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  1. #1
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Il mito del giusto prezzo

    In questo periodo di avvicinamento alla Pasqua ortodossa, spero di fare cosa gradita ai lettori cristiani – soprattutto, ma non solo – del Gongoro traducendo questa lezione di Laurence Vance su religione ed economia tenuta all'Austrian Scholars Conference 2008 al Mises Institute (l'audio è scaricabile a questo link).

    Essendo molto lunga l'ho divisa in cinque parti, di seguito la prima.

    ___________________________

    Di Laurence M. Vance


    Il concetto del giusto prezzo è la base di un gran volume di pensiero economico errato che pervade il nostro mercato presunto libero e la società capitalistica. Leggi sull'usura, strozzinaggio, speculazione, bagarinaggio, dumping, affarismo, parità salariale, discriminazione dei prezzi, prestiti e vendita sottocosto, pacchetti di prodotti ed antitrust: sono tutti esempi tipici di questo modo fallace di pensare. Le opinioni espresse su queste pratiche e su cose come i compensi per supermodel, quadri, attori ed atleti, così come i nebulosi concetti di equità, vengono affermate similarmente nella teoria del giusto prezzo – a prescindere se l'opinionista abbia una qualche conoscenza di economia di base o persino abbia mai sentito parlare della teoria del giusto prezzo. I regolamenti che stabiliscono tetti dei prezzi, base dei prezzi, stipendio minimo, stipendio di sussistenza, stipendio familiare, controllo degli affitti, sovvenzioni di governo, sostegni dei prezzi ed in molti casi le tariffe, derivano anch'essi dalla ricerca del giusto prezzo.

    Il termine giusto prezzo è mascherato abitualmente con un eufemismo. Così, proprio come lo SCHIP (State Children’s Health Insurance Program, NdT), Medicare e Medicaid non vengono mai chiamati medicina socializzata ed proprio come non ci si riferisce mai ai crediti di imposta rimborsabili come a programmi di trasferimento di reddito, i tentativi di stabilire un giusto prezzo sono solitamente presentati in termini di rimedi agli errori del mercato o di leggi di tutela del consumatore. La menzione della teoria del giusto prezzo o provoca vuoti sguardi o, nel caso di chi sia familiare con il termine, il rigetto della nozione come una screditata dottrina religiosa medioevale.

    Non tutti i miti, naturalmente, sono creati uguali. Per esempio: l'uso del termine giusto prezzo è molto diverso da un altro mito ampiamente diffuso: quello della guerra giusta. Il principio della guerra giusta è alla base della nostra prolungata guerra in Iraq, così come della nostra crociata globale contro il terrorismo. Nella sua essenza, la dottrina riguarda l'uso della forza: quando la forza dovrebbe essere usata e che genere di forza è accettabile. Anche se molti ora sosterrebbero che la guerra in Iraq non risponde ai criteri di una guerra giusta, accettano completamente il concetto come legittimo. Infatti, è la norma piuttosto che l'eccezione quando le discussioni sulla guerra si rivolgono alla teoria della guerra giusta. Gli americani che non si considerano particolarmente religiosi, così come coloro che non hanno mai studiato i particolari della teologia e generalmente non partecipano alle discussioni teologiche, hanno cominciato improvvisamente a rivestire le loro posizioni con la retorica della teoria della guerra giusta.

    Ma oltre alla conoscenza ed all'uso dei termini, ci sono alcune differenze filosofiche importanti fra i concetti del giusto prezzo e della guerra giusta. Ci sono molti individui che riconoscono il mito del giusto prezzo, tuttavia credono il contrario riguardo a quello della guerra giusta. Il primo è visto come nocivo al funzionamento del capitalismo del libero mercato, mentre il secondo è approvato come modello per la guerra. Una distinzione più significativa è semplicemente e senza mezzi termini questa: anche se l'implementazione completa nella società del concetto del giusto prezzo potrebbe avere come risultato difficoltà economiche, perdita delle libertà ed un'economia pianificata, l'acquiescenza in appena un punto della teoria della guerra giusta potrebbe provocare la morte di migliaia di persone.

    Non penso che ci sia qualcosa di cui io scriva o parli con più fervore delle fallacie bibliche, economiche e politiche delle persone religiose. Che si tratti di sostegno cristiano ai crimini senza vittime, di buoni scolastici, di forza militare e guerra preventiva, o dello pseudo-cristianesimo e del socialismo fideistico del presidente Bush, ho sempre cercato di proclamare “l'intero consiglio di Dio” ed a distruggere la fiducia cristiana nella difesa dello stato. Come sa chiunque abbia una conoscenza delle mie riscritture da una prospettiva bellicista del Salmo Ventitrè, delle Beatitudini, e della Padre Nostro, ho adottato sempre un metodo radicalmente biblico nel debunking degli errori religiosi e nel detronizzare il grande Stato-dio. E poiché non c'è motivo di fermarsi adesso, posso quindi dire appassionato del mio soggetto che, in assenza di frode, non soltanto ogni prezzo su cui acconsentano un aspirante compratore ed un aspirante venditore è il giusto prezzo, ma questo soltanto è ciò che rende giusto il prezzo.

    È mio desiderio in questo colloquio non soltanto di spezzare il mito del giusto prezzo, ma di presentare inoltre l'argomento biblico per il “laissez faire”. Ma perché il caso biblico? La verità è la verità, non è così? “Due più due fanno quattro” è vero sia che lo scriva un apostolo su di una pergamena sia che lo faccia un insegnante su una lavagna. D'accordo. Ma poiché il concetto del giusto prezzo ha dei tratti religiosi, è essenziale che il caso biblico sia presentato. E non solo, dato che per il cristiano le Scritture non soltanto contengono la verità, sono la verità. La Bibbia è la nostra autorità finale in tutti gli argomenti – secolari e sacri – non la legge naturale, non le dottrine confessionali, non le decisioni dei consigli della chiesa, non le encicliche papali e non l'Azione Umana, per quanto alta sia la considerazione dei cristiani – com'è giusto che sia – per il pensiero economico di Ludwig von Mises. L'imperativo per il cristiano è “così ha detto il Signore,” non i trattati di teologia, non le confessioni di fede, non le tradizioni religiose, non un sistema filosofico, e non “così dice Man, Economy, and State,” anche se molti cristiani sono in debito verso Murray Rothbard per l'approfondimento della nostra comprensione del potenziale del libero mercato e della perniciosità dell'intervento statale in quel mercato.
    ___________________________

    Link all'articolo originale.

    Seconda parte: Il concetto biblico del giusto.
    Terza parte: Interventismo
    Quarta parte: L'argomento biblico per il laissez faire
    Quinta parte: Conclusione

    http://gongoro.blogspot.com/2008/03/...to-prezzo.html

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  2. #2
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    Predefinito

    Il concetto biblico del giusto

    Il concetto di giusto è biblico: Dio manda la pioggia “sul giusto e sull'ingiusto” [1]; Cristo è morto per i nostri peccati, “il giusto per l'ingiusto” [2]; ci sarà “una risurrezione dei morti, sia del giusto che dell'ingiusto.” [3] Ora, l'espressione giusto prezzo non si trova da nessuna parte nelle Scritture. Questo, naturalmente, non significa ipso facto che il concetto debba essere scartato a priori. Dopo tutto, nella bibbia non c'è neanche la parola trinità. Nelle Scritture ci sono alcuni principi generali su quando qualcosa è giusto e su cosa deve essere fatto in modo giusto. Per esempio: un uomo giusto fa ciò che è “legittimo e giusto,” [4] il giudizio ed il governo devono essere giusti, [5] i servi hanno diritto a ciò che è “giusto ed equo,” [6 ] e dovremmo seguire ciò che è “complessivamente giusto.” [7]

    Anche se ci sono numerosi riferimenti nella Bibbia a cose che sono vendute (case, terra, animali, persone, cibo), non c'è generalmente menzione di che cosa viene dato in cambio per gli articoli venduti. Due volte ciascuno leggiamo di un articolo che è stato venduto per “l'intero prezzo,” [8] del prezzo di un oggetto che è superiore ai rubini, [9] e di qualcosa che è “di grande valore.” [10] Ci sono solo pochi riferimenti ad un prezzo specifico pagato per qualcosa, gli esempi più noti sono Esaù che vende la sua primogenitura per “un boccone di carne” [11] e di Giuda che tradisce il Signore per trenta pezzi d'argento. [12]

    Anche se le Scritture non parlano di un “giusto prezzo,” leggiamo di un “giusto peso” quattro volte, [13] di una “giusta misura” cinque volte, [14] e di una “giusta proporzione” due volte. [15] In effetti, dice persino nel libro dei Proverbi che “una bilancia falsa è abominio verso il Signore: ma un giusto peso è la sua delizia.” [16 ] Dal momento che seguire ciò che è “complessivamente giusto” si applicherebbe alle nostre transazioni commerciali, l'assenza di frode sarebbe essenziale per definire giusto il prezzo di un qualsiasi prodotto. Ma si cercherà invano nelle Scritture qualunque altro concetto di cosa costituisca un prezzo giusto.

    Il giusto prezzo

    Giusto o sbagliato, il concetto del giusto prezzo sarà associato per sempre con il filosofo e teologo cattolico medioevale Tommaso d'Aquino. Nato nel 1225 circa, d'Aquino è universalmente riconosciuto come il maggiore teologo della chiesa cattolica. Nel suo grande riassunto di teologia, la Summa Theologica, d'Aquino discute il concetto del giusto prezzo nella sezione del suo “Trattato sulla Prudenza e sulla Giustizia” chiamata “Della truffa, che si commette nell'acquisto e nella vendita."

    Come Rothbard ed altri prima e dopo di lui hanno indicato, d'Aquino ha identificato il giusto prezzo, come i romanisti, i canonisti ed i teologi che lo hanno preceduto, con il comune prezzo di mercato stabilito dalla “valutazione comune” [17] di compratori e venditori. Tuttavia, come Rothbard spiega: “purtroppo, nella discussione sul giusto prezzo, S. Tommaso creò grandi problemi per il futuro essendo vago su cosa precisamente si suppone debba essere il giusto prezzo.” [18] Il giusto prezzo non poté, infatti, essere determinato con precisione. Effettivamente, potrebbe anche trovarsi all'interno di una certa gamma e variare secondo le circostanze.

    L'idea che ci sia un giusto prezzo in uno scambio economico monetario non è solo un fenomeno medioevale. È forse tanto antica quasi quanto l'attività commerciale in sé. Il concetto è stato trovato registrato in antiche iscrizioni babilonesi. [19] Questo non dovrebbe sorprendere, dato che dall'inizio del tempo non sono mancate le persone che pensavano che il loro compito fosse di occuparsi degli affari altrui. Ciò è particolarmente vero per i burocrati del governo che, in nome del servizio dell'interesse pubblico e della protezione dell'economicamente svantaggiato, intervengono violentemente nel libero mercato. Il concetto errato di Aristotele di valore equo in uno scambio commerciale ha contribuito non soltanto a secoli di confuso pensiero economico; venne fatto rivivere e fu impiegato “come giustificazione filosofica per la dottrina medioevale del giusto prezzo.” [20]

    Un motivo per l'attenzione attraverso la storia sul prezzo pagato da un compratore in uno scambio era l'ingiustificato sospetto dei commercianti e dell'attività mercantile. Aristotele, come il suo insegnante Platone, disprezzava il guadagno, il lavoro, il commercio e particolarmente il commercio al dettaglio. Molti dei padri della Chiesa delle origini consideravano l'avidità come la base del commercio. I mezzi immorali erano considerati la regola piuttosto che l'eccezione quando si trattava di attività commerciali. Il guadagno di una parte in una transazione si pensava potesse essere realizzato soltanto con la perdita di un'altra. Queste idee sono continuate nel Medio Evo – nonostante l'atteggiamento positivo nei confronti dei commercianti del grande Padre della Chiesa Agostino. Due formule ecclesiastiche hanno oscurato la professione dei commercianti medioevali: “colui che compra a buon mercato per vendere caro, cerca un vergognoso profitto,” e “è difficile fra compratori e venditori non cadere nel peccato.” [21]

    Secondo il diritto romano, il prezzo in una transazione è determinato solamente dall'interazione tra compratore e venditore. L'eccezione si faceva soltanto per un caso di secondaria importanza che era stato frainteso. Sotto il codice di Giustiniano c'erano determinati casi, come la vendita di terreni, in cui la protezione era accordata, non al compratore, ma al venditore, se la terra fosse stata venduta per meno della metà del suo valore. Il “laissez-faire” nelle transazioni era la norma. Poiché tutti gli uomini desiderano comprare a buon mercato e vendere a caro prezzo, si prevedeva che ogni compratore ed ogni venditore provasse a superare in astuzia l'altro. La frode, naturalmente, non era tollerata da nessuna delle due parti.

    Purtroppo, l'eredità romana della libertà di contrattazione fu talvolta distorta nel Medio Evo da alcune idee errate. Comprare e vendere per profitto, le transazioni speculative, vendere merci per profitto senza miglioramenti, vendere le merci ad un prezzo superiore a quello del loro acquisto senza necessità, e gli aumenti di prezzo sulle vendite a credito non era visto di buon occhio perché erano tutte attività considerate come usura nascosta, che era stata “universalmente proibita e definita nei termini più espliciti.” [22] Venivano fatte delle distinzioni fra ciò che era ammesso nelle transazioni commerciali dei laici e del clero. Oltre che il prezzo di mercato, il giusto prezzo poteva anche essere il prezzo “fissato dai governi o dalle gilde privilegiate dal governo.” [23]

    C'erano, tuttavia, due punti di vista che erano decisamente in minoranza. Il primo, che il prezzo giusto fosse soltanto quello che, oltre al lavoro e le spese, permetteva al venditore di mantenere la sua condizione sociale. E il secondo, che il prezzo giusto fosse il costo di produzione più la compensazione per il lavoro ed il rischio corso. Il primo è stato considerato inaccuratamente come tipico della dottrina scolastica del giusto prezzo; [24] il secondo ha fatto nascere la teoria del valore-lavoro di Smith, Ricardo e Marx. Si dovrebbe precisare che le discussioni medioevali sul lavoro, sulle spese, sul rischio e sul profitto avevano generalmente lo scopo di giustificare i profitti mercantili piuttosto che di determinare i giusti prezzi.

    Come i suoi predecessori, Tommaso d'Aquino sostenne la necessità di un giusto prezzo in ogni transazione. Nell'esaminare il suo insegnamento nell'insieme, vediamo un certo numero di principi:
    • Il mercante presta un servizio importante
    • Il mercante può condurre gli affari senza peccare
    • Acquistare e vendere sono a vantaggio di entrambe le parti
    • Ingannare sullo stato delle merci in una vendita è frode
    • Il prezzo è influenzato dai cambiamenti nella domanda e nell'offerta
    • Il prezzo può variare nello spazio
    • Il prezzo può variare nel tempo
    • Il prezzo è una funzione di utilità
    • Il giusto prezzo è una valutazione e non può essere fissato con precisione matematica
    • Il giusto prezzo è il prezzo di mercato corrente
    • Il prezzo dovrebbe rappresentare il vero valore delle merci
    È questo ultimo concetto che manda Tommaso fuori strada. Invece di considerare il valore come puramente soggettivo, egli sostenne che “se il prezzo eccede la quantità del valore della cosa o, per contro, la cosa eccede il prezzo, non c'è più eguaglianza di giustizia: e conseguentemente, vendere una cosa per più del suo valore, o comprarla per meno del suo valore, è in sé ingiusto ed illegale.” [25 ] Il venditore che “ha ricevuto più del dovuto deve compensare colui che ha sofferto la perdita, se la perdita è considerevole.” [26] Proprio come “nessun uomo desidera comprare una cosa per più di quel che vale” così "nessun uomo dovrebbe vendere una cosa ad un altro uomo per più del suo valore.” [27]

    A suo credito, d'Aquino non prescrisse né le autorità né i mezzi con cui qualsiasi deviazione dal giusto prezzo doveva essere fatta rispettare. Non richiese mai esplicitamente nessuna azione di stato a parte lo stabilire pesi e misure. [28] Ed affinché i miei amici cattolici non ritengano che voglia stuzzicarli, dovrei dire che Lutero non sfidò né la nozione di valore intrinseco né l'immoralità dell'interesse. Per i cattolici in particolare, suggerisco di tutto cuore The Church and the Market: A Catholic Defense of the Free Economy, di Tom Wood del Mises Institute.

    Toccherà ai tomisti scolastici spagnoli del sedicesimo secolo dare risalto al fatto che non c'è modo obiettivo di determinare il prezzo. Il giurista Francisco de Vitoria ed i suoi discepoli nella scuola di Salamanca sostenne che il prezzo è basato semplicemente sulla domanda e sull'offerta, senza riguardo al costo del lavoro o alle spese. L'inefficienza dei produttori, la sventura degli speculatori e tutte le altre conseguenze negative dell'incompetenza o della sfortuna dovevano essere sopportati egualmente dai venditori e dai compratori. Anche il venditore del lusso, del superfluo e delle frivolezze potrebbe, in assenza “di frode, inganno, o coercizione,” [29] accettare qualsiasi prezzo che un compratore fosse disposto a pagare. Contrariamente a Jean Gerson, cancelliere dell'università di Parigi, che aveva precedentemente suggerito “che i prezzi fissati venissero estesi a tutti i prodotti, sulla base che nessuno dovrebbe presumere di essere più saggio del legislatore,” [30] seguaci della scuola di Salamanca come Martin Azpilcueta e Luis de Molina “si opposero a qualunque controllo dei prezzi perché era inutile in tempo di abbondanza ed inefficace o nocivo in tempo di penuria.” [31]
    ___________________________

    Note

    [1] 1 Matteo 5:45.
    [2] 1 Pietro 3:18.
    [3] Atti 24:15.
    [4] Ezechiele 18.
    [5] Deuteronomio 16:18; 2 Samuele 23:4.
    [6] Colossesi 4:1.
    [7] Deuteronomio 16:20.
    [8] 1 Cronache 21:22, 24.
    [9] Giobbe 28:18; Proverbi 31:10.
    [10] Matteo 13:46; 1 Pietro 3:4.
    [11] Ebrei 12:16.
    [12] Matteo 27.
    [13] Levitico 196; Deuteronomio 25:15; Proverbi 11:1, 16:11.
    [14] Levitico 196; Deuteronomio 25:15; Ezechiele 45:10.
    [15] Levitico 196; Ezechiele 45:10.
    [16] Proverbi 11:1.
    [17] Raymond de Roover, “The Concept of the Just Price: Theory and Economic Policy,” The Journal of Economic History 18 (dicembre, 1958), 424.
    [18] Murray N. Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith: An Austrian Perspective on the History of Economic Thought, vol. I (Cheltenham, Regno Unito: Edward Elgar, 1995), 52.
    [19] John W. Baldwin, The Medieval Theories of the Just Price: Romanists, Canonists, and Theologians in the Twelfth and Thirteenth Centuries (Philadelphia: American Philosophical Society, 1959), 8.
    [20] Ibid., 10.
    [21] Ibid., 47.
    [22] Ibid., 34.
    [23] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 41.
    [24] de Roover, 420.
    [25] Thomas Aquinas, Summa Theologica, II, ii, q. 77, art. 1.
    [26] Ibid.
    [27] Ibid.
    [28] Ibid., II, ii, q. 77, art. 2.
    [29] de Rover, 427.
    [30] Ibid., 425.
    [31] Ibid., 426.
    ___________________________

    Link all'articolo originale.


    Terza parte: Interventismo
    Quarta parte: L'argomento biblico per il laissez faire
    Quinta parte: Conclusione

    http://gongoro.blogspot.com/2008/04/...-prezzo-2.html

  3. #3
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    Interventismo

    Dire che queste idee sono state trascurate è una colossale minimizzazione. La storia del pensiero economico è la storia del tentativo da parte dei gruppi di interesse particolare e delle bambinaie del governo di fissare o regolare i prezzi delle merci e dei servizi. Qui siamo quattrocento anni più tardi negli Stati Uniti d'America – il gran bastione del capitalismo e dei mercati liberi – e cosa vediamo? Non vediamo altro che interventismo, che, come Mises ci ricorda, “è un metodo per la trasformazione del capitalismo in socialismo in una serie di passi successivi.” [32] Eccone alcuni esempi.

    Lo Stipendio Minimo

    Il Congresso ha recentemente aumentato lo stipendio minimo federale perché, nella sua infinita saggezza, ha deciso che il prezzo giusto per il lavoro è un minimo di 5.85$ l'ora. Tuttavia, il Congresso ha già deciso che il suo prezzo giusto per il lavoro sarà ingiusto il 24 luglio di quest'anno, rendendo necessario un nuovo stipendio minimo di 6.55$ l'ora. E con precisione econometrica, quella somma è già stata decretato che sarà ingiusta il 24 luglio dell'anno successivo, e aumenterà nuovamente a 7.25$ l'ora.

    Non è necessario essere un economista per vedere gli effetti nocivi della legge dello stipendio minimo. È un fatto innegabile che il costo del lavoro negli affari crescerà. Questo risulterà in una diminuzione dei profitti a meno che i maggiori costi possano venir compensati aumentando i prezzi. Se questo non è possibile, allora le imprese saranno forzate ad uscire dal mercato o a vivere con un margine di guadagno più basso.

    Ma non sono solo le imprese ad essere danneggiate dallo stipendio minimo. Innalzando barriere di ingresso per i non qualificati ed i non istruiti, esso causa disoccupazione.

    Ed ancor più importante dell'argomento economico contro lo stipendio minimo è il fatto che tali leggi violano la libertà di contratto. Infrangono il diritto di un datore di lavoro e di un impiegato di scegliere l'accordo sullo stipendio che preferiscono. Le leggi sullo stipendio minimo inoltre promuovono la nozione che il governo è responsabile del nostro benessere e e della nostra prosperità.

    Sostegni al prezzo dello zucchero

    Il Congresso ha fatto gli straordinari per assicurarsi che i produttori di zucchero degli Stati Uniti ricevessero un giusto prezzo per il loro prodotto. Con l'eccezione di un breve periodo quadriennale alla conclusione del diciannovesimo secolo, gli Stati Uniti hanno mantenuto dei dazi su tutto lo zucchero importato dal 1798. Dalla loro re-imposizione nel 1894, queste tariffe sono rimaste per il solo scopo di sostenere l'industria saccarifera domestica.

    La combinazione di basse quote di importazione, di alte tariffe, di assegnazioni di vendita, di prezzi elevati e dell'accesso a prestiti riservati ha reso la lavorazione dello zucchero negli Stati Uniti un dolce affare. Il risultato di tutto questo è un prezzo artificialmente elevato per lo zucchero – da due a quattro volte il prezzo dello zucchero venduto sul mercato mondiale. Nel quadro del programma di prestiti riservati, se il prezzo di mercato dello zucchero manipolato dal governo cade sotto il tasso di prestito fissato a 0.18$/lb per lo zucchero di canna o 0.22$/lb per lo zucchero di barbabietola, allora i raffinatori possono vedersi confiscato il loro zucchero come rimborso del prestito.

    La banda di ladri nel Congresso che accettano 2 - 3 milioni di dollari in regalo ad ogni elezione congressuale dai loro padrini dell'industria saccarifera sta costando ai consumatori americani centinaia di milioni di dollari l'anno attraverso prezzi più alti non solo sullo zucchero, ma su qualsiasi cosa fatta con lo zucchero. I contribuenti vengono inoltre fregati quando i prestiti riservati sono rimborsati in zucchero, che deve a quel punto essere immagazzinato e quindi utilizzato in qualche modo.

    Ma perché fermarsi allo zucchero? Perché non pancetta affumicata e uova o fegato e cipolle? I produttori di questi articoli non sono autorizzati ad un giusto prezzo per le loro merci? Perché la protezione speciale per lo zucchero? È lo zucchero essenziale per la sicurezza nazionale?

    Speculazione

    Le leggi sulla speculazione si basano sulla fallacia che ci sia un giusto prezzo per ogni bene e servizio ed ancor più durante il maltempo o alcuni stati d'emergenza proclamati dal governo. La Camera degli Stati Uniti ha passato l'ultima legge federale di prevenzione della speculazione [33] l'anno scorso. Questa proposta di legge renderebbe “illegale durante un periodo dichiarato dal presidente come emergenza energetica vendere benzina o qualunque altro distillato del petrolio ad un prezzo che: (1) è irragionevolmente eccessivo; o (2) indica che il venditore sta ingiustamente traendo vantaggio dalle circostanze di un'emergenza per aumentare i prezzi irragionevolmente.”

    Secondo gli statuti del mio stato (Florida): è illegale durante lo stato d'emergenza dichiarato dal governatore “per una persona o la sua o il suo agente o impiegato affittare o vendere o offrire in locazione o vendita ad un prezzo irragionevole all'interno della zona per cui lo stato d'emergenza è stato dichiarato, ogni prodotto essenziale compresi, ma non limitandosi a, rifornimenti, servizi, provvigioni, o attrezzature necessari per uso o consumo come risultato diretto dell'emergenza.” [34]

    E come lo stato della Florida determina che un prezzo sia irragionevole? Semplice. Secondo gli statuti della Florida, titolo 33, cap. 501, sez. 160:
    L'importo addebitato rappresenta una disparità lorda fra il prezzo della merce o l'affitto o prestito di ogni unità abitativa o di immagazzinamento che sia oggetto di offerta o transazione ed il prezzo medio a cui tale merce o unità abitativa o di immagazzinamento sono stati affittati, prestati, venduti, o sono stati offerti per affitto o vendita nel corso del commercio usuale durante i 30 giorni immediatamente prima di una dichiarazione di uno stato d'emergenza, e l'aumento nell'importo addebitato non è attribuibile ai costi supplementari incontrati in relazione all'affitto o la vendita della merce o l'affitto o il prestito di ogni unità abitativa o di immagazzinamento, o a tendenze del mercato domestico o internazionale; o l'importo addebitato all'ingrosso eccede il prezzo medio a cui lo stesso o una merce simile era prontamente ottenibile nell'area commerciale durante i 30 giorni immediatamente precedenti una dichiarazione di stato d'emergenza e l'aumento nell'importo addebitato non è attribuibile ai costi supplementari incontrati in relazione all'affitto o la vendita del prodotto o l'affitto o il prestito di ogni unità abitativa o di immagazzinamento, o a tendenze del mercato nazionale o internazionale. [35]
    Sono stato accusato di usare frasi lunghe in alcuni dei miei articoli, ma questa era una frase di 196 parole.

    Ma se pensate che sia stato giusto che qualcuno aiuti un abitante della Florida durante uno stato d'emergenza offrendogli le merci ed i servizi ad un prezzo più basso del prezzo di mercato, ripensateci. È un crimine in Florida offrire merci e servizi da vendere al pubblico durante l'emergenza a meno che non si sia in possesso di una licenza di commercio della Florida.

    Ancora peggio. Ci può essere speculazione quando non c'è alcun stato d'emergenza. Il Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti mantiene un sito web [36] con un “Formulario di Vigilanza del Prezzo del Gas.” Poiché il Dipartimento per l'Energia è “molto interessato circa l'effetto dei prezzi della benzina sulle famiglie americane,” sta lavorando, non soltanto per occuparsi delle “questioni del rifornimento,” ma anche per “assicurarsi che le famiglie americane vengano trattate ragionevolmente.”

    Così, se non sapete niente su domanda ed offerta, capacità delle raffinerie, futures della benzina, surplus di produzione mondiale e prezzo di un barile di petrolio greggio, ma credete che ci possa essere speculazione, siete incaricati dal Dipartimento per l'Energia di “prendere contatto con le vostre autorità locali e di compilare il formulario sottostante.”

    Chiunque con un minimo di senso economico sa che la speculazione non è altro che addebitare quello che il mercato può sopportare. Le leggi sulla speculazione violano i diritti di proprietà dei proprietari delle risorse, ostacolano la capacità di segnalazione del sistema dei prezzi, contribuiscono alla cattiva allocazione delle risorse e causano scarsità.

    Dumping

    Le leggi di antidumping sono fra i tentativi più illogici dei governi di mantenere un giusto prezzo per un bene perché, piuttosto che essere interessate alla protezione del consumatore dai prezzi elevati, le leggi di antidumping puniscono i produttori stranieri per aver osato offrire prezzi bassi ai consumatori. Così, secondo gli economisti di governo, il giusto prezzo di un bene può in realtà essere un prezzo più alto di quello che qualcuno è disposto a pagare.

    Un fornitore straniero è accusato normalmente di dumping quando il prezzo di un prodotto che egli esporta ad un altro paese è minore del costo di produzione del prodotto o del prezzo che addebita nel suo paese. Le leggi di antidumping sono ancor più insidiose del dubbio concetto di vendita sottocosto. Una ditta straniera può essere accusata di dumping e deve pagare dazi antidumping, per il crimine di provare a competere nel mercato degli Stati Uniti.

    Le leggi di antidumping non sono progettate per proteggere il pubblico, sono progettate per proteggere i produttori nazionali dalla concorrenza straniera. Sono solo una altra forma di protezionismo per assicurare che ditte selezionate degli Stati Uniti ricevano i prezzi giusti per le loro merci. E chi decide quali sono questi prezzi giusti? Le ditte, con tutti i membri del Congresso che possono corrompere o altrimenti convincere. Dal momento che molte tariffe vengono gradualmente ridotte o eliminate, le leggi di antidumping permettono che le nazioni predichino il libero scambio mentre si esercitano nel protezionismo. Come la rimozione delle tariffe e la pratica di libero scambio reale (in contrasto con il commercio controllato dal governo), l'eliminazione delle leggi di antidumping risulta nell'aumento della concorrenza, che conduce a prezzi più bassi per i consumatori, a metodi di produzione più efficienti, ed a maggiore innovazione.

    Usura

    Niente nella storia ha provocato più tentativi da parte dei governi di stabilire un giusto prezzo della questione dell'usura. Eticamente, l'usura è un tasso di interesse esorbitante. Legalmente, l'usura è un tasso di interesse illegale. Ma in quello che oggi è visto come il suo senso arcaico o obsoleto, l'usura è semplicemente il prezzo dell'interesse caricato su un prestito per la mancanza dell'utilizzo del denaro e per il rischio di perderlo. Quindi, abbiamo questa distinzione artificiale fra usura e interesse.

    Cominciando con la proibizione nel quarto secolo contro l'interesse caricato dal clero su un prestito, l'usura di ogni genere venne condannata quasi universalmente durante il Medio Evo. Caricare dell'interesse su un prestito veniva considerato come un furto. Non sorprendentemente, gli usurai – cioè, chi presta denaro – erano disprezzati. Nella Divina Commedia Dante mise gli usurai nel settimo girone dell'inferno con i blasfemi ed i sodomiti. Tommaso d'Aquino, purtroppo, nonostante le “intrinseche contraddizioni” [37] nella sua trattazione dell'usura, contribuì notevolmente all'“irrazionalità” e al “completo nonsense” [38] che hanno caratterizzato la dottrina medioevale dell'usura. La distinzione fra usura e interesse apparve a causa del tentativo di aggirare la condanna medioevale dell'usura. Come Rothbard spiega: "i giuristi ed i teologi hanno dovuto impegnarsi in abili ed ingegnose contorsioni di ragionamento per fare delle eccezioni nella proibizione ed accomodare la crescente pratica di prestare denaro e di caricare interesse su un prestito.” [39]

    Anche se Lutero condivise l'avversione scolastica per l'usura, al riformatore francese Giovanni Calvino è spesso accreditato la liberazione del mondo dalle catene dell'usura medioevale. Calvino, tuttavia, non era Claudius Salmasius, un calvinista olandese del diciassettesimo secolo che ha “l'onore di mettere la parola fine alla proibizione dell'usura.” [40] Calvino temperò la sua accettazione dell'usura con alcune qualificazioni: l'usura non dovrebbe essere presa dal povero, nessuno dovrebbe dedicarsi all'usura come sua forma di occupazione, l'usura dovrebbe esercitarsi con equità e carità. Il problema con l'ultima condizione di Calvino è evidente: quale tasso di interesse è giusto e caritatevole? In altre parole: Qual è il prezzo giusto dei soldi presi in prestito? Ed una volta che un tasso di interesse giusto è determinato, chi deve regolare la sua applicazione? Come, lo stato, naturalmente. Ecco perchè c'era un tetto sui tassi di interesse nella Ginevra di Calvino. Ed ecco perché tutti i cinquanta stati regolano i tassi di interesse nel ventunesimo secolo.

    Dire che l'usura è un'area complessa della legge è una dichiarazione tremendamente incompleta. Le leggi variano ampiamente da stato a stato. Secondo gli statuti della Florida:
    Sarà usura ed illegale per chiunque, o per ogni agente, ufficiale, od altro rappresentante di chiunque, riservare, caricare, o prendere per qualsiasi prestito, anticipo di denaro, linea di credito, tolleranza per fare rispettare la raccolta di qualsiasi somma di denaro, o altro obbligo, un tasso di interesse maggiore dell'equivalente del 18 per cento l'anno di interesse semplice. [41]
    Anche se lo stato della Florida non conosce davvero quale dovrebbe essere il prezzo giusto per il denaro preso in prestito, sostiene di sapere che il tasso massimo di interesse che può essere caricato è il 18 per cento. Un aumento in questa quantità di una minima percentuale renderebbe il tasso ingiusto e sottoporrebbe il prestatore a pene criminali.

    E qual è la base di questo tasso? Non è basato sul tasso preferenziale, sul tasso dei fondi monetari federali, sul tasso di sconto, o sul tasso LIBOR. Non è basato sul tasso dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti, delle banconote, o delle fatture. Non è basato sul tasso del mercato. Non è neppure basato su qualche media storica. Il tasso massimo è il 18 per cento perché gli avvocati, gli economisti ed i legislatori impiegati dallo stato della Florida dicono così, ecco perché. Tuttavia, se uno attraversa il confine con l'Alabama, il tasso cade all'otto per cento. Ciò che è giusto in Alabama è ingiusto in Florida.

    Il caso contro le leggi sull'usura è stato fatto per centinaia di anni. In Gran Bretagna, Jeremy Bentham scrisse una difesa dell'usura nel 1796 in cui propose sensatamente che
    nessun uomo di età matura e dalla mente sana, che agisca liberamente e con gli occhi aperti, deve essere ostacolato, guardando al suo vantaggio, dal fare un tale affare, per ottenere del denaro, come considera giusto: né (che è una conseguenza necessaria) alcuno ostacolato dal fornirglielo, su qualunque termine considera adeguato. [42]
    Il poeta americano William Cullen Bryant scrisse una potente critica delle leggi sull'usura nel 1836. Qui precisa quello che gli autori della Legge di Reinvestimento della Comunità avrebbero dovuto realizzare:
    C'è un intrinseca ed ovvia differenza fra i mutuatari, che non soltanto giustifica ma assolutamente richiede, da parte di un uomo prudente disposto ad alleviare i desideri dei candidati, un tasso di interesse molto diverso. Due persone possono difficilmente presentarsi in circostanze precisamente uguali per sollecitare un prestito. Un uomo è prudente; un altro è impetuoso. Uno è un serio calcolatore, sobrio nei suoi punti di vista e freddo nel suo temperamento; un altro è visionario ed entusiastico. Uno ha tangibile sicurezza da offrire; un altro nient'altro che una disinvolta promessa. Chi dirà che prestare dei soldi a queste diverse persone valga in ogni caso un premio uguale? [43]
    E come Rothbard ha precisato, prestare denaro è un commercio nel mercato come gli altri: “se il numero degli usurai si moltiplica, il prezzo del denaro o dell'interesse sarà portato giù dalla concorrenza. Così, se non vi piacciono gli alti tassi di interesse, più usurai ci sono e meglio è!” [44]

    Lo Stato

    Ho sostenuto che, in assenza di frode – non in assenza di ignoranza, di pigrizia, di avidità, o di stupidità – non soltanto qualsiasi prezzo su cui si siano accordati un aspirante compratore e un aspirante venditore è il giusto prezzo, questo da solo è ciò che rende giusto il prezzo. Un giusto prezzo per un articolo non esiste indipendentemente da una transazione fra il compratore ed il venditore. È sia impossibile che immorale che un qualsiasi organo di governo istituisca, regoli, controlli, o suggerisca quale sia un giusto prezzo. È impossibile perché lo stato non è onnisciente; è immorale perché lo stato non ha l'autorità di intervenire nel mercato.

    Anche se fosse possibile stabilire il giusto prezzo delle merci e dei servizi al di fuori di una transazione di mercato, nessuna agenzia governativa o ente competente, anche con l'esercito degli economisti al servizio del governo degli Stati Uniti che ora è forte di 4.800 unità, è capace di determinare quale dovrebbe essere il giusto prezzo. Semplicemente non si può fare – a meno che, naturalmente, vogliamo attribuire l'onniscienza allo stato. E come Mises spiega: "una volta che il controllo dei prezzi è dichiarato un compito del governo, un numero indefinito di tetti dei prezzi deve essere fissato e molti di essi devono, con il variare delle circostanze, essere cambiati continuamente.” [45]

    D'accordo, dice lo scettico nell'onniscienza dello stato, ma lo stato è ancora più astuto della cittadinanza. Le masse hanno bisogno della tutela del consumatore, affinché non prendano parte a ingiusti scambi non regolati e incontrollati. Abbiamo bisogno che lo stato vigili per noi e ci impedisca di prendere parte a questi scambi ingiusti, o almeno che ci avverta per tempo o ci informi in seguito. È vero, la gente si impegna volontariamente in questi scambi ingiusti, ma non si rendono conto che sono ingiusti.

    Ora vedo la luce: lo stato non è un dio, è solo una bambinaia. Ma lo stato è uno strano tipo di bambinaia. È l'unica bambinaia che vi obbliga ad assumerla. È l'unica bambinaia che fa come secondo lavoro il poliziotto mondiale. È l'unica bambinaia che impiega la coercizione, la costrizione, le minacce, le multe e la cattura.

    Questo suscita la domanda sul ruolo dello stato. Ho sostenuto che sarebbe immorale che lo stato intervenisse nel mercato. Nell'ordine naturale delle cose, è normale commerciare con chiunque e qualunque cosa si desidera. Perchè dovrebbe essere considerato criminale se il vostro vicino interferisce con la forza con i vostri acquisto, vendite, affitti, prestiti, crediti e debiti, ma benevolo se a farlo è il governo? Si suppone che lo scopo del governo sia di proteggere la vita, la libertà e la proprietà. E come uno degli anti-federalisti ha dichiarato: "per qualsiasi governo fare più di questo è impossibile, e quelli che falliscono in questo sono in difetto.” [46 ]

    Se c'è una cosa come il giusto prezzo, allora l'estensione in cui esso influenza le decisioni di valutazione di qualcuno dovrebbe essere una funzione della religione, dell'etica e della moralità – non una funzione della legge. Garantirò persino che potrebbe essere immorale in determinate circostanze fare pagare un particolare prezzo. Ma questo non significa che dovrebbe essere illegale. I vizi non sono crimini. Dire che il giusto prezzo è un imperativo morale è una cosa, ma renderlo un dispositivo legale è qualcosa di diverso che apre il letale vaso di Pandora dell'intervento del governo che non può mai esser richiuso. La separazione di stato e mercato è tanto importante quanto la separazione tra stato e chiesa.
    ___________________________

    Note

    [ 32 ] Ludwig von Mises, Planning for Freedom, 4a ed. (Grove City: Libertarian Press, 1980), 26.
    [33] H.R. 1252, 110o Congresso (2007).
    [34] Statuti Della Florida, Titolo 33, Capitolo 501, Sezione 160.
    [35] Ibid.
    [36] http://gaswatch.energy.gov.
    [37] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 56.
    [38] Ibid., 54.
    [39] Ibid., 45.
    [40] Ibid., 144.
    [41] Statuti Della Florida, Titolo 39, Capitolo 687, Sezione 3.
    [42] Jeremy Bentham, Defence of Usury (London: T. Payne and Son, 1787), 2.
    [43] Citato in Joseph L. Blau, ed., Social Theories of Jacksonian Democracy (Indianapolis: Bobbs Merrill, 1954), 210.
    [44] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 144.
    [45] Ludwig von Mises, Bureaucracy (Cedar Falls: Center for Futures Education, 1983), 7.
    [46] Philadelphiensis, citato in John P. Kaminski ed in Gaspare J. Saladino, eds., The Documentary History of the Ratification of the Constitution, vol. XIV (Madison: State Historical Society of Wisconsin, 1983), 351.
    ___________________________

    Link all'articolo originale.

    Quarta parte: L'argomento biblico per il laissez faire
    Quinta parte: Conclusione

    http://gongoro.blogspot.com/2008/04/...-prezzo-3.html

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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    L'argomento biblico per il laissez faire

    Ci sono due ragioni per le quali devo presentare l'argomento biblico per il laissez-faire. Il primo l'ho già accennato: l'autorità per il cristiano sono le Scritture, non una scuola particolare di economia. Il secondo è un motivo molto doloroso: le opinioni economiche del tipico economista cristiano sono analoghe a quelle di Karl Marx e di John Maynard Keynes.

    La disparità della ricchezza è un problema particolare per tutti e tre gli individui. Questo è Marx nel suo Das Kapital:
    Nella proporzione in cui il capitale si accumula, la parte del lavoratore, che la sua paga sia alta o bassa, deve peggiorare.... L'accumulazione della ricchezza ad un polo è allo stesso tempo accumulazione di miseria, di agonia del lavoro, di schiavitù, di ignoranza, di brutalità, di degradazione mentale al polo opposto. [47]
    Questo è Keynes nella sua Teoria Generale:
    Gli eccezionali difetti della società economica in cui viviamo sono la sua incapacità di fornire la piena occupazione e la sua distribuzione iniqua ed arbitraria di ricchezza e guadagni. [48]
    Ma questo è Robert L. White, un cristiano, in Biblical Economics: Economic Myths versus Biblical Values, pubblicato appena un paio di anni fa:
    Il funzionamento dell'economia di mercato durante gli ultimi 20 anni ha provocato crescenti diseguaglianze, persistente povertà, disoccupazione cronica e più persone senza assicurazione sanitaria. [49]

    Queste crescenti diseguaglianze vanno “molto oltre quello che potrebbe essere considerato equo e giusto secondo gli standard storici.” [50]
    White ha lauree in economia e teologia ed ha lavorato sia come pastore che come economista. Era in effetti uno di quegli 4.800 economisti governativi a cui ho accennato precedentemente. Spero che il vangelo che White predica fosse più biblico delle sue dichiarazioni economiche. Ecco un po'di più di economia “biblica” di White:
    Se alcuni hanno troppo ed altri hanno troppo poco, la risposta dalla Bibbia è che nessuno dovrebbe avere troppo e nessuno dovrebbe avere troppo poco. Tutti dovrebbero avere abbastanza. [51]

    C'è abbastanza per tutti a condizione che ciascuno di noi prenda soltanto quello di cui ha bisogno. [52]

    Il concetto dell'imparzialità è che la gente è obbligata a restituire in proporzione a quanto ha ricevuto. [53]

    La giustizia sociale richiede che una società giusta sia caratterizzata da un miglioramento continuo nelle prospettive dei meno avvantaggiati. [54]

    Non c'è motivo teorico o empirico per attendersi che tutti gli obiettivi economici della società vengano raggiunti sistematicamente dal mercato. In altre parole non si può assumere che la giustizia, l'equità e l'imparzialità accadano automaticamente e quindi devono essere fini ed obiettivi intenzionali nel reame delle politiche pubbliche. [55]
    Secondo White, l'economia del libero mercato è un “idolo.” [56] C'è una guerra culturale “fra la prevalente ideologia del ‘libero mercato’ e i valori biblici.” [57] L'odierna “ideologia economica prevalente” promuove “l'avidità ed il consumismo al di sopra del bene comune.” [58] La lezione che si suppone dobbiamo ricevere da Gesù che nutre le moltitudini è che “se il pane è spezzato e diviso, ce ne sarà abbastanza per tutti.” [59] Poiché crede che "i ricchi stiano diventando più ricchi ed i poveri più poveri,” [60] White deplora le riduzioni della tasse. [61] Denigra giustamente l'aumento della spesa della difesa, ma soltanto perché distoglie i finanziamenti dai programmi sociali. [62] Apprezza la sanità nazionalizzata e l'ambientalismo. [63] È inoltre molto interessato dal riscaldamento globale e dalle emissioni di gas serra. [64] in breve, rifiuta il “laissez faire” in favore dell'intervento di governo.

    White, naturalmente, non è solo. Quando il noto economista cristiano Donald Hay propose otto principi biblici concernenti la vita economica contemporanea, non soltanto escluse specificamente i diritti di proprietà privata, [65] ma dichiarò anche che “il governo non dovrebbe esitare ad usare i meccanismi tradizionali di tassa e trasferimento per assicurare che chi non ha i mezzi per soddisfare i bisogni basilari di vita ne sia dotato.” [66 ] Ma White è tipico. La sua trinità è lo stato, la terra e la giustizia sociale. È uno statalista fino in fondo.

    Contrariamente a White, credo che il vero spirito del Nuovo Testamento sia lo stesso del laissez faire.

    Dal laissez faire non intendo l'intervento del governo – nessun protezionismo, nessuna assegnazione di privilegi, nessuna ridistribuzione di ricchezza, nessun programma contro la povertà, nessun programma di disoccupazione, nessuna sovvenzione, nessun controllo dei prezzi, nessuna regolazione, nessuna legge antitrust, nessuna legislazione del lavoro, nessuna pianificazione centrale, nessuno stato-bambinaia.

    Quindi, un sistema economico laissez faire comprende i mercati liberi, il sistema libero dei prezzi, il libero scambio, l'attività imprenditoriale, la sovranità del consumatore, la carità privata, la proprietà privata dei mezzi di produzione privati, la proprietà privata, i beni privati, l'iniziativa privata, l'innovazione privata, la libertà di contratto, la libertà di scelta, la responsabilità individuale, così come il rischio della perdita ed la possibilità del fallimento. E come Rothbard spiega: “la dottrina del libero-mercato o laissez faire non presuppone che tutti sappiano sempre cos'è meglio per il proprio interesse; asserisce piuttosto che tutti dovrebbero avere il diritto di essere liberi di perseguire il proprio interesse come meglio credono.” [67]

    È soltanto naturale che gli uomini abbiano la libertà di essere lasciati da soli e di fare quello che vogliono con il loro. Gli statalisti cristiani come Robert White non possono né stabilire né confermare la loro posizione dal Nuovo Testamento senza leggere la loro concezione di giustizia sociale nella bibbia, applicando gli ammonimenti che il governo dà agli individui e leggendo opacamente le Scritture attraverso le lenti dell'interventista.

    Ricchezza

    In primo luogo, dobbiamo riesaminare l'argomento della ricchezza nella Bibbia. Sappiamo che ci sono alcune cose negative dette nelle Scritture sulla ricchezza e sugli uomini ricchi. Ci viene detto nel Libro dei Proverbi di che "i ricchi non fanno profitto nel giorno dell'odio: ma la rettitudine gli sarà consegnata dalla morte.” [68] Leggiamo nel libro di Luca dell'uomo ricco nell'inferno, [69] l'uomo ricco che costruì granai più grandi per accumulare un tesoro per sé, [70] e degli uomini ricchi che hanno fatto affidamento soltanto nella loro ricchezza. [71]

    Ma non è la ricchezza per se ad essere denigrata nella Bibbia. Piuttosto, è il confidare nella ricchezza, vantarsi della ricchezza, desiderare la ricchezza, o ottenere illegalmente la ricchezza. Alcuni dei più grandi uomini nel Vecchio Testamento erano anche alcuni dei più ricchi. Gli uomini apprezzano Abramo, Giobbe, Davide, Giosafatte, Ezechiele e, naturalmente, re Salomone, che, perché benedetto da Dio, “sorpassò tutti i re della terra in ricchezza ed in saggezza.” [72] Nel Nuovo Testamento, l'uomo che ricevette il corpo di Gesù da Pilato e che propriamente lo seppellì nella “sua nuova tomba” [73] era un uomo ricco, Giuseppe di Arimatea. [74]

    Il Nuovo Testamento ammonisce il ricco, non perché diventi povero, ma perché non sia presuntuoso, né abbia fiducia nell'incerta ricchezza, ma nel Dio vivente, che dà a noi in abbondanza tutte le cose da godere; che faccia il bene, che sia ricco di opere buone, pronto a distribuire, desideroso di comunicare.” [75] E contrariamente a Marx ed alla tassa di proprietà del governo degli Stati Uniti, i genitori devono risparmiare per i loro bambini, [76] e “un uomo buono lascia un'eredità ai suoi figli.” [77] Non è il denaro in sé ma l'amore di soldi ad essere diffamato nel Nuovo Testamento.

    Come Rothbard ha riconosciuto: “Violente denunce contro l'eccessivo amore per il denaro non implica necessariamente l'ostilità al commercio o alla ricchezza." [78]

    Grazie a Dio per gli uomini ricchi che usano saggiamente i loro soldi. Molti ministri cristiani sono stati finanziati da individui ricchi, come l'istituto Mises. Nel Nuovo Testamento non c'è imperativo o implicazione per lo stato o per un qualsiasi individuo di dedicarsi alla ridistribuzione della ricchezza.

    Povertà

    Secondariamente, dobbiamo allo stesso modo rivisitare l'argomento della povertà. Trascurare o opprimere il povero è grandemente diprezzato nella Bibbia. Leggiamo nei Proverbi:
    Colui che disprezza il suo vicino pecca: ma chi ha pietà del povero, è felice. [79]

    Colui che opprime il povero addolora il suo creatore: ma colui che l'onora ha pietà del povero. [80]
    Tuttavia, l'idea che gli individui, e tanto più lo stato, dovrebbero cercare di sradicare la povertà non è mai presentata nel vecchio o nuovo Testamento.

    Dio ha detto al popolo d'Israele nel libro del Deuteronomio: “poiché il povero non sparirà mai dalla terra: quindi vi ordino, aprite le vostre braccia al vostro fratello, al povero ed a chi è nel bisogno, sulla terra.” [81]

    C'è una dichiarazione simile sui poveri nel Nuovo Testamento. Mentre Gesù era nella città di Betania prima della sua crocifissione, una donna unse la sua testa con un certo costoso unguento. Quando alcuni dei suoi discepoli si indignarono perché ritenevano che l'unguento avrebbe potuto esser venduto e dato al povero invece di essere sprecato, il Signore non fu d'accordo e disse che la donna aveva “compiuto un'opera buona.” [82] Ma poi aggiunse: "i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.” [83] Da questo possiamo trarre due conclusioni.

    La prima è che ci sono alcune cose più importanti dell'aiuto ai poveri. Cristo non è venuto per sradicare la povertà. Avere pietà del povero non è un biglietto per il cielo. Potrebbe esserlo per essere un senatore democratico di successo, ma non vi riserverà un bel posto nell'altro mondo. I cristiani nel Nuovo Testamento vengono ammoniti a compiere altre buone azioni oltre a provvedere ai poveri. Queste responsabilità cristiane includono il sostegno alle vedove, [84] amare il proprio vicino come se stessi, [85] fare del bene a tutti gli uomini, ma particolarmente ai cristiani, [86] contribuire alle necessità dei santi, [87] essere ospitali, [88] sorvegliare le cose degli altri, [89] soddisfarsi con il cibo e i vestiti, [90] e mantenere dei buoni impieghi. [91] È l'individuo cristiano che deve realizzare volontariamente queste opere caritatevoli, non un certo stato-bambinaia che si finge onnisciente. Un cristiano che non riesce ad adempiere alle sue responsabilità ne risponde a Dio, non allo stato e non a qualunque altro cristiano. La Bibbia insegna che “è più benedetto il dare del ricevere,” [92] ma insegna anche la libertà e la responsabilità individuale.

    La seconda cosa è che il sollievo per il povero è volontario. I cristiani nel Nuovo Testamento vengono avvisati di “ricordarsi del povero,” [93] proprio mentre sono istruiti di fare molti altri buoni atti. L'apostolo Paolo scrive che i cristiani in Macedonia prepararono “un certo contributo per i poveri santi che sono a Gerusalemme.” [94] Ma cosa potrebbe essere meno cristiano del non provvedere ai bisogni del povero di tasca vostra, mentre incitate il governo a raccogliere il denaro dal vostro vicino con la forza per darlo al povero dopo essere stato filtrato attraverso il vasto labirinto burocratico del governo federale?

    Il mercante

    Un altro soggetto da esaminare è la natura del mercante. In contrasto con il sospetto ingiustificato dei mercanti che troviamo attraverso la storia, incluso fra alcuni settori della cristianità, la Bibbia da nessuna parte condanna l'attività mercantile come azione o professione. Addirittura una donna virtuosa è paragonata alle navi mercantili che portano cibo da molto lontano. [95] Il Padre della Chiesa Agostino non soltanto precisò correttamente che i mercanti “prestano un servizio benefico trasportando le merci per grandi distanze e vendendole al consumatore,” ma anche che la frode e la truffa non sono endemiche al commercio. Dopo tutto, “anche i calzolai ed i coltivatori sono capaci di mentire e di spergiurare.” [96]

    I cristiani, naturalmente, non devono mentire, truffare, o rubare alcuna delle loro transazioni commerciali. [97] Essi devono camminare onestamente tra i non credenti, [98 ] e agire onestamente al cospetto di tutti gli uomini. [99] Ancora, gli viene ordinato di non essere accidiosi negli affari. [100] È vero che coloro che dissero “oggi o domani entreremo nella tal città e rimarremo là un anno e compreremo e venderemo ed otterremo guadagno” [101] sono stati condannati, ma questo soltanto perché si vantavano e non aggiunsero: “se è la volontà del Signore, noi vivremo e faremo questo o quello.” [102] Gesù loda l'ottenere guadagno per mezzo del commercio nelle sue parabole dei talenti e delle reti. [103] Sì, Cristo ha cacciato i cambiavalute dal tempio con le parole: “non fate della casa di mio padre un mercato,” [104 ] ma solo una testa di legno potrebbe dedurne che fosse contrario ad un mercato genuino.

    L'avversione storica a chi presta denaro non è certamente derivata dal Nuovo Testamento. All'usura si accenna soltanto due volte ed in un senso favorevole. [105] Questo, naturalmente, non nega il principio trovato nei Proverbi che “il debitore è servo del creditore.” [106] Poiché coloro che sostengono un certo tipo di intervento in una transazione per accertarsi che il compratore riceva un giusto prezzo coinvolgono solitamente il venditore in qualche modo, ho pensato a questo proverbio di Salomone piuttosto interessante che menziona un sagace compratore: “è insignificante, è insignificante, disse il compratore, ma quando se ne fu andato per la sua strada, allora egli si vantò." [107]

    L'occupazione

    L'occupazione nella Bibbia è basata sul diritto del libero contratto.

    Nella parabola della vigna, un proprietario terriero contratta con alcuni lavoratori alla mattina presto per il lavoro del giorno, quindi con un altro gruppo più tardi la mattina ed quindi con altri due gruppi in momenti diversi nel pomeriggio. Per concludere, quando c'è solo più un'ora restante nella giornata, il proprietario terriero contratta con un quinto gruppo. Al finire del giorno, quando era tempo di ricevere la paga, a tutti i lavoratori venne pagato lo stesso importo. Il primo gruppo dei lavoratori allora mormorò perché, anche se avevano acconsentito ad un determinato stipendio, la mano d'opera dell'undicesima ora aveva ricevuto la stessa somma.

    Ma quale fu la risposta del proprietario al primo gruppo? La Bibbia ci dice che che “egli rispose ad uno di loro e gli disse, amico, io faccia a te nessun torto: non ti sei forse accordato con me per un penny? Prendilo e vai per la tua strada: darò a questi ultimi, proprio quanto ho dato a te. Non è legale che io faccia ciò che voglio con le mie proprietà? È il tuo occhio cattivo, perché io sono buono?” [108]

    Suppongo che il primo gruppo di lavoratori potrebbe formare un sindacato e scioperare per stipendi più alti. Anche se non c'è niente di male nella contrattazione collettiva di per sé, in un reale libero mercato e senza protezioni di governo per i sindacati, i datori di lavoro potrebbero licenziare liberamente gli impiegati che si rifiutano di lavorare. Potrebbe non essere nel loro interesse farlo, ma non c'è ragione per cui non dovrebbero avere quell'opzione.

    Disoccupazione

    La soluzione biblica al problema della disoccupazione è semplice: il lavoro. Se un uomo non lavorerà allora non dovrebbe mangiare. [109] Se un uomo non provvede alla propria casa allora deve essere considerato come peggiore di un infedele. [110] Ma un uomo deve anche lavorare per dare a chi è nel bisogno. [111]

    Ciò non dovrebbe, tuttavia, essere confuso con il dictum marxista che molti americani pensano compaia nella Costituzione: “da ciascuno secondo la sua abilità, a ciascuno secondo il suo bisogno.” Marx, o chiunque dal quale abbia rubato il precetto, ha preso la sua idea dagli Atti degli Apostoli nel Nuovo Testamento. Lì leggiamo che i primi cristiani, a causa di una carestia imminente, “ogni uomo secondo la sua abilità, decisero di mandare soccorso ai fratelli che abitavano in Giudea.” [112] Leggiamo inoltre che i primi cristiani a Gerusalemme “avevano tutte le cose in comune,” [113] e vendettero case e terre, e distribuirono i soldi “ad ogni uomo secondo il suo bisogno.” [114]

    Soltanto qualcuno ignaro di cosa sia il comunismo farebbe l'errore di identificare queste azioni con la proprietà statale dei mezzi di produzione. Come Mises ha scritto su questo in Socialismo: “è un comunismo delle merci di consumo, non dei mezzi di produzione, una comunità di consumatori, non di produttori.” [115]

    Marx fu molto selettivo con le sue Scritture, perché nella parabola dei talenti, i talenti sono dati “ad ogni uomo secondo le sue molte abilità.” [116] Non c'è inoltre evidenza che questo grado radicale della carità cristiana sia mai stato esercitato al di fuori di Gerusalemme o dovesse servire da modello per le chiese future. Ed inoltre, questa è la carità, non il comunismo e come tale era puramente volontaria. Chiedete a qualcuno nell'Unione Sovietica se poteva lasciare il sistema.

    Due casi specifici sono registrati che chiariscono questo. Barnaba ha venduto una certa terra ed ha dato i soldi che ha ricevuto agli apostoli. [117] Anania fece lo stesso, ma mentì su quanto ricevette dalla vendita e “tenne per sé parte del prezzo.” [118] Successivamente venne rimproverato dagli apostoli e punito da Dio. Ciò che dovremmo notare, tuttavia, è che gli fu detto: “Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere?” [119 ] Il diritto della proprietà privata ed il controllo della proprietà reale o personale è sia assoluto che biblico. Un uomo che pianta una vigna ha diritto alla frutta che produce. [120] Un uomo che nutre una mandria ha diritto al latte che dà. [121] Un agricoltore è autorizzato ad essere il primo a godere dei suoi frutti. [122]
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    Note

    [47] Karl Marx, Capital: A Critique of Political Economy, trad. da Samuel Moore, et al. (New York: Modern Library, 1906), 708-709.
    [48] John Maynard Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (New York: Harcourt, sostegno e Co., 1935), 372.
    [49] Robert L. White, Biblical Economics: Economic Myths versus Biblical Values (Lanham: University Press of America, 2006), 10.
    [50] Ibid., 29.
    [51] Ibid., 32.
    [52] Ibid., 31.
    [53] Ibid., 35.
    [54] Ibid., 10.
    [55] Ibid.
    [56] Ibid., 1.
    [57] Ibid., 53.
    [58] Ibid., v.
    [59] Ibid., 33.
    [60] Ibid., 28.
    [61] Ibid.
    [62] Ibid.
    [63] Ibid.
    [64] Ibid., 21.
    [65] Donald Hay, Economics Today: A Christian Critique (Leicester, UK: Apollos, 1989), 78.
    [66] Ibid., 175.
    [67] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State: A Treatise on Economic Principles with Power and Market, scholars ed. (Auburn: Ludwig von Mises Institute, 2004), 1300.
    [68] Proverbi 11:4.
    [69] Luca 16:19.
    [70] Luca 12:16.
    [71] Luca 21:1.
    [72] 2 Cronache 9:22.
    [73] Matteo 27:60.
    [74] Matteo 277.
    [75] 1 Timoteo 6:17-18.
    [76] 2 Corinzi 12:14.
    [77] Proverbi 13:22.
    [78] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 32.
    [79] Proverbi 14:21.
    [80] Proverbi 141.
    [81] Deuteronomio 15:11.
    [82] Marco 14:6.
    [83] Marco 14:7.
    [84] 1 Timoteo 5:9-10.
    [85] Galati 5:14.
    [86] Galati 6:10.
    [87] Romani 12:13.
    [88] Ibid.
    [89] Filippesi 2:4.
    [90] 1 Timoteo 6:8.
    [91] Tito 3:8, 14.
    [92] Atti 205.
    [93] Galati 2:10.
    [94] Romani 15:26.
    [95] Proverbi 31:14.
    [96] Rothbard, Economic Thought Before Adam Smith, 34.
    [97] Efesini 4:25; 1 Tessalonicesi 4:6; Efesini 4:28.
    [98] 1 Tessalonicesi 4:12.
    [99] 2 Corinzi 8:21; Romani 12:17.
    [100] Romani 12:11.
    [101] Giacomo 4:13.
    [102] Giacomo 4:15.
    [103] Matteo 25:16-23; Luca 19:15-19.
    [104] Giovanni 2:16.
    [105] Matteo 25:27; Luca 19:23.
    [106] Proverbi 22:7.
    [107] Proverbi 20:14.
    [108] Matteo 20:13-15.
    [109] 2 Tessalonicesi 3:10.
    [110] 1 Timoteo 5:8.
    [111] Efesini 4:28.
    [112] Atti 11:29.
    [113] Atti 42.
    [114] Atti 45.
    [115] Ludwig von Mises, Socialism: An Economic and Sociological Analysis, trans. by J. Kahane (Indianapolis: Liberty Fund, 1981), 374.
    [116] Matteo 25:15.
    [117] Atti 46-37.
    [118] Atti 5:2.
    [119] Atti 5:4.
    [120] Corinzi 1 9:7.
    [121] Ibid.
    [122] 2 Timoteo 2:6.
    ___________________________

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    Quinta parte: Conclusione

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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Conclusione

    Il laissez-faire è naturale, morale e biblico.

    In un'economia di mercato i popoli si scambiano beni a loro reciproco vantaggio. In uno scambio ogni parte valuta ciò che riceve più di ciò che dà in cambio. Entrambe le parti stanno meglio dopo uno scambio rispetto a prima di esso. In un mercato libero, i fornitori competono con i fornitori ed i compratori competono con i compratori. I fornitori non competono con i compratori. Gli unici scambi che provocano vincitori e perdenti sono gli scambi di regali di Natale fra genitori e bambini. Ma persino quella è una perdita volontaria. La concorrenza fra i fornitori per il commercio riduce i prezzi, a vantaggio del consumatore, mentre l'offerta dei consumatori uno contro l'altro per assicurarsi i beni aumenta i prezzi, a vantaggio del fornitore. Il mercato libero permette che fornitori (che desiderano naturalmente il prezzo più elevato possibile per le loro merci) e consumatori (che desiderano acquistare quelle merci al prezzo più basso possibile) s'incontrino in armonia.[123]

    Non esiste qualcosa come il fallimento del mercato. Perché la gente pensa che sia ridicolo affermare che il mercato ha fallito per non essere riuscito a fornire ad ogni americano una nuova Cadillac ogni anno, ma non che sia ugualmente irragionevole dire che il mercato ha fallito per non essere riuscito a fornire a tutti un'assicurazione sanitaria sufficiente? Il mercato libero facilita lo scambio, promuove l'efficienza, fornisce incentivi per la produttività, non richiede la supervisione del governo ed è perfettamente compatibile con la cristianità biblica. Il libero scambio è uno scambio giusto. Il libero scambio è commercio giusto. Il giusto prezzo è il prezzo su cui ci si è accordati liberamente.

    L'unico problema con il libero mercato negli Stati Uniti è che non è libero. L'intervento di governo non solo è la regola piuttosto che l'eccezione, ma persino dei sedicenti difensori del libero mercato richiedono regolarmente più supervisione dal governo, come l'ex editorialista capo al Wall Street Journal, che ha rilasciato queste due dichiarazioni difendendo la moralità del mercato:
    “In teoria possiamo pensare a molti modi con cui tenere a freno i mercati legittimi.” [124]

    “La regolazione e l'intervento del governo possono essere necessari in molte parti delle nostre vite.” [125]
    Con difensori del libero mercato come questo, chi ha bisogno dei nemici?

    L'interferenza del governo nel mercato non può rendere il mercato più competitivo; può soltanto distorcere il mercato. I tentativi dei governi di regolare i mercati hanno sempre conseguenze non intenzionali che sono spesso peggiori dei problemi che tali regolazioni volevano curare. Anche se stava scrivendo contro gli interventi del governo all'estero, quel che Arthur Silber ha detto si applica anche ai suoi interventi economici. In effetti, sembra proprio di sentire Mises:
    L'intervento conduce sempre a maggior intervento: il primo intervento conduce a conseguenze impreviste ed incontrollabili, che sono quindi usate come giustificazione per altri interventi. Tali interventi a loro volta conducono a conseguenze ancora più impreviste e più incontrollabili, che a quel punto sono usate per ancora un'altra giustificazione per ulteriori interventi. Il processo può andare avanti indefinitamente e le ultime conseguenze sono sempre disastrose all'estremo. [126]
    Il nostro grido non è avidità, profitto, o materialismo: è semplicemente laissez-faire. Tutto ciò che desideriamo è che il governo rimanga fuori dal mercato. Non abbiamo bisogno di uno stato-bambinaia come non abbiamo bisogno di uno stato onnipotente. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi sull'usura. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi commerciali. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi sul lavoro. Non abbiamo bisogno delle vostre leggi antitrust. Non abbiamo bisogno dei vostri controlli dei prezzi. Non abbiamo bisogno delle vostre regolazioni. Non abbiamo bisogno dei vostri piani di ridistribuzione di ricchezza. E certamente non abbiamo bisogno di alcun economista cristiano che difenda una qualsiasi di queste cose come se avessero una qualche base biblica. I miti economici sono duri a morire e in particolar modo il mito del giusto prezzo. Grande è l'ignoranza economica, e si estende ai livelli più alti della società – guardate soltanto al recente raccolto di candidati presidenziali e all'ultimo pacchetto di stimolo economico del Congresso. Nella tradizione di Mises e dell'omonimo istituto dobbiamo continuare il nostro lavoro di formazione economica.
    ___________________________

    Note

    [123] Per questo paragrafo, ho seguito molto attentamente Stephen C. Perks, The Political Economy of a Free Society (Taunton, UK: Kuyper Foundation, 2001), 51.
    [124] Rebecca M. Blank e William McGurn, Is the Market Moral? A Dialogue on Religion, Economics & Justice (Washington DC: Brookings Institution Press, 2004), 84.
    [125] Ibid., 82.
    [126] Arthur Silber, “Walking into the Iran Trap, II: The Folly of Intervention.”
    ___________________________

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  6. #6
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    Avevo già letto questo articolo sul mises institute, complimenti a chi ha tradotto

 

 

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