In scena fino al 20 aprile al Teatro Carcano di Milano



Nella pièce “Tutta colpa di Garibaldi” Gioele Dix, con l’arma dell’ironia, dissacra (o meglio umanizza) la figura di Garibaldi rileggendo la storia dell’Italia e degli italiani in chiave comica, ma con seri e puntuali riferimenti al presente. Dopo questo spettacolo intelligente e divertente, usciamo dal teatro con un sorriso amaro. Un velo di tristezza ci offusca la mente e una domanda ci urge: “ma siamo proprio così noi italiani?”. E la risposta che non ci vorremo dare è che non c’è speranza. Se oggi siamo la fotocopia dei nostri nonni dell’ottocento, mettiamoci il cuore in pace, così eravamo, così siamo e resteremo: un popolo di furbi, disorganizzati, improvvisatori, opportunisti, cinici e bugiardi.
Quelle che Angelo Panebianco chiama “le nostre inciviltà quotidiane” (che non vale la pena elencare tanto son note) sono la palese conferma dell’assunto. Ma torniamo a Garibaldi.
Un tempo era disdicevole politicamente e moralmente scorretto parlare male dell’eroe dei due mondi. Chi sollevava critiche o dubbi nei riguardi dell'immagine ufficiale e oleografica del Generale incorreva in una specie di delitto di lesa maestà, come chi offende la patria attraverso il vilipendio di uno dei suoi padri fondatori. Ed è proprio a proposito di padri fondatori che Gioele Dix si e ci pone la seguente domanda: “L’Italia unita è stata un’assurda forzatura: che cavolo di idea era la sua di metterci tutti insieme ?”.
Domanda provocatoria alla quale risponde che l’errore del generale è stato in realtà quello di aver obbedito all’ordine del Re (imposto da Cavour) e di essersi ritirato invece di portare fino in fondo il suo sogno di fare dell’Italia una Nazione. Intenzione peraltro utopica. Se infatti per Nazione si intende un insieme di storia, lingua, cultura, istituzioni sociali con cui un popolo si identifica, dobbiamo riconoscere che l’Italia non è mai stata una Nazione, tutt’al più uno Stato. Ma torniamo al nostro eroe nelle mani di quel grande affabulatore di Gioele Dix. Ne viene fuori un “eroe dei due mondi”, metà caudillo e metà carbonaro, eterno attore di un melodramma che non rende onore a un personaggio di levatura europea. Garibaldi fu un onesto pasticcione - scrisse Montanelli - nel senso che per sé non tenne niente però si circondò di una serie di personaggi che, tramite le sue dittature in Sicilia e a Napoli, ne combinarono di cotte e di crude. La grande maggioranza dei mille combatterono e morirono per una causa che ritenevano giusta. Ma una folla di trafficanti senza scrupoli si infiltrarono nel movimento per fare esclusivamente i propri affari col denaro del Regno delle Due Sicilie.
“Tutta colpa di Garibaldi” è uno spettacolo intelligente, divertente e dissacrante. Gioele Dix - coautore del testo con Sergio Fantoni e Nicola Fano– si conferma grande affabulatore. E’ un giullare intelligente e simpatico che si fa esegeta dell’eroe con grande professionalità senza mai cadere nella trappola dell’istrionismo. In questa sua impresa Gioele si avvale di due validissime “spalle”, la brava, graziosa, simpatica attrice Edmarcia De Andrade e il bravissimo musicista/attore Matteo Malavasi. Sergio Fantoni infine, oltre che coautore, si conferma ottimo regista. Teatro Carcano di Milano, in scena fino al 20 aprile.

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