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Discussione: Neil Young

  1. #1
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    Predefinito Harvest

    Nel 1972 Neil Young è ormai un cantautore amato e affermato nel panorama musicale mondiale. Ha già regalato la sua prima perla "heavy country" ("Everybody knows this is nowhere") con i Crazy Horse , e un disco fondamentale per il country rock come "After The Goldrush". Inoltre, dal 1969 collabora con David Crosby, Graham Nash e Stephen Stills al progetto Crosby Stills Nash and Young, che già ha dato al rock capolavori come "Deja vù" (1970) e "4 way street" (1971).

    Con "Harvest" il canadese solitario raggiunge il suo massimo successo di vendite e, nonostante Jack Nietzsche si ostini a inserire le pesanti orchestrazioni che caratterizzarono i primi album di Young, il disco è una gemma. Nel 1972 (anno fertilissimo musicalmente parlando) le atmosfere bucoliche ("Harvest" vuol dire "raccolto")e tipicamente "on the road", la dolcezza delle ballate acustiche, l'energia dei 2 pezzi elettrici contribuirono a vincere la gara sull'hard rock e sul progressive. "Harvest" fu il disco più venduto del 1972, mettendo in riga lavori come "Thick as a Brick" dei Jethro Tull e "Machine Head" dei Deep Purple. Venne registrato a Nashville nel 1971, con gli Stray Gators (Ben Keith, Tim Drummond, Kenny Buttrey, Linda Ronstadt e James Taylor), ma uscì solo nel 1972 perché Young fu sottoposto nel frattempo a un intervento chirurgico alla schiena. Gli ingredienti per un album spiccatamente country-rock ci sono tutti…

    Il raccolto si apre con una splendida ballata acustica, "Out on the weekend", che riprende il tema del "loner", ("see the lonely boy out on the weekend") il solitario, ovvero l'autore stesso, oltre la malinconia amorosa. La title track "Harvest" è il secondo pezzo, la cui linea non varia rispetto a "Out on the weekend": dolce ballata country con argomento amore bucolico.

    Con "A man needs a maid" il discorso si fa più autobiografico. Young canta la sua infatuazione per Carrie Snodgrass, l'attrice di "Diario di una casalinga inquieta" (da qui il titolo). Il romantico pensiero del cantautore e la sua inimitabile vocina mantengono a galla un pezzo fortemente appesantito dal superfluo apporto dell'orchestra. La paura di ascoltare timpani e violoncelli anche negli altri pezzi svanisce subito con la meravigliosa "Heart of gold", in testa alle classifiche di mezzo mondo per tutto l'anno. Forse la più bella ballata dall'inizio della sua carriera, "Heart of gold" è una pietra preziosa della musica, il classico pezzo da ascoltare da soli o con una persona speciale, magari guardando fuori dal finestrino di un treno o guidando verso un tramonto estivo. La pedal steel di Ben Keith , l'armonica, la chitarra acustica, e la magica voce di Young si fondono in qualcosa di incredibilmente musicale e melodioso, una sensazione di pace interiore, qualcosa di profondamente catartico. E dopo questa valanga di emozioni, il classico momento scherzoso che ha caratterizzato anche "After the goldrush": "Are you ready for the country?", un breve pezzo di chiusura di facciata A (si parla sempre in termini di 33giri).

    La facciata B si apre con un altro brano memorabile (la cosa fantastica di "Harvest" è che su 10 canzoni 7 sono storia), "Old man", altra ballata acustica che coinvolge anche il banjo (strumento principe del country classico). Fino a "Old man" abbiamo ascoltato testi molto easy, canzoni d'amore, solo leggermente introspettive. Ma ciò che ha contribuito a questo grande successo culturale e commerciale è stata anche la tematica "impegnata", trattata dal canadese da sempre con grande umanità, evidenziandone i tratti della vita quotidiana. Young ce ne da' un assaggio con "There's a world", forse il pezzo meno riuscito dell'album, probabilmente a causa dei soliti arrangiamenti per orchestra di Jack Nietzsche. Il testo è di difficile interpretazione, ma sembra aprire uno spaccato più serio nel disco. Infatti il pezzo che segue è "Alabama", inno antirazzista che va a fare coppia con "Southern man" (da "After the goldrush") sul tema delle colpe dei sudisti in materia di schiavitù. Per il canadese l'Alabama si macchiò di crimini indelebili ("Alabama, you've got a weight on the shoulder that's breaking your back, your cadillac has got a wheel in the ditch and a wheel on the track"). Il pezzo fu motivo di litigio con i Lynyrd Skynyrd, che successivamente difesero l'Alabama e i sudisti in "Sweet Home Alabama".

    La sfilata di storia della musica ancora non è finita, anche perché il pezzo seguente è la famosissima "The needle and the damage done". Al tema del razzismo, sempre caro a Young, segue quello della droga, ancora più importante per l'autore. L'umanità e la disperazione con cui egli parla all'amico chitarrista Danny Whitten (che poi morirà) è a dir poco commovente. "I sing the song beacause I love the man,i know that some of you don't understand... A little part of it in everyone", è proprio questo il dramma della canzone: l'amore per l'amico in quanto uomo e la comprensione per la terribile situazione. Il tutto interpretato dalla sua vocina straziante, con la sola chitarra acustica ad accompagnarlo.

    Dopo la riflessione, la consueta cavalcata elettrica. Il pezzo che saluta il pubblico è la lunga, splendida "Words (beetween the lines of age)" con un bel cambio di tempo all'inizio e l'energia inimitabile che caratterizza ancora oggi l'anima rock del canadese, nonostante le "rughe del tempo".
    1. Out On The Weekend
    2. Harvest
    3. A Man Needs A Maid
    4. Heart Of Gold
    5. Are You Ready For The Country?
    6. Old Man
    7. There's A World
    8. Alabama
    9. The Needle And The Damage Done
    10. Words (Between The Lines Of Age)
    -Harvest
    Did I see you down in a young girl's town
    With your mother in so much pain?
    I was almost there at the top of the stairs
    With her screamin' in the rain.

    Did she wake you up to tell you that
    It was only a change of plan?
    Dream up, dream up, let me fill your cup
    With the promise of a man.

    Did I see you walking with the boys
    Though it was not hand in hand?
    And was some black face in a lonely place
    When you could understand?

    Did she wake you up to tell you that
    It was only a change of plan?
    Dream up, dream up, let me fill your cup
    With the promise of a man.

    Will I see you give more than I can take?
    Will I only harvest some?
    As the days fly past will we lose our grasp
    Or fuse it in the sun?

    Did she wake you up to tell you that
    It was only a change of plan?
    Dream up, dream up, let me fill your cup
    With the promise of a man.


    -Old man
    Old man look at my life,
    I'm a lot like you were.
    Old man look at my life,
    I'm a lot like you were.

    Old man look at my life,
    Twenty four and there's so much more
    Live alone in a paradise
    That makes me think of two.

    Love lost, such a cost,
    Give me things that don't get lost.
    Like a coin that won't get tossed
    Rolling home to you.

    Old man take a look at my life I'm a lot like you
    I need someone to love me the whole day through
    Ah, one look in my eyes and you can tell that's true.

    Lullabies, look in your eyes,
    Run around the same old town.
    Doesn't mean that much to me
    To mean that much to you.

    I've been first and last
    Look at how the time goes past.
    But I'm all alone at last.
    Rolling home to you.

    Old man take a look at my life I'm a lot like you
    I need someone to love me the whole day through
    Ah, one look in my eyes and you can tell that's true.

    Old man look at my life,
    I'm a lot like you were.
    Old man look at my life,
    I'm a lot like you were.


    -Alabama
    Oh alabama
    The devil fools with the best laid plan.
    Swing low alabama
    You got spare change
    You got to feel strange
    And now the moment is all that it meant.

    Alabama, you got the weight on your shoulders
    That’s breaking your back.
    Your cadillac has got a wheel in the ditch
    And a wheel on the track

    Oh alabama
    Banjos playing through the broken glass
    Windows down in alabama.
    See the old folks tied in white ropes
    Hear the banjo.
    Don’t it take you down home?

    Alabama, you got the weight on your shoulders
    That’s breaking your back.
    Your cadillac has got a wheel in the ditch
    And a wheel on the track

    Oh alabama.
    Can I see you and shake your hand.
    Make friends down in alabama.
    I’m from a new land
    I come to you and see all this ruin
    What are you doing alabama?
    You got the rest of the union to help you along
    What’s going wrong?


    -Words
    Someone and someone were down by the pond
    Looking for something to plant in the lawn.
    Out in the fields they were turning the soil
    I`m sitting here hoping this water will boil
    When I look through the windows and out on the road
    They`re bringing me presents and saying hello.
    Singing words, words between the lines of age.
    Words, words between the lines of age.
    If I was a junkman selling you cars,
    Washing your windows and shining your stars,
    Thinking your mind was my own in a dream
    What would you wonder and how would it seem?
    Living in castles a bit at a time
    The King started laughing and talking in rhyme.
    Singing words, words between the lines of age.
    Words, words between the lines of age.


    -Out On The Weekend Lyrics
    Think I’ll pack it in and buy a pick-up
    Take it down to l.a.
    Find a place to call my own and try to fix up.
    Start a brand new day.

    The woman I’m thinking of, she loved me all up
    But I’m so down today
    She’s so fine, she’s in my mind.
    I hear her callin’.

    See the lonely boy, out on the weekend
    Trying to make it pay.
    Can’t relate to joy, he tries to speak and
    Can’t begin to say.

    She got pictures on the wall, they make me look up
    From her big brass bed.
    Now I’m running down the road trying to stay up
    Somewhere in her head.

    The woman I’m thinking of, she loved me all up
    But I’m so down today
    She’s so fine she’s in my mind.
    I hear her callin’.

    See the lonely boy, out on the weekend
    Trying to make it pay.
    Can’t relate to joy, he tries to speak and
    Can’t begin to say.


    -Heart Of Gold
    I want to live,
    I want to give
    I’ve been a miner for a heart of gold.
    It’s these expressions I never give
    That keep me searching for a heart of gold
    And I’m getting old.
    Keeps me searching for a heart of gold
    And I’m getting old.

    I’ve been to hollywood
    I’ve been to redwood
    I crossed the ocean for a heart of gold
    I’ve been in my mind, it’s such a fine line
    That keeps me searching for a heart of gold
    And I’m getting old.
    Keeps me searching for a heart of gold
    And I’m getting old.

    Keep me searching for a heart of gold
    You keep me searching for a heart of gold
    And I’m getting old.
    I’ve been a miner for a heart of gold.


    -The Needle And The Damage Done
    I caught you knockin' at my cellar door
    I love you, baby, can I have some more
    Ooh, ooh, the damage done.

    I hit the city and I lost my band
    I watched the needle take another man
    Gone, gone, the damage done.

    I sing the song because I love the man
    I know that some of you don't understand
    Milk-blood to keep from running out.

    I've seen the needle and the damage done
    A little part of it in everyone
    But every junkie's like a settin' sun.


    -A Man Needs A Maid
    My life is changing in so many ways
    I don't know who to trust anymore
    There's a shadow running thru my days
    Like a beggar going from door to door.

    I was thinking that maybe I'd get a maid
    Find a place nearby for her to stay.
    Just someone to keep my house clean,
    Fix my meals and go away.

    A maid. A man needs a maid.
    A maid.

    It's hard to make that change
    When life and love turns strange.
    And old.

    To give a love, you gotta live a love.
    To live a love, you gotta be "part of"
    When will I see you again?

    A while ago somewhere I don't know when
    I was watching a movie with a friend.
    I fell in love with the actress.
    She was playing a part that I could understand.

    A maid. A man needs a maid.
    A maid.

    When will I see you again?I was thinking that maybe I'd get a maid
    Find a place nearby for her to stay.
    Just someone to keep my house clean -
    Fix my meals and go away.
    A maid - A man needs a maid.

    To give a love, you gotta live a love.
    To live a love, you gotta be "part of."
    When will I see you again?

    A while ago somewhere I don't know when
    I was watching a movie with a friend.
    I fell in love with the actress.
    She was playing a part that I could understand -
    A maid - A man needs a maid.
    When will I see you again?


    -Are You Ready For The Country
    Slipping and sliding
    and playing domino
    Lefting and then Righting,
    it's not a crime you know.
    You gotta tell your story boy,
    before it's time to go.

    Are you ready for the country
    because it's time to go?
    Are you ready for the country
    because it's time to go?

    I was talkin' to the preacher,
    said God was on my side
    Then I ran into the hangman,
    he said it's time to die
    You gotta tell your story boy,
    you know the reason why.

    Are you ready for the country
    because it's time to go?
    Are you ready for the country
    because it's time to go?


    -There`s A World
    There's a world you're living in
    No one else has your part
    All God's children in the wind
    Take it in and blow hard.

    Look around it, have you found it
    Walking down the avenue?
    See what it brings,
    could be good things
    In the air for you.

    We are leaving. We are gone.
    Come with us to all alone.
    Never worry. Never moan.
    We will leave you all alone.

    In the mountains, in the cities,
    You can see the dream.
    Look around you. Has it found you?
    Is it what it seems?

    There's a world you're living in
    No one else has your part
    All God's children in the wind
    Take it in and blow hard.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  2. #2
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    Peace, love and country... Neil Young l'America che ci piace

    www.lafrecciaverde.blogspot.com - www.fronteverde.net

    di Federico Zamboni


    Di tanto in tanto, se stasera (24 febbraio ndr) avrete avuto la fortuna di trovare posto al Teatro degli Arcimboldi di Milano, per quest’unica apparizione italiana di Neil Young, chiudete pure gli occhi e assaporate l’impressione che il tempo si sia fermato. Che non sia affatto vero che lui abbia ormai 62 anni e che siano passati quasi quattro decenni da Harvest. La voce è ancora la stessa. Le canzoni – come in Prairie Wind, del 2005 – possiedono ancora lo stesso sapore a metà strada tra serenità e malinconia: la serenità di chi conosce il valore di ciò che ha avuto; la malinconia di chi non disconosce il valore di ciò che ha perso. Riaprite gli occhi: osservate quest’uomo che è sopravvissuto ad un aneurisma cerebrale e che non fa nulla per nascondere la sua età; quest’uomo che crede nella magia profonda della musica e che non ha mai fatto confusione tra il divertimento sano e l’intrattenimento prefabbricato; quest’uomo che sa (che avverte) quanta storia, quanta tradizione, quanta vita ci sia dentro certi suoni: i singoli brani possono essere nuovi, ma non lo è la terra nella quale sono cresciuti. Neil Young suona i propri pezzi: ma è orgoglioso di imbracciare la chitarra che appartenne ad Hank Williams.«Cerchiamo di rendere omaggio alla vecchia musa, alla musa che esisteva qui prima: a ciò che accadde in passato, che creò le radici che abbiamo ancora oggi».L’America migliore. Che conosceva il lavoro duro e lo rispettava. Che sapeva distinguere tra la lotta per la sopravvivenza e quella per la sopraffazione. L’America di origine contadina: che cercava di sfuggire alla povertà per ottenere un po’ di requie e un po’ di gioia, non per sostituire la sobrietà col lusso sfrenato. Neil Young è canadese, ma ha varcato il confine nel 1965 e si è trasferito definitivamente l’anno successivo. Il richiamo del rock. L’entusiasmo, l’ingenuità, i sogni di una generazione che era convinta di poter cambiare il mondo: milioni di ragazzi e ciascuno ha un cuore; e ogni cuore irradia energia; e l’energia si somma insieme e si moltiplica a dismisura; e cresce, e cresce, e cresce. Unita nella stessa corrente. Proiettata nella stessa direzione.Come fai a non vederlo? Si abbatterà sulle mura dell’egoismo e dell’indifferenza e le spazzerà via, una volta per tutte. Basta politicanti, basta affaristi, basta Masters of War. Lo Zio Sam non punterà più il dito per spedirti a morire con la scusa della patria. Sulle banconote non ci sarà più la bestemmia “In God We Trust”. Dio non avrà più bisogno di promettere il paradiso o di minacciare l’inferno, per ottenere un po’ di buona volontà dagli esseri umani. Allora, finalmente, il sogno collettivo potrà di nuovo scindersi (sciogliersi) in una miriade di sogni individuali: milioni di ragazzi – e forse anche di adulti, se comprenderanno di essere finalmente liberi come non lo sono mai stati – e ciascuno avrà il suo. Da vivere, da benedire, da cantare. Da offrire, non da imporre.«Io e la mia generazione capiamo quella frase: pace e amore. Noi eravamo così, ma oggi è facile prendere tutto questo in giro. I media sono come il cortile di un liceo: un ragazzo che soffre di una deformazione ai piedi entra e tutti iniziano a prenderlo in giro. Se gli anni Sessanta sono stati sopravvalutati non so proprio cosa si potrebbe dire di altri decenni e di altre generazioni. Davvero sono sopravvalutati? Rispetto a cosa?»La storia, com’è noto, la scrivono i vincitori. E i vincitori hanno le risposte bell’e pronte. «Il punto, Neil, è che avete perso. Volevate cambiare il mondo e non ci siete riusciti. E se non ci siete riusciti significa che non eravate poi così speciali. Ecco, Neil. Significa questo, “sopravvalutati”».Punti di vista. E modi di essere. Ci sono quelli che tifano per la squadra più forte e quelli che si tengono stretta la squadra del cuore, dovunque vada a finire. E figurati, poi, se si rendono conto che il campionato è truccato.Neil Young, per fortuna, appartiene alla seconda specie. Un idealista coi piedi per terra. Uno che non scambia gli ideali per canditi (morbidi-morbidi, dolci-dolci) e che è pronto a pagare il biglietto anche se non gli garantisci per iscritto l’happy end. Per istinto o per esperienza – e più probabilmente per una robusta miscela di entrambi – sa che l’unica maniera di non avere rimpianti è mantenersi fedeli a ciò in cui si crede. Se c’è da lottare, si lotta. Se c’è da mandare giù qualche (qualche?) boccone amaro, lo si manda giù. Ma quando finalmente si vince, nel modo pulito e scintillante di chi ha fatto davvero del suo meglio, senza concedere nemmeno un sissignore agli arbitri, senza dedicare nemmeno una canzone alla moglie (insopportabile) dell’impresario, allora sì che ne è valsa la pena. Allora sì che è festa grande. Neil Young, a tutt’oggi, ha pubblicato all’incirca 40 album da solista. Più i cinque con Crosby, Stills e Nash. Più quello col solo Stephen Stills. Più i tre coi Buffalo Springfield, a inizio carriera. Una produzione vastissima in cui è difficile orizzontarsi anche per gli esperti. Ci sono album annunciati e non usciti; ce ne sono altri che sono apparsi solo in alcuni Paesi, o che sono stati pubblicati in versioni diverse da mercato a mercato. Persino l’accuratissima Discografia illustrata di Stefano Frollano (Coniglio Editore, 2006, pagg. 334, € 21,50) non fa che confermarlo: rileva tutto ma non azzarda tabelle riassuntive, nonostante l’autore si sia imposto, nell’ammirevole tentativo di sbrogliare la matassa, la più puntigliosa e infaticabile delle gimcane tra codici alfanumerici e copertine differenziate a seconda del luogo di uscita, e vinili colorati oppure no, e chissà quanti altri dettagli editoriali più o meno (ir)rilevanti.Bene. In una discografia tanto ampia, e tutt’altro che omogenea, i rischi sono enormi. Rischi sul piano artistico, essendo estremamente difficile spostarsi con la stessa padronanza, e quindi con la stessa efficacia, da un genere all’altro. E rischi sul piano commerciale, visto che il pubblico adora le novità solo in una prima fase – quando ancora non sa chi diavolo sia l’ultimo venuto e, perciò, è ancora disposto a lasciarsi sorprendere – mentre in seguito tende a preferire che le cose rimangano come sono. Rischi che hanno seminato, anche tra gli estimatori più attenti, e più duttili, perplessità e controversie: meglio le ballate acustiche o le sfuriate elettriche? Meglio le riflessioni esistenziali o le requisitorie politiche? Meglio, a parità di atmosfere, i brani di Harvest o quelli di Prairie Wind? Meglio l’alleanza una tantum coi Pearl Jam – che lo considerano, e non sono i soli, il padre putativo del grunge – o quella di vecchissima data coi Crazy Horse?«Viene facile – ha scritto un paio d’anni fa Riccardo Bertoncelli sul mensile XL, presentandone gli album più significativi – dire che Young non ha mantenuto tutte le sue promesse, che il futuro dalle parti di Harvest, e di Four Way Street, sembrava più radioso. Però poi uno prende la discografia e deve scervellarsi per far tornare i conti; i dischi interessanti sono più di quelli segnalati qui, limitati dallo spazio.»Lo aveva spiegato lo stesso Young, del resto. Nel documentario Year of the Horse, firmato da Jim Jarmusch nel 1997, c’è un momento in cui lui si rivolge al pubblico e lo dice chiaro e tondo: «E’ tutta una sola canzone». Una lunga, interminabile successione di cose avvenute o immaginate, di luci e di ombre, di affermazioni e di negazioni. Affermazioni che magari non bastano a indirizzare gli eventi; negazioni che non bastano quasi mai a scongiurare i disastri. The Needle and the Damage Done: «Sono arrivato in città e ho perso la mia band. Ho visto l’ago prendere un altro uomo. Andato, andato. Il danno fatto. So che alcuni di voi non capiranno, ma ogni tossico è come un sole che tramonta».The Needle and the Damage Done. La canzone scritta – inutilmente – per Danny Whitten, il chitarrista dei Crazy Horse che stava sprofondando nelle sabbie mobili della droga. E che sarebbe morto l’anno successivo, anche se non di overdose ma di una fatale miscela di alcol e di valium, dopo il fallimento di un estremo tentativo di coinvolgerlo nella preparazione di Times Fades Away. Danny Whitten: che era un musicista di talento e che è diventato solo un altro nome sull’elenco, sempre più lungo, dei ragazzi stroncati dagli stupefacenti. Un altro numero per le statistiche. Un dramma individuale che si perde rapidamente, che si svaluta, nel fenomeno di massa. E che va ad alimentare lo stereotipo: il rock e la droga vanno di pari passo. La promessa di entrambi è eccitare; l’esito di entrambi è stordire. Allarghi la coscienza (di cosa?) e cancelli la consapevolezza (di tutto). Alla fine, oltre che una tragedia collettiva, è il più grande favore che si possa fare all’establishment. Tanto di guadagnato, se i ribelli si tolgono di mezzo da soli. Se la repressione diretta – come nel caso dei quattro ragazzi uccisi dalla Guardia Nazionale alla Kent State University il 4 maggio 1970, e poi cantati dallo stesso Neil Young nella celeberrima, durissima Ohio – rimane l’eccezione. Esistono altri strumenti, d’altronde. Non solo le droghe vere e proprie, ma anche degli allucinogeni più subdoli, che rendono altrettanto succubi ma che sono tutt’altro che vietati. E che non hanno nessuna controindicazione apparente. Il successo, la fama, il denaro. I contratti discografici a sei zeri. L’apoteosi dei concerti. La folla adorante sotto il palco. Le ragazzine servizievoli nei camerini. Gli introiti supplementari della pubblicità: una bella canzone, un riff trascinante, e il gioco è fatto. Vendite alle stelle. Royalties alle stelle. Alle star.«Cosa pensi – gli ha chiesto recentemente David Fricke, di Rolling Stone – quando vedi la musica dei tuoi contemporanei, Jimi Hendrix e gli Who, comparire negli spot? E’ una guerra persa?»«Non ho perso. Io combattevo solo per me stesso. La mia musica ruota ancora intorno a me e ai miei fan. (...) Alla fine, quando non ci sarò più e il mio pubblico sarà scomparso, tutto ciò che rimarrà è la musica. La gente potrà ascoltarla e ricavarne quello che più desidera.»Il cerchio si chiude. All’inizio le canzoni sono proprietà di chi le ha scritte. Alla lunga diventano patrimonio pubblico. Parte di una tradizione, di un’identità, che allo stesso tempo si rinnova e si perpetua. Neil Young – lo abbiamo ricordato all’inizio – lo afferma espressamente parlando del country, che è appannaggio della popolazione di razza bianca e di ascendenza europea; ma la sua idea di appartenenza a un ordine superiore trascende qualsiasi comunità umana e si estende all’universo. O, almeno, a quel pezzetto di universo nel quale viviamo.«Gli indiani di base sono pagani ed è questo in cui anch’io credo: nella natura, che sia stato o meno Dio a crearla. Questa è la mia chiesa: quando vado nella foresta, in un grande prato o nell’acqua. Non ho bisogno di alcun predicatore. Ho identificato tutta la mia vita con i cicli lunari, come gli indiani. Se devo registrare aspetto che ci sia la luna.»

 

 

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