È come scambiare il pubblico di Milan-Arsenal con quello di Napoli-Chieti. «Siamo 70mila persone». Anzi no. «Siamo 75mila», la sparano lì gli organizzatori. Solo che pare una folla da partita di serie C1, tutta compressa nel recinto che il Pdl ha ritagliato dentro il Plebiscito. Metà piazza è vuota alle spalle del palco, piazzato giusto al centro. Motivi di sicurezza, dicono. Una fila di transenne spezza l´accesso dal versante di Santa Lucia. I gazebo dove si distribuiscono fac-simile di scheda elettorale, gadget e magliette, segano un´altra area sotto Palazzo Reale.
Molti vanno a ripararsi lì sotto. «Siamo pochi, eh?», si guardano smarriti consiglieri comunali e regionali, amministratori vari di centrodestra, i sindaci di Terzigno e Volla, con il candidato sindaco di Casoria che riesce a trovarsi al momento giusto sul percorso di Berlusconi, gli taglia la strada, lo ferma, lo abbraccia, e poi scopre che la macchina fotografica non era carica.
Duecento pullman parcheggiati tra porto, lungomare e Molosiglio. Gli altri 400 annunciati saranno in garage. Più che un popolo della libertà, pare una ciurma. C´è poca Napoli. «Diciamo che è colpa della pioggia…». Effetto liste. Gli esclusi ci sono, il loro mondo no. C´è molta provincia e dintorni: lo dicono i cartelli. Santa Maria a Vico, Casola, San Potito Sannitico. Da Ailano vengono con la banda del paese, «come a luglio scorso - dice Covelli, il maestro che dirige - quando ogni tanto ci chiedevano una marcetta per riempire i vuoti, ma stavolta non facciamo il juke box». Calitri, Angri, Trentola, il paese in cui è andato Veltroni e da dove arrivano con l´immagine di un Silvio che schiaccia un diavolo. In Sicilia, solo pochi giorni fa, un paio di dirigenti locali sono saltati per il flop di una manifestazione di Gianfranco Fini. Così, prima di finire sotto accusa, Paolo Russo si affretta a fare il bilancio di quella che lui ha visto come «la più grande manifestazione nella storia dei partiti politici italiani, possibile grazie all´organizzazione predisposta dal Pdl». Caldoro si ferma al «grande entusiasmo».
È un´organizzazione che dinanzi alle cattive previsioni meteo, monta un palco scoperto. L´impianto acustico non si spinge fino a piazza Trieste e Trento, dove i passanti non possono cogliere la grande novità che Berlusconi aveva promesso. Non arriva dal discorso. Dove parla di rifiuti, e vabbè. Dell´avviso di sfratto a Bassolino, aveva già detto. Dei brogli, pure. La gag sulla voce della Iervolino è vecchia. La storia dei comunisti, non ne parliamo. La vera svolta che Silvio Berlusconi offre dal palco del Plebiscito, sta nell´addio alla chitarra di Mariano Apicella e l´apertura a Guido Lembo. Un´era che si chiude, il nuovo che avanza. Lembo sa come ripagare. Oj vita mia diventa «Oj Silvio, oj Silvio mio». Ride. Gli pare una bella invenzione. «Battete le mani. Tutti. Su le mani». Bravo, e l´ombrello? Arriva la Mussolini, e allora canta «‘a cchiù bbella ‘e tutt´e bbelle». È una platea di molti coetanei, quella che si trova davanti Silvio Berlusconi, 72 anni, 77 a fine legislatura, quando non nasconde di puntare al Quirinale, dove ambisce a trattenersi fino al compleanno 84. Agostino Bergamo, giunto da Arienzo, ferma Alessandra sotto il palco e le sorride: «Ho fatto il balilla con tuo nonno». Alessandra non è in vena di entusiasmo: «Ah sì?».
Tutto finisce in tempo reale sul bus di Walter Veltroni. Il Pd ha organizzato una vera e propria rete, con foto della piazza semivuota e scatti sulla sistemazione del palco, per decidere come regolarsi in vista del 9. Il Pd vuole che la piazza sia più aperta: dunque un palco almeno 5 metri più dietro, oppure sistemato sul lato di Cesario Console. Il vero colpo ad effetto lo preparano i giovani, guidati da Amedeo Cortese. Riempiranno la piazza di cartelli coi nomi dei clan della camorra contro cui gridare il loro no.
http://www.napolionline.org/index.ph...0500&Itemid=95
che sfiga, arriva il Berlusca e a Napoli piove...
![]()




Rispondi Citando

