Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 12 aprile - S. Giuseppe Moscati, il medico santo

    In onore di questo medico Santo, che fu anche uno dei (pochi) professori universitari dell'epoca moderna che hanno raggiunto la corona di gloria, apro questo thread.

    Aug.

    *****
    dal sito SANTI E BEATI:

    San Giuseppe Moscati Laico

    12 aprile (16 novembre)

    Benevento, 25 luglio 1880 - Napoli, 12 aprile 1927

    Beneventano di nascita (1880), ma napoletano di adozione, fu medico generoso e assai lodato. Salvò miracolosamente alcuni malati durante l'eruzione del Vesuvio del 1906; nel 1921, quando Napoli fu infestata dal colera, si segnalò, come primario degli Ospedali Riuniti, per l'efficacia e l'abnegazione che profuse nelle cure dei contagiati. Visse la sua missione di laico con semplicità e bontà, fino alla morte, il 12 aprile 1927, all'età di 47 anni.
    Nel corso dell'Anno Santo del 1975 papa Paolo Vl celebrò tredici beatificazioni, tra cui quella del medico Giuseppe Moscati. Giovanni Paolo II lo ha dichiarato santo il 25 ottobre 1987: la sua festa si celebra il 12 aprile.

    Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall'ebraico

    Martirologio Romano: A Napoli, san Giuseppe Moscati, che, medico, mai venne meno al suo servizio di quotidiana e infaticabile opera di assistenza ai malati, per la quale non chiedeva alcun compenso ai più poveri, e nel prendersi cura dei corpi accudiva al tempo stesso con grande amore anche le anime.

    Il beato Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880 da nobile famiglia. Seguendo gli spostamenti del padre, di professione magistrato, visse per alcuni anni ad Ancona e poi, dal 1888, a Napoli.
    Studiò presso il liceo “Vittorio Emanuele”, successivamente, nel 1897, iniziava gli studi universitari presso la facoltà di medicina. Il 4 agosto 1903 conseguì la laurea con pieni voti e con diritto alla pubblicazione della tesi. Cominciò la carriera ospedaliera nell’Ospedale degli Incurabili a Napoli presentandosi, sin da allora modello integerrimo di medico cosciente del suo dovere professionale e della sua missione sublime accanto alla sofferenza umana. Si dedicò contemporaneamente all’insegnamento, divenendo assistente ordinario nell’istituto di Chimica Fisiologica nel 1908, conseguendo la libera docenza nel 1911.
    Iniziò così un’intesa attività scientifica e cattedratica, con l’insegnamento di “Indagini di laboratorio applicati alla chimica” e di “Chimica applicata alla medicina”. Vince il concorso di Primario negli Ospedali Riuniti di Napoli, mentre nel 1922 consegue una seconda libera docenza in Clinica Medica Generale. Durante tutti gli anni che vanno dal 1903 alla sua morte (1927), Giuseppe Moscati dedicò tutto se stesso alla ricerca scientifica con numerose relazioni a Congressi scientifici in Italia e all’estero, contemporaneamente si dedicava, con grande generosità e con nobile carità, al servizio ospedaliero nell’assistenza gratuita dei malati più bisognosi.
    Uomo di fede e di preghiera, morì improvvisamente, lasciando grande rimpianto tra il popolo, il 12 aprile 1927.
    La sua memoria liturgica si celebra nel giorno della morte.

    Cosa dire di questo Beato? Crediamo sia importante ricordare che è un laico, una figura di cristiano impegnato, che come i Santi e i Beati nel 1975, esprime la radicalità di vita di fede, che è luogo della santificazione. Abbiamo detto un cristiano impegnato, uomo di fede, di scienza e di carità. Anche questa volta i due pilastri sono l’amore a Dio e l’amore al prossimo, che per il beato Moscati vuol dire ricerca del bene per l’uomo anche nella sua professionalità. Altro elemento che colpisce di questo “medico santo” è il fatto che è "quasi a noi contemporaneo", così infatti dirà Paolo VI nella sua omelia; ma ascoltiamola nei suoi tratti essenziali:
    "Chi è colui, che viene proposto oggi all’imitazione e alla venerazione di tutti? È un Laico, che ha fatto della vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio. È un Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato, una missione di carità, uno strumento di elevazione di se, e di conquista degli altri a Cristo salvatore. È un Professore d’Università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione non solo per l’altissima dottrina, ma anche e specialmente per l’esempio di dirittura morale, di limpidezza interiore, di dedizione assoluta data dalla Cattedra! È un Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale, per le pubblicazioni e i viaggi, per le diagnosi illuminante e sicure, per gli interventi arditi e precorritori! [...] La figura del Professor Moscati conferma che la vocazione alla santità è per tutti, anzi è possibile a tutti. [...] E la Chiesa non si stanca di ripetere questo invito nel corso dei secoli, e ancora l’ha ribadito fermamente a noi uomini del XX secolo".

    Dopo aver ricordato l’insegnamento del Concilio (Lumen Gentium, 40), prosegue dicendo:
    "E’ questo il punto fermo, che certamente sarà da ricordare, a conclusione dell’Anno Santo - che è stato ed è tutto un solenne invito alla santità e alla riconciliazione con Dio e con i fratelli - e a coronamento dei vari Beati e Santi, i cui esempi ci hanno allietato, confusi, spronati, entusiasmati, nel conoscerli, nell’esaltarli, nel venerarli. La vita cristiana deve e può essere vissuta in santità!".
    Anche noi, su queste parole del Santo Padre, concludiamo questo cammino sulle orme dei Beati e Santi elevati agli onori degli altari nell’Anno Santo 1975.

    Autore: Don Marco Grenci


  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    22 Nov 2005
    Messaggi
    499
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il medico Santo di Napoli


    San Giuseppe Moscati (Benevento, 25 luglio 1880 – Napoli, 12 aprile 1927)

    Qualche pensiero estratto da lettere indirizzate ad amici, colleghi, conoscenti:

    È bene che l’infermo si metta in grazia di Dio. Quando Iddio viene nel nostro cuore, nella s. comunione, ci dà pace, rassegnazione, coraggio, speranza.

    Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, d’un fratello, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità.

    Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo.

    Noi non siamo contrari a nessun concetto di evoluzione, ben lontani però dall’intenderla nel senso di Spencer che si svolge nel concreto di un puro sofisma. Noi la intendiamo come spessa nel Contra gentes da San Tommaso: - Materia appetit formam etc – ove è ben chiaramente detto che la materia bn lungi dall’essere un elemento attivo e produttivo è essenzialmente passiva.

    Ama la verità; mostrati qual sei; e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

  3. #3
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    San Giuseppe Moscati - il medico di Napoli canonizzato da Giovanni Paolo II

  4. #4
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Discussione riunita per ovvia affinità tematica a quella esistente.

  5. #5
    Registered User
    Data Registrazione
    22 Nov 2005
    Messaggi
    499
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non sapevo ci fosse già una discussione aperta. Chiedo scusa.

  6. #6
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Timoteo Visualizza Messaggio
    Non sapevo ci fosse già una discussione aperta. Chiedo scusa.
    Nessun problema

  7. #7
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  8. #8
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Aforismi di Giuseppe Moscati

    Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene.

    Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo. Molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori, vengono a capitare in ospedale per disposizione della misericordia di Dio, che li vuole salvi.

    Esercitiamoci quotidianamente nella carità. Dio è carità. Chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamoci di fare ogni giorno, anzi in ogni momento, offerta delle nostre azioni a Dio compiendo tutto per amore.

    Ogni tanto il Signore dà un segno della sua presenza e consapevolezza. All'improvviso muore un ammalato, che non si è saputo attrarre e circondare di cure affettuose. Speriamo che il Signore gli sia vicino, nel momento estremo.

    Che cosa possono fare gli uomini? Che cosa possono opporre alle leggi eterne della vita? Ecco la necessità del rifugio in Dio. Ma tuttavia noi medici dobbiamo cercare di alleviare la sofferenza.

    Negli ospedali la missione delle suore, dei medici, degli infermieri, è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi.

    Coltivando nel cuore rancori, si finisce per trascurare questa missione, affidata dalla Provvidenza a coloro che assistono gli infermi; si trascurano pure gli infermi.

    La vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, del grido scagliato da Dio contro l'uomo colpevole: tu morrai! Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore. A tutti è stato promesso, dopo la redenzione del mondo, il giorno che ci ricongiungerà ai nostri cari estinti, e che ci riporterà al supremo Amore.

    Ricordatevi che, seguendo la medicina, si assume la responsabilità di una sublime missione. Perseverate, con Dio nel cuore, con gli insegnamenti di vostro padre e di vostra mamma sempre nella memoria, con amore e pietà per i derelitti, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all'invidia, disposto solo al bene.

    La vita fu definita un lampo nell'eterno. E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa, e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, trascende dalla materia, e ci porta ad aspirare una felicità oltre il mondo. Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza, e guardano all'al di là dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti.

    Non c'è che una gloria, una speranza, una grandezza: quella che Dio promette ai suoi servi fedeli.

    Ahimè la nostra scienza, se fosse tutta fredda e destinata solo a mantenere i minuti piaceri del corpo, a che cosa servirebbe? Sarebbe un'ancella del materialismo e dell'egoismo.

    Il medico si trova in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo.

    In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all'eternità della vita e dell'anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene.

    Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista. Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio.

    Sebbene lontano, non lascerete di coltivare e rivedere ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là.

    Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento.

    Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

    Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraneandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l'esempio, per un grande scopo, per l'unico scopo che è la loro salvezza.

    Mio Gesù amore! Il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all'infinita bellezza di tutti gli esseri, creati a vostra immagine e somiglianza.

    Anche l'amore terreno Satana cercò d'inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza son nulla.

    Oh se i giovani, nella loro esuberanza, sapessero che le illusioni d'amore, per lo più frutto di una viva esaltazione dei sensi, sono passeggere! E se un Angelo avvertisse loro, che giurano così facilmente eterna fedeltà a illegittimi affetti, nel delirio di cui sono presi, che tutto quello che è impuro amore deve morire, perché è un male, soffrirebbero meno e sarebbero più buoni. Ce ne accorgiamo in età più inoltrata, quando ci avviciniamo per le umane vicende, per caso, al fuoco che ci aveva infiammati e non ci riscalda più.

    Che la materia sia animata da moltissime e profonde energie che la evolvono nelle sue attività e nella progressiva complessità delle sue forme, nulla si oppone ad accogliere, ma occorre altrettanto ritenere che questo principio di spiritualità... quest'ordine meraviglioso, che si organizza nella materia fino a raggiungere le alte vette della sua organizzazione più elaborata, non sia altro che l'attestazione che un Deus absconditus regola con suprema intelligenza questo superbo edificio su cui si eleva la vita, la quale si svolge a causa di leggi sancite dall'Alta Sapienza che tutto muove; tanto più meravigliose quanto esse governano non solo i colossali cosmi, ma la delicatissima trama del più microscopico elemento.

    Non dimenticate di alimentare l'anima col ricevere nostro Signore nella Santa Comunione, così come alimentate - ed è vostro imprescindibile dovere - il corpo.

    Vi garantisco che attraverso i miei diuturni studi compiuti, e le conoscenze dei vari popoli d'Europa e dei loro costumi, ho radicato sempre più la credenza dell'al di là; l'ingegno umano così possente, capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino, e l'anima e il pensiero umano a Dio devono ritornare.

    Voglio ancora una volta animare la vostra speranza, trasformarla in sicurezza, guarirete! Iddio poi vi domanderà conto della vita che vi donerà.

    Il bisogno di eternare nel marmo e nel bronzo le grandi figure scomparse, e celebrarne l'opera, sta a dimostrare che il pensiero e lo spirito umano sono eterni.

    Bellezza, ogni incanto della vita passa... Resta solo eterno l'amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l'amore è Dio.

    Tutti i giovani dovrebbero comprendere che nella pratica della continenza è il modo migliore per tenersi lontani dalla massima malattia trasmissibile. Mantenendo il loro spirito e il loro cuore lontano dalla turpitudine, in un esercizio di rinuncia e di sacrificio, dovrebbero giurare di concedere la loro maturità e sanità sessuale solamente all'essere unicamente amato.

    Amiamo il Signore senza misura, vale a dire senza misura nel dolore e senza misura nell'amore... Riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina.

    E' vero, è vero che il giogo del Signore è leggero e soave. Quando si ama il Signore non si sentono più pene e se ve ne sono diventano dolci. Arrivando ad amare fortemente il Signore, si desiderano e si amano i pentimenti.

    Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un'anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l'ardenza dell'amore, la carità.

  9. #9
    Registered User
    Data Registrazione
    22 Nov 2005
    Messaggi
    499
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Questo santo è stato per me una sorpresa e ringrazio il Signore per avermelo fatto conoscere. Seppi di lui per caso la prima e unica volta che ebbi l'occasione di visitare Napoli. E' un santo novecentesco, laico e intellettuale. Eccellente medico e instancabile lavoratore. Di grande pietà. Si venera presso la Chiesa del Gesù Nuovo della città partenopea. San Giuseppe Moscati, pregate per noi.

  10. #10
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    PAOLO VI
    OMELIA PER LA BEATIFICAZIONE DI GIUSEPPE MOSCATI
    ROMA
    16 novembre 1975

    Venerabili Fratelli, figli e figlie, e pellegrini tutti carissimi!

    Gioia grande oggi per la Chiesa che pellegrina e militante nel mondo, è pur «Madre dei Santi, immagine della Carità superna»!

    Gioia grande per l’Italia! Che ancora una volta trova la sua corona, il suo conforto, il suo stimolo nella glorificazione d’uno dei suoi Figli, quasi a noi contemporaneo, e che ad onorarne la memoria in questa solenne cerimonia di beatificazione ammira oggi presente il Signor Presidente della Repubblica Giovanni Leone, al quale subito si rivolge la nostra grata compiacenza per tanto nobile testimonianza di fede e di venerazione per così degno concittadino e collega nel campo degli studi accademici; vada fin d’ora al Signor Presidente il nostro più devoto augurio per la sua esimia ed illustre Persona e per la sua alta civile missione!

    E grande gioia oggi anche per Napoli, di cui salutiamo in modo particolare i pellegrini, venuti col Cardinale Arcivescovo, e che esulta per l’elevazione agli altari del «suo» medico! E gioia grande per noi a cui il Signore concede, nelle inesprimibili consolazioni spirituali di questo Anno Santo, di aggiungere alla schiera degli eroici campioni della virtù cristiana la figura nobile, semplice, radiosa del Professor Giuseppe Moscati!

    Chi è colui che viene proposto oggi all’imitazione e alla venerazione di tutti?

    È un Laico, che ha fatto della sua vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio [cf. Mt 25, 14-30; Lc 19, 11-27].

    È un Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato, una missione di carità, uno strumento di elevazione di sé, e di conquista degli altri a Cristo salvatore!

    È un Professore d’Università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione non solo per l’altissima dottrina, ma anche e specialmente per l’esempio di dirittura morale, di limpidezza interiore, di dedizione assoluta data dalla Cattedra!

    È uno Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale, per le pubblicazioni e i viaggi, per le diagnosi illuminate e sicure, per gli interventi arditi e precorritori!

    La sua esistenza è tutta qui: essa è trascorsa facendo del bene, a imitazione del Medico divino delle anime [cf. At 10, 38]; il suo itinerario è stato percorso sacrificando tutto agli altri – se stesso, gli affetti familiari, il proprio tempo, il proprio denaro – nel solo desiderio di compiere il proprio dovere e di rispondere fedelissimamente alla propria vocazione; la sua vita è stata lineare e sublime, quotidiana e straordinaria, ordinata e pur protesa in un ritmo febbrile di attività, che iniziava ogni giorno in Dio, con le ascensioni eucaristiche della Comunione mattutina per poi riversarsi come una sorgente colma e inesauribile nella carità per i fratelli. Ecco dunque: abbiamo un Uomo dei nostri tempi – alcuni ancora lo ricordano -; un Uomo relativamente giovane: morì infatti nel 1927 a 47 anni, nel pieno della sua maturità professionale e scientifica, umana e cristiana; il «cittadino» di una grande città – dalla natìa Benevento era giunto presto a Napoli, ove visse fino alla morte, amato da tutti ma specialmente dai suoi poveri, ch’egli visitava nei tuguri miserabili portando luce, speranza, conforto, aiuto concreto. Un Uomo così giunge oggi alla Beatificazione; giunge cioè al solenne riconoscimento da parte della Chiesa di virtù eroicamente praticate, che, in vittorioso contrasto con la natura umana ferita dal peccato, con l’ambiente talora ostile, con difficoltà quotidiane, sono divenute come una seconda natura.

    I. – Ed ecco allora il primo pensiero di questa cerimonia lietissima: la figura del Professor Moscati conferma che la vocazione alla santità è per tutti, anzi è possibile a tutti. È un invito che parte dal cuore di Dio Padre, il quale ci santifica e ci divinizza per la grazia meritataci da Cristo, sostenuta da dono del suo Spirito, alimentata dai sacramenti, trasmessa dalla Chiesa. Immersi in questa corrente divina, tutti, senza eccezione, sono chiamati alla perfezione, a farsi santi. «Questa è la volontà di Dio, che vi santifichiate» scrive S. Paolo [1Ts 4, 3]. E Dio tutti chiama a questi vertici, in cui semplicemente e sublimemente si definisce l’identità dei cristiani, dei membri del Popolo di Dio: «Siate santi perché Io sono santo» [Lv 11, 44 s.]; «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» [Mt 1, 48]. E la Chiesa non si è stancata di ripetere questo invito nel corso dei secoli, e ancora l’ha ribadito fermamente a noi, uomini del XX secolo: «È chiaro – ha detto infatti il Concilio Vaticano II – che tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l’esempio di Lui e fattisi conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, si consacrino con tutta l’anima alla gloria di Dio e al servizio del prossimo» [Lumen gentium, n. 40]. È questo un punto fermo, che certamente sarà da ricordare, a conclusione dell’Anno Santo – ch’è stato ed è tutto un solenne invito alla santità e alla riconciliazione con Dio e con i fratelli – e a coronamento dei numerosi riti di glorificazione dei vari Beati e Santi, i cui esempi ci hanno allietati, confusi, spronati, entusiasmati, nel conoscerli, nell’esaltarli, nel venerarli. La vita cristiana deve e può essere vissuta in santità!

    II. – Come abbiamo detto, il nuovo Beato è stato un Medico, un Docente universitario, uno Scienziato. Questa qualificazione di Giuseppe Moscati ci presenta un aspetto particolare, da lui vissuto e realizzato nella difficile temperie culturale del suo tempo, e che anche per noi uomini delle generazioni successive conserva il suo valore apologetico: e cioè l’armonia fra scienza e fede. Sappiamo bene che fra i due termini vi fu opposizione, irriducibile, nel sec. XIX e al principio del nostro, proprio l’epoca di Giuseppe Moscati, anche se, come lui, vi furono in quel periodo figure di scienziati credenti di altissimo livello [cfr. A. Eymieu, Science et religion, in DAFC, IV, pp. 1250-1252]. L’equilibrio tra scienza e fede fu per Moscati una conquista, certo, nell’ambiente in cui specialmente uno studente di medicina doveva allora modellare la propria preparazione; ma fu anche e soprattutto una certezza, posseduta intimamente, che guidava le sue ricerche e illuminava le sue cure. Se si è perfino potuto vedere nelle eccezionali doti della sua arte medica e chirurgica una qualche scintilla di illuminazione soprannaturale, carismatica, ciò è stato certamente dovuto alla sintesi luminosa ch’egli aveva compiuta tra le acquisizioni della dottrina umana e le «imperscrutabili ricchezze» [cf. Ef 3, 8] della fede e della grazia divina. Per raggiungere questo supremo, pacificante traguardo, il Professor Moscati non scese a compromessi, non temette irrisioni: «Ama la verità – scriveva per sé il 17 ottobre 1922, tra le poche righe che di lui ci sono rimaste di questo genere – mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio».

    Il problema si pone ancora oggi, talora in modo acuto e drammatico; lo sanno bene gli illustri clinici e studiosi che son venuti oggi alla glorificazione del loro collega, e che salutiamo con rispetto profondo. Ma è anche vero che oggi l’opposizione si fa più cauta, per la crisi filosofica della scienza e per l’avvertenza che i due ordini di conoscenza sono distinti e non opposti. Anzi si delinea una concezione dei due ordini della conoscenza – scienza e fede – che non solo li distingue, ma li rende complementari e convergenti nella ricerca trascendente della verità [cfr. J.-M. Maldamé, La science en question, in «Revue Thomiste» 75 (1975), pp. 449-465].

    Questa complementarità e questa convergenza sono documentate specialmente dall’esperienza vissuta: di scienziati credenti e di credenti scienziati; allora e oggi. Ed essi ci dimostrano, come ha fatto il nostro beato, che la scienza non esclude la fede, anzi ha bisogno del suo complemento. Come ha sottolineato il Concilio Vaticano II, proprio dieci anni fa, «la ricerca metodica in ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza avvertirlo viene come condotto dalla mano di Dio» [Gaudium et Spes, n. 36]. Così, davvero, è stato il Professor Moscati: «condotto dalla mano di Dio» nell’esercizio di una attività divorante, che lo ha trovato attento collaboratore e docile adoratore di Dio per la salute fisica dei corpi martoriati come per la salvezza spirituale delle anime ferite. Possa egli comunicare le stesse sue certezze a tante anime nobili e rette, che pur temono di perdere qualcosa della loro autonomia nel riconoscere quanto è di Dio!

    III. – Questo connubio vissuto tra scienza e fede ci fa intravedere infine qualcosa di quella che fu la «religione» di Giuseppe Moscati, quella per cui lo proponiamo all’imitazione e all’emulazione dei nostri contemporanei. Essa fu semplice, sicura, pensata e studiata, professata con devozione lineare, ma sapiente, con un’anima di fanciullo nascosta nella complessità del suo spirito grande e coltivato.

    Ma questa religione fu soprattutto viva perché professata nell’esercizio della carità! La fama del Professor Moscati brilla per questa fioritura instancabile, nascosta, eroica, di carità, che lo ha fatto spendere tutto per gli altri, nel beneficare i poveri, nel curare i corpi, nell’elevare le anime, senza chiedere mai nulla per sé, fino all’ultimo respiro, tanto che la morte lo colse durante le visite dei prediletti malati. Si sono raccolti innumerevoli episodi di questa carità sovrumana, fatta di piccole cose, in una continua e lieta donazione, tanto che a Napoli hanno cominciato a chiamarlo il «medico santo» già fin dalla sua morte. Sono i Fioretti di un Beato del nostro secolo! Come grandeggia, in questa luce, la professione della medicina in Giuseppe Moscati! E come dobbiamo augurarci che tale professione, umana e provvida quant’altre mai, sia sempre animata e idealizzata dalla carità! Per comunicare calore, bontà, speranza nelle corsie degli ospedali, negli studi austeri dei medici, nelle aule sacre della scienza! Per difenderci dall’egoismo, dal freddo, dall’aridità che minaccia la società. Spesso più preoccupata di diritti che di doveri. E così ogni altra professione onesta e civile deve ancor oggi essere animata dalla carità! La mite figura del Beato ce lo ripete col suo esempio suadente ed efficace: «Pietas ad omnia utilis est: la pietà è utile a tutto» [1Tm 4, 8].

    Fratelli e Figli nostri!

    Il Concilio Vaticano II ha parlato della figura e del ruolo dei laici nella Chiesa, come di coloro che nel secolo «sono da Dio chiamati a contribuire quasi dall’interno, a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esempio del proprio ufficio… e a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita, e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità» [Lumen gentium, n. 31]. La figura del Professor Moscati, con la straordinaria autorità che gli viene dalla sua statura morale, dal suo esempio vissuto, e dalla glorificazione della Chiesa, ricorda oggi che questo è vero, che questo è possibile, che questo è necessario. Ne ha bisogno la Chiesa e il mondo! È la consegna che viene specialmente al laicato dal rito odierno, dall’Anno Santo!

    Ecco il perché della nostra grande gioia: ch’essa rimanga viva in noi, faccia seguire opere fruttuose, e possa zampillare fino alla vita eterna, nell’incontro a faccia a faccia con Dio, nella luce dei Santi.



    «Insegnamenti di Paolo VI», XIII (1975), pp. 1290-1296.

 

 

Discussioni Simili

  1. 28 Aprile '09: Il Santo Padre in Abruzzo
    Di UgoDePayens nel forum Cattolici
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 28-04-09, 13:19
  2. Rassegna stampa di Sabato Santo 11 aprile 2009
    Di Luca nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-04-09, 20:41
  3. 16 aprile - S. Benedetto Giuseppe Labre
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 16-04-08, 14:40
  4. Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 02-04-08, 18:02
  5. Mai così lontano dalla realtà il Giuseppe Moscati televisivo!
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 03-10-07, 18:47

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito