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    Predefinito Camillo Prampolini : "Semplicemente" un Socialista

    Camillo Prampolini - “Semplicemente” un socialista

    http://www.labouratorio.it/2008/04/0...un-socialista/

    di Tommaso Ciuffoletti -

    Come piccolo contributo a chiarir chi fosse il socialista Camillo Prampolini (Reggio Emilia 1857 – Milano 1930) vi proponiamo un piccolo, ma significativo estratto dal Dizionario biografico de Il Movimento Operaio Italiano di Franco Andreucci e Tommaso Detti (Editori Riuniti, 1978, Roma). Una piccola parte delle oltre 10 pagine dedicate a Prampolini.
    [...]

    Prampolini Camillo

    “[…] Nelle polemiche di corrente sostenne sempre l’indirizzo gradualista. In preparazione del congresso di Imola (6-9 settembre 1902) e successivamente, difese tale indirizzo soprattutto in polemica con Ferri […] Ma la presenza di P. nelle lotte interne e nei conflitti di carattere ideologico – pur non venendo mai meno nei congressi locali e nazionali – si era rarefatta e si manifestava solo in «in momenti di particolare gravità». Considerava «come assolutamente preminente il lavoro che oggi in gergo politico si chiama di base, il lavoro cioè di minuta propaganda, di organizzazione di leghe e cooperative, di cura delle amministrazioni comunali della sua zona, allo scopo di penetrare attraverso questi strumenti nei gangli delle strutture borghesi locali» (G. Arfé) […].

    Nei confronti del clero e della Chiesa P. fu sempre aspramente polemico e, mentre faceva salvi e tentava anzi di assimilare alla propria predicazione i motivi sociali del cristianesimo, indicava nel clero uno strumento di conservazione e di protezione dei privilegi padronali. La Giustizia era stata scomunicata dal vescovo per la pubblicazione della Predica di Natale e lo stesso P. veniva bollato da molti parroci come insinuatore di costumi anticristiani e immorali. Ma Romolo Murri (parliamo di personaggi di spessore un po’ diverso dai Pizza di oggi … ndInoz), dopo un contraddittorio del 21 aprile 1901 al politeama Ariosto, aveva riunito gli esponenti cattolici reggiani per convincerli che non aveva senso battersi contro P. senza occuparsi degli operai, «che con tanto affetto si volgevano» a lui perché «aveva il merito di avere conosciuto i tempi». Per le campagne elettorali amministrative e politiche del 1904 e del 1905 il vescovo Marchi invitò i cattolici a ignorare il non expedit allo scopo di combattere P. e gli altri candidati socialisti. Il clero infatti entrò nella coalizione elettorale che, raccogliendo agrari, industriali, professionisti e commercianti, intendeva bloccare l’opera delle cooperative, dei sindacati e dei comuni socialisti in nome della fede religiosa e del «Bene economico» (questa era la denominazione assunta dal cartello clerico-moderato, ironicamente convertita in «Grande armata» dalla Giustizia). La coalizione riuscì a vincere le elezioni sia politiche che amministrative, tornando poi alla sconfitta nel 1907, soprattutto grazie al lavoro di alfabetizzazione e di iscrizione di migliaia di lavoratori nell’elettorato attivo, capillarmente organizzato da Ettore Catalani.

    Quasi sempre presente nell’amministrazione provinciale e nel consiglio comunale del capoluogo, P. occupò a più riprese diverse altre cariche, come la presidenza di istituzioni operaie e la presidenza della Cassa di risparmio di Reggio Emilia dal 1904 al 1908 e dal 1921 al 1922. Il suo lavoro continuava pertanto a svolgersi quasi esclusivamente nell’ambito locale. Partecipò alla lotta contro i tripolini (i socialisti favorevoli alla guerra di Libia ndInoz) e i riformisti di destra, ma preoccupandosi al tempo stesso di mantenere l’unità del partito. […]

    Membro della delegazione del PSI alla conferenza di Kienthal (24 aprile 1916), dove Serrati appoggiò le tesi rivoluzionarie di Lenin, P. mantenne, unitamente ai restanti delegati italiani, riserve «di principio» che sostanzialmente escludevano la possibilità di uno sbocco rivoluzionario della guerra mondiale. Anche nel dopoguerra, nei congressi locali e nazionali, si oppose a soluzioni rivoluzionarie rimproverando al tempo stesso al massimalismo italiano il carattere astratto e puramente verbale dei suoi appelli. Lenin, che nelle lotte del «biennio rosso» aveva identificato un’obiettiva possibilità di sviluppi rivoluzionari in Italia, condannò l’azione di Turati, D’Aragona e P. come manovra tendente a «ostacolare la rivoluzione». La Giustizia aveva qualificato «praticamente utopistico e moralmente ripugnante» il metodo bolscevico, suscitando aspre critiche da parte dell’Ordine nuovo di Gramsci, che attribuì a P. e Zibordi il ruolo di «guardie bianche» […].”


  2. #2
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    Bella anche questa intervista "A tema"

    Intervista a Mauro Del Bue - “Prima ci sputavano addosso, adesso scippano la nostra storia”



    di Tommaso Ciuffoletti - Lunedì 7 Aprile 2008 -



    Era stato Mauro Del Bue a fare il nome Camillo Prampolini (vedi sotto), con grande precisione storiografica, nei giorni delle polemiche sullo spot del Partito Socialista che vedeva Gesù Cristo nelle vesti di “primo socialista” della storia. Del resto proprio Del Bue, parlamentare socialista oggi candidato alla Camera per il PS come capolista in Abruzzo, si era occupato dell’attività di Prampolini anche in qualità di studioso.
    “Perché – aveva dichiarato Del Bue in una nota d’agenzia dello scorso 25 marzo – menar scandalo se si dice ‘Cristo è stato il primo socialista’? Cari Gasparri e Baccini, dimostrate di non conoscere la storia. E in particolare la storia del primo socialismo. Più in particolare ancora la figura di Camillo Prampolini, deputato e laeder socialista riformista, che nel 1897 scrisse ‘La predica di Natale’ osservando proprio che Cristo è stato socialista, mentre la Chiesa del suo tempo non era cristiana. Prampolini stesso era definito il ‘Cristo socialista’ e usava simbologie e parabole di stampo cristiano per convincere i contadini del suo tempo a diventare socialisti. Cosa che gli riuscì perché nella provincia di Reggio Emilia, dove seminava la sua predicazione, i socialisti divennero maggioranza già agli inizi del secolo scorso“.
    Ma la rinnovata notorietà di Prampolini era destinata a vivere un ulteriore fiammata d’attualità nel corso dei giorni scorsi. Il (de)merito va assegnato alla decisione di far celebrare l’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Camillo Prampolini da un parterre interamente composto da esponenti del Partito Democratico, escludendo categoricamente ogni presenza riconducibile ad un partito che si chiama oggi come quello che Prampolini contribuì a fondare oltre 100 anni fa. Un atteggiamento che la dice lunga su quanto la storia si faccia politica e quanto la politica pretenda di riscrivere la storia. Un atteggiamento duramente contestato da tanti socialisti reggiani (e non solo), tra cui proprio Mauro Del Bue.


    Per parlare di questo, ma non solo, abbiamo dunque approfittato della cortesia proprio del compagno Mauro Del Bue.


    Partiamo da Cristo (ubi maior ..!). Al di là delle polemiche, cosa rimane di quel riferimento alla figura di Gesù in grado di cogliere un punto di verità sull’umanitarismo socialista?

    L’idea di fondo del socialismo umanitario, da non confondere con il socialismo autoritario, cioè il comunismo reale, e neppure col socialismo scientifico (Prampolini confessò di avere aderito al socialismo senza neppure conoscere il nome di Marx) è la combinazione dell’idea di giustizia con quella di libertà. Il messaggio cristiano era un messaggio di giustizia, certo rapportato con un’idea di religiosa di premio in un’altra vita, dunque a sfondo trascendente. Ma la figura di Cristo era non solo quella del profeta di un vita migliore nell’aldilà, ma anche quella del ribelle del tempio, quella del patrocinatore dei poveri.
    Dunque era evidente che più della Chiesa cattolica di fine Ottocento fosse proprio la nuova idea socialista a rapportarsi con il più autentico messaggio cristiano. Prampolini era lui stesso un Cristo errante nelle campagne emiliane a convertire gente al nuovo verbo. E lui stesso aveva le sembianze del Cristo e parlava come Cristo. A Gualtieri, un comune della bassa reggiana, ricorda un suo seguace, concluse un suo comizio con un “Io vi benedico”, e un altro ricorda come venire “a Reggio Emilia fosse allora come venire nella Palestina del socialismo italiano”. Cosa rimane di tutto questo oggi? Il valore fondamentale dell’intreccio tra giustizia e libertà certo coniugate con la nuova situazione economica e sociale, e il rapporto con una tradizione cristiana che non si confonde con i dogmi della Chiesa cattolica.

    Dell’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni di Prampolini abbiamo detto, ma almeno le proteste socialiste hanno sortito qualche effetto “pratico”?

    Qualche telefonata di scusa e qualche proposta da parte dei rappresentanti degli enti locali di Reggio Emilia, mentre da Giuliano Amato abbiamo avuto risposte strabilianti. Amato dice che lui è socialista e se c’è lui i socialisti ci sono in questo benedetto Comitato. Ma vorrei sapere non solo che ci fa un socialista nel Partito democratico, ma chi ha designato Amato a rappresentare i socialisti. Non certo i socialisti di Reggio Emilia. Ho anche sentito dire che Amato sarebbe “l’anima socialista nel Pd”. Ma i socialisti la loro anima non gliel’hanno mai trasferita.

    Come giudica questo episodio nel quadro più complessivo della rimozione scientifica della storia del socialismo italiano operata dal Partito Democratico di Walter Veltroni?


    Lo giudico un tentativo non riuscito di appropriarsi della figura di un grande riformista, che creò l’isola felice di Reggio Emilia, la cooperazione, che inventò il socialismo cristiano e che nessun comunista post o ex ha voluto fin qui ricordare con un solo scritto, mentre io ho fatto e pubblicato ricerche, dato alle stampe recentemente un lungo libro e creato Circoli e comitati assieme ad altri socialisti.
    Lo giudico, verso un uomo come l’on Amadei, che quando era socialdemocratico lui si prendeva anche gli sputi in faccia da questi qui, un’offesa immane. Amadei è stato colui che ha ereditato la Fondazione Benefica Prampolini, dall’on Alberto Simonini, allievo di Prampolini, che l’aveva fondata. Sia io, sia Amadei, sia l’on. Felisetti siamo stati esclusi da questo Comitato che, è bene precisarlo, è stato costituito con decreto dal ministro Rutelli, ha ottenuto dal governo 125mila euro di finanziamento ed è stato presentato da cinque autorevoli esponenti del Partito democratico. E per di più in piena campagna elettorale coinvolgendo Giuliano Amato. Come avremmo dovuto interpretare questa vicenda?

    Siamo alla vigilia delle elezioni ormai. Quanta fiducia ha in un risultato positivo delle liste del Partito Socialista?

    Sono fiducioso in un risultato positivo. Non credo ai miracoli, ma qualche volta i miracoli avvengono. Ad ogni modo io sono fiero di partecipare a questa battaglia nella quale rischiamo tutti e sono fiero di aver rifiutato accordi col Partito democratico che ci avrebbero potuto salvare la poltrona, ma non la faccia.

    Lei è, fra i dirigenti socialisti, uno dei più vicini ai Radicali ed in particolare a Marco Pannella. Come giudica il loro accordo col PD e il loro rinnovato antisocialismo da campagna elettorale?

    Non lo giudico un fatto positivo e coerente. Ma devo dire che l’idea di una lista unica coi radicali che io avevo proposto - e con Emma Bonino candidata premier - trovava molte resistenze anche al nostro interno. Confido tuttavia che l’elettorato radicale voti per noi e non per il Partito della Binetti

    Per il dopo elezioni quali compiti aspetteranno il PS? E quali compiti spetteranno a coloro che vogliono un partito sinceramente socialista liberale?

    Il dopo elezioni comincia dopo le elezioni.
    Credo che noi dovremo continuare ad esistere, ma dovremo meglio aggiornare e rinnovare la nostra piattaforma ideale e politica e il nostro gruppo dirigente. La nostra cultura politica è forse un po’ approssimativa e poi non ci sono vertici che possono durare all’infinito

    Secondo lei quella che ci aspetta sarà una legislatura destinata a durare? E a quali condizioni?

    Non saprei. Certo se Berlusconi riuscirà ad ottenere una solida maggioranza sia alla Camera sia al Senato la possibilità di durare sarà più alta. Altrimenti non vedo altro che un governo di unità nazionale, che durerà al massimo due anni.

    Una domanda per chiudere, ma questo benedetto Partito Socialista intenderà avere un proprio organo d’informazione o no?

    Sarebbe davvero il caso. Ogni partito ha il suo quotidiano. Perché noi no?

    Intervista a Mauro Del Bue - “Prima ci sputavano addosso, adesso scippano la nostra storia”
    di Tommaso Ciuffoletti - Lunedì 7 Aprile 2008 - 34 views



    Era stato Mauro Del Bue a fare il nome Camillo Prampolini (vedi sotto), con grande precisione storiografica, nei giorni delle polemiche sullo spot del Partito Socialista che vedeva Gesù Cristo nelle vesti di “primo socialista” della storia. Del resto proprio Del Bue, parlamentare socialista oggi candidato alla Camera per il PS come capolista in Abruzzo, si era occupato dell’attività di Prampolini anche in qualità di studioso.
    “Perché – aveva dichiarato Del Bue in una nota d’agenzia dello scorso 25 marzo – menar scandalo se si dice ‘Cristo è stato il primo socialista’? Cari Gasparri e Baccini, dimostrate di non conoscere la storia. E in particolare la storia del primo socialismo. Più in particolare ancora la figura di Camillo Prampolini, deputato e laeder socialista riformista, che nel 1897 scrisse ‘La predica di Natale’ osservando proprio che Cristo è stato socialista, mentre la Chiesa del suo tempo non era cristiana. Prampolini stesso era definito il ‘Cristo socialista’ e usava simbologie e parabole di stampo cristiano per convincere i contadini del suo tempo a diventare socialisti. Cosa che gli riuscì perché nella provincia di Reggio Emilia, dove seminava la sua predicazione, i socialisti divennero maggioranza già agli inizi del secolo scorso“.
    Ma la rinnovata notorietà di Prampolini era destinata a vivere un ulteriore fiammata d’attualità nel corso dei giorni scorsi. Il (de)merito va assegnato alla decisione di far celebrare l’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Camillo Prampolini da un parterre interamente composto da esponenti del Partito Democratico, escludendo categoricamente ogni presenza riconducibile ad un partito che si chiama oggi come quello che Prampolini contribuì a fondare oltre 100 anni fa. Un atteggiamento che la dice lunga su quanto la storia si faccia politica e quanto la politica pretenda di riscrivere la storia. Un atteggiamento duramente contestato da tanti socialisti reggiani (e non solo), tra cui proprio Mauro Del Bue.

    Per parlare di questo, ma non solo, abbiamo dunque approfittato della cortesia proprio del compagno Mauro Del Bue.


    Partiamo da Cristo (ubi maior ..!). Al di là delle polemiche, cosa rimane di quel riferimento alla figura di Gesù in grado di cogliere un punto di verità sull’umanitarismo socialista?

    L’idea di fondo del socialismo umanitario, da non confondere con il socialismo autoritario, cioè il comunismo reale, e neppure col socialismo scientifico (Prampolini confessò di avere aderito al socialismo senza neppure conoscere il nome di Marx) è la combinazione dell’idea di giustizia con quella di libertà. Il messaggio cristiano era un messaggio di giustizia, certo rapportato con un’idea di religiosa di premio in un’altra vita, dunque a sfondo trascendente. Ma la figura di Cristo era non solo quella del profeta di un vita migliore nell’aldilà, ma anche quella del ribelle del tempio, quella del patrocinatore dei poveri.
    Dunque era evidente che più della Chiesa cattolica di fine Ottocento fosse proprio la nuova idea socialista a rapportarsi con il più autentico messaggio cristiano. Prampolini era lui stesso un Cristo errante nelle campagne emiliane a convertire gente al nuovo verbo. E lui stesso aveva le sembianze del Cristo e parlava come Cristo. A Gualtieri, un comune della bassa reggiana, ricorda un suo seguace, concluse un suo comizio con un “Io vi benedico”, e un altro ricorda come venire “a Reggio Emilia fosse allora come venire nella Palestina del socialismo italiano”. Cosa rimane di tutto questo oggi? Il valore fondamentale dell’intreccio tra giustizia e libertà certo coniugate con la nuova situazione economica e sociale, e il rapporto con una tradizione cristiana che non si confonde con i dogmi della Chiesa cattolica.

    Dell’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni di Prampolini abbiamo detto, ma almeno le proteste socialiste hanno sortito qualche effetto “pratico”?

    Qualche telefonata di scusa e qualche proposta da parte dei rappresentanti degli enti locali di Reggio Emilia, mentre da Giuliano Amato abbiamo avuto risposte strabilianti. Amato dice che lui è socialista e se c’è lui i socialisti ci sono in questo benedetto Comitato. Ma vorrei sapere non solo che ci fa un socialista nel Partito democratico, ma chi ha designato Amato a rappresentare i socialisti. Non certo i socialisti di Reggio Emilia. Ho anche sentito dire che Amato sarebbe “l’anima socialista nel Pd”. Ma i socialisti la loro anima non gliel’hanno mai trasferita.

    Come giudica questo episodio nel quadro più complessivo della rimozione scientifica della storia del socialismo italiano operata dal Partito Democratico di Walter Veltroni?

    Lo giudico un tentativo non riuscito di appropriarsi della figura di un grande riformista, che creò l’isola felice di Reggio Emilia, la cooperazione, che inventò il socialismo cristiano e che nessun comunista post o ex ha voluto fin qui ricordare con un solo scritto, mentre io ho fatto e pubblicato ricerche, dato alle stampe recentemente un lungo libro e creato Circoli e comitati assieme ad altri socialisti.
    Lo giudico, verso un uomo come l’on Amadei, che quando era socialdemocratico lui si prendeva anche gli sputi in faccia da questi qui, un’offesa immane. Amadei è stato colui che ha ereditato la Fondazione Benefica Prampolini, dall’on Alberto Simonini, allievo di Prampolini, che l’aveva fondata. Sia io, sia Amadei, sia l’on. Felisetti siamo stati esclusi da questo Comitato che, è bene precisarlo, è stato costituito con decreto dal ministro Rutelli, ha ottenuto dal governo 125mila euro di finanziamento ed è stato presentato da cinque autorevoli esponenti del Partito democratico. E per di più in piena campagna elettorale coinvolgendo Giuliano Amato. Come avremmo dovuto interpretare questa vicenda?

    Siamo alla vigilia delle elezioni ormai. Quanta fiducia ha in un risultato positivo delle liste del Partito Socialista?

    Sono fiducioso in un risultato positivo. Non credo ai miracoli, ma qualche volta i miracoli avvengono. Ad ogni modo io sono fiero di partecipare a questa battaglia nella quale rischiamo tutti e sono fiero di aver rifiutato accordi col Partito democratico che ci avrebbero potuto salvare la poltrona, ma non la faccia.

    Lei è, fra i dirigenti socialisti, uno dei più vicini ai Radicali ed in particolare a Marco Pannella. Come giudica il loro accordo col PD e il loro rinnovato antisocialismo da campagna elettorale?

    Non lo giudico un fatto positivo e coerente. Ma devo dire che l’idea di una lista unica coi radicali che io avevo proposto - e con Emma Bonino candidata premier - trovava molte resistenze anche al nostro interno. Confido tuttavia che l’elettorato radicale voti per noi e non per il Partito della Binetti

    Per il dopo elezioni quali compiti aspetteranno il PS? E quali compiti spetteranno a coloro che vogliono un partito sinceramente socialista liberale?

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    Credo che noi dovremo continuare ad esistere, ma dovremo meglio aggiornare e rinnovare la nostra piattaforma ideale e politica e il nostro gruppo dirigente. La nostra cultura politica è forse un po’ approssimativa e poi non ci sono vertici che possono durare all’infinito

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    Non saprei. Certo se Berlusconi riuscirà ad ottenere una solida maggioranza sia alla Camera sia al Senato la possibilità di durare sarà più alta. Altrimenti non vedo altro che un governo di unità nazionale, che durerà al massimo due anni.

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