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  1. #1
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    Predefinito Pagliarini E La Destra Bergamasca: Una Costituzione Federale Per Salvare L’Italia

    Il nostro Paese uscirà dalle difficoltà che lo attanagliano, soltanto se farà un salto di qualità, adottando una nuova Costituzione federale.

    Questa riforma è necessaria e urgente perché la verità è che siamo in emergenza. Nel 1992 per poter pagare gli stipendi dei suoi dipendenti e per poter trasferire all’INPS e agli altri enti previdenziali
    le risorse necessarie per pagare le pensioni, lo Stato ha dovuto prelevare soldi dai conti correnti dei cittadini. Dal 1992 ad oggi non sono state fatte le necessarie riforme, salvo qualcosa sulle pensioni. Non per senso di responsabilità ma sotto la spinta dell’emergenza e col solito cinico egoismo. Nella circostanza i costi, come sempre, sono stati posti a carico dei giovani e delle generazioni future.

    Adesso la situazione è, se possibile, ancora peggiore del 1992. L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare e siamo sempre più poveri e meno competitivi.

    Eppure le caratteristiche fisiche, intellettuali e culturali delle persone che risiedono nei confini della nostra Repubblica non sono significativamente diverse da quelle dei nostri concittadini europei. Il punto è che il paese è organizzato male e la cultura politica dominante è quella della “irresponsabilità istituzionalizzata”.

    I danni generati dal governo Prodi sono sotto gli occhi di tutti. Cambiare Governo ed una parte significativa dei membri del Parlamento era necessario ed urgente. Tuttavia solo questo, ormai, non è più sufficiente: per salvare la Repubblica italiana dal declino è altrettanto necessaria ed urgente una profonda riorganizzazione del paese. La Costituzione del 1948 deve essere aggiornata perché sono cambiati lo scenario e le esigenze. La “Repubblica italiana” deve diventare la “Repubblica Federale italiana.”

    Questo non significa “Nord contro Sud”, ma più responsabilità, più efficienza, più concretezza, modernità e competitività del sistema paese. E più “accountability”, vale a dire più trasparenza anche contabile e cultura della “resa di conto”. Meno chiacchieroni, ideologie, “caste” di politici, burocrati e azzeccagarbugli. E soprattutto meno intermediazione dello Stato e meno liti tra gli “addetti ai lavori” della politica: non siamo qui per gestire il potere ma per servire i cittadini.

    I principi più significativi che dovranno caratterizzare il nuovo contratto federale sono quelli esposti qui di seguito.

    Primo: Ridurre il peso della “intermediazione” statale. Le Regioni e gli enti locali non dovranno aspettare in ginocchio di ricevere trasferimenti ed elemosine dallo Stato. Perché i soldi delle tasse non saranno dello Stato, come dichiarano i comunisti quando affermano che “le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale”. Dovrà essere vero il contrario. Lo Stato dovrà operare anche come “fornitore di servizi ai cittadini”. I soldi delle tasse saranno del territorio che ne trasferirà una parte allo Stato per comperare i suoi servizi: esercito, presidenza della Repubblica, Parlamento eccetera. I cittadini, a differenza di oggi, saranno più rispettati e diventeranno più consapevoli. Quando pagheranno per “i servizi che ricevono dallo Stato” si chiederanno immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che stanno pagando. Così capiranno meglio, perché lo toccheranno con mano, se effettivamente stanno “comperando” servizi dallo Stato oppure se con quei soldi stanno invece mantenendo le “caste” dei politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e dei tanti altri mantenuti dalla collettività.


    Secondo: Come tutti i fornitori anche lo Stato, salvo pochissime attività, non potrà agire in regime di monopolio. Infatti, senza concorrenza i suoi servizi (pensiamo per esempio all’istruzione o al sistema pensionistico) non potranno che continuare ad essere non sempre di buona qualità e insostenibilmente costosi. Con la riforma che proponiamo alcuni poteri, responsabilità e risorse finanziarie non saranno più, come oggi, di uno dei componenti della Repubblica (lo Stato), ma saranno di altri componenti (le Regioni e i Comuni). Si resterà sempre all’interno della Repubblica e la sua unità non sarà toccata. Ma la sua organizzazione sarà modificata e resa più responsabile e più efficiente. Alla “casta” dei detentori del potere questa proposta non va bene. Perché da sempre essi utilizzano lo Stato per gestire il loro potere. La proposta de La Destra modifica la mappa del potere: lo toglie alle “caste” dei politici e dei burocrati e lo trasferisce più vicino ai cittadini.


    Terzo: la regola della parità. Lo Stato e le regioni dovranno avere identica dignità. Sarà necessario identificare i compiti legislativi (la identificazione dei grandi principi) e i pochi compiti operativi (per esempio l’esercito) dello Stato. Tutte le altre leggi e tutti gli altri compiti operativi dovranno essere responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro.

    Quarto: La competizione. Questo è il cuore della riforma: con questo principio si genera responsabilità ed efficienza. Abbiamo detto che “tutte le altre leggi e tutti gli altri compiti operativi dovranno essere responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro.” Questo riguarderà tutte le leggi di attuazione dei grandi principi presenti nella Costituzione e via via indicati dalle leggi dello Stato, e anche le tasse. Con le tasse nazionali si pagheranno i servizi dello Stato e si metteranno delle risorse in un piatto comune per finanziare la solidarietà. Tutte le altre tasse saranno stabilite e gestite dalle Regioni in concorrenza tra di loro. Questo è il principio della concorrenza fiscale tra le Regioni. Nelle Regioni dove si deciderà di dare direttamente tanti servizi ai residenti ( cittadini, imprese, associazioni ecc) la pressione fiscale sarà superiore alla pressione delle Regioni dove gli amministratori amministreranno in modo più oculato, oppure decideranno di dare meno servizi, oppure sapranno coinvolgere in modo più intelligente ed economico di altre regioni i privati. Ferma restando naturalmente la tutela dei diritti civili e sociali di tutti i cittadini. Dovrà essere pubblicata la classifica della “pressione fiscale” nelle Regioni. Non sarà "caos, ma sarà gara a chi amministra meglio, a chi saprà applicare nel modo più efficace il principio di sussidiarietà, a chi riuscirà meglio a delegare, responsabilizzare e controllare. Sarà gara a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c'è più sicurezza e meno ladri a piede libero.

    Quinto: Responsabilità. Quello che abbiamo descritto modificherà l’assetto della Repubblica e cancellerà finalmente il principio della “irresponsabilità istituzionalizzata” che ha caratterizzato per troppi anni la nostra vita pubblica, facendoci rotolare agli ultimi posti di tutti i più importanti confronti internazionali, dall’indice di libertà economiche della Heritage Foundation alla classifica di competitività del Word Economic Forum. L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare. Siamo sempre più poveri e meno competitivi perché il paese è organizzato male e il principio prevalente è quello della “irresponsabilità istituzionalizzata”. Non è mai colpa di nessuno e chi sbaglia non paga mai. Ecco perché non basta cambiare governi e membri del Parlamento: è necessaria una diversa organizzazione del paese.


    Sesto: Solidarietà. Il contratto federale che proponiamo prevede che tutti i cittadini accettino consapevolmente di pagare la “tassa per la solidarietà” il cui gettito andrà in un "piatto comune". Si calcolerà il PIL medio pro-capite nazionale. Le regioni che lo supereranno non riceveranno niente. Quelle dove si genererà un PIL pro capite inferiore alla media nazionale incasseranno quote della "tassa per la solidarietà", a condizione che non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva. I calcoli non saranno effettuati sulla base dei valori nominali, ma sulla base del "potere d'acquisto"

    Settimo: Trasparenza. Per noi questo è un punto assolutamente importante. Per La Destra è fondamentale che i cittadini siano informati, consapevoli e convinti. La trasparenza dovrà essere uno dei principi cardini della nuova costituzione federale.

    http://www.ladestrabg.it/2008/03/gia...la-destra.html

  2. #2
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    Pagliarini: "Fare dell'Italia una Repubblica federale non vuol dire mettere Nord contro Sud"



    La Repubblica italiana deve diventare la Repubblica federale italiana”. Questa la riforma più importante secondo il già ministro Giancarlo Pagliarini e sposata in pieno da Francesco Storace e Daniela Santanchè. L'ex esponente leghista è da qualche mese entrato ne La Destra e sarà candidato per le prossime elezioni nazionali alla Camera in Lombardia e in Veneto.


    “Siamo un paese – dice Pagliarini – in piena emergenza. Già nel 1992
    lo stato dovette prelevare soldi dai contocorrenti dei cittadini per pagare gli stipendi dei dipendenti e per poter trasferire all'Inps e agli altri enti previdenziali le risorse necessarie per pagare le pensioni. Oggi viviamo un periodo peggiore di quello”.

    Questo perchè per Giancarlo Pagliarini ci sono precise responsabilità. “Il paese – specifica l'ex ministro – è organizzato male e la cultura politica dominante è quella della irresponsabilità istituzionalizzata”. Ecco perchè diventa necessaria una riforma della costituzione che introduca l'impianto del federalismo. “Fare dell'Italia – spiega Pagliarini – un Repubblica federale non significa mettere nord contro sud.

    Piuttosto vuol dire ridurre il peso dell'intermediazione statale e destinare i soldi delle tasse soprattutto alle regioni, al territorio, che ne trasferirà una parte allo stato, che a sua volta non potrà agire in regime di monopolio sulla fornitura di servizi come l'istruzione e le pensioni”. Per Pagliarini si tratta di generare la concorrenza e la competitività fra le regioni, che saranno chiamate a misurarsi sul campo della efficienza e della responsabilità, senza per questo perdere il concetto della solidarietà.

    “Il documento di revisione costituzionale da me proposto e condiviso da Storace e Santanchè – aggiunge Pagliarini – prevede un contratto federale che consenta ai cittadini di pagare la tassa per la solidarietà. Si calcolerà il Pil medio procapite nazionale.

    Le Regioni che lo supereranno non riceveranno niente, le altre incasseranno quote dalla su citata tassa a patto che non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva. I calcoli non saranno effettuati sulla base dei valori nominali ma sulla base del potere d'acquisto”.

  3. #3
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    La Destra Bergamo organizza due incontri con
    GIANCARLO PAGLIARINI

    ideatore del progetto ITALIA FEDERALE contenuto nel programma de La Destra

    mercoledi 19 marzo, ore 20.30 - Auditorium scuole medie di Cologno al Serio

    lunedi 31 marzo, ore 21.00 - Auditorium Cassa Rurale di Treviglio

  4. #4
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    Quindi seguendo questo ragionamento l'Italia e' destinata a frammentarsi, in quanto mai e poi mai il governo centrale di Roma accettera' qualsiasi tipo di riforma in senso federalista. Questo paese e' nato centralista, assimilando forzatamente culture diverse e restera' tale fino all'ultimo respiro. Quando la situazione economica, con l'aggravamento dell'immigrazione incontrollata sara' giunta ad un livello di insostenibilita', le regioni andranno ognuna per conto proprio e non e' detto che tra alcune di esse si possa finalmente riproporre un modello federale.

 

 

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