L’affondo dello «Spiegel». «Berlusconi? Fa solo affari suoi»
Paolo Soldini
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=74426
L’Europa si prepari al peggio, scrive lo Spiegel nell’edizione che sarà in edicola oggi. Per la terza volta la Ue trovarsi con un paese alla cui guida c’è un «miliardario che non è mai riuscito a trovare la differenza tra i propri interessi privati e il bene comune». Si tratta, nota il più importante periodico tedesco, di una prospettiva che «fuori dai confini dell’Italia nessuno riesce a comprendere, così come tante altre cose che accadono in questo meraviglioso paese».
Il giudizio è molto duro. Non solo sul «miliardario», che il settimanale definì nel ’98 «Cavaliere e malvivente» (Ritter und Gauner) riassumendo un giudizio larghissimamente diffuso nell’opinione pubblica della Repubblica federale, ma anche sull’Italia, paese che è «una potenza mondiale estetica» ma lascia affogare Napoli nell’immondizia, che esporta manager di successo ma in cui la mafia è al primo posto dei produttori di reddito. Un paese che, con l’evidente amarezza del tedesco innamorato, l’autore del lungo reportage, Alexander Smoltczyk, sembra condensare tutte queste sue propensioni al disastro preparandosi a scivolare per la terza volta tra le braccia del Gauner. E dando nuova sostanza al vecchio cliché secondo il quale, se gli italiani rispettano i tedeschi ma non li amano, i tedeschi amano gli italiani ma non li rispettano. Non Silvio Berlusconi, in ogni caso, protagonista inquietante dello spettacolo che va in onda nel Paese dei commedianti (Land der Komödianten).
Che l’uomo sia impopolare, dalle Alpi al confine danese, non è certo una novità. Persino dalla Csu bavarese, il partito che dovrebbe essere ideologicamente più vicino a Forza Italia, sono venuti, in passato, giudizi pesanti. L’incredibile sceneggiata al parlamento europeo contro il socialdemocratico Martin Schulz, che Berlusconi (mentre al suo fianco Fini diventava bianco come un cencio) apostrofò come «kapò» di Lager non contribuì a renderlo più simpatico. Meno che mai son piaciuti a Berlino e dintorni i suoi giochi spregiudicati in fatto di proprietà televisive insieme con il tycoon Leo Kirch, accusato et pour cause di essere «il Berlusconi tedesco». La Cdu, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, pare talvolta più imbarazzata che altro dalla convivenza con gli uomini del Cavaliere nel Ppe al parlamento europeo. Dove li volle - va ricordato - un altro (ex) «antipatizzante» del Ritter und Gauner, un uomo importantissimo e potente che rispondeva al nome di Helmut Josef Michael Kohl. Era la primavera del ’98 e l’ancora (per pochi mesi) cancelliere tedesco nel giro di poche ore cambiò radicalmente idea e atteggiamento nei confronti del petulante candidato italiano, alle cui insistenze aveva sempre risposto di non poter accogliere FI in famiglia perché gli ideali e la figura del suo leader non erano conciliabili «con lo spirito e la tradizione dei popolari e democratici-cristiani europei».
Il repentino mutamento d’opinione coincise con l’inizio del famoso scandalo dei «fondi neri». Kohl fu accusato di aver avuto a disposizione una grossa somma che lui ammise provenire da un «donatore». Del quale non ha mai voluto però fare il nome. Inevitabili, sulla concatenazione degli eventi, chiacchiere e congetture che durano ancor oggi. Senza - va detto - che sia mai stato trovato un qualsiasi elemento di riscontro.
Ma torniamo a Smoltczyk. Nelle cinque pagine del reportage qualche filo di speranza, nonostante tutto, si intravede: l’Italia, che è al settimo posto nell’economia mondiale e il cui governo è caduto «sui problemi di una politica provinciale di Ceppaloni»; che, tolto il Vaticano, ha la classe politica più vecchia, non può permettersi di addormentarsi nella stanchezza. Né può affondare nell’ipocrisia di un partito che candida Totò Cuffaro sotto lo slogan dei «valori che non sono in vendita», nell’impudenza di mettere in lista un fascista che rivendica di essere tale come Ciarrapico. Dalle prime righe del lungo servizio emerge un Walter Veltroni consapevole del fatto che l’Italia è «stanca e malata» a causa di «un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad assumersi responsabilità», ma tutt’altro che rassegnato e molto convinto del proprio «si può fare». Il racconto delle manifestazioni elettorali nel profondo nord, dove è forte la Lega (l’altro fenomeno che insieme con Berlusconi è difficile comprendere fuori dei confini d’Italia) e il profilo di Anna Finocchiaro che accompagna il servizio appaiono, forse anche al di là, del radicale pessimismo dell’amante che non rispetta l’amata, note di speranza.




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