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SOFFERTA COERENZA
di Alessandra Guerra
Dopo le riflessioni personali e intimiste di lunedì, ritengo doveroso nei confronti degli elettori fare alcune considerazioni di tipo politico. L'allontanamento chirurgico, scientifico, brutale, umiliante da qualsiasi possibilità di presentarmi al giudizio dei cittadini della mia regione è da ricondursi alla mia maturazione degli ultimi cinque anni. Stando accanto alla gente della mia regione, ascoltandone i problemi, avvicinandomi con umiltà alle donne, ho maturato idee che prima inconsciamente e poi razionalmente non coincidevano più con la rigidità dello schieramento in cui ero collocata. Ne sono sorti sia un conflitto interiore sia soprattutto delle prese di posizione nette in cui la precedenza veniva data alla tutela dei soggetti deboli e alla cultura del territorio in cui vivo. Dedicare a questi temi la mia anima e la mia politica alla Lega non è piaciuto. Benché io abbia cercato il dialogo e il confronto, convinta di essere sostenuta da Maroni, la Lega ha cominciato a sentirmi estranea, quindi a isolarmi facendomi diventare oggetto di mobbing e poi, nonostante la mia sofferente coerenza, a tradirmi gli ultimi cinque minuti. Non rinnego quindi la mia storia quando condividevo con Bossi e Maroni la voglia di cambiare il paese, una comunanza di visione e di intenti che traeva linfa da un pensiero libero e progressista. La ricetta federalista per salvare l'Italia attraverso la forza trainante di una parte del paese che sperava, dando il voto alla Lega, di sconfiggere l'immobilismo e i vizi della prima repubblica. Allora la Lega teorizzava, per necessità politico-strategica e come opzione al non raggiungimento di risultati elettorali tali da consentire al paese di avviarsi verso importanti riforme, l'utilizzo indifferente di alleanze con la destra o con la sinistra, anch'essa conservatrice. Aveva un suo Pantheon intellettuale di riferimento, ove l'idea trainante era rappresentata dal pensiero di Carlo Cattaneo, egregiamente attualizzato dagli scritti e dalle teorie di Gianfranco Miglio. Parlava di un federalismo rispettoso dell'unità nazionale, pur nella diversità storica propria di ogni suo territorio regionale. Cattaneo non era monarchico. Voleva un'Italia repubblicana e federalista. Attingeva alle teorie illuministe ispirate alla fraternità e non al razzismo palese di Borghezio, Calderoli e di parte di alcuni presunti leghisti. Assieme a Ferrari apparteneva alla cosiddetta "ala sinistra" del nostro Risorgimento. Se ne andò come esule. Mi sento un'esule anch'io, liberata del peso che avrei ancora sopportato per l'affetto che mi legava a Bossi e Maroni. Del resto, a Vicenza, ho relazionato sull'euroregione d'accordo con Maroni. Fu sempre Maroni a chiamarmi a presiedere il Parlamento del Nord un anno fa, dal quale incarico fui destituita nel giro di una notte e senza alcuna motivazione. E fu ancora Maroni a chiedermi di invitare Illy al Parlamento di Vicenza. Fu invece Calderoli, attraverso le pagine di un quotidiano regionale, a fare i complimenti a Illy, poco più di un mese fa. Nonostante ciò, a Vicenza, Calderoli mi ha dato della comunista per aver lavorato in maniera collaborativa nel settore culturale con il centro-sinistra, agendo nell'interesse generale della regione e in nome del federalismo di Cattaneo, rispettoso della storia e delle identità di tutti i popoli d'Italia. Concetto che invade, con buona pace di ognuno di noi, anche il succitato centro-sinistra. Ho risposto a Calderoli che lui stesso aveva dimostrato attenzione per il centro-sinistra. Ha ribattuto con una considerazione di tipo fascista, sostenendo che lui solo poteva permettersi tali affermazioni e non io. Evidente mi è sembrato il riferimento al mio essere donna. È incredibile come un movimento pacificamente rivoluzionario, resistenziale e pertanto di origine partigiana debba subire l'arroganza di certi suoi componenti. Come friulana, italiana di terra mediterranea come testimoniano le origini di Aquileia, mi sono vergognata per le continue gaffe internazionali dell'onorevole Berlusconi e del senatore Calderoli (come dimenticare le corna esibite durante una foto con i capi di Stato o la maglietta che ha causato la crisi con la Libia?). Un centro-destra che ha profondamente offeso anche le donne. Come si fa a consigliare a una giovane precaria di sposare un Berlusconi per risolvere i suoi problemi? È terribile il messaggio implicito rivolto alle nuove generazioni. Noi donne, per realizzarci, abbiamo
un'unica strada: sposare un uomo ricco! Chi distilla queste straordinarie gocce di saggezza è colui che da presidente non si è preoccupato di adeguare i salari dimezzati dall'euro al costo della vita. Mette in piedi, fregandosene della partecipazione popolare, un nuovo partito calato dall'alto, in pochi giorni, imponendo cariche, alleanze e gerarchie e trasformando il nome da Cdl a Pdl, sperando che l'elettorato non si accorga dell'uscita del "disubbidiente" Casini. Parla di salute, ma invita porzioni sempre più ampie del settore sanitario a orientarsi verso una pericolosa privatizzazione. Accenna alla prevenzione, ma appena Sirchia attua la riforma sul fumo e comincia a parlare di alimentazione, lo allontana dal suo governo e non ha alcuna remora a vendere la propria rete di supermercati a competitor stranieri, consentendo a un normale cittadino che desideri acquistare prodotti alimentari italiani di potersi rivolgere solo alle Coop, quasi unico esempio superstite nazionale di una seria politica alimentare per tutti. Che stranezza... predica agli italiani che non si deve cedere agli stranieri Alitalia e vende la Standa, "casa degli italiani" , ai francesi. Discute di cultura, ma si occupa solo di un sistema scolastico rivolto alle élite e non realmente motivato a offrire opportunità di crescita per tutti, insegnanti compresi. Il suo messaggio culturale è quello imposto dalle sue televisioni, indirizzato a costruire una società basata sui consumi, su una diffusa e presuntuosa ignoranza che consente a chi detiene il potere di governare per i propri interessi con maggior facilità: esibizione d'immagine esteriore senza alcuna volontà di "costruzione" interiore ed etica per le nuove generazioni. Un mondo, con tutto il rispetto per loro, dove trionfano veline e calciatori! Un luogo in cui tutto si può comprare e vendere, in cui tutto ha un prezzo e non un valore intrinseco, comprese le istituzioni. Cosa c'entra la Lega con tutto ciò? Ha forse barattato ogni valore per la famosa devolution, prontamente bocciata dallo stesso centro-destra? È forse semplicemente diventata un marchio, un ramo d'azienda? Di sicuro uno dei suoi potenziali ministri, colui che ha elargito consigli su come rivitalizzare l'economia del Nord-Est, Roberto Calderoni, parla d'impresa e inventa ricette per imprenditori affermati, scordandosi che buona parte del tessuto produttivo del paese è ancora artigiano e fatica a trasformarsi in imprenditoria, ma dichiara al fisco un reddito imponibile di soli 29.529 euro per il 2006! Il mio lavoro culturale con il centro-sinistra per Aquileia e per il friulano, la condivisione delle quote rosa, le porzioni di federalismo conquistate dal Fvg durante quest'ultima legislatura, la costruzione dell'euroregione sono temi che fanno parte del mio Dna di autonomista prima e di leghista poi. Argomenti condivisi e oggetto di proposte politiche e legislative mie e di molti colleghi di partito, che fino a tre mesi fa le supportavano con convinzione e che ora prontamente rinnegano per opportunismo elettorale. Durante il mio percorso istituzionale ho mantenuto con coerenza e ostinazione la volontà di realizzare progetti importanti per la regione. Non riscontro la medesima perseveranza nella Lega e pertanto non mi sento più obbligata da vincolo sentimentale. Mi rammarico inoltre, come friulana, per la costante presenza di commissari esterni, Visitors, che da tempo ormai coordinano e gestiscono per conto di Milano le scelte di partito, nonostante la scarsa conoscenza delle nostre realtà. D'altro canto, il senso delle istituzioni che hanno dimostrato Rutelli, Cacciari, il presidente napoletano di Arcus Sciarelli e i colleghi del centro-sinistra in consiglio regionale nel voler accogliere il mio contributo su alcuni temi cari all'intera comunità regionale, nonostante appartenessi allo schieramento opposto al loro, lo spirito di squadra dimostrato e la qualità del lavoro svolto mi hanno fatto riflettere parecchio. Forse è ancora possibile trovare qualcuno che, con pazienza, senza eccesso di protagonismo e di arroganza, abbia a cuore l'etica, la realizzazione dei programmi promessi, il senso delle istituzioni! Forse esiste ancora chi pensa che chi viene eletto dal popolo debba, prima di rappresentare con rispetto gli interessi del proprio partito, portare avanti quelli del suo territorio e della sua gente! Questo è il modo di pensare che io ritengo veramente federalista.(09 aprile 2008)




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