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  1. #1
    Ginimedi
    Ospite

    Smile ex cccp, ex csi, ex ateista, ex lotta continua... g. l. ferreti ora è cattolico

    Ieri sera, verso le 20:00, non sapendo come passare la serata sono andato sul sito della boxoffice per vedere se c'era qualche evento in linea con i miei gusti artistici. Vedo che a Firenze, al teatro Viper, suona un certo Giovanni Lindo Ferretti, artista che ho sempre considerato un genio, il miglior musicista della scena italiana, anche se con idee politiche che mi hanno fatto sempre accaponare la pelle... me me frego dei suoi testi e di ciò che dovrò sentirmi dire tra una canzone e l'altra e decido di andare, in fretta e furia, nonostante fosse "obbligatoria la prenotazione". Arrivo, mi fermo davanti, mando la mia fidanzata a chiedere se si può entrare, nel mentre cerco parcheggio. Vedo la mia fidanzata con i biglietti in mano, faccio un grosso sospiro di solievo: i miei sessanta chilometri fatti a tutta velocità con la speranza di poter entrare a sentire colui che ho sempre desiderato veder suonare dal vivo non sono stati vani. Mi siedo: l'ambiente mi è familiare, mi ricorda la mia gioventù... è "di estrema sinistra", mi sento a mio agio. Vado al bancone delle bevute e mi scolo un paio di birre. Lo spettacolo dopo molto ritardo ha inizio. Sono emozionatissimo. Gli artisti, un violinista, un fisarmonicista, e due voci, entrano sul palco e senza troppe cerimonie, si mettono seduti. ... Lui rimane in piedi, ed inizia un ermetico anatema poetico. La sua voce ha una potenza disarmante ed ipnotica. Si siede... ha inizio la musica... uno splendore di raffinatezza, di varietà, di ambiguità e di atmosfera tipica della musica sperimentale...
    il resto spero lo possiate un giorno valutare da soli...

    Sono tornato a casa molto soddisfatto e stamani ho fatto una piccola ricerca per provare a riassaporare le emozioni di ieri sera.
    Ed ho scoperto quello per cui sono rimasto sbalordito dalla felicità.








    GIOVANNI LINDO FERRETTI, IL PUNK CATTOLICO


    g.l.ferretti prega.jpg


    Dalla musica punk filosovietica a papa Ratzinger, storia di un figlio del
    Sessantotto che ha cambiato idea su (quasi) tutto. E per settembre è attesa
    la sua autobiografia REGGIO EMILIA Sulla scrivania di Giovanni Lindo
    Ferretti c'è un piccolo leggio di legno con un libro antico, del 1813. è una
    raccolta di sermoni di Alfonso Maria De Liguori, un sacerdote del XIX
    secolo. Ferretti lo tiene aperto sulla predica che condanna l'ira: "Mi serve
    soprattutto quando penso alla politica. Dopo aver visto D'Alema a braccetto
    con l'hezbollah, per esempio, ho dovuto leggerlo avidamente". Giovanni
    Lindo
    Ferretti era la voce dei Cccp. Il gruppo filosovietico che sotto la sua
    guida ha portato in italia la musica punk "emilianizzandola" e
    "comunistizzandola" [con buona pace dei Clash, n.d. emi.] ("Voglio
    rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale, la
    stabilità", recita un testo dei Cccp). "Non rinnego i miei errori" Oggi,
    abbandonati Repubblica e Il Manifesto, è abbonato all'Osservatore Romano.
    Vive nella casa di famiglia in un paese che non arriva a 100 anime,
    sull'Appennino emiliano a pochi chilometri dalla Toscana. Studia, canta,
    scrive. (A settembre Mondadori pubblica il suo autobiografico "Reduce"). E
    legge. Soprattutto Ratzinger: "Credo di aver letto tutto quello che ha
    pubblicato, tolti i testi più 'tecnici'. Mi ero stufato, qualche anno fa di
    leggerne su Repubblica tutto il male possibile. Sono andato in libreria e ho
    chiesto se questo Ratzinger avesse scritto qualcosa. Mi hanno indicato una
    pila di libri. Da lì ho scoperto un genio prima che diventasse Papa". E poi
    Simone Weil, Hannah Arendt, Don Giussani, Dante. A 53 anni Ferretti
    continua a "campare di parole". Vincendo la sua ritrosia per i giornalisti, a Libero racconta un pezzetto del suo cammino, che l'ha portato da "Spara Yuri" agli inni alla Madonna, rintracciati e rielaborati pescandoli dalle tradizioni
    popolari di mezza Italia. "Certo, sono cambiato, ma per me è stato
    consequenziale. Sono stato educato da mia nonna e dai miei genitori, da
    cattolico. Ma sono stato anche figlio del Sessantotto e ho volontariamente
    aderito al comunismo, questa pestilenza dell'animo che si è rubata i figli
    migliori delle nostre famiglie. In un certo senso, sono tornato a casa. Ma
    non sopporto l'idea di essere anticomunista con lo stesso livore stupido di
    come sono stato ateo e bestemmiatore per anni. Voglio un po' più di
    dignità". La 'conversione' dell'uomo che cantava (e canta ancora) "Emilia
    Paranoica" non è improvvisa. Nessuna caduta da cavallo. "Negli anni
    novanta mi interessava moltissimo L'islam. Le tragedie dell'Algeria e della
    Jugoslavia mi hanno portato ad avvicinarmi a questo mondo. Ma la
    concezione della donna di quel mondo mi ha fatto capire che non faceva per me. Sono
    passato dal confucianesimo, dal buddismo. Ho capito che per anni avevo
    convissuto con pensieri insignificanti rispetto alla comprensione del
    mondo.
    Aveva ragione Wojtyla: anche per me è stato un male necessario. E qui ho
    riscoperto il cristianesimo". Semplice come le preghiere che gli aveva
    insegnato la nonna, affascinante come il pensiero di Ratzinger, che ha
    colpito Ferretti "per il richiamo che fa all'esigenza dell'attaccamento alla
    tradizione musicale. In chiesa sento certi canti...". I cliché del
    convertito, però, su Ferretti non fanno presa. "Se c'è da cantare "Fedeli
    alla linea" la canto. Non abiuro i miei errori, sarebbe troppo comodo. La
    mia storia è questa e chi mi ascolta oggi la conosce benissimo. Del resto,
    le cose non sono mai scontate. Al tempo dei Cccp un ragazzo, fan
    sfegatato, insiste per offrirmi un caffè e mi dice sottovoce di essere un missino. Uno
    choc! Ne ho conosciuto un altro, entrato in un convento monastico, che ha
    chiesto al suo superiore di portarsi in cella "Affinità e divergente tra il
    compagno Togliatti e noi (uno dei dischi più noti dei Cccp, ndr). Quando ho
    fatto una canzone su Sarajevo attaccando il pacifismo, c'è chi l'ha usata
    come inno pacifista. IO offro la sincerità del mio percorso, del resto mi
    importa poco". E i fan "traditi"? C'è già qualcuno che ha provveduto a
    scomunicarlo, quando l'estate scorsa ha fatto sapere di condividere la
    posizione della Cei sul referendum di bioetica. Altri lo accusano di
    opportunismo. Lui non se la prende, parla con rispetto degli ex compagni
    di band ("Ma oggi siamo su mondi diversi"). I Cccp sono diventati Csi
    (Consorzio Suonatori Indipendenti) dopo la caduta del Muro, poi Pgr (Per
    Grazia Ricevuta). Neocon e Dossetti a braccetto Oggi Ferretti lavora
    soprattutto sulla musica sperimentale e sacra. Tiene letture di Dante. È
    probabilmente l'unico neoconservatore dossettiano del panorama mondiale:
    "il pensiero neocon mi ha stupito e interessato. Si definiscono liberal assaliti
    dalla realtà o comunisti venuti dal freddo: e io mi ci ritrovo benissimo.
    Per mezzo mondo oggi "neocon" è un insulto, così come lo è "dossettiano"
    per l'altra metà. Ma Dossetti qui da noi è stato un baluardo dei cattolici
    contro i comunisti per tanti anni. Per me è un santo, un santo che non
    capiva niente di politica". E la politica è la cosa che fa più arrabbiare
    Ferretti oggi. A un tiro di schioppo dal suo paese c'è quello dove Sandro
    Bondi fu sindaco del Pci. Oggi ce l'ha con la sinistra, piena di "comunisti
    stemperati" che "fanno i liberali ma non lo sono". Per lui votare
    centrodestra alle ultime elezioni è stata "una rivoluzione" che l'ha
    divertito parecchio. Entrando nella sua stanza c'è una bandiera di Israele
    attaccata a una trave. Venticinque anni o giù di lì cantava "Bombardieri su
    Beirut". I bombardieri adesso ci sono di nuovo e lui soffre per la "perdita
    di senso della realtà" dei governanti italiani, per D'Alema e per l'Onu.
    Mentre si accende e fuma una delle 50 sigarette quotidiane (dopo che gli è
    stato asportato un cancro al polmone) Ferretti parla di dolore: "Nella mia
    vita l'ho conosciuto. Sono stato operato sette volte, ho avuto malattie
    gravi. Il nostro mondo ha prima abolito la morte, nascondendola ai
    bambini, confinandola più lontano possibile, abolendo le veglie, i funerali. Adesso
    cerca di abolire il dolore: ma è un atto di una violenza terribile, la
    stessa che portava il comunismo a voler costruire il paradiso in terra.
    Avvicinandosi all'inferno". In pellegrinaggio a cavallo. Una delle canzoni
    più riuscite e amate dei Cccp è un inno nichilista, "Io sto bene": ""non
    studio non lavoro non guardo la TV / non vado al cinema non faccio sport".
    Ferretti ha cambiato solo le prime due cose (per esempio, non sa nulla della
    musica leggera contemporanea degli ultimi 10 anni) ma le ha cambiate del
    tutto. Di sera va a dar da mangiare e a strigliare i suoi quattro amatissimi
    cavalli. Li deve ferrare e tirare a lucido perchè questo weekend andrà con
    gli amici, in sella, in pellegrinaggio alla Madonna della Guardia, sui colli
    toscani. I vecchi del paese arriveranno in pullman.

    Antonio Socci

    •   Alt 

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  2. #2
    Ginimedi
    Ospite

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    A pagina 78 di "Reduce" leggeranno: "Dio benedica sua Santit� Papa Benedetto XVI che ancora Cardinale scrisse, per me illuminante, Liturgia, e prego lo Spirito Santo che lo fortifichi e lo sostenga". L'inno � a corredo del racconto di una Messa in inglese cui ha assistito in Medio Oriente, con chitarre pop: "Non posso non pregare, con tutto il cuore, perch� si ponga termine a tale decadenza senza limite".





    Titolo Reduce
    Autore Ferretti G. Lindo
    Prezzo € 13,00
    Prezzi in altre valute

    Dati 2006, 120 p., ill., rilegato
    Editore Mondadori


    A partire dalla storia e dalla geografia della zona dell'Appennino emiliano da cui proviene la sua famiglia e dove lui stesso è nato, Giovanni Lindo Ferretti traccia una sorta di grande storia epica composta da diversi quadri, nei quali la vita dei suoi parenti e la sua si intreccia a quella del mondo circostante. Dal Sahara algerino alla Lisbona della Rivoluzione dei garofani, dalla Jugoslavia alla Mongolia, dal Salento al Sudafrica, da Reggio Emilia a Gerusalemme: i viaggi di Ferretti sono occasione di mille incontri e di mille riflessioni ma soprattutto segnano le tappe di una maturazione umana originalissima. Partito dal suo paesino appenninico, passato attraverso i sogni e le follie di un'intera generazione, Ferretti riscopre in giro per il mondo la strada che lo riporterà a casa, sui suoi monti, ad allevare i suoi cavalli.


    http://www.internetbookshop.it/code/...do/reduce.html

  3. #3
    Ginimedi
    Ospite

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    da vedere:

    http://it.youtube.com/watch?v=5Ifljs3cU6E

    W lo Spirito Santo!

  4. #4
    Ginimedi
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    Impegno politico e civile

    Dopo un passato nell'estrema sinistra extra-parlamentare di Lotta Continua, negli ultimi anni ha riscoperto le proprie origini cattoliche ed ha maturato idee politiche che lo hanno portato a votare per la coalizione di centro-destra nelle elezioni dell'aprile 2006. In un'intervista di Antonio Socci pubblicata dal quotidiano Libero Ferretti dichiara la scoperta dei testi del neo eletto papa Ratzinger e di cattolici come don Giuseppe Dossetti. Grazie all'incontro con il movimento di Comunione e Liberazione, ha partecipato all'edizione 2007 del Meeting di Rimini, parlando ad un incontro sui preti della Fraternità Sacerdotale di San Carlo Borromeo. Durante l'8 Marzo del 2008 Ferretti ha partecipato ad una manifestazione indetta dalla lista antiabortista Pro-life creata da Giuliano Ferrara, pronunciando un discorso a favore delle istanze di tale movimento politico.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Lindo_Ferretti

  5. #5
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    Da ateismo a islam a buddismo a cattolicesimo...

    speriamo che si fermi

  6. #6
    Ginimedi
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    Messa tridentina: intervista a Giovanni Lindo Ferretti


    http://paparatzinger-blograffaella.b...-giovanni.html

    Scusi Ferretti, ma la Messa in latino non rischia di allontanare altra gente dalle chiese? Pensi alle anime semplici, ai giovani.

    Niente affatto. E' stata semmai la riforma degli anni Sessanta a produrre il vuoto nelle Chiese. La liturgia deve avere un fascino misterico. Non tutto può essere compreso. Altrimenti, invece che assistere alla Sacra Messa, ci dovremmo recare in una scuola. La componente religiosa ha un'aura sacrale che deve essere rispettata. Quando questo non accade i più giovani vanno a ricercare il quid altrove. Ed ecco il risultato. La realtà è che la pochezza dell'attuale liturgia, tutta votata alla parola e alla comunità, produce forme di rito paraprotestanti. Personalmente non ne posso più.

    Dunque, non è solo una questione di latino. Lei chiede il ripristino della Messa di san Pio V nella sua totalità. Canti gregoriani, incenso.

    Infatti. Il latino è solo l'aspetto più facilmente riscontrabile ma c'è, appunto, tutto il resto. Mi riferisco ai paramenti, alla ritualità nel suo complesso. Perchè forma è sostanza e la liturgia funziona anche senza gente. Non è una questione pubblica, mi creda. E oggi cosa accade?

    Che accade? Dica lei.

    Siamo costretti a sorbirci prediche scadenti, inquadrati in una razionalità che ti tarpa le ali. Per esempio, l'uso dell'incenso è fondamentale nella liturgia. Nel compendio della Chiesa cattolica c'è perfino una preghiera copta che accompagna il momento in cui il sacerdote utilizza il turibolo. Mettiamoci d'accordo: lo spessore della storia non può essere diminuito, altrimenti dovremmo pensare alla croce come a un semplice incastro tra piani, tra orizzontale e verticale. Quindi sono felice che le tradizioni vengano rispettate. L'esperimento non è andato bene, meglio tornare all'antico.

    Stendiamo un velo pietoso sulla messa cosiddetta hippie. Giusto?

    Ecco si, grazie.

    Ma del rito paraprotestante, come lo definisce lei, cosa non funziona esattamente? Dico nel concreto, oltre la teoria del misterico svilito. C'è nello specifico un passaggio che la turba?

    Dopo il Padre Nostro mi irrigidisco. Questa roba del segno di pace è davvero insostenibile. Come se ci costringessero a cantare "Il ponte di Bassano". Ecco, il segno di pace e "Il ponte di Bassano" si equivalgono. Ma come si fa a ridurre la pace ad una stretta di mano? Imbarazzante.

    E ai bambini alle prese con il latino ci ha pensato?

    Certo. Meglio il latino che la stretta di mano. Così le parrocchie smetteranno di allevare batterie di polli che producono solo bravi moralisti e riacquisteranno la loro funzione. Che è quella di arricchire, di lasciarci attraversare il mistero in punta di piedi.

    Ha anche aggiunto:

    "Dovremmo recitare il Pater Noster così come ci è stato insegnato, in aramaico (ascoltalo qui), lingua parlata da Gesù, Signore nostro. Parola sacra, preghiera rivelata, perde fascino che è legame se tradotta. La traduzione serve a capire, fin dove si può, il senso e come tale è indispensabile ma monca di suono il respiro, il soffio e perde potenza."

    © Copyright Epolis

  7. #7
    Ginimedi
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    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    Da ateismo a islam a buddismo a cattolicesimo...

    speriamo che si fermi

    Speriamo, si, è proprio il caso di dirlo. Da quel che ho letto sembra proprio che sia così.
    Una persona dall'enorme bagaglio culturale, fatto di lettura e di esperienza diretta su tutti i fronti: penso che un approdo come questo tra le fila dei cattolici, dopo tanto girovagare, considerando anche il significato che da al termine "reduce", sia una una dimostrazione di quanto siia forte la potenza del cattolicesimo e la grazia di Dio.

  8. #8
    carità voglio e non sacrificio
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    ... la pochezza dell'attuale liturgia, tutta votata alla parola...
    Ecco un altro al quale interessa più l'apparato che la parola di Dio; meglio la preghiera copta sul turibolo dell'incenso che la storia della Salvezza e gli isegnamenti di Gesù e degli Apostoli. Del resto anche S. Paolo con tutto quel parlare di comunita...

    Morthysia

  9. #9
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    http://www.youtube.com/watch?v=8c_2V3XUUHQ



    Dai CCCP al concerto in chiesa: Giovanni Lindo Ferretti canta così la «Bella gente d'Appennino»

    Cultura e Spettacolo : Live Music 2008
    del 18/08/2008 di Gianluca Testa
    CASTELLINA MARITTIMA (Pisa) - Di fronte all'altare ci sono due sedie in legno, nude. Una coppia di leggii e altrettanti microfoni. Il parroco del paese si guarda attorno sorpreso e perplesso. Forse sta pensando che la sua piccola chiesa non è mai stata così gremita. Neanche la sera di Natale. Poco dopo, senza sussulti né applausi, il pubblico accoglie Giovanni Lindo Ferretti ed Ezio Bonicelli.

    Il primo con la sua voce. Il secondo, ex Üstmamò, con il violino. E comincia, nel silenzio sacro, «Bella gente d'Appennino». Uno spettacolo breve e intenso. Dove le parole, pregne di sudore e storia lunga secoli, sono cantate, recitate, salmodiate.

    Quello di Castellina Marittima è il quarto dei cinque spettacoli estivi di Ferretti. Solo pochi appuntamenti. Tutti organizzati a distanza di un anno dagli ultimi concerti. Un'assenza voluta e forzata. «Mi trovo a fare il padre di mia madre» spiega Giovanni Lindo, ex punk coi CCCP, prima del concerto. «Quando mi hanno chiesto di venire a suonare nella chiesa di Castellina - aggiunge - ho subito detto di no. Poi mi sono ricordato di tante storie e non ho potuto rifiutare. E' molto imbarazzante per tutti, per me in modo particolare, essere in una chiesa e avere alle spalle l'altare e di fronte una platea così numerosa...».

    «Oltre a voi, e oltre al fatto che siamo in uno spazio sacro - prosegue Ferretti - percepisco la presenza di tutti i miei avi che nei secoli hanno attraversato questo pezzo di terra. Io vengo da un piccolo borgo dell'Appennino Tosco-Emiliano. Da molto tempo, da che noi ci ricordiamo, prima ancora di Matilde di Canossa, la mia famiglia, per sopravvivere, l'inverno transumava nella maremma livornese, a Campiglia. Quindi, di fronte a Castellina, è passato mio padre da bambino. E mio nonno e mio bisnonno e mio trisnonno. In qualche modo sono venuto qua, stasera, a raccontare la mia storia pensando che avrei fatto piacere anche a loro».

    Gli spazi angusti di una piccola chiesa di paese abituata ad accogliere gli anzini fedeli alla messa della domenica sono eccezionalmente stracolmi di pubblico. Nelle piccole panche e sulle sedie da giardino bordeaux poste al centro della navata. Bordeaux, non bianche. Forse per il rispetto del luogo sacro.

    «Bella gente d'Appennino» è il seguito ideale di «Reduce», spettacolo ispirato dal ritorno a casa e dall'inevitabile riscoperta di se stesso. Reduce. Come i suoi antenati andati in guerra anni prima e attesi per mesi (o anni) dalle loro donne. A diferenza di loro Ferretti è un reduce spirituale. E così, dopo questo passaggio necessario, il nuovo spettacolo è arricchito nei testi, per la maggior parte inediti, ma spoglio del sostegno dell'organetto di Raffaele Pinelli e del controcanto di Lorenzo Esposito Fornasari. Qua c'è solo il violino di Bonicelli. E, naturalmente, la voce profonda e graffiante di Ferretti.

    Prima delle litanie che chiudono lo spettacolo si alternano letture personali sulla vita di montagna. La povertà, i boschi e gli animali, la transumanza, la presenza dei morti e l'importanza delle celebrazioni. E si ritmano stralci di brani accuratamente selezionati, solo nelle strofe essenziali: Del Mondo, Madre, Palpitazione tenue, Maremma amara.

    L'evento che si è compiuto al «Musica W Festival», progetto promosso dalla Pro loco di Castelina Marittima, è qualcosa in più di un semplice concerto. Ferretti, come al solito, si spinge oltre l'atteso. E spiazza anche il suo pubblico. Lo incanta, lo affascinta, lo porta dalla sua parte. E gli regala un pezzo di sé e della sua storia. Concende ai pochi arrivati fin lì (ma tanti, troppi per lo spazio che li deve accogliere) un pezzo di vita. Lo regala a loro, spettatori non comuni di un musicista-scrittore atipico incapace di far suonare un solo strumento. Condivide il privato che sembra cantare e recitare soprattutto per i propri avi, per i familiari e i parenti di seconda o terza generazione. Ferretti canta la storia di Cerretto Alpi, della bella gente d'Appennino, quella dallo «scarpon grosso e cervello fino».

    Giovanni Lindo Ferretti. Due nomi e un cognome che sintetizzano una storia artistica (ma non solo) lunga e complessa. Una vita di partenze e ritorni in cui si compie la transumanza di un animo umano ingiustamente accusato d'incoerenza. La stupidità, viceversa, sta nei cuori di chi non capisce. Perché tutto questo non sarà mai patrimonio di tutti. E l'immobilità ideologica è la magra conseguenza dell'impossibilità di cambiare. In questo caso la massima espressione di se stessi risiede nella forza con cui ci si racconta. Senza paura e senza inganni. E Ferretti lo fa bene. Se Oriana Fallaci ha definito «il suo bambino» il libro pubblicato postumo, «Un cappello pieno di ciliege», così l'ex leader dei CCCP riconosce la sua progenie nella storia della famiglia. Due esseri umani senza figli, due talenti della contemporaneità.

    E tutto accade senza rimpianti. Ferretti, primo punk italiano coi CCCP insieme a Massimo Zamboni, ha poi dato forma - un po' per caso - ai C.S.I. e a una formazione più estesa ed «elettrificata». Infine il passaggio più intimista coi P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) e il ritorno a casa. Iniziano le collaborazioni con Ambrogio Sparagna e le sperimentazioni, ormai quasi consolidate, di spettacoli che attingono la forza dalla terra. D'accordo, i P.G.R. hanno ancora un album da concludere. Ma Ferretti non c'è già più. Almeno da un paio d'anni (forse anche di più), Giovanni Lindo è oltre. L'album con Gianni Maroccolo & C. è solo l'ultimo dei vincoli contrattuali da rispettare. La storia che resta da raccontare è in parte già scritta. Lo sa bene la «Bella gente d'Appennino».

    http://www.loschermo.it/articolo.php?idart=10811

  10. #10
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    La parte in rosso perché sono stato tra quelli rimasti fuori. Un vero peccato.

 

 
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