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Discussione: Una Piccola Italiana

  1. #1
    in silenzio
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    Una Piccola Italiana

    Emulando Ferruccio, mia mamma desidera scrivere i ricordi della sua infanzia ed adolescenza.
    Questo soprattutto perchè l'educazione ai tempi del fascismo faceva profonde differenze di genere.

    Nel primo post trascrivo parte di una lettera arrivatami oggi, sperando che le domande e le osservazioni dei forumisti di Pol ci aiutino a raccontare un punto di vista femminile riguardo al Ventennio.

    "... sono nata il 28 Ottobre 1930 a Novara, nella clinica diretta da un medico veneto: partorirmi in clinica fu una rivoluzione moderna gradita a Mamma, che aveva partorito in casa della suocera i primi tre figli.
    Mia Mamma Beatrice era terribilmente affezionata a me ed a mio fratello Lino, perchè il figlio maggiore Umberto viveva nel Collegio Rosmini a Domodossola, e la figlia primogenita Paola era stata affidata alla nonna materna, rimasta vedova e sola.

    La generazione dei miei genitori era dominata dal senso del dovere; tanto, che un affresco mostrava strumenti musicali e grappoli d'uva intrecciati, dal titolo "Doveri".

    Dei primi anni trascorsi nella grande casa della nonna paterna, a Oleggio, ricordo la solitudine mitigata dalla cara baglia Giacomina, che oltre ad allattare il Lino e me, aiutò ad allevare (come baglia asciutta) i sei figli del Lino, restando al servizio della nostra famiglia per oltre trent'anni.
    Ma ancora più delle persone, riaffiorano, come dalla penombra, i luoghi.
    A Oleggio la casa in piazza con i saloni dove era proibito entrare, perchè riservati alla Nonna ed alle sue figlie nubili; e la Biblioteca in alto, sotto il tetto, dove venivano conservati l'Archivio del paese, che orgogliosamente faceva risalire le sue origini alla decima legio dell'esercito di Roma giunto a civilizzare la Gallia Cisalpina.
    Celta togata divenuta Cittadina Romana, Oleggio continua da millenni a definire se stessa "civitas, et magna civitas".
    In questo paese, al confine fra Piemonte e Lombardia, fra risaie di pianura e vigneti di collina, trascorrevamo l'autunno, quando il Papà seguiva i lavori in campagna e andava a caccia nelle brughiere.
    A Bergamo invece abitavamo in una casa ottocentesca, acquistata dall'avvocato Tombini e sita in via 28 Ottobre 22. Nel vasto giardino all'italiana c'era una grande fontana rotonda, che Mamma fece decorare con roselline rifiorenti rosa pallido per mia gioia; il giardino confinava con un orto e con la casa, rustica, del giardiniere.
    A Bergamo viveva anche lo zio paterno Palmiro, con il figlio Gianpace e la governante austriaca Anna-di-Linz; questa severa governante, giudiziosa e abile cuoca, allevò mio cugino perchè lo zio aveva divorziato in Ungheria dalla moglie, che si era risposata. Il Gianpace non fu grato ad alcun parente del'esperienza bergamasca, e appena potè si trasferì in Sud Africa, dove venne adottato da una famiglia originaria dei Paesi Bassi.
    Da Bergamo andavamo spesso al Castello di Gromo, nell'Alta Val Seriana: rocca costruita dai Ginami, fu luogo di lavorazione per lame da spada famose fra il XII e il XVI secolo. L'ultimo Ginami nomnò sua erede la nipote, che sposò un Gelmini portando questa proprietà in dote.
    All'inizio del Novecento ricordo le camere da letto profumate di legno di cirmolo; i ritratti degli antenati e delle antenate appesi nel corridoio del primo piano, una sala soffocante a piano terreno con un soffitto a cassettoni scuri incombente, lo studio di Nonno Umberto pieno di libri di medicina e carte polverose, maleodorante a causa del pollaio che faceva bela mostra di sè nel cortile adiacente.
    Ti scriverò presto altri ricordi, ora porto ai nipotini della mia vicina di casa alcune merendine con dentro dei regalini, prima che partano per la montagna.
    Un abbraccio, ciao!
    Mamma Maria Josè"
    di necessità virtù

  2. #2
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    Bene ! Ti seguo ! Il mondo di allora era piuttosto anzi parecchio maschilista
    e le bambine per esempio NON avevano diritto a partecipare alle " bande " e neppure a fare " banda " per conto loro.

    Casa chiesa e scuola ! Bambole, salto della corda , gioco dei riquadri sui marciapiedi : manco le biglie per i Giri d'Italia nelle piste in terra o i coperchi della gazose per quelli tracciati sui marciapiedi !

    Ma i tempi di " le donne non ci vogliono piu' bene " si avvicinavano : lo choc della istituzione delle ausiliarie nella RSI scosse il mondo maschile.

  3. #3
    in silenzio
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    Bene ! Ti seguo ! Il mondo di allora era piuttosto anzi parecchio maschilista
    e le bambine per esempio NON avevano diritto a partecipare alle " bande " e neppure a fare " banda " per conto loro.

    Casa chiesa e scuola ! Bambole, salto della corda , gioco dei riquadri sui marciapiedi : manco le biglie per i Giri d'Italia nelle piste in terra o i coperchi della gazose per quelli tracciati sui marciapiedi !

    Ma i tempi di " le donne non ci vogliono piu' bene " si avvicinavano : lo choc della istituzione delle ausiliarie nella RSI scosse il mondo maschile.
    Grazie carissimo Ferruccio per una partecipazione così entusiasta!

    In effetti i ricordi di Maria Josè riguardano i tre luoghi che hai menzionato:

    - le case di famiglia e delle persone amiche

    - la dimensione religiosa della vita consacrata: le visite alle tombe di famiglia nei cimiteri, le processioni solenni in paese, il rintocco delle campane per ritmare le ore, i rosari recitati con la nonna paterna e la servitù, i consigli chiesti in confessionale.

    Mi ha sempre stupito la confusione fatta da mia madre e dalla sua generazione riguardo la confessione sacramentale e la pratica della direzione spirituale: entrambe le mie nonne, di mentalità ottocentesca, non hanno mai sbagliato, e mi sono state estremamente utili nell'imparare a distinguere quando e a chi dare piena fiducia.

    - la scuola; molto diversa dalla socializzazione progressiva che ora inizia con l'asilo nido, o al più tardi a tre anni con l'inizio della scuola materna, nel 1936 cominciava con la scuola elementare.

    Scrivo quanto mi ha appena detto mamma al telefono: "Abituata ad essere libera a casa, le scuole elementari furono un tormento.
    Mio fratello maggiore Umberto era sempre in Collegio, il mio caro fratellino Lino era riuscito a scappare e tornare a casa, ma solo per venire spedito in un Collegio più lontano e più severo. Consideravo fortunata mia sorella, perchè doveva vivere con la nonna materna nella grande casa che ci ospitava per il pranzo di Natale, quando dalle finestre ammiravamo il giardino innevato.
    Cercavo d'imparare ma mi sentivo esclusa dal mondo degli affetti più cari, e condannata dalle parole che sentivo ripetere più spesso: - TACI TU CHE SEI UNA BAMBINA -"

    ... il seguito alla prossima puntata
    di necessità virtù

  4. #4
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    Ottima iniziativa: Buon lavoro alla Signora Maria Josè, a Maria Vittoria e a Ferruccio!

    rilievo!

  5. #5
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    Arrow ...

    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    Ottima iniziativa: Buon lavoro alla Signora Maria Josè, a Maria Vittoria e a Ferruccio!

    rilievo!

    Grazie, Dottor Zoidberg!

    di necessità virtù

  6. #6
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    Il 21 Giugno Mamma mi scrive che tanti, troppi ricordi le affollano la mente.

    Il più importante - poichè è bene iniziare dalle cose più importanti, e non dalle più urgenti - è il viaggio da Bergamo a Oleggio nel mese di Ottobre, per la Vendemmia.

    I fattori di Mezzomerico, il Gaudenzio con la moglie Clara, scendevano in paese su di un carro trainato da una cavallina molto mansueta; il carro era carico di tini con varie destinazioni.
    Questi grandi contenitori in legno servivano a raccogliere i grappoli d'uva per la Cantina Sociale - fondata da un cugino pochi anni prima -, i graspi venivano scambiati con una bottiglia di grappa (perchè a questo servivano), e un tino più piccolo veniva portato in cortile di Casa Bellini (la casa di Famiglia) in Piazza, per farne il vino ad uso domestico.
    Nel 1935, a cinque anni, Maria Josè riuscì ad entrare in cantina subito dopo la pigiatura dei grappoli, mentre si stava macerando il mosto.
    La bimba golosa bevve il liquido in fermentazione, ed ebbe la diarrea per una settimana.
    Fu una bella lezione, per comprendere il valore dell'obbedienza!
    di necessità virtù

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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Il 21 Giugno Mamma mi scrive che tanti, troppi ricordi le affollano la mente.

    Il più importante - poichè è bene iniziare dalle cose più importanti, e non dalle più urgenti - è il viaggio da Bergamo a Oleggio nel mese di Ottobre, per la Vendemmia.

    I fattori di Mezzomerico, il Gaudenzio con la moglie Clara, scendevano in paese su di un carro trainato da una cavallina molto mansueta; il carro era carico di tini con varie destinazioni.
    Questi grandi contenitori in legno servivano a raccogliere i grappoli d'uva per la Cantina Sociale - fondata da un cugino pochi anni prima -, i graspi venivano scambiati con una bottiglia di grappa (perchè a questo servivano), e un tino più piccolo veniva portato in cortile di Casa Bellini (la casa di Famiglia) in Piazza, per farne il vino ad uso domestico.
    Nel 1935, a cinque anni, Maria Josè riuscì ad entrare in cantina subito dopo la pigiatura dei grappoli, mentre si stava macerando il mosto.
    La bimba golosa bevve il liquido in fermentazione, ed ebbe la diarrea per una settimana.
    Fu una bella lezione, per comprendere il valore dell'obbedienza!
    La pigiatura a piedi nudi era una festa per tutti.I ragazzi di oggi neppure hanno una idea della sensazione che davano i chicchi di uva sotto i piedi.
    E noi tutti dentro nel grande tino in allegria ! Una festa che si ripeteva da migliaia di anni e che seguiva l'altra di poche settimane prima e cioe' la spannocchiatura sull'aia delle grandi cascine del lodigiano. Dopo il calar del sole ! Le donne intonavano i canti della campagna lombarda vecchi di secoli che sarebbero poi andati perduti !

    Quando la spannoacchitura era finita arrivava la macchina sgranatrice. Era a vapore copn una grande cijnghia che collegava le due parti dell'impianto.

    Erano i riti dell'Italia contadina e ognuno si sentiva un poco come il Duce che avevamo visto nei Luce alla fine della trebbiatura del grano nelle terre pontine redente dal regime. Poi lo raccontavamno a scuola in citta' : Strapaese contro Stracitta' !

  8. #8
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    promozioni in agricoltura

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    La pigiatura a piedi nudi era una festa per tutti.I ragazzi di oggi neppure hanno una idea della sensazione che davano i chicchi di uva sotto i piedi.
    E noi tutti dentro nel grande tino in allegria ! Una festa che si ripeteva da migliaia di anni e che seguiva l'altra di poche settimane prima e cioe' la spannocchiatura sull'aia delle grandi cascine del lodigiano. Dopo il calar del sole ! Le donne intonavano i canti della campagna lombarda vecchi di secoli che sarebbero poi andati perduti !

    Quando la spannoacchitura era finita arrivava la macchina sgranatrice. Era a vapore con una grande cinghia che collegava le due parti dell'impianto.

    Erano i riti dell'Italia contadina e ognuno si sentiva un poco come il Duce che avevamo visto nei Luce alla fine della trebbiatura del grano nelle terre pontine redente dal regime. Poi lo raccontavamo a scuola in citta' : Strapaese contro Stracitta' !
    A proposito di un elemento comune alla vita di paese e di città, il desiderio di migliorare la propria condizione economica e sociale, Mamma mi ha raccontato due modi diversi e complementari, usati ad Oleggio.

    I suoi nonni materni, i Gagliardi, abitavano una casa adiacente la loro fabbrica di busti: tenevano al benessere delle dipendenti tanto, che in paese le loro lavoranti venivano chiamate Gagliardine, come fossero della famiglia.
    Era infatti un vanto per la famiglia del datore di lavoro ogni volta che una bustaia poteva comprarsi la casa, oppure, in tempi più recenti, l'automobile.

    Stefano Gelmini, il papà di Maria Josè, era invece d'antica tradizione agricola: alpina per parte di padre, e collinare per parte di madre.
    Mio nonno cercava di promuovere socialmente alcune famiglie di bovari dell'Alta Val Seriana, offrendo loro di spostarsi e diventare viticultori a Mezzomerico, dove imparavano cosa fare, sotto la direzione della famiglia del fattore.
    Negli Anni Trenta il nonno aveva portato da Gromo a Mezzomerico una coppia di sposi, Luigi ed Elisa, cui aveva affidato la mezzadria di una bella cascina chiamata "il Giardinetto", separata dal giardino Gagliardi di nonna Paolina solo da una stradina non asfaltata.
    Ubalda, Fausta e Margherita, figlie del Luigi e dell'Elisa, giocavano spesso con Maria Josè e suo fratello Lino; Mamma ricorda che formavano una vera banda piuttosto selvatica, che scorazzava volentieri anche nella Casa Grande in piazza.
    Rispettosa verso l'Archivio, lo Studio del nonno e le Sale Riservate, la banda dei selvatici si nascondeva sotto le scale di servizio, e spaventava le domestiche facendo rumori sinistri con catene e gemiti da fantasma.
    A distanza di molti anni lo zio Lino ed il suo amico Luciano ricordano anche una domestica "molto porca"; Mamma scrive: "... forse insegnava sconcezze ai ragazzi usando come campione diverso noi piccole bambine!Non ne ho memoria."

    ... c'è da dire che l'uso della memoria in quel di Oleggio è bizzarro; all'Archivio di Stato di Novara mi sono sentita dire che pare vi sia un triangolo dele Bermuda nell'oleggese, perchè i documenti vi spariscono senza lasciare traccia; e la popolazione tende in modo istintivo a chiudersi nell'omertà. Forse è solo un modo per non dover chiedere scusa, riparare i danni, e ringraziare.
    di necessità virtù

  9. #9
    in silenzio
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    Un'opera pia di Nonno Stefano fu dare in uso gratuito un appartamento alla Cesarina, un'operaia dello stabilimento Gagliardi che era stata sedotta e abbandonata da un avvocato milanese.
    Mentre questo avvocato - figlio a sua volta di un famoso avvocato e di una profuga dalla rivoluzione russa del 1917 - si sposò bene a Milano e continuò la brillante tradizione familiare, Sergio ed Anna - figli naturali suoi e della Gagliardina Cesarina - crescevano giocando con Maria Josè nel vecchio cortile secentesco della Casa Grande.
    In questo cortile lavoravano due vecchietti.
    Di lui si è scordato il nome perchè non parlava con nessuno, ed il suo incarico era raschiare via il muschio che si formava fra le pietre e sulla terra, rovinando l'erba.
    Lei raccoglieva i fiori di camomilla, li faceva seccare, poi li chiudeva in sacchettini odorosi che regalava: la chiamavano Nonna Martina, ed era un personaggio.
    Era l'amica dei gatti che abitavano sui tetti e si avvicinavano solo quando in cortile c'era anche lei. Una volta un gatto rubò il pollo dal tavolo di cucina, e lei guidò la banda dei selvatici su per le scale fino al tetto, dove recuperarono la refurtiva nella tana del predatore, cui in cambio lasciò un piattino di latte.
    Nonna Martina osservava i giochi dei bambini affettuosamente, e con un velo di tristezza nella voce era solita commentare, quasi parlando a se stessa:"jouez jouez matai..." in italiano traducibiie con "giocate giocate bambini, sottintendendo finchè potete".
    Quelle esperienze erano così unitive che Anna, figlia della Zia Cesarina, ancora adesso telefona a Maria Josè, per raccontare quando vince un premio di poesia, oppure per comunicare quando gli oleggesi organizzano la cena sociale dei nati nel loro anno: "la classe 1930".
    di necessità virtù

  10. #10
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    Con lo stesso gruppo di bambini della-banda-dei-selvatici Maria Josè usciva dalla corte della Casa Grande di nonna Carolina Bellini e andava a giocare nel giardino dell'altra sua nonna, la Paolina Gagliardi.
    Nel gioco la banda diventava una squadra d'agenti segreti, nello stile imparato leggendo sui giornalini de "L'Avventuroso" e "Topolino" le storie dell'Agente Segreto X9, di Mandrake e Lothar, di Gordon Flash e Diana. Lo scrittore Umberto Eco ha descritto delle fantasie indotte da quelle letture nel suo libro di ricordi "La misteriosa fiamma della Regina Loana".
    di necessità virtù

 

 
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