
Originariamente Scritto da
mustang
Quando c'è di mezzo la sinistra, mi è impossibile non pensare male.
La vicenda del simbolo democristiano assegnato a Pizza dal Consiglio di Stato alla vigilia delle elezioni puzza di bruciato. La manina sospetta è quella di Amato, ministro dell'Interno, il quale come minimo ha agito con leggerezza, senza calcolare il giudizio pendente sulla proprietà dello scudocrociato.
Amato ha detto addirittura che, essendo cambiata la mappa dei partiti in competizione, si potrebbe spostare in avanti (di quindici giorni?) la data delle consultazioni.
E a chi gioverebbe lo slittamento se non a Veltroni impegnato a recuperare punti sul diretto avversario Berlusconi? Ci auguriamo si trovi una soluzione definitiva onde evitare un'ap pendice della campagna elettorale tra le più stucchevoli della storia patria.
Ma c'è poco da illudersi visto che la decisione spetterà al governo, lo stesso governo responsabile del pasticcio provocato dalla mancata accettazione del simbolo di Pizza.
Quantomeno ci sarà un ricorso in Cassazione.
Non ci addentriamo nei particolari del contenzioso fra ex democristiani, cosa di cui ci occupiamo nelle pagine interne. Segnaliamo soltanto, per dare la misura della confusione regnante, che adesso l'emblema della Dc rischia di essere sequestrato all'Udc per essere consegnato al nuovo (purché sia l'ultimo) proprietario. Dopo di che, se ciò accadesse, immaginate: si tratterebbe di ristampare tutte le schede già pronte. Spesuccia, una decina di milioni. Allegria. Tanto paghiamo noi.
Una nota sull'aspetto venale discendente dalla sentenza emessa dal Consiglio di Stato: tutto il patrimonio immobiliare della Democrazia cristiana, attualmente in dotazione all' Udc (Buttiglione e Casini) passerebbe ipso facto al trionfante Pizza, anni orsono segretario dei giovani democratici cristiani.
Al di là di ogni convenienza politica, il possesso del simbolino in questione comporta l'acquisizione di una ricchezza in mattoni da far gola a un nababbo.
E quando ballano montagne di quattrini, più dell'ideale conta l'attaccamento al portafogli.
È naturale sia così: l'uomo non è di pietra.
In attesa che da questo pandemonio sortisca un raggio di luce e si comprenda cosa ci aspetti, due parole su una polemica tra il Quirinale e Berlusconi.
Il Cavaliere dice che nel quinquennio del suo governo l'allora Presidente Ciampi non agevolava certo le iniziative della maggioranza, anzi, se poteva le ostacolava.
Silvio ha aggiunto: speriamo che con Napolitano non si ripetano le stesse difficoltà.
Una dichiarazione condivisibile e per nulla scandalosa.
Non per Napolitano che ha risposto piccato affermando che il Quirinale è al di sopra delle parti eccetera eccetera. Le solite frasi retoriche che tuttavia hanno subito trovato la solidarietà dei coristi di sinistra.
Eppure non è richiesto un grande sforzo per scoprire che Berlusconi ha ragione.
Ciampi è salito al Colle dopo essere stato una colonna dei progressisti, sicché la sua connotazione politica era ed è palese, difatti egli ha sempre simpatizzato per i compagni durante il suo mandato come in precedenza, e come in seguito.
Basti ricordare un episodio. La vituperata legge elettorale, scritta da Calderoli, non era una porcata, ma lo divenne a causa delle correzioni apportate da chi? Da Ciampi.
Nella versione originaria, il premio di maggioranza su scala nazionale era fissato tanto alla Camera quanto al Senato.
Mister Carlo Azeglio modificò la norma introducendo a Palazzo Madama il premio regionale al posto di quello nazionale, così, per diversificare.
Un disastro peggiore non è ipotizzabile. Se il capo dello Stato si fosse astenuto dal compiere il descritto capolavoro, la cosiddetta Porcata sarebbe una dignitosissima legge elettorale.
Dov'è quindi l'errore di Berlusconi? E dov'è la sua mancanza di rispetto per la verità dei fatti? Ovvio che dopo un'esperienza del genere, Silvio - nel caso in cui vinca le votazioni - tema che Napolitano, eletto dalla sinistra, militante del Partito comunista finché questo è rimasto in vita, si comporti come il predecessore.
È un timore diffuso. Vietato averlo?
Un'ultima osservazione. Si rimprovera il centrodestra di non aver sostenuto Marini nel tentativo di varare un governo a orologeria allo scopo di riformare la legge elettorale e la Costituzione nonché i regolamenti parlamentari.
Rimprovero assurdo. Se davvero il Presidente della Repubblica avesse avuto la volontà di nominare un premier con l'incarico di "aggiustare" il sistema, non avrebbe scelto un uomo dell'Unione (ormai in minoranza) bensì un uomo del centrodestra che sarebbe stato obbligatoriamente appoggiato dal suo schieramento.
Invece Napolitano ha fatto il contrario.
Una provocazione a cui il Cavaliere ha giustamente reagito mostrando un bel picche.
V.F. su
www.libero-news.it del 3 04 08
saluti