai punti (a) e (b) cui sopra (feticismo del denaro, mancanza di cultura), l'islam copre ambedue i requisiti. Il Del Valle osserva acutamente come anche il 'dio' dell'islam - in perfetta sintonia con ebraismo e puritanesimo - promette ai suoi cosiddetti 'eletti' il godimento della ricchezza a questo mondo, come anticipo alla beatitudine eterna in quell'altro (sulle analogie fra islam e protestantesimo si riverrà in dettaglio più avanti). E l'islam vale ancora di più come agente di imbarbarimento. Questa è una caratteristica che l'islam condivide con tutti i monoteismi, ma è quello che, in sede storica, l'ha esplicitata in grado massimo. Le spaventose distruzioni di beni artistici e culturali portate a termine dal cristianesimo nel momento del suo trionfo (8) furono niente in confronto a quanto fecero i musulmani. Tutti conoscono quanto successe ad Alessandria d'Egitto, quando tutto il contenuto della sua biblioteca fu usato come combustibile per i bagni pubblici; ma meno sono quelli che sanno che lo stesso successe in Mesopotamia e in Iran, con quelle che erano state le biblioteche dell'impero persiano (9). Anche il Turchestan, che un tempo fu sede di una fiorente civiltà (10) - di tipo iraniano nella sua parte occidentale, di tipo tibetano in quella orientale - dopo l'islamizzazione divenne (e rimane) parte del Terzo Mondo. Non a caso l'estetologo Richard Eichler (11) indicava che l'ebraismo, l'islam e il calvinismo sono le tre ideologie ('religioni') nemiche del bello e dell'arte, riconducendo poi questo fatto a certe caratteristiche psico-fisiologiche della razza desertica - o beduina - un tipo umano particolarmente problematico e involuto (12).

    Anche se un'islamizzazione totale dell'Europa ha da considerarsi improbabile, agli usurocrati sarebbe sufficiente un'Europa dove gli Europei, ridotti a minoranza nella loro stessa terra e terrorizzati in continuazione - con minaccia di aggressione, stupro, ecc. - da masse islamiche dappertutto presenti, sarebbero ridotti a manodopera intelligente per i padroni del denaro; i quali, in cambio, magari offrirebbero loro della 'protezione'.

    La sponsorizzazione degli usurocrati internazionali avviene, da parte degli Stati Uniti - e, nelle loro intenzioni, da parte dei futuri 'Stati Uniti d'Europa' - in due direzioni diverse: (a) facendo loro da braccio armato. Adesso è la NATO che fa da 'goon' (13) agli usurocrati, aggredendo militarmente tutti quelli Stati che non si pieghino alle esigenze delle multinazionali e di organismi tipo il Fondo monetario internazionale, e comunque terrorizzando chiunque non si voglia lasciar derubare dai medesimi; (b) garantendo lo Stato d'Israele.

    I finanziocratisono certamente i più beceri materialisti che esistano e sono totalmente areligiosi (almeno se alla religione si vuole dare un significato superiore). Ma sono superstiziosi; e nello Stato d'Israele essi vedono la 'garanzia magica' del loro potere: solo finché quello Stato sussisterà essi manterranno e accresceranno il loro dominio (14). Per il momento, la sopravvivenza dello Stato d'Israele è garantita dall'America. La presenza di quello Stato non manca di suscitare risentimenti fra le popolazioni arabofone e, in generale, nell'ecumene islamico; ma, intanto, quel risentimento viene scaricato sull'Europa. L'America - lo constata il Del Valle - non ha un passato coloniale (almeno nel Medio Oriente), mentre le masse islamiche vedono nello Stato d'Israele una ripetizione degli Stati crociati della Palestina nei secoli XII e XIII, che erano promanazioni europee e con i quali l'Israele ha certamente delle affinità di tipo strutturale. Il giorno che la tutela di quello Stato dovesse toccare all''Europa' - un'Europa nella quale la popolazione europea sarebbe ridotta a subire il terrore islamico - sarebbe facile per gli usurocrati mettere a tacere le proteste di una parte dei musulmani (quelli direttamente colpiti). Effettivamente, l'islam non è qualcosa di monolitico - contrariamente a quanto sembra pensare il Del Valle - e la Turchia già adesso, con la benedizione degli Stati Uniti, ha un trattato di alleanza con l'Israele ai danni della Siria di altri paesi arabi limitrofi. In cambio, l'America dà mano libera alla Turchia nei Balcani, nel Caucaso, in Asia centrale, ai danni delle genti slave e dell'Iran (15).

    A questo punto bisogna pur osservare che l'attrazione fra anglosassoni e musulmani è troppo viscerale per essere soltanto un calcolo geopolitico. Ci sono delle affinità obiettive di fondo fra protestantesimo e islam che fanno di queste due 'religioni' degli alleati per così dire naturali (già quasi duecento anni fa il pensatore cattolico Joseph De Maistre [16] definiva il protestantesimo come "l'islam d'Europa" - il Del Valle, che pure conosce bene e cita spesso De Maistre, non fa cenno di questa sua osservazione). Di questo fatto si darà adesso un esposto dettagliato.

    Si può incominciare indicando certi conturbanti parallelismi fra la biografia e la personalità di Lutero e di Maometto (17). A tutti e due morì quasi tutta la numerosa prole in tenera età; e, in punto di morte, tutti e due si presentarono alla folla (Maometto alla Mecca, Lutero a Eisleben in Turingia) e domandarono se il loro operato riscuoteva la sua approvazione (manco a dirlo, in ambedue i casi ci furono apoteosici applausi). Ma esatto è il parallelismo fra la concezione di 'dio' in questi due personaggi: il despota semitico, crudele, lubrico e arbitrario, completamente 'libero' - fino all'arbitrarietà, quindi anche di contraddirsi, cosa che egli fa spesso nel corano - e che ha creato l'umo per avere uno schiavo da terrorizzare e davanti al quale pavoneggiare la sua scellerata potenza (18). È il 'dio' di Abramo, quello veterotestamentario, nella sua forma più genuina. Dopo Lutero, ci sarebbe voluto Calvino per mettere a nudo un altro aspetto di questo 'dio', non più veterotestamentario, ma talmudico: egli è anche il 'dio'-usuraio, il perfetto partner commerciale (come lo chiamarono, senz'ombra di ironia, i puritani inglesi del Seicento), che elargisce ai suoi 'eletti' ricompense in denaro. Il 'dio' dei musulmani ha in sé le caratteristiche di quelli di Lutero e di Calvino, che a loro volta si rifanno a una teologia di tipo veterotestamentario e poi talmudico puro. Sia l'islam che il protestantesimo sono, teologicamente, molto più vicini all'ebraismo che al cattolicesimo, quale esso poteva essere fino a una quarantina di anni fa. Questo è constatato e asserito dal Del Valle; ma già a fine Cinquecento il teologo cattolico spagnolo Sebastiàn Castellòn (19) aveva notato la virtuale identità fra giudaismo e calvinismo, e lo stesso è stato poi documentato in dettaglio da sociologi ed economisti come Max Weber e Werner Sombart. Max Weber - citato dal Del Valle - segnalò inoltre l'analogia fra la dittatura di Calvino a Ginevra e quella di Maometto a Medina.

    Un altro campo - del quale poco si parla - nel quale islam e protestantesimo si incontrano è quello delle mutilazioni sessuali. La pratica ebraico-islamica (ma anche bantù e papuasica) della circoncisione è generalizzata presso i protestanti: oltre il 90% degli Americani sono circoncisi (20). Ma ancora più interessante è quanto riguarda la pratica dell'infibulazione, detta anche cliteridectomia.

    In riguardo, sia i portavoce dell'islamismo cosiddetto ufficiale e perbenista che tanti islamofili nostrani - non esclusi Franco Cardini e Maurizio Blondet, dai quali ci si sarebbe potuto aspettare di meglio - ci assicurano che l'infibulazione non sarebbe una pratica islamica ma pre-islamica che, in certe regioni dell'Africa, sarebbe continuata dopo l'islamizzazione. Effettivamente, si tratta di una pratica che non è di tutti i musulmani, ma solo di una parte di loro (peraltro molto numerosa). E quelli, fra i musulmani, che la praticano, la considerano una pratica islamica per eccellenza (21). Quindi, con buona pace di perbenisti e di islamofili, l'infibulazione è una pratica islamica - anche se, sia pure concesso, non di tutti i musulmani.

    Ma sarebbe anche una pratica protestante - anche se non di tutti i protestanti. Questa informazione è desunta da un testo di un'autrice femminista americana (22), del quale c'è anche una traduzione in italiano. - La pratica, sembra, incominciò in Inghilterra verso la metà dell'Ottocento ma trovò il massimo di applicazione negli Stati Uniti dove, a voler credere a quell'autrice, viene massicciamente praticata anche adesso. Partendo dal presupposto che mai una donna per bene deve godere del proprio corpo - e che l'orgasmo femminile, secondo certi medici, è una malattia - migliaia e migliaia di donne sono state e sono sottoposte, negli Stati Uniti, a quell'operazione, che spesso veniva fatta per cauterizzazione. Particolarmente prese di mira erano quelle infelici che si dovevano guadagnare il pane come operatrici di macchine da cucire a pedale; e rispettabilissime autorità mediche raccomandavano l'infibulazione sistematica delle ragazzine.

    Una volta constatate queste straordinarie analogie di tipo teologico e mutilazionistico fra protestanti e musulmani, non sorprende che fra di loro ci siano delle strettissime collaborazioni di tipo operativo. Si citeranno tre esempi: i primi due si riferiscono a realtà locali limitate, ma sono comunque molto illustrativi; il terzo si riferisce a un processo gravido di possibili conseguenze geopolitiche sul piano internazionale.

    (a) Afganistan. Nel nord-est dell'Afganistan, c'è una piccola zona montuosa, il cosiddetto Kafiristan, dove un'orgogliosa popolazione di origine indoeuropea ha resistito per oltre mille anni ai tentativi di islamizzazione portati avanti dal governo afgano e adesso proseguiti dai fondamentalisti telebani. Essa aderisce ancora a un sano paganesimo indoeuropeo e i loro altari sono generalmente ornati da immagini equine. Questi loro altari vengono segnalati ai telebani dai missionari protestanti basati nel vicino Pakistan - e dotati di elicotteri e di moderne tecnologie di telecomicazioni -; e i telebani procedono a distruggerli.

    (b) Nuova Guinea. Nel cosiddetto Irian occidntale - quella parte della Nuova Guinea che sottostà all'Indonesia musulmana - esiste un importante movimento indipendentista locale che si riconosce come pagano - quindi antimusulmano (e anticristiano). Le missioni protestanti annidate nella zona, che possiedono piste d'atterraggio proprie e ogni sorta di agevolamenti del governo americano, fanno da punti d'appoggio e di informazione per le truppe musulmane indonesiane che conducono la repressione contro gli indipendentisti.

    (c) Iberoamerica. L'Iberoamerica (che varrebbe da 'serbatoio della cattolicità' a livello mondiale) sta incominciando, lentamente ma irreversibilmente, a islamizzarsi (23); e a fare da portiere all'islam in quelle terre è il protestantesimo. L'attività missionaria americana ha fatto sì che la popolazione di colore si stia massicciamente protestantizzando (cattolici, almeno nominalmente, rimangono i bianchi). Secondo dati pubblicati dalla stampa cattolica tradizionalista (24), forse fino alla terza parte dell'Iberoamerica è adesso protestante, e la proporzione cresce continuamente. Dietro ai protestanti, vengono i musulmani: anche in Iberoamerica Geova fa da battistrada ad Allah. - A titolo di curiosità, quando, nel 1616, i musulmani furono espulsi dalla Spagna, ci fu chi propose di spedirli in America. Questo non fu fatto perché si rischiava la formazione di uno Stato islamico in America che, in combutta con i Turchi, chi sa quali problemi avrebbe suscitato. Questa prospettiva adesso si ripropone, con quattrocento anni di ritardo.

    C'è un ultimo aspetto del fenomeno 'islam' che secondo me è molto importante - il Del Valle, al solito, lo ha visto, ma non sembra dargli l'importanza che merita. Si tratta del fatto che negli ultimi 20 - 25 anni l'islam è diventato il cavallo di battaglia del risentimento del Terzo Mondo verso la razza bianca. - I gruppi rap, negli Stati Uniti e in Francia, già inneggiano al futuro sterminio dei bianchi (25), senza che alcuno abbia alcunché da ridire. Questo, in fondo, non dovrebbe sorprendere: esso rientra nella logica dei monoteismi (26), secondo la quale agli abbietti, agli inetti, a coloro che non valgono niente si lancia un salvagente con il quale riscattare la propria 'dignità': basta che si collochino nel camp[o dei 'giusti' - degli 'eletti', per nascita o per conversione. L'islam, una forma particolarmente estrema e semplicistica di monoteismo, è la religione fatta su misura per i risentiti e gli abbietti del Terzo Mondo, incapaci e carenti di volontà per fare alcunché per migliorare la propria sorte e che in compenso hanno sviluppato un odio senza limiti per chi è irraggiungibilmente migliore di loro. (L'Iberoamerica, popolata in massima parte da genti di colore, s'è visto come si stia islamizzando nel modo più naturale.) A ciò aiuta molto la qualità di missionarismo aggressivo propria dell'islam: il vero islam (questo lo nota il Del Valle) - cioé quello più conforme agli insegnamenti originali di Maometto - è fanaticamente aggressivo. Una sfaccettatura di questa aggressività (prima di passare a misure più radicali) è l'impegno con cui i musulmani innalzano moschee dappertutto dove essi si vengano a trovare e siano in numero sufficiente per far sentire la loro voce. Adesso, la costruzione di moschee è finanziata di massima dall'Arabia Saudita, pupilla dell'occhio destro dell'America, e a queste iniziative fanno da lenoni i 'governi' europei, anch'essi al servizio della finanza internazionale. Fra poco, a quanto si dice, una moschea sorgerà a Venezia.

    Questo aspetto dell'islamismo non manca di avere riflessi anche in America. Le masse bantù degli Stati Uniti - una volta protestanti, per l'esattezza battiste - si stanno islamizzando a ritmo galoppante e hanno trovato come dirigente un elemento parecchio furbo, Louis Farrakhan. Questo, dovrebbe preoccupare le autorità 'americane', ma non sembra che lo faccia più di tanto. Qui si ha probabilmente da ravvisare un altro indizio del fatto che l'America, in fondo, è già stata 'scaricata' - per uno sconosciuto ma non lontanissimo futuro - dagli usurocrati, che già puntano sull'Europa - un'Europa denaturata, americanizzata, sottoposta al terrore islamico, che servirà loro da strumento di potere fino a quando terrà (27). Dopo, Geova - o, magari, Allah - provvederà.

    Sono consapevole che le tesi proposte sono provocatorie - ma sono basate su della documentazione ineccepibile. L'intenzione, comunque, era che queste tesi fossero provocatorie, perchè attraverso la provocazione si riesce spesso a scuotere la gente e - in certo e qual modo - a costringerla a pensare con la propria testa. La mia speranza è che questo esposto sia servito a che qualcuno si ricordi di avere una testa sulle spalle; perché chi pensa è il più grande nemico dell'imperante sistema.



    (1) Alexandre Del Valle, L'islamisme et les Etats Unis, L'age d'homme, Lausanne, 1997.

    (2) MIchel Bugnon-Mordant, L'Amérique totalitaire, Favre, Lausanne, 1997.

    (3) John Kleeves, Un paese pericoloso, Barbarossa, Milano, 1999; Vecchi trucchi, Il Cerchio, Rimini, 1991; Sacrifici umani, Il Cerchio, Rimini, 1993.

    (4) L'Inghilterra è al 60% 'anglicana'. Ma la storia di quell'isola dimostra che gli anglicani, pure maggioranza, furono sempre un elemento singolarmente passivo nel determinare il destino del loro paese, che fu invece conteso fra cattolici e calvinisti.

    (5) Cfr. per es. John Kleeves, Un paese pericoloso, cit.

    (6) Cfr. Silvio Waldner, USA, Iberoamerica, Sud Africa, tre messe a punto, di prossima pubblicazione.

    (7) Conferenza del dott. Dragos Kalajic, presidente dell'Istituto di geopolitica di Belgrado, ad Altavilla (Vicenza) il 13.11.99.

    (8) Si consulti, per es., Carlo Pascal, Dei e diavoli, I Dioscuri, Genova, 1988.

    (9) Cfr. per es., Herman Varahmian, "La donna sole", rivista "Federico Maria Ricci" di Milano, n.116, giugno 1996.

    (10) Cfr. per es. l'introduzione di Giuseppe Tucci al Libro tibetano dei morti, UTET, Torino, 1972.

    (11) Richard Eichler, Der Widerkehr des Schönen, Grabert, Tübingen, 1984.

    (12) Cfr. L. F. Clauss, Rasse und Seele, Lehmann, München, 1941. Una traduzione italiana sarà prossimamente pubblicata dalle Edizioni di Ar (Padova).

    (13) I 'goons' erano dei picchiatori a pagamento che, in America ai tempi della rivoluzione industriale, venivano utilizzati dagli imprenditori per sfasciare le manifestazioni, sindacali o di altro tipo, degli operai, a cui venivano pagati salari da fame.

    (14) Di utile consulta il libro di Maurizio Blondet, I fanatici dell'apocalisse, Il Cerchio, Rimini, 1995.

    (15) Già alla fine della prima guerra mondiale la Turchia era stata trattata con guanti di seta. Costantinopoli, promessa alla Grecia nel momento della sua entrata in guerra nel 1916, rimase turca.

    (16) Nelle sue Soirées de Saint Pétersbourg.

    (17) Cfr. Mircea Eliade, Histoire des croyances et des idées réligieuses, Payot, Paris, 1984.

    (18) Una descrizione calzantissima di questo 'dio' è stata fatta dal Conte di Lautréamont nei suoi Chants de Maldoror.

    (19) Citato da Georges Batault, Aspetti della questione giudaica, Ar, Padova, 1983.

    (20) Cfr. John Kleeves, Un paese pericoloso, cit.

    (21) A titolo informativo, in Italia ci sono quasi 40.000 donne di colore e di religione musulmana che sono infibulate.

    (22) Marilyn French, The war against women, Summit, Nuova York, 1992; traduzione italiana edita da Rizzoli, Milano, 1993. Un buon riassunto di questo libro è stato dato da Paolo Poggi nel numero di ottobre 1999 della rivista "Orion" di Milano.

    (23) Dei dati interessanti sono esposti, per esempio, da Luiza Toscane nel suo L'islam, un autre nationalisme?, L'Harmattan, Paris, 1995. Ma qualche interessante articolo incomincia ad apparire sulla stampa quotidiana.

    (24) Cfr. la rivista "Civitas Christiana" di Verona.

    (25) Cfr. Guillaume Faye, L'archéofuturisme, L'Aencre, Paris, 1999.

    (26) Lo sviluppo e la struttura del fenomeno monoteista non sarà qui affrontato, perché porterebbe troppo lontano. È intenzione del relatore quella di farlo in un suo futuro esposto.

    (27) Forse il pubblico sarà a conoscenza che, oltre alla Turchia, anche la Tunisia e l'Israele sono candidati per entrare in 'Europa'. In riguardo a quest'ultima candidatura, valgono due osservazioni: (a) una volta in 'Europa', l'Israele la utilizzerà per disfarsi dei Palestinesi, trasferendoli, appunto, in Europa; (b) erano decenni che si diceva che l'Israele avrebbe dovuto divenire l'ennesimo Stato dell'Unione americana, dopo di che sarebbe stato in una 'botte di ferro'. Invece non se ne fece niente, e adesso l'Israele vuole entrare in 'Europa', la quale, ovviamente, è considerata un posto più sicuro. Qui ha da ravvisarsi un altro indicatore del fatto che 'chi di dovere' ha già 'scaricato' l'America.

    Tratto da: http://www.stormfront.org/forum/showthread.php?t=20191

  5. #5
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    Talebani e Calvinisti (di Silvio Waldner)

    COS'E' L'ISLAM
    E DOVE SI HA DA COLLOCARLO FRA I NEMICI DELL'EUROPA


    L'argomento 'islam', per ottime ragioni, è di attualità da almeno una ventina di anni - attualità che, naturalmente, si è accentuata dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 a Nuova York e a Washington (Stati Uniti). Eppure bisogna rendersi conto che anche il processo innescato in quella data, le cui conseguenze potrebbero protrarsi per tempo indefinito, non ha una valenza fondamentale. Si tratta di un fatto incidentale nel groviglio delle casistiche geopolitiche che vedono coinvolti l'islam, l'America e il sionismo; perciò in quanto segue non si farà speciale riferimento agli attentati del settembre 2001. - Per incominciare, bisogna prendere subito le distanze da tutti quegli illusi (fra i quali ci sono certuni che si dichiarano cattolici tradizionalisti e dai quali ci si potrebbe attendere di meglio) o da quegli abbietti che si sgolano ad asserire quanto buono, bello, angelico, serafico sia l'islam e quanto invece siano cattivi, sinistri, orripilanti i fondamentalisti musulmani. Inoppugnabile invece è che il vero islam (vero in quanto è quello che si accorda al massimo con le intenzioni di Maometto, quali esse risultano dall'esegesi obiettiva dei testi corrispondenti, tenuti per infallibili dagli islamici) è proprio quello dei fondamentalisti. Dell'islam è stato detto che è l''ultima delle religioni possibili', ma nel senso che più in basso di così non sarebbe possibile cadere, nel campo del 'religioso'. Viceversa, il peggio che si potrebbe fare dopo avere adottato un'attitudine critica verso l'islam, sarebbe il farsi 'solidali' con l'America, che è responsabile del fatto che adesso l'islam sia tanto potente e aggressivo. Anche se in qualche occasione l'America, seguendo la sua politica islamica, si è tirata la zappa sui piedi, non è da credere che a detta politica essa rinuncerà per delle quisquilie sul tipo dell'attentato alle Torri Gemelle di Nuova York. E la politica islamica dell'America - si ritornerà sull'argomento - è diretta contro l'Europa. Fra l'altro, il cuneo islamico nei Balcani garantisce il narcotraffico verso l'Europa; e il narcotraffico è il principale cespite di guadagno per i finanziocrati internazionali, basati in America e ai quali l'America fa da lenone.

    Premesso quanto sopra, conviene incominciare dando una panoramica di che cosa sia veramente l'islam (1) e sfatando la frottola di una civiltà 'araba' che non è mai esistita.

    Sia detto subito che l'islam è un prodotto arabo, fatto su misura per popolazioni semitiche o negroidi: e non è accidentale che la sua espansione sia stata soprattutto fra genti afrosemitiche o comunque di infima qualità; né sorprende che negli ultimi 20 - 30 anni esso sia divenuto la testa d'ariete della rivolta delle masse larvali del Terzo Mondo contro chi è irraggiungibilmente migliore di loro. Quelli, sia pure a livello semiconscio, capiscono di essere irremissibilmente dei buoni a niente; e il loro odio purulento contro chi è migliore viene a trovarsi galvanizzato, in modo del tutto naturale, dall'islam, che mai ha perduto e che mai potrà perdere la sua 'marca di fabbrica' semitico-africana.

    Ci furono e ci sono, è vero, delle popolazioni di qualità migliore che, per sciagurate circostanze storiche, si trovano a dover subire la maledizione dell'islamizzazione - si intende parlare dell'islam europeo, adesso limitato ai Balcani ma che un tempo includeva l'Andalucìa, nonché una parte del civilissimo mondo indo-iraniano. Ricordiamoci che l'Iran fu sempre un paese musulmano atipico che diede rifugio a numerosi armeni ai tempi delle persecuzioni turche e che, nel passato, sempre in funzione antiturca, ebbe trattati di alleanza con il Portogallo, con la Repubblica di Venezia, con l'Austria, con la Russia. - Ed è solo in questo tipo di terre che si dette una civiltà che forse può anche essere detta 'islamica' (in mancanza di un appellativo migliore), fiorente soprattutto in Andalucìa e in Iran (nell'Andalucìa musulmana, a livello di gente colta, c'era un'importante presenza iraniana). È pur vero che il veicolo portante della civiltà che ci poté essere in terre islamizzate fu la lingua araba, che, a quanto sembra, a ciò fu sufficiente, ma questo non deve sorprendere più di tanto. Adesso, la cosiddetta civiltà occidentale si serve dell'americano come principale lingua portante; e chiamare l'americano una lingua è addirittura un eufemismo. Metà francese male pronunciato e metà tedesco pronunciato peggio ancora, come veicolo per qualsiasi pensiero superiore vale probabilmente ancora meno dell'arabo.

    * * *

    S'é detto che l'islam è un prodotto arabo: ed è improntato dall'ambiente e della mentalità dell'Arabia dello scorcio del VII secolo - ambiente e mentalità che comunque non sono cambiati molto da allora. La popolazione araba vera e propria erano i cosiddetti beduini, nomadi del deserto dediti ai traffici e alle razzie e che ben di rado combattevano a viso aperto. E razziatore, ladro del deserto, fu anche Maometto durante gran parte della sua carriera. Le città erano per lo più nodi commerciali e vi abbondavano gli ebrei e anche, benché in minor misura, i cristiani, divisi questi ultimi in svariate sètte. Non c'è dubbio che Maometto, da giovane, frequentò gli uni e gli altri e che ambedue, soprattutto gli ebrei, esercitarono su di lui una notevole influenza. Un personaggio che, a quanto sembra, fu particolarmente vicino a Maometto a quei tempi fu un certo Nestorio, ebreo 'cristianizzato' appartenente alla sètta dei nestoriani, che sostenevano che Gesù non era dio ma un uomo da dio ispirato (2).

    I beduini invece, cioé i 'veri' arabi, erano politeisti. Adoravano una molteplicità di dèi fra i quali spiccava una specie di 'trinità' - o una triade - di divinità femminili. È indicativo il fatto che Maometto abbia poi irriso i suoi conterranei perché erano tanto stupidi da immaginarsi che il sacro potesse avere anche un aspetto femminile. Nel Corano egli rinfaccia loro questa loro ingenuità ricordando loro che ogni volta che nelle loro famiglie c'era una nascita femminile le loro facce si facevano lunghe ed essi erano colti da straordinaria tristezza. Non a caso, fra molti gruppi beduini (non proprio tutti, a quanto sembra) c'era la pratica di uccidere le neonate bruciandole o sotterrandole vive; mentre le donne, necessarie per sesso e riproduzione, se le procuravano comperando o razziando schiave. C'è da credere che queste schiave in buona parte provenissero dal Corno d'Africa, per cui la negrizzazione dell'Arabia doveva essere incominciata già allora. Anche se, a quanto si afferma, dopo l'islamizzazione la pratica dell'infanticidio femminile diminuì, non cessò quella dell'importazione di schiave del Corno d'Africa. Adesso, la popolazione dell'Arabia è quasi interamente negrizzata.

    * * *

    Come religione, l'islam è un monoteismo stretto e la società islamica è radicalmente teocratica, non essendoci una distinzione vera e propria fra diritto civile e diritto 'canonico'. I tre pilastri della religione e della vita associativa islamica sono: (a) il Corano; (b) la Sunna (=costumanza, tradizione), un complemento al Corano; (c) la Sciarìa ossia la giurisprudenza teocratica islamica.

    (a) Il Corano, 'sacra scrittura' degli islamici, fu rivelato, essi affermano, a Maometto dall'arcangelo Gabriele tutto in una sola volta sul monte Hira. (Qui è del tutto ovvia la scopiazzatura, da parte di Maometto, dello show di un altro istrione che quasi duemila anni prima aveva ricevuto sul monte Sinai le cosiddette 'tavole della legge' - si intende parlare di un certo Mosé.) Poi egli procedette a farlo mettere o a metterlo per iscritto (non sembra vera la diceria secondo la quale Maometto era analfabeta) fra circa il 610 e il 632, senza usare un ordine logico o cronologico di alcun genere (saltando continuamente di palo in frasca), per un totale di 114 capitoli (sura) e circa 6200 versetti. Degli studiosi posteriori (comunque non arabi e neppure musulmani) hanno tentato, con successo variabile, di mettere un qualche ordine in quel guazzabuglio. Importantissimo e indicativo è il fatto che il Corano, come fu scritto o dettato da Maometto, è il facsimile perfetto di un originale archiviato in cielo dall'inizio dei tempi in lingua araba. Anche se traduzioni del Corano in altre lingue ne esistettero fin da molto presto, solo la versione araba è valida per qualsiasi scopo interpretativo. L'islam è una religione di arabi e per arabi - o comunque per semiti - o per genti che siano semitizzabili a oltranza. La versione ufficiale del Corano venne fissata verso il 650 sotto il califfo Othman, dopo che, naturalmente, ne erano incominciate a circolare tutta una pletora di versioni diverse dove ognuno vi aveva scritto quello che gli conveniva. Dopo la redazione del Corano 'canonico', i 'Corani apocrifi' furono tutti dati alle fiamme. Da allora il Corano viene visto non solo come un libro religioso, ma come la summa di tutto quanto vale la pena di sapere: ciò che non è nel Corano non ha valore, in quanto esso detiene il monopolio non solo del vero, ma anche dell'utile (un coranologo marocchino ha dichiarato negli anni Ottanta che, avendo potuto localizzare nel Corano la parola 'fulmine', Maometto ha da essere considerato lo scopritore dell'elettricità).

    (b) La Sunna è una collezione di frasi pronunciate, a quanto si afferma, da Maometto stesso ma non da lui incluse nel Corano (i cosiddetti hadith). Trattandosi di parole sue, la Sunna è vista come infallibile, anche se non è classificata come 'sacra scrittura'. La messa insieme di hadith durò per qualche secolo dopo la morte di Maometto, perciò non è chiaro come ci potesse essere ancora chi si ricordava ciò che egli avesse potuto dire: ma egli stesso, ancora vivente, sembra avesse detto ai suoi seguitori che qualsiasi espressione bella o ragionevole poteva essere citata come fosse sua, perché sicuramente era stato lui a originarla, salvo poi magari essersene dimenticato. La Sunna serve a rendere meno oscure alcune fra le molteplici oscurità del Corano e da appigli per far fronte a situazioni che nel Corano non erano state prese in considerazione.

    (c) La Sciarìa non ha pretese di infallibilità e fu sviluppata un poco alla volta dai cosiddetti ulema (giurisconsulti coranologici e sunnologici - 'dottori della legge'), in mezzo ai quali vengono scelti i cadì, titolari di magistrature giudiziarie. Qui ha da vedersi un processo non dissimile a quello che ha portato alla formulazione paulatina del Talmud da parte di molteplici generazioni di rabbini che vi hanno aggiunto le loro interpretazioni dei testi veterotestamentari a seconda che passava il tempo.

    * * *

    Diamo in quanto segue una succinta descrizione del contenuto del Corano, cioé del lato strettamente religioso dell'islam. Si tratta in gran parte di scopiazzature dal cosiddetto Vecchio Testamento e dal Talmud: in particolare, quasi tutti i precetti relativi alle donne sono presi dal Talmud. La costituzionale inferiorità della donna è del tutto esplicita nel Talmud e nel Corano (prova ne sia, dice Maometto, che essa viene comperata dal fidanzato, come una schiava o come un oggetto) - essa è imperfetta e ha il valore di un 'ornamento'. - Allah (il 'dio' islamico: la parola è formata usando il suffisso semitico el = sacro) è il 'dio' ebraico tale e quale: unico, creatore, onnipotente e dispensatore di beni (cioé: di denaro). Essendo onnipotente è assolutamente libero, anche di contraddirsi, se ne ha voglia, cosa che non manca di fare con una certa frequenza nel Corano. (Anche il 'dio' cristiano potrebbe contraddirsi, se ne avesse voglia - questo ce lo assicura San Pietro Damiano - ma non lo fa perché sarebbe disdicevole per un dio: ecco la differenza fra un dio di europei e uno di arabi e africani.)

    L'islam, come l'ebraismo e il calvinismo, è un monoteismo stretto, quindi esplicitamente antitrinitario. Il trinitarismo, detto dagli islamici 'associazionismo', cioé l'atto di 'associare qualcosa d'altro ad Allah', è per loro politeismo - in particolare, essi affermano che lo Spirito Santo è invece l'arcangelo Gabriele, e qui si sarebbe trattato, da parte dei cristiani, di un grave errore di identificazione (è facile scambiare un piccione con un merlo se non si sta attenti: tutti e due volano e sono pennuti). Qui l'islam da la mano all'ebraismo, e gli ebrei contraccambiano (3): mentre per gli ebrei i Vangeli valgono come dei libri maledetti che devono essere bruciati quando si possa - cosa che fu ed è fatta con una certa frequenza in Israele - il Corano è un libro la cui lettura è lecita per ogni ebreo anche ortodosso; e nella letteratura rabbinica i cristiani sono classificati come idolatri ma non i musulmani. Per i musulmani, come per gli ebrei e i calvinisti, vale l'interdizione assoluta delle arti figurative, che verrebbero a essere un tentativo diabolico di imitare il 'creatore'. L'estetologo Richard Eichler (4) definiva ebraismo, islam e calvinismo come le tre religioni nemiche dell'arte e del bello, mettendo questo in relazione con la loro radice semitica.

    Quanto a Gesù (figlio di Maria vergine, i musulmani lo concedono), egli fu l'ultimo dei profeti e venne ad annunciare Maometto - in riguardo, i Vangeli sarebbero stati manomessi. Siccome del peccato originale si fece carico soltanto Adamo e non è ereditario, non c'era bisogno di alcun 'redentore'. Gesù non fu crocifisso - la crocifissione toccò a un sosia, incredibilmente sfortunato.

    L'anima è immortale, ma è vista come una specie di riflesso semicorporeo del corpo fisico, quindi anche l'aldilà musulmano è alcunché di quasi fisico e paradiso e inferno hanno un aspetto del tutto materiale (in Europa, i teologi cattolici si erano per lo meno astenuti dall'esprimersi troppo esplicitamente su quale potesse essere la 'qualità' dell'oltretomba). C'è, certamente, un giudizio dell'anima dopo la morte, ma c'è una continua confusione fra giudizio particolare e giudizio finale. Anche se il Corano non è assolutamente chiaro in riguardo, sembra che Maometto propendesse per l'idea ebraica (a poi calvinista) secondo la quale nel momento della morte l'anima cade in un letargo dal quale si sveglierà solo nel momento del giudizio finale, quando verrà giudicata un'unica volta. Imprecisa è anche la distinzione fra purgatorio e inferno. Sembrerebbe che l'inferno - le cui torture, a base soprattutto di fuoco ed escrementi, sono vividamente descritte nel Corano - sia riservato soltanto ai non-musulmani; ma, al solito, Allah, despota liberissimo, mette le anime in inferno e poi magari le tira fuori a seconda del suo capriccio e umore, estremamente variabili.

    Parimenti materiale è il 'paradiso', il cui aspetto topografico (un luogo ricco di fonti, di alberi, ecc.) è ripreso tale e quale dal Talmud, mentre Maometto vi aggiunge di sua iniziativa i godimenti sessuali. Allah fornisce in continuazione agli eletti, che godranno di una potenza sessuale straordinaria, delle vergini (il cui imene si rimargina automaticamente dopo ogni coito) e degli efebi. Qui vale l'osservazione che queste donne e questi ragazzi non sono degli esseri umani veri e propri e neppure le anime di esseri umani già esistiti in carne e ossa, ma degli esseri larvali, 'artificiali', delle specie di fantocci fabbricati da Allah per il godimento di individui che, in fondo, non possono essere visti se non dei pervertiti sessuali. Si tratta di qualcosa esattamente analogo alle bambole gonfiabili che si possono comperare nei sexy shop (quindi: paradiso musulmano come sexy shop). Nè il discorso dei piaceri perversi si ferma qui: Maometto, nel Corano, si scaglia contro l'onanismo e riserva nell'inferno un luogo speciale per quelli che 'disperdono il proprio seme' (qui c'è un esatto riflesso veterotestamentario e talmudico). In compenso, non ha niente da ridire a proposito di omosessualità, bestialità, necrofilia, tutte pratiche diffusissime in tutto il mondo africano e semitico - e islamico in generale - e dalle quali c'è da credere che Maometto stesso fosse dedito. Né ha niente da ridire del vezzo squisitamente arabo e poi islamico che è quello di sodomizzare i moribondi (soprattutto, ma non soltanto, nei campi di battaglia), perché le contrazioni muscolari dell'agonia, causano, sembra, degli esasperati piaceri orgasmici sul semitico sodomizzatore.

    L'islam è tanto predestinazionista come il calvinismo; ma anche qui si tratta di un fatto relativo, come quello dell'inferno-purgatorio. Allah può, quando vuole, cambiare idea sulla 'predestinazione' che aveva affibbiato a chiunque.

    Dal politeismo arabo pre-musulmano Maometto mutuò la credenza nei demoni e nei folletti del deserto, qualche volta nocivi e nemici, altre volte benigni.

    * * *

    L'islam, lo si è già detto, è una teocrazia assoluta. Non essendoci distinzione fra sacro e profano, la struttura sociale e quella religiosa musulmana si sovrappongono completamente; né c'è distinzione fra doveri sociali e doveri religiosi. Gli obblighi del musulmano, enumerati nel Corano, sono cinque: la professione di fede (una specie di 'credo'), la preghiera, l'elemosina, il digiuno (il 'ramadan': per un mese, novembre-dicembre, si digiuna di giorno e si crapula, volendo, di notte), il pellegrinaggio (alla Mecca, almeno una volta nella vita). Ma a questi va aggiunto un sesto obbligo, de facto, sancito tanto esplicitamente come gli altri cinque dallo stesso Maometto nel Corano: quello della guerra santa. I non-credenti devono essere sottomessi, e se non si convertono bisogna umiliarli in ogni modo e costringerli a pagare tributi. Non a caso il mondo è diviso in due parti: il mondo musulmano e il 'territorio della guerra', dove, appunto, è non solo lecito ma doveroso fare la guerra per 'convertire' chi musulmano non è. (Sembra che inizialmente Maometto, che era uno straordinario parlatore, pensasse che egli poteva convertire chiunque con le sue straordinarie doti per le relazioni pubbliche e con la sua ammaliante loquela - il che spesso gli riusciva, ma si incontrò anche con elementi refrattari. Allora, pieno di sdegno, proclamò la necessità della guerra santa.) Non a caso la comunità islamica mondiale (la umma) non è tanto una solidarietà fra musulmani, ma una solidarietà contro i non-musulmani - esattamente come lo è la solidarietà sionista ebraica.

    Essendo l'islam una religione essenzialmente legale - della 'legge', come l'ebraismo e il calvinismo - la liturgia è vaga e non esistono né i sacramenti né il sacerdozio vero e proprio, tratto, anche questo, che esso ha in comune con ebrei e calvinisti: non esistono 'intermediari' fra il fedele e Allah. Così l'islam si rivela una religione intrinsecamente semitica, lontana da ogni percezione del sacro nel senso superiore della parola. Ricordiamoci che le nozioni di sacramento e di sacerdozio affondano le loro radici nella notte dei tempi e che presso tutti i popoli civili erano inseparabili dalla religione, cosa che fu ereditata anche dal cattolicesimo: almeno fino a una quarantina di anni fa il prete cattolico era, o aveva la pretesa di essere, un sacerdote e i sacramenti della chiesa cattolica erano, o avevano la pretesa di essere, dei fatti magici e non delle pagliaccesche 'cerimonie commemorative' come fra i protestanti. I muftì, i muezzin, ecc., come i rabbini ebraici e i pastori calvinisti, non sono dei sacerdoti ma dei funzionari, magari profondamente versati negli arzigogoli di Corano, Sunna e Sciarìa, ma la cui funzione non si eleva mai al di sopra di quella di 'capi squadra' nell'espletazione collettiva di atti liturgici.

    * * *

    Anche i maschi musulmani, come quelli ebrei e calvinisti (5), si devono circoncidere. La cosa non sorprende, essendo l'islam (come l'ebraismo e la sua propaggine calvinista) una religione semitica - e gli arabi sono i semiti per eccellenza. La circoncisione era ed è caratteristica, da tempo immemoriale, di due aree geografico-'culturali' specifiche: quella negro-semitica (africana) e quella papuasica (6). Non ha niente di strano che l'islam si sia tirato appresso quella pratica, certamente anteriore alla predicazione di Maometto.

    Forse non diversamente andarono le cose in riguardo all'infibulazione (o cliteridectomia) femminile (7). È stato spesso detto che si tratta di una pratica africana pre-islamica poi sopravvissuta all'islamizzazione; ma le cose potrebbero stare altrimenti. La riduzione del clitoride sarebbe stata raccomandata dallo stesso Maometto in uno dei suoi hadith contenuti nella Sunna - hadith che, in tempi recenti, è stato messo in dubbio dai musulmani 'perbenisti e illuminati' che hanno suggerito che si tratti di una interpolazione. Sta comunque di fatto che nella maggior parte dei paesi musulmani (una significativa eccezione è l'Iran) si crede che le donne non infibulate siano 'impure' e che la cliteridectomia è massicciamente praticata non solo in Africa ma anche in Arabia (che comunque è sempre stata, culturalmente e, in parte, razzialmente, una propaggine dell'Africa), dai musulmani di Malacca e d'Indonesia e dagli islamici Bhora dell'India e del Pakistan (mentre adesso, con l'immigrazione terzomondiale, il fenomeno è traboccato in Europa). La pratica, nell'Indostan e in Malesia, arrivò certamente con l'islamizzazione. C'è da credere che in Arabia l'infibulazione venisse praticata già in tempi pre-islamici e che Maometto non abbia fatto altro che confermarne la validità e la desiderabilità.

    Quindi l'infibulazione è una pratica islamica - anche se non seguita da tutti i musulmani. Ma non è solo musulmana, essa è genericamente afro-semitica: gli ebrei d'Etiopia (i falascià) la eseguiscono massicciamente quando le piccole hanno pochi giorni (con ogni tipo di complicazioni cliniche e anche trasmissione di AIDS attraverso l'uso di coltelli infetti).

    E, oltre che islamica ed ebraica, è una pratica calvinista (8). Raccomandata in Inghilterra già verso la metà dell'Ottocento (senza che sia rintracciabile alcuna influenza diretta islamica o ebraica), essa trovò il massimo di applicazione negli Stati Uniti d'America dove, sembra, in certi ambienti di bibliolatri fondamentalisti essa viene eseguita anche adesso. Si parte dal presupposto che mai una donna per bene deve godere del proprio corpo e che l'orgasmo femminile sarebbe addirittura una malattia. Quindi, in America, migliaia e migliaia di donne sono state sottoposte a quell'operazione, eseguita spesso per cauterizzazione. Particolarmente prese di mira erano una volta quelle infelici che dovevano guadagnarsi la vita come operatrici di macchine da cucire a pedale, con la motivazione che così si evitava che si masturbassero sul lavoro. 'Rispettabilissime' (entro i limiti in cui dei calvinisti possono essere visti come rispettabili) autorità mediche hanno raccomandato, negli Stati Uniti, l'infibulazione sistematica delle ragazzine. - La pratica infibulatoria nel mondo calvinista non deve sorprendere. Il calvinismo non è altro che una forma di ebraismo e quindi, per vie subliminali, non poteva e non può non arrivare alle medesime pratiche del mondo afro-semitico.

    Joseph De Maistre, nei primi anni dell'Ottocento, affermò che "il protestantesimo è l'islam dell'Europa" - e il calvinismo è il protestantesimo per eccellenza: questo lo assicurano gli stessi calvinisti, che vanno fieri del fatto di essere i 'veri' protestanti, perché Lutero si sarebbe fermato a metà strada. Il calvinismo, come l'islam, è basato sul cosiddetto Vecchio Testamento e sul Talmud: non a caso, nell'Inghilterra calvinista di Cromwell (metà del secolo XVII), si era incominciato a strutturare le leggi in modo che fossero conformi con il Talmud (9).

    * * *

    A questo punto dovrebbe essere chiaro, almeno in linee generali, che cosa sia l'islam e come esso si inserisca nell'universo religioso semitico - anzi, come esista un triangolo teocratico formato da ebraismo, islam e calvinismo. Questo triangolo, in possesso dell'arma nucleare, del monopolio finanziocratico mondiale, delle principali riserve petrolifere e dei flussi mondiali della droga (oltre un terzo del movimento mondiale di capitali ruota ormai attorno al commercio della droga [10]), fa adesso il buono e il cattivo tempo su scala planetaria. Esistono delle frizioni fra gruppi di potere al suo interno, ma, in fondo, si tratta di liti in famiglia.

    Sta di fatto che l'America (11) ha sempre visto di buon occhio l'islam e, in particolare, pupilla del suo occhio destro è sempre stato il regime fondamentalista wahhabita dell'Arabia Saudita, motore dell'esportazione del fondamentalismo islamico nel mondo e soprattutto in Europa. Ben due volte essa intervenne nei Balcani, aggredendo un paese uropeo, la Serbia, a favore di musulmani, prima in Bosnia e poi nel Kosovo. Questi musulmani, in simbiosi con lo sciacallo turco, fanno da cuneo fra l'Europa meridionale e la Russia (12) e nel contempo garantiscono il traffico della droga dal Triangolo d'Oro verso l'Europa (traffico nel quale l'Iberoamerica è stata all'uopo 'depotenziata', fino a gestirne meno del 10%, a favore dell'Asia musulmana). Lenone dell'America in questo gioco è la Turchia, la cui 'entrata' in Europa sarà forse forzata nel futuro prossimo per 'ricompensarla' dell'appoggio dato all'America nella sua guerra contro i telebani dell'Afganistan.

    È pur vero che l'America e i suoi reggistrascico si sono attirati l'inimicizia di alcuni musulmani - i telebani dell'Afganistan (che pretendevano di essere indipendenti e autonomi a casa loro), l'Irak di Saddam Hussein (l'unico paese islamico ad avere un governo completamente laico) e, naturalmente, i palestinesi, espropriati in modo infame dai sionisti. Ma questi musulmani l'America non può fare a meno di inimicarseli, perché nella scala delle sue priorità vengono prima i sionisti, e non si può accontentare sempre tutti. È comunque opinione di chi scrive che che una volta che, ipoteticamente, sia sprofondata l'America e quindi anche lo 'stato' d'Israele che deve la sua esistenza esclusivamente al lenone americano, passato che sia un po' di tempo ci sarà di nuovo accordo fra ebrei e musulmani. Questo fu sempre il caso, da quando l'islam esiste e fino a un secolo addietro, quando gli uni e gli altri, in blocco compatto, affrontavano l'obbligatorio nemico europeo. Le risse interne ebraico-islamico-calviniste non possono essere se non passeggere.

    Quindi, contrariamente a ogni apparenza, l'appoggio americano all'islam va oltre un semplice e becero calcolo geopolitico (che pure c'è, ai danni soprattutto dell'Europa e nel prossimo futuro probabilmente anche ai danni della Cina): si tratta di qualcosa di più viscerale, essendo l'America il luogo per eccellenza del calvinismo bibliolatrico, che a sua volta nient'altro viene a essere che l''islam europeo' di cui parlava De Maistre, esportato oltreoceano. Questo era già stato segnalato qualche anno addietro da Alexandre Del Valle, forse il più pregevole islamologo contemporaneo, in un suo ottimo libro (13).

    L'America viene quindi a essere un nemico ben più 'radicale' (e molto più pericoloso) dei telebani, i quali certamente sono nostri nemici, né potrebbero, come musulmani, non esserlo - ma si tratta di nemici 'occasionali'. Vale anche l'osservazione che le distruzioni di opere d'arte (in particolare, la distruzione dei Buddha di Bamijàn) perpetrate dai telebani sono certamente state degli atti di inaudita barbarie; ma in fondo di poca portata in confronto alle distruzioni di opere d'arte eseguite dagli americani per mezzo dei loro bombardamenti terroristici durante l'ultimo conflitto mondiale.

    L'islam, senza l'America, adesso come adesso, ben poco potrebbe contro l'Europa. Se non ci fosse l'America a pilotare l'immigrazione extracomunitaria e a colpire tutti coloro che, come fu il caso della Serbia, in Europa mantengono un briciolo di dignità, anche il problema islamico potrebbe essere agevolmente risolto dagli europei.




    (1) Quando è stato ritenuto necessario, si è consultato il Corano direttamente. Ottimo è il riassunto di Èdouard Pertus, Connaissance élémentaire de l'islam, Action familiale et scolaire, Paris, senza data di pubblicazione (circa 1990).

    (2) Cfr. Abbé Jean Bertuel, L'islam, ses véritables origines, N.E.L., Paris, 1981.

    (3) Cfr. Israel Shahak, Storia ebraica e giudaismo, Sodalitium, Torino, 1999.

    (4) Richard Eichler, Der Widerkehr des Schönen, Grabert, Tübingen, 1984.

    (5) Il 90% degli americani sono circoncisi. Cfr. John Kleeves, Un paese pericoloso, Barbarossa, Milano, 1999.

    (6) Cfr. Mircea Eliade, Initiation, rites, sociétés secrètes, Gallimard, Paris, 1959.

    (7) Cfr. Sirad Salad Hassan, La donna mutilata, Loggia dei Lanzi, Firenze, 1999. La Hassan è una negra 'musulmana evoluta': quel che ha da dire ha tutti i crismi della veridicità.

    (8) Marilyn French, The war against women, Summit, New York, 1992; tr. it. Rizzoli, Milano, 1993.

    (9) Cfr. Alfredo Bonatesta, La sinarchia universale, Il Cinabro, Catania, 1986.

    (10) Cfr., per esempio, rivista "Orion", ottobre 2001.

    (11) Ricordiamoci che l'Inghilterra, da almeno il 1940, fa parte dell'America, come dell'America fa parte tutto il mondo anglofono. Parlare di angloamericani è fare agli inglesi un onore che non si meritano.

    (12) Cfr., per esempio, la postfazione di Dragos Kalajic a Mauro Bottarelli, Good morning Belgrado, Barbarossa, Milano, 2000.

    (13) Alexandre Del Valle, L'islamisme et les Ètats Unis, L'age d'homme, Lausanne, 1997. Cfr. anche il testo di Silvio Waldner "America, protestantesimo e islam" in AA.VV., Punti fermi per una politica etnonazionalista, Ghenos, Trento, 2000.

  6. #6
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