I magistrati mettono le mani avanti e dicono no al Governo.
Scritto da Alessandro Corneli
L’Anm, in chiusura del suo 29° Congresso, consapevole del fatto che, probabilmente, il reato di immigrazione clandestina verrà approvato, ha messo le mani avanti anche per evitare di vedersi un domani attribuire la colpa di quello che essa prevede sarà un “inevitabile fallimento”. Lo ha detto il segretario del sindacato dei magistrati, Giuseppe Cascini: vogliamo “evitare che un domani si possa indicare la magistratura, come già avvenuto altre volte in passato, quale responsabile dell'inevitabile fallimento della scelta di risolvere attraverso lo strumento del diritto penale il fenomeno dell'immigrazione clandestina”.
Stesso giudizio negativo sulla superprocura per i rifiuti: “le misure straordinarie previste rischiano di complicare ulteriormente la già difficile situazione della giustizia nella regione”.
Non è batata la difesa dei provvedimenti da parte del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del ministro per le Riforme, Umberto Bossi. I magistrati restano fermi sulle loro posizioni.
La nuova presa di posizione, all'indomani della difesa del provvedimento da parte del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del suo collega per le Riforme, Umberto Bossi.
Stessa linea sul progetto di limitare l’uso delle intercettazioni, anche se viene sollecitata una maggiore tutela della privacy: “I fatti relativi alla vita privata degli indagati e, a maggior ragione, delle persone estranee alle indagini, le cui conversazioni siano casualmente captate, non possono e non debbono essere divulgati e pubblicati. Occorre prevedere una selezione del materiale necessario per il processo e la eliminazione del materiale che non serve”. Ma lo strumento delle intercettazioni non deve essere limitato perché “è indispensabile e irrinunciabile per il contrasto delle forme più insidiose di criminalità, ma anche gli omicidi, i sequestri di persona, il riciclaggio, la corruzione di pubblici ufficiali, la criminalità economica, l'usura , l'estorsione e la pedofilia”.
Quindi una concessione: “Sobrietà e misura dovrebbero caratterizzare sempre il comportamento dei magistrati nella comunicazione con l'esterno” perché ogni magistrato “rappresenta, agli occhi del pubblico, l'intera magistratura”. Quindi, “particolare rigore nella redazione dei provvedimenti e nell'approccio alla comunicazione esterna e attenta vigilanza con riferimento alla diffusione del materiale raccolto nel corso delle indagini”. Cioè: rispettare un codice deontologico già esistente.
E anche qualcosa di più: la presa d’atto che il clima dei rapporti tra politica e giustizia, ancora sino a poco tempo fa caratterizzato da “conflitti originati da aggressioni sistematiche alla funzione giudiziaria”, a parere di Cascini “sembra cambiato. Ne prendiamo atto con prudente soddisfazione”.
Il tono fermo ma distensivo del ministro Alfano sembra dunque avere pagato. Ma la sostanza non cambia: l’Anm è contro le decisioni che sta prendendo il governo.
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