Si è discusso qualche giorno fa di Nietzsche e di eredità dell'Ottocento in merito a ciò che ci è caro ritrovare e ricostruire; mi è venuto in mente un testo illuminante, che delinea molto bene il filo rosso che lega Holderlin e Nietzsche a quella visione dell'antichità che è radice necessaria di qualsiasi pensiero in merito: "La morte di Empedocle" .
Vorrei citarvene alcuni passi in modo da poter su di essi riprendere quella importante discussione...

"Ormai siete liberi!
Assumete ora la vostra vita virilmente,
chiedete agli Dei che vi diano conforto:
siete solo all'inizio. I mortali sorgono
e tramontano. Non indugiate più a lungo!"

"Allora, o Terra, i cuori umani ti riameranno;
e come il fiore sboccia dalle tue tenebre,
così vedrai fiorire per te di gratitudine il roseo
delle guance dall'intima vita e dal sorriso felice.
Inghirlandato con amore scende il ruscello
scrosciante, cresce fra benedizioni,
diviene fiume e con l'eco di spiagge
vibranti, viene ripetuto, di te degno,
oceano paterno, l'inno in lode della gioia.
Si sente rinnovato vicino a te, divino sole,
in comunione celeste il genio umano, e ciò che plasma
appartiene a te come a lui. Piacere, coraggio,
vitalità gli rendono agevoli,
come i tuoi raggi, le sue gesta.
E più non muoiono le cose belle nel petto
tristemente muto. Molte volte il cuore dei mortali
dorme, come nobile grano, dentro un guscio morto,
finché giunge il suo tempo; e con amore
intorno ad essi alita sempre l'etere,
e con le aquile il loro sguardo
beve la luce dell'alba, ma non dona, questa,
la sua benedizione ai trasognati,
e il loro sopore si alimenta dello scarso
nettare che gli Dei porgono giornalmente
alla Natura, finché si stancano di questo vivere
angusto, e il petto nel remoto gelo
si sente prigioniero come Niobe,
lo spirito si sente più robusto
di ogni leggenda, e memore del suo principio,
ricerca la vita e la vivente bellezza
e gioiosamente si sviluppa in presenza
dei puri. Allora sorge un nuovo giorno,
diverso da ogni altro,
e stupito, come a un nuovo incontro,
dopo un periodo disperato, l'amato
abbraccia l'essere caro che credeva morto,
così il cuore...
sono loro!
gli Dei da così lungo tempo assenti, i vivi, i buoni..."

"Oh sì, festoso scende
l'austero, il tuo prediletto oh Natura!
il tuo fedele, la tua vittima!
Oh, coloro che temono la morte
non ti amano, l'affanno
ingannevole copre i loro occhi,
il loro cuore non batte contro il tuo,
separati da te inaridiscono...Oh sacro Tutto
fervido, vivente, per dirti grazie,
per testimoniare di te che sei immortale,
sorridendo l'audace getta le sue perle
nel mare da cui vennero.
Così doveva accadere.
Così esigono lo spirito
e il tempo che matura.
Poichè almeno, ciechi, una volta,
una volta avevamo necessità del prodigio."