Era il 24 Aprile 2004 quando i ciprioti della parte greca e della parte turca furono chiamati a votare in un referendum per il piano di pace di Kofi Annan che prevedeva una graduale demilitarizzazione nelle due parti dell’isola entro il 2018 per permetterne poi la riunione in seno della Comunitį Europea. Sostenitori del piano, oltre a Kofi Annan, il Commissario per l’allargamento dell’Unione, Günther Verheugen e il capo delegazione per le trattative, Alvaro de Soto. L’allora Presidente della Cipro greca, Tassos Papadopulos, invitó i cittadini del sud dell’isola a votare con un chiaro “no” ai piani di riunificazione. A Kofi Annan, Alvaro de Soto e Günther Verheugen fu vietato l’accesso ai media con la motivazione che non si sarebbero accettate “interferenze esterne”. Annunci a pagamento pro-riunificazione sui giornali furono vietati, gli insegnanti nelle scuole furono invitati a pronunciarsi nelle classi per il no e la Chiesa Ortodossa, di gran lunga il piś grande proprietario terriero dell’isola e difensore dell’Ellenismo, si schieró con i sostenitori del no, minacciando con l’inferno tutti coloro che avessero votato si. In realtį, anche Rauf Denktasch, il Presidente storico della Cipro del Nord, si schieró per il no, dovendo peró fare i conti col suo stesso Primo Ministro, Ali Talat, e col Gran Muftģ di Cipro, Sheick Nazim, da sempre favorevoli alla riunione dell’isola. I risultati del Referendum non potevano essere piś chiari: il 78,5% dei greco-ciprioti votarono “no” e il 64,9% dei turco-ciprioti votarono “si” al piano di pace. Č a questo punto che si verifica il paradosso e l’atto politico piś ipocrita che la storia dell’Unione Europea abbia mai conosciuto: la parte greca che ha votato no č ammessa nell’Unione e la parte turca che ha votato sķ ne č esclusa! Il Ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer, proverį a spiegare, peraltro senza successo, le ragioni di tale scelta. Nord-Cipro e la Turchia sono sotto shock e l’opinione pubblica dei due paesi ormai guarda con crescente scetticismo alla “bontį” e al senso di giustizia della democrazia europea e i giornali scrivono a lettere cubitali le parole “discriminazione”, “conflitto delle culture” e anche “crociata”. Si puó dar loro torto?
Con le elezioni di oggi, "Dimistris Christofias, 61 anni, leader del partito comunista cipriota Akel, č risultato eletto al secondo turno. Lo ha annunciato la Tv Rik-1 precisando che con quasi il 90% delle schede scrutinate, Christofias ha ottenuto il 53,38% delle preferenze mentre il suo avversario Ioannis Cassoulides, 59 anni, un moderato di destra sostenuto da Unione Democratica (Disy, destra) il 46,62%. Cassoulides poco fa ha ammesso la sconfitta" (ANSA).
Se la sua appartenenza ad un partito comunista non sarį di ostacolo, c’č da sperare che presto le trattative con il Nord dell’isola saranno riprese per risolvere una situazione ormai mal sopportata dalla maggioranza della popolazione turca e greca. Quello di cui Cipro (e il mondo) ha bisogno, č di ridurre a minoranza le voci dell’odio e della divisione e lasciare finalmente spazio alla solidarietį, alla tolleranza, alla convivenza e alla reciprocitį. Caratteristiche che hanno sempre distinto gli abitanti dell’isola fino allo sciagurato colpo di Stato dei colonnelli greci e al tentativo di annessione dell’isola alla Grecia (Enosis) da parte dei colonnelli ciprioti di lingua greca. La riunificazione di Cipro potrebbe essere una risposta significativa a chi con grande dispendio di forze e di mezzi vuole ad ogni costo affermare la sciagurata teoria dello scontro delle civiltį. Ci č lecito sperare in un miracolo.
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