
Originariamente Scritto da
Cgillino
Salve a tutti,volevo porvi un mio dubbio di carattere teorico, ma che poi nei fatti ha riscontri concretamente politici: premettendo che sono un convinto assertore del marxismo e della visione della storia come storia di lotta fra classi, che ritengo opposti gli interessi fra capitalisti e lavoratori salariati, e che anzi sono davvero contento per lo slogan con cui la sinistra l'arcobaleno ha voluto lanciare la sua campagna elettorale ("Fai una scelta di parte")....premettendo tutto questo, non posso però negarvi di non riuscire ad eticchettare tutti coloro che fanno parte del complesso mondo degli imprenditori e delle partite IVA, con il termine "padroni", o cmq a ritenerli tutti dei benestanti. Vi dico questo perchè vivo questa contraddizione in famiglia: sono figlio di commercianti, proprietari di un piccolo negozietto a conduzione familiare. Pur essendo i miei dei lavoratori non dipendenti, e anzi catalogabili come "piccoli imprenditori", non riesco davvero a considerarli "padroni", benestanti, e così via....visto il nostro reddito annuale, non credo che ci sia molta differenza fra i problemi che affronta una famiglia di operai e quella che affronta la mia: la tragedia delle bollette, dell'inps, del costo della vita (pur se ovviamente con minor difficoltà rispetto ad un lavoratore dipendente) e così via la viviamo anche noi. Detto ciò, visto che esiste tutta una realtà rintracciabile nel lavoro autonomo che di certo non vive nella bambagia, ma che anzi lavora anche più di 8 ore al giorno per portare avanti la famiglia, non credete che anche la (sacrosanta) teoria della lotta di classe vada qua e là aggiornata, e che la Sinistra e i comunisti debbano avanzare proposte anche verso questa fascia di popolazione a cui tanto avremmo da dire? P.S.: Spero di non essere stato preso per un veltroniano, anzi, sono un compagno che sta conducendo con le unghie e con i denti la campagna elettorale per la Sinistra e contro il progetto liberista di PD e PdL, e che ritiene fondamentale riportare al centro dell'agenda politica la centralità del lavoro salariato e del conflitto di classe.