Problema ecumenico di quarto grado:
Come fare a far sì che il PD possa entrare nel PSE? Semplice, si cambia il nome del partito. Quello europeo , naturalmente .
saluti
AM
da "il messaggero" martedì 1 aprile 2008
ROMA - L’identità democratica è «diversa» dall’identità socialista, spiega Walter Veltroni. «Il nostro modello è quello degli Stati Uniti». Una linea di demarcazione che potrebbe apparire persino come uno strappo. Ma l’obiettivo di Veltroni e della sua diplomazia (primo fra tutti il cattolico Lapo Pistelli, responsabile esteri del Pd) è costruire in Europa un nuovo contenitore per socialisti e democratici. «Meglio sarebbe chiamare il nuovo partito ”democratici e socialisti”», confida Pistelli. Il potere contrattuale del Pd dipenderà molto dal risultato elettorale in Italia. Ma è già in agenda un appuntamento decisivo: il consiglio generale del Pse a novembre nella Madrid di Zapatero. Sarà il consiglio che approverà il programma dei socialisti per le europee del giugno </I></B>2009. Nella strategia di Veltroni potrebbe diventare il consiglio della svolta: il Pse che cambia nome e natura, diventando il contenitore di un più ampio «centrosinistra europeo». Zapatero ha già espresso grande interesse per il Pd. Sabato scorso ha anche inviato un suo ministro a Brescia per ribadire il suo sostegno. Dopo il voto, però, ci sarà la verifica più importante.
Il dilemma democratici-socialisti è da noi tuttora oggetto di forti polemiche. È il motivo dell’opposizione del Psi di Boselli al Pd. L’identità democratica rivendicata da Veltroni è poi ragione dell’accusa di «neocentrismo», lanciata da Bertinotti. Ma anche dentro il Pd parole e formule non sono pacifiche: se nessun diessino potrebbe mai accettare l’etichetta di neocentrista, Follini non esita a dire che per lui «è un grande complimento». Del resto, Fioroni e la Bindi non hanno mai smesso di ripetere: «Non moriremo socialisti».
Veltroni, a dire il vero, non ha mai esitato nel puntare sull’«identità democratica». «È un’identità diversa - spiega il fedelissimo Giorgio Tonini - che non si contrappone alle vecchie identità ma le supera in un nuovo terreno programmatico. Si può essere democratici avendo alle spalle la cultura socialista, quella cattolica o quella ambientalista». È la formula grazie alla quale Veltroni ha finora placato all’interno lo scontro identitario. Ma il nodo difficile da sciogliere resta quello della famiglia europea. Nei prossimi giorni, al loft si attendono dichiarazioni pro-Pd da parte di tutti i capi del Pse: il greco Papandreu (leader dell’Internazionale), il danese Rasmussen (leader del Pse), il tedesco Schultz (capogruppo socialista a Strasburgo). Si aspettano anche un segno da Howard Dean (presidente del Partito democratico Usa). Veltroni, ovviamente, ci tiene molto. I conti con l’Europa comunque andranno fatti. Rasmussen è di sicuro l’interlocutore più aperto verso il Pd: è disposto a cambiare nome e formula del Pse. Schultz è più rigido. Ha anche detto: «Se il Pd vuole entrare nel Pse, le porte sono aperte». Ma Veltroni non può, né vuole, far passare il Pd a queste condizioni. Perchè arrivi il Pd, ha detto Veltroni a Bruxelles, è necessario che il Pse cambi. Schultz si è lamentato: «Veltroni ha già invitato Watson (il capogruppo liberale, ndr) a Roma mentre io non sono stato ancora invitato». Tuttavia lo stesso Schultz domani sarà con Fassino a Bruxelles per una manifestazione del Pd. Il punto di forza del Pse è che il Pd non ha altri interlocutori in Europa (il francese Bayrou rifiuta una collocazione nel centrosinistra). Se a Madrid il matrimonio non dovesse farsi, Pd e Pse potrebbero comunque cominciare un percorso dando vita insieme al gruppo «dei socialisti e dei democratici» a Strasburgo.
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