daPanorama 03 aprile 2008


Se Romano Prodi avesse voluto dare una mano alle elezioni al Cavaliere, non avrebbe potuto far di meglio: la cocciutaggine con cui lui e il suo fido ministro dell'Economia, Tommaso PadoaSchioppa, stanno tentando di favorire la vendita dell'Alitalia all'Air France ha offerto un ottimo argomento di propaganda a Silvio Berlusconi.

La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al Pdl un punto e mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo punto anche se l'intesa con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il Cavaliere potrà sempre dire che il suo no ha migliorato le condizioni della vendita per l'Italia alzando il prezzo e il livello occupazionale rispetto all'offerta iniziale.

Siamo di fronte, quindi, all'ennesimo capolavoro politico di Prodi. Ma quali sono le ragioni dell'ostinazione del Professore? Tutti, ma proprio tutti, da Berlusconi a Fausto Bertinotti, a un imprenditore amico di Veltroni come Carlo De Benedetti, hanno definito la trattativa tra governo e Air France «opaca» o «sbagliata». Un'operazione condotta esclusivamente da Palazzo Chigi e da personaggi di stretta osservanza prodiana come il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato.

Se Romano Prodi avesse voluto dare una mano alle elezioni al Cavaliere, non avrebbe potuto far di meglio: la cocciutaggine con cui lui e il suo fido ministro dell'Economia, Tommaso PadoaSchioppa, stanno tentando di favorire la vendita dell'Alitalia all'Air France ha offerto un ottimo argomento di propaganda a Silvio Berlusconi. La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al Pdl un punto e mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo punto anche se l'intesa con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il Cavaliere potrà sempre dire che il suo no ha migliorato le condizioni della vendita per l'Italia alzando il prezzo e il livello occupazionale rispetto all'offerta iniziale.

Siamo di fronte, quindi, all'ennesimo capolavoro politico di Prodi. Ma quali sono le ragioni dell'ostinazione del Professore? Tutti, ma proprio tutti, da Berlusconi a Fausto Bertinotti, a un imprenditore amico di Veltroni come Carlo De Benedetti, hanno definito la trattativa tra governo e Air France «opaca» o «sbagliata». Un'operazione condotta esclusivamente da Palazzo Chigi e da personaggi di stretta osservanza prodiana come il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato.

Addirittura c'è un uomo del Professore anche sul versante dei compratori: Francesco Mengozzi, personaggio dell'In di Prodi, che nel 2001 era salito al vertice dell'Alitalia sponsorizzato dal braccio destro del Professore, Enrico Micheli, è stato infatti il principale consigliere dell'Air France come advisor della banca d'affari Lehman Brothers. Già, quindi, un'occhiata fugace alle biografie dei personaggi in scena fa sorgere parecchi dubbi. Il loro comportamento poi li moltiplica.

Prodi e PadoaSchioppa, infatti, hanno escluso fin dall'inizio gli altri potenziali compratori, a cominciare da Airone e Lufthansa, e assecondato tutte le richieste di Parigi: dal depotenziamento della presenza dell'Alitalia a Malpensa alla drastica riduzione del personale.

Ultimo elemento da non sottovalutare è la caparbietà con cui il Professore sta cercando di chiudere l'accordo prima delle elezioni. Insomma, ci sarebbero tanti motivi per pensar male. Tanto più che il Professore non è nuovo a svendite del patrimonio nazionale. Trentanni fa si affacciò alle luci della ribalta tentando di regalare (anche in quell'occasione il Cavaliere si mise di traverso) la Sme a De Benedetti. Il Professore non ha perso il vizio e vuole chiudere la carriera, appunto, come l'ha cominciata.