«L'alleanza con il Pdl? E' inevitabile per il federalismo». «Pressioni da Ciampi»

«Alitalia? Se ne vada, troveremo altri»

Roberto Maroni in videochat con i lettori di Corriere.it: Malpensa non morirà, ma per due anni soffriremo


Roberto Maroni durante la videochat con i nostri lettoriMILANO - «Il destino di Malpensa è messo a rischio da questa scellerata politica di Alitalia che ha già spostato molti voli da Milano a Fiumicino. Stiamo facendo di tutto perché Alitalia venga sostituita da altri vettori. Ma per un paio d'anni ci sarà da soffrire». Roberto Maroni, capogruppo alla Camera della Lega Nord, ha una convinzione: il destino dell'aeroporto varesino non è ancora segnato. Tuttavia per riuscire a ridargli vigore sarà necessario un duro lavoro che consenta a chi gestisce lo scalo di riassegnare gli spazi lasciati liberi dalla compagnia di bandiera. Che, per Maroni, ha proprio sbagliato strategia: portare a Roma i voli non significa portarvi anche i passeggeri. «I quali - ha fatto notare - hanno semplicemente iniziato a volare da Francoforte, Zurigo o altri aeroporti al di là delle Alpi».
DESTINI SEPARATI - Ed è proprio la prospettiva di un risiko aeroportuale condotto da Parigi che fa dire alla Lega Nord un convinto no all'ipotesi di un passaggio di Alitalia ad Air France-Klm: «Air France vuole la chiusura Malpensa perché è un aeroporto concorrente, che dà loro fastidio per la sua posizione tra il Charles de Gaulle e Roma. Quindi per Alitalia va bene qualunque altra cordata, purché non si tratti di Air France». I destini della compagnia e quelli di Malpensa, per Maroni, sono in ogni caso da considerare slegati. E mentre per lo scalo è possibile cercare sul mercato altre compagnie intenzionate a sfruttare le potenzialità offerte dalla sua collocazione nel cuore del territorio lombardo («peraltro stanno per essere completate tutte le infrastrutture che lo renderanno tra i più competitivi d'Europa»), per Alitalia si tratta soprattutto di sperare nell'arrivo di un compratore serio. In caso contrario, c'è sempre il possibile ricorso alla legge Marzano, la stessa che ha permesso di salvare Parmalat e Volareweb.
«PRESSIONI DA CIAMPI» - A proposito dello scontro tra Silvio Berlusconi e il Quirinale, l'esponente leghista ha spiegato che «a lui a volte scappa la battuta, è stato così anche nel caso della stagista», quella a cui il Cavaliere aveva suggerito di sistemarsi sposando un miliardario («se capitasse a mia figlia? Sarei l'uomo più felice del mondo. Ma in realtà ai miei figli consiglierei di cercarsi un lavoro vero e che li soddisfi»). Ma non è solo questo - ha fatto notare - c'è sempre tutto un ragionamento dietro. Su Ciampi, perché di questo parlava e non di Napolitano, Berlusconi ha solo ricordato alcuni episodi in occasione dei quali ci è sembrato che l'intervento del presidente della Repubblica apparisse come una pressione per indurci a fare o non fare qualcosa».
L'ALLEANZA CON IL PDL - Ma Berlusconi, ha poi chiesto un lettore, rappresenta veramente la Lega e il suo elettorato? «No - è la replica di Maroni -, la Lega è rappresentata solo da Bossi, per questo non siamo entrati nel Pdl con cui ci siamo solo alleati. Ci sono molte cose che ci distinguono da Forza Italia e An. In materia di sicurezza, ad esempio, noi siamo stati contrari all'indulto e Forza Italia a favore, sul federalismo noi proponiamo una ricetta forte che non è condivisa in tutto il Pdl. Ci sono differenze importanti. Ma c'è un programma che contiene solo le cose che ci uniscono. E su questo si fonda l'alleanza». «Quando la Lega va da sola - ha poi sottolineato - riesce ad ottenere più voti. Le alleanze politiche costano sul piano elettorale, ma ci consentono di realizzare il nostro programma, che è il federalismo. Questa è la strada che la Lega ha scelto e io la trovo giusta. Nel '96 con la scelta di andare da soli e di puntare alla secessione abbiamo superato il 10%, ma non abbiamo ottenuto risultati concreti. La spinta secessionista è stata comunque molto utile perché ha spaventato i politici italiani e li ha spinti ad accettare l'idea del federalismo. La novità di quest'anno è che l'alleanza comprende anche il Mpa, ovvero il partito del federalismo nel Sud».
«MAI CON CASINI» - Maroni ha in ogni caso escluso una possibile alleanza con l'Udc di Casini all'indomani del voto. «Dobbiamo vincere e avere maggioranza autonoma anche al Senato - ha precisato -. Ma se anche così non sarà, la cosa certa è che non si potrà fare un'alleanza con chi oggi fa campagna elettorale contro di noi. Bisognerà piuttosto rifare una legge elettorale per poi tornare alle urne. Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo». Secondo Maroni, il «gran rifiuto» di Casini è stato dettato essenzialmente da una scelta personalistica ed egoistica, il non voler rinunciare al «proprio partito, al proprio simbolo, al proprio nome», senza sciogliersi in un'alleanza dove non avrebbe avuto un ruolo altrettanto di primo piano. Difficile, a questo punto, che possa poi essere recuperato come un figliol prodigo nell'alleanza del centrodestra.
LA PADANIA DEL 2008 - Ma ha ancora senso, gli viene chiesto, parlare di Padania nel 2008? «Ha più senso oggi che dieci anni fa - ha detto Maroni - perché l’Ue ha riconosciuto con una legge che all’interno dei propri confini non contano tanto gli Stati quanto le regioni e le aggregazioni di regioni. Si possono mettere insieme anche regioni di Stati differenti, che siano affini e omogenee. Utilizzando questo meccanismo, la Padania, intesa come regioni del nord, che sono omogenee da tanti punti di vista, può avere un ruolo nella nuova Europa, che è quella dei popoli. Oggi l'insegnamento di Miglio ha più forza di quanto ne avesse dieci anni fa».
BONUS BEBE' E SUPERBONUS - Maroni è stato ministro del Welfare nell'ultimo governo Berlusconi e molte domande riguardano i temi del lavoro e gli interventi per la famiglia. «Reintrodurremo il bonus bebé e il superbonus per chi ritarda la pensione - ha annunciato -, due interventi concreti che hanno portato benefici alle famiglie e che la sinistra ha cancellato. Senza il superbonus non sarebbe stato possibile tenere al lavoro 200 mila lavoratori anziani che altrimenti sarebbero andati in pensione con costi per il sistema previdenziale e senza vantaggi per le imprese».
«LA LEGGE BIAGI? HA FUNZIONATO» - L'esponente leghista ha poi difeso la legge Biagi: «Non è vero che non è decollata, è stata proprio questa legge ad aiutare il mondo del lavoro ad aumentare l’occupazione nonostante una crescita economica vicina allo zero. E questo perché la flessibilità introdotta dalle nuove norme è servita per regolarizzare posizioni che prima erano in nero. Quando cadrà definitivamente la pregiudiziale ideologica che una parte del sindacato ha nei confronti della legge, allora sarà davvero una risposta per tanti giovani che cercano lavoro». Per Maroni, bisogna inoltre mettersi d'accordo su cosa si intenda per precariato. Se «si intende chi non trova lavoro o chi lavora in nero, bene», è un qualcosa che va combattuto. Ma «se uno è bravo poi l'impresa ha tutto l'interesse a tenerlo». «In Spagna - ha evidenziato- i contratti a termine sono il doppio che in Italia. E lì c'è Zapatero...».
«TETTAMANZI? NESSUNA INGERENZA» - Maroni ha poi spiegato di considerare «legittima» la presa di posizione del cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha criticato lo sgombero di un campo rom «parlando di violazione dei diritti umani», perché «la Chiesa si occupa sempre di questi temi». Tuttavia, «conoscendo gli amministratori cche hanno fatto eseguire lo sgombero non credo ci sia stata la violazione dei diritti umani». E, del resto, «la legalità deve essere sempre garantita, lo sgombero dei campi nomadi, se questi sono abusivi, è una cosa che gli amministratori non possono non fare». Di più: «I diritti sono soprattutto quelli dei milanesi che pagano le tasse e che devono poter vivere con tranquillità», e sono questi «quelli che i sindaci devono garantire»
«GRILLO OGGI SA SOLO INSULTARE» - Sollecitato dai lettori, Maroni ha affrontato diversi temi dell'attualità. Ha criticato gli ultimi atteggiamenti di Beppe Grillo («Lo conosco, una volta gli feci un’intervista per la Padania, ho anche una foto insieme a lui. E’ una persona intelligente e astuta, che però si limita all’invettiva e all’insulto contro tutto e contro tutti, senza distinguere tra chi è un farabutto e chi si impegna per cambiare le cose»). Ha esaltato l'azione di Roberto Formigoni alla guida della Regione Lombardia («Come voto gli darei 9,5 e penso sarà difficile per un suo successore - e mi auguro possa essere un leghista - poter fare meglio di lui»). Ha difeso le province che invece Berlusconi considera enti inutili («Vanno mantenute, se proprio si vogliono ridurre i costi si intervenga piuttosto sulle prefetture»). Ha auspicato per il suo partito un buon risultato («Sento la stessa aria positiva del 1996»). E pur precisando che il Carroccio punta sulla famiglia tradizionale («quella indicata nella Costituzione, basata sul matrimonio tra un uomo ed una donna») ha invitato anche i gay ad esprimere il proprio consenso per il partito bossiano («se vivono al nord, il nostro progetto migliora la vita di tutti, anche la loro»). E, infine, ha spalancato le porte a Maurizia Paradiso, che aveva denunciato di essere stata cacciata dalla Lega in quanto transessuale: «Della sua espulsione non mi risulta - ha detto Maroni -. In ogni caso, se verrà ad uno dei miei prossimi comizi sarò lieto di accoglierla».


Alessandro Sala
02 aprile 2008

http://www.corriere.it/politica/08_a...4f486ba6.shtml