VENETO SERENISSIMO GOVERNO
Ministero dell’Economia
È finita non perché arrivano i cinesi, ma arrivano i cinesi perché è finita.

Il sistema economico mondiale sta scricchiolando, ogni giorno in modo sempre più preoccupante. Il modello di sviluppo occidentale sta passando un periodo nel quale, dopo i vari “colpi di tosse”, stanno emergendo, in maniera più limpida del solito, le contraddizioni delle politiche economiche adottate. L’aumento della spesa e del debito pubblico, della pressione fiscale e dell’intervento statale scriteriato hanno provocato grossi squilibri nelle bilance dei pagamenti e nei bilanci pubblici, oltre alla fuga delle attività private (soprattutto di grosse dimensioni e produttrici di beni a basso contenuto tecnologico) verso Paesi che permettono costi minori. Tutto ciò ha cagionato gravi conseguenze anche sul valore delle monete e, quindi, ha determinato l’impennata dei prezzi. Tuttavia, Stati come la Cina non si sono fatti scrupoli a schiavizzare le proprie comunità attirando le grandi multinazionali con i bassi costi così generati. Quest’ultimehanno scatenato un processo di delocalizzazione a catena, in cui: o si produce beni di alta qualità, oppure si è costretti a produrre in Paesi in via di sviluppo; l’alternativa è il fallimentoa causa della concorrenza. Le enormi dimensioni degli spazi, le grandi quantità di lavoratori e l’aumento della domanda di beni di prima necessità da parte degli Stati emergenti hanno fatto si che il depauperamento delle risorse andasse aumentando, con un rapporto proporzionale al loro sfruttamento. Si può evincere facilmente, quindi, che le stime di alcuni analisti sull’esaurimento di alcune risorse fondamentali nel giro di qualche decennio non sono per nulla campate in aria. Questo sistema immorale sembra, però, sull’orlo della disfatta: la crisi di liquidità negli USA ha provocato effetti negativi anche nelle economie dei suoi interlocutori commerciali, che ne risentono in proporzione al livello di interdipendenza economica. Non a caso, infatti, anche l’economia cinese è in fase di regressione, esta giàmettendo in difficoltà anche le altre, cosiddette, tigri asiatiche.
Il Veneto Serenissimo Governo si rammarica del fatto che, purtroppo, sono pochi gli Stati che finora hanno adottato politiche sostenibili, i quali sono riusciti in forza di tale perspicacia ad attenuare gli effetti sfavorevoli di questo periodo negativo, o addirittura a non risentirne.
Lo Stato italiano, forse per coerenza con la figura di se stesso che lo contraddistingue da sempre a livello internazionale, non si smentisce e continua a presentare “soluzioni” improponibili al di fuori di ogni logica, non affrontando volutamente i veri problemi strutturali che lo riguardano. Tuttora il Veneto Serenissimo Governo è in prima linea contro ogni tipo di economia che non rispetti i diritti dell’uomo e l’ambiente, e segnala con forza come in particolar modo lo Stato italiano si sia elevato a emblema di questo sistema attuale del tutto insostenibile sia a livello economico, che sociale ed ambientale. L’incapacità dello Stato italiano di saper coadiuvare positivamente e in maniera armonica il sistema economico ha permesso il degrado che siamo abituati a vedere ogni giorno. Questo decadimento è stato causato dall’incessante devastazione del territorio, dello spirito e delle risorse della nostra Terra Veneta. Il Popolo Veneto sta pagando a caro prezzo la folle politica coloniale dell’occupante italiano, e il costo di essa si accentuerà sempre più per le generazioni future, anche dal punto di vista economico, ma non solo. I nostri figli saranno, infatti, obbligati a far fronte al debito pubblico italiano di abnorme proporzioni, che ricadrà inevitabilmente su di loro.
Il Veneto Serenissimo Governo da anni porta avanti una propria politica economica basata sulla consapevolezza popolare, sul rispetto dell’ambiente e dell’uomo, e sugli insegnamenti ereditati dalla nostra gloriosa Veneta Serenissima Repubblica. Se vogliamo avere un futuro, dobbiamo ristrutturare il tessuto economico-sociale Veneto e creare i presupposti per un’economia autogestita dove il sistema è dimensionato a misura d’uomo, e di conseguenza predisposto nel rispetto del nostro territorio e delle nostre tradizioni. Questo sarà possibile solamente quando potremmo decidere liberamente del nostro futuro, ovvero quando ci saremo liberati dalle catene schiaviste dell’occupante, ritornando indipendenti.
In ultima analisi, il dover ancora ascoltare in questa farsesca campagna elettorale italiana dei discorsi ormai fuori dalla realtà, come l’aumento della produttività (giustificazione all’immigrazione senza vincoli), sviluppo (scusante per proporre politiche assistenzialiste), infrastrutture (cementificazioni selvagge e sperperi) e simili, fa veramente rabbrividire e riconferma la lungimiranza e la precisione delle nostre analisi.
Venezia, 10 aprile 2008
Dipartimento Ricerca e Pianificazione
per lo Sviluppo economico autogestito
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