da www.ilfoglio.it
" Un Prodi da pretura
Piccata difesa dalle accuse piuttosto serie del Financial Times.
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Bruxelles. “Cherchez la femme? Cherchez le français!”. Il funzionario inglese della commissione di controllo di bilancio del Parlamento europeo parafrasa la massima di Alexandre Dumas per commentare la vicenda che ha colpito la Commissione Prodi, coinvolgendo due funzionari francesi. Yves Franchet, direttore generale di Eurostat (l’istituto europeo di statistica), e Daniel Byk, a capo di uno dei sei dipartimenti dell’organismo, dovranno rispondere all’accusa di aver sottratto fondi pubblici per circa 900 mila euro. L’inchiesta è stata aperta dalla procura di Parigi: le presunte malversazioni sarebbero avvenute nell’ambito di un trasferimento di fondi da Eurostat a una società francese. “Rubbish”, spazzatura, secondo l’esecutivo, che ha notificato le inevitabili smentite. Miele, invece, per il quotidiano britannico Financial Times, che ha aperto l’edizione di ieri proprio su questa notizia, puntando direttamente al presidente della Commissione, Romano Prodi, accusato di “sapere più di quanto non abbia ammesso finora”. Non ha avuto mano leggera il FT titolando: “Prodi tirato dentro lo scandalo del saccheggio di Eurostat”. Naturale quindi che, fin dalle prime ore del mattino, al Breydel – l’immobile che ospita l’esecutivo europeo – regnasse un certo nervosismo. Comprensibile: nel palazzone di Bruxelles i ricordi della vicenda che travolse la commissaria francese Edith Cresson, facendo cadere l’intero collegio guidato da Jacques Santer, sono ancora freschi. Così, dopo le giustificazioni di rito, la macchina dell’esecutivo si è messa in moto per rispondere punto per punto alle notizie riportate dal quotidiano della City: è stata la stessa Commissione, dicono al Breydel, a chiedere all’Ufficio antifrodi di Bruxelles, l’Olaf, di avviare un’inchiesta sulle presunte malversazioni. E l’Olaf, secondo Pedro Solbes, commissario agli Affari economici (da cui dipende Eurostat), avrebbe informato la Commissione delle presunte frodi soltanto a inizio maggio. Potevano non sapere. Inoltre, i due imputati francesi si sono autosospesi per scrupolo di chiarezza. Occorre aggiungere, ripetono al Breydel, che il FT non ha esattamente buoni rapporti con l’esecutivo dell’Unione. Anzi: Prodi ieri si sbilanciava in dichiarazioni contro i “giornali che da anni partecipano attivamente e in modo partigiano alla lotta politica europea”. Ma la principale fonte del quotidiano londinese sono proprio i due accusati, cui la Commissione ha garantito, almeno fino a maggio, la copertura delle spese legali. In un’intervista ripresa dal FT, Franchet ha infatti tirato in ballo proprio Prodi e tre commissari: la tedesca Michaele Schreyer, Bilancio, lo spagnolo Solbes, e l’inglese Neil Kinnock, incaricato della riforma amministrativa: sarebbero stati tutti “costantemente tenuti al corrente dei fatti”. I tre euroministri ieri in mattinata erano al Parlamento europeo per respingere le accuse. Gli eurodeputati li hanno messi alle strette, denunciando che i risultati delle prime inchieste interne erano noti da più di tre anni. Al di là dei fatti, la vicenda rischia di minare la credibilità dell’esecutivo. Innanzitutto perché la Commissione ha già dovuto affrontare il caso di Marta Andreasen, l’alta funzionaria spagnola allontanata perché in pieno dissenso con la gestione amministrativa, dopo aver detto che i bilanci europei erano approssimativi. In secondo luogo, perché altri dossier scomodi potrebbero aprirsi, di qui a breve, sull’amministrazione: ad esempio, la desamiantizzazione dell’immobile Berlaymont di Bruxelles, un appalto miliardario su cui la magistratura belga ha aperto un’inchiesta. In terzo luogo, perché tre casi sospetti di malversazione generano diffidenza nell’opinione pubblica. Gli altri problemi Oltretutto Eurostat, feudo francese da quasi vent’anni, ha un’importanza strategica perché distribuisce ai Quindici le pagelle sui conti e sull’allineamento ai parametri di Maastricht. Franchet, 64 anni, dopo tre lustri alla guida dell’istituto, si appresta a lasciare l’incarico per raggiunti limiti di età. E il suo posto fa gola a molti paesi, tra i quali l’Italia. A complicare ulteriormente la situazione potrebbero arrivare iniziative del Parlamento europeo, desideroso di esercitare una delle poche prerogative che gli spettano: quella di approvare la corretta esecuzione del bilancio della Commissione. Nel 1999 all’Assemblea sfuggì il controllo della situazione e Santer e la sua squadra dovettero dimettersi. Prodi, appena insediato, ha rivendicato la possibilità di “licenziare” i singoli commissari, ipotesi invece non contemplata nel regolamento del 1999 (che dava al Parlamento europeo il potere di approvare o bocciare il collegio esecutivo soltanto per intero). E, secondo gli osservatori a Bruxelles, difficilmente il presidente si lascerà travolgere da un articolo di giornale. Poteva non sapere. "
Saluti liberali




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8/06/2003