Tempo fa mi trovavo a Sarajevo ed il mio interprete, un bosniaco mussulmano, mi raccontava di quanto fosse stata dura la vita durante la guerra, quando la città venne assediata dai Serbi. Da subito venne a mancare la corrente elettrica e, con essa, mancò subito anche l’acqua.
-“Voi non potete immaginare”- mi diceva -“ cosa significhi non avere l’acqua. Ogni giorno dovevo fare chilometri e chilometri per andare alla fontana, mettermi in coda per delle ore per riuscire a portarne a casa appena 6/7 litri. L’acqua non basta mai. Non serve solo per bere, serve anche per cucinare, per lavarsi, per vuotare il cesso, per pulire i vestiti…
E’ proprio vero, pensavo. Se dovesse mancarci l’elettricità mancherebbe subito anche l’acqua, e senza l’acqua non si può vivere. Si può anche restare senza cibo, ma certo non senz’acqua.
D’improvviso realizzai cosa vorrebbe dire, per noi, un rischio simile. Quell’uomo, a Sarajevo, anche se non aveva più l’acqua in casa, perlomeno aveva una fontana dove andare a prenderla.
Qui, dove abito io, in città, non esistono fontane, da nessuna parte. Forse ce n’è giusto una, se ancora non l’hanno chiusa, da qualche parte, chissà dove … L’unica acqua che c’è qui è un fiumiciattolo scuro, e credo che a berne prenderei la leptospirosi o il tifo.
E voi come siete messi?
salut M.




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