Anna K. Valerio - Gli equivoci della storia
Ogni volta che capita di precipitare l’attenzione sulla parte caduca dei fenomeni, quella che determina la storia e sfocia in essa, si incappa in una ridda di equivoci. Per esempio: dall’analisi dei casi pratici, storici, poliedrici e polivalenti dei fascismi è ben difficile poter sortire professandosi in modo spiccato fascisti, o nazisti. Occorrerebbero, infatti, mille distinguo. Fascisti di quale precisa corrente? Nazisti di quale precisa Stimmung?
Più lucida allora, nella sua ribalderia, la provocazione di Freda, che sceglie per sé, se costretto, tra le varie possibili, la qualifica di “nazifascista”. Una definizione ‘corsara’, che vuole semplicemente svergognare l’oggi attraverso l’evocazione di quell’orda del passato più recente che più drasticamente gli si oppose (fosse anche con la sua sola schietta, secca, appassionata e non-sentimentale belluinità). Ma è sempre storia e sempre esito ‘di sotto’.
Non a caso gli Indù, stirpe dotata di profonda facoltà di ricordo e rispetto etnico, evinsero la prima casta dalle derive della storia, proponendo a quei sapienti e ministranti del Sacro, come occupazione e preoccupazione quotidiana, le fluttuazioni armoniose, i misteri dell’Essere, non i flussi insensati (o con un tale viluppo di sensi da non poterli distinguere) del tempo. Prima della politica, dunque, arte (se leale) o tecnica (se pretesto) che si perde nei casi della storia, e a fondamento e garanzia di essa (che altrimenti decadrebbe a scommessa cieca), gli ‘uomini supremi’ coltivano e considerano le virtù che non si corrompono nella vertigine dei punti di vista, gli spettacoli del Valore quando ha la ventura di comunicarsi alla “terra scura”. Meno lontani da quei generosi cuori di luce sono i soldati mossi dai fascismi, rispetto alle vacue turbe dell’oggi. Ma, pure, quanto disperatamente lontani!
30 ottobre 2007




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