Già c' erano state le due sentenze del Tar del Lazio su Rai e GdF arrivate a cancellare due legittime scelte politiche operate dal governo in carica. La prima avversa alla decisione del Ministro del Tesoro di avvicendare il consigliere Rai Angelo Petroni, nominato dal suo predecessore, con uno di sua fiducia, scelta che pur la vigente legge Gasparri riconosce rientri tra le facoltà del ministro in carica.
La seconda vide lo stesso Tar del Lazio reintegrare il generale Roberto Speciale nelle sue funzioni dopo che il Ministro del Tesoro lo aveva destituito, decisione anch' essa rientrante tra le prerogative del Ministro, diretto superiore politico dei comandanti della GdF.
Stavolta ci ha pensato il Consiglio di Stato a ribaltare la decisione del Viminale di non ammettere il simbolo della DC perché troppo simile a quello dell' Udc di Casini, perciò il partitino di Giuseppe Pizza potrà partecipare alle elezioni. Senonché ora quest' ultimo chiede gli siano concessi i 30 gg. regolamentari per fare campagna elettorale, la qual cosa obbligherebbe il Viminale a dilazionare di 14-15 gg. la data delle elezioni. Evento giudicato inaccettabile da tutti gli altri partiti, PD e PDL in primis.
Come non dare però ragione all' ex sindaco di Roma, quando afferma che il problema è nato dalla voglia di Berlusconi di sottrarre voti a Casini presentando una lista civetta con un simbolo praticamente uguale a quello del suo ex alleato?
E quindi tocca al leader del PDL risolvere il pateracchio da lui stesso creato.
Comunque vada a finire, è auspicabile che dopo le elezioni i partiti rivedano i poteri attribuiti ai tribunali amministrativi. Perché non è possibile che abbiano quello di ribaltare sistematicamente le decisioni prese dal legittimo governo in carica.
La repubblica è fondata sulla volontà popolare, della quale il governo in carica è espressione. Non sui tribunali amministrativi.

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