
Originariamente Scritto da
pincopallino
NON SI ERA mai visto, com’è accaduto ieri a Parigi, un tormento, una sofferenza tale dei tedofori nel portare in giro quel simbolo di pace, di fratellanza, di solidarietà, che è sempre stata dall’antica Grecia la torcia delle Olimpiadi. Encomiabile l’iniziativa di Reporter senza frontiere (la stessa organizzazione che è riuscita a interrompere la cerimonia di Olimpia), che è riuscita a mobilitare migliaia di cittadini. Il lungo percorso della fiaccola non è finito (nel complesso si tratterà di un tour di 137mila chilometri per 20 nazioni) e assisteremo ad altre proteste, ad altri cortei e contestazioni di dissenso.
E ci accorgiamo che mano a mano che si avvicina l’8 agosto, data della cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici di Pechino, le dissociazioni aumentano. Non è ancora un boicottaggio di massa, ma la gente si rende sempre più consapevole che è stato un errore assegnare nel 2001 le Olimpiadi alla grande Cina, alla capitale di un regime comunista che sta riscoprendo il capitalismo ma, in modo anomalo, senza cioè rinunciare alla “dittatura del proletariato”.
ORA, tardivamente, il presidente del Cio (Comitato olimpico internazionale), Jacques Rogge, ha promosso un appello alle autorità cinesi per risolvere la questione tibetana. Come se fosse semplice e come se il governo cinese intendesse concedere aperture anche sulle minime richieste, fatte e ripetute sino alla noia, dal Dalai Lama. Queste Olimpiadi presentano forti rischi, anche perché finora la vera forza di Pechino sono stati gli occidentali. Infine, il primo capo di Stato a “solidarizzare” con Hu Jintao è stato Bush e poi l’Unione europea che ha pensato di salvarsi l’anima limitandosi ad approvare un debole, anzi debolissimo, documento di solidarietà con i tibetani in lotta per la loro sopravvivenza. E’ troppo forte il rischio di turbare i rapporti (soprattutto economici) col gigante cinese.
Domenica a Roma vi è stata una manifestazone di solidarietà col Tibet promossa dall’associziazione delle donne tibetane in Italia. Sapete quanta gente c’era? Poco più di 200 persone.
Dove sono finiti i pacifisti, i fanatici dell’arcobaleno, i sindacati, i partiti, le organizzazioni cattoliche, i radicali? Sono tutti impegnati nella campagna elettorale? Può darsi, tanto i monaci buddhisti possono aspettare.
http://qn.quotidiano.net/2008/04/08/...business.shtml