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  1. #1
    RICERCATORE
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    Predefinito Comune, Paz e custode chiedono 100mila euro per l'attentato a Rimini di Forza Nuova

    IL RESTO DEL CARLINO

    FORZA NUOVA
    Comune, Paz e custode
    chiedono 100mila euro


    Per l'attentato degli attivisti di Forza Nuova al centro sociale Paz di Rimini, il Comune, l'associazione No border e Valter Naldi, chiedono rispettivamente danni per 40, 30 e 25 mila euro. Il Pm Elisabetta Melotti conferma l'atto di matrice terroristica




    Rimini, 16 aprile 2008 - Per l'attentato degli attivisti di Forza Nuova, sventato dai carabinieri, al centro sociale Paz, un danno al Comune di 40mila euro, 30 mila per l’associazione No Border e 25mila per Valter Naldi, il custode che avrebbe dovuto essere prelevato e legato, mentre le fiamme avrebbero divampato nell’edificio. Queste le richiesta avanzate ieri davanti al gup di Bologna dagli avvocati Maurizio Ghinelli, che si è costituito parte civile per il Comune e Paola Urbinati che lo ha fatto per l’associazione degli occupanti del Paz e per il custode dell’edificio.

    Il Pm Elisabetta Melotti nel ribadire che si è trattato di un atto di matrice terroristica con finalità eversive, calcolando la riduzione di un terzo per il rito abbreviato, ha chiesto 3 anni e 8 mesi per Cesare Bonetti, riminese, per Mirco Ottaviani di Verucchio e per Adamo Conti di Coriano; 3 anni e 4 mesi per Alberto Fabbretti, di Sogliano e per Antonio Morobianco di Rimini; infine 3 anni e 2 mesi per Salvatore Fabio Consoli e Nicolò Severini entrambi di San leo e Luca Donati di Rimini.
    Per Pasquale Rubbera di Cesenatico ci sarà il processo in aula a Rimini mentre Camillo Boriello, il pensionato e il riminese Andrea Ceschi, è stato concordato un patteggiamento a due anni che sarà sancito dopo la definizione del rito abbreviato.

    Gli avvocati degli accusati ieri si sono opposti alla costituzione di parte civile, ma il giudice ha respinto le loro eccezioni. Respinta anche quella presentata dall’avvocato Piero Venturi riguardo l’illegittimità delle intercettazioni. La seduta si era aperta con la presentazione da parte degli imputati di assegni circolari di 1500/2000 euro ciascuno, depositati davanti al giudice a titolo di risarcimento. Assegni subito rispediti al mittente, anche un po’ sdegnosamente, vista l’entità delle cifre, dagli avvocati di parte civile. Dopo la requisitoria dell’accusa, il prossimo 10 giugno toccherà alla difesa degli imputati. Poi, subito dopo è prevista la sentenza.

    In manette erano finiti in 13, compresi due minorenni per il progettato attentato al Paz del 25 settembre 2007, stoppato dai carabinieri che stavano ascoltando le conversazioni dei vertici del gruppo di Forza Nuova. L’unico a non finire in carcere, vista l’età era stato il pensionato Camillo Boriello che abita accanto al centro sociale occupato, esasperato dal via vai e dalla musica spesso a tutto volume. La strategia dell’attentato era stata messa a punto a casa di Bonetti. Poi però ci avevano pensato i carabinieri a fermare il gruppo già pronto con le taniche di liquido infiammabile in auto.

    Lorenza Lavosi

  2. #2
    RICERCATORE
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    da il manifesto..

    http://www.ilmanifesto.it/argomenti-...396d52e2e.html

    bologna Attentatori mancati. A processo
    Imputati per l'attacco a un centro sociale alcuni militanti neofascisti, tra i quali tre minori
    Il gruppo, guidato dal segretario cittadino di Forza Nuova, tentò di incendiare il centro sociale Paz di Rimini come protesta contro le occupazioni. I fascisti, intercettati dai carabinieri, sono stati arrestati
    Sara Menafra

    Bruciare il centro sociale cittadino era diventata la loro ossessione. Più di Mussolini, più dei negri, più degli immigrati che affollano la Romagna specie d'estate, attratti dal lavoro stagionale che qui non manca mai. Loro niente, pensavano solo a come dar fuoco al Laboratorio sociale Paz di Rimini. E il 24 settembre 2007 ce l'avrebbero fatta, se i carabinieri che li intercettavano da tempo non li avessero fermati poco prima che spargessero quindici litri di solvente infiammabile e rapissero l'uomo che vive nella struttura. Oggi, nove dei tredici militanti neofascisti arrestati l'estate scorsa saranno processati a Bologna: un giudizio a luci spente, in camera di consiglio, con due patteggiamenti e sette «riti abbreviati» (solo uno degli accusati sta subendo da un mese il processo ordinario, mentre per i tre minorenni bisognerà aspettare ancora).
    Anche se riflettori e telecamere saranno lontani, però, stavolta sarà difficile pensare a questo gruppuscolo come lontano dalla politica elettorale, perché il leader degli incendiari Cesare Bonetti è anche il segretario della sezione di Forza nuova di Rimini e perché del come e quando dare una «bella lezione ai compagni» si discuteva ogni lunedì, proprio durante le riunioni politiche a casa del capo.
    Basandosi su un criterio prudenziale, la pm di Bologna Elisabetta Melotti porterà in aula solo il più grave degli episodi di cui il gruppo è ritenuto responsabile, quello della notte del 24 settembre, quando i seguaci di Roberto Fiore (ma non tutti gli imputati sono iscritti a Fn) tentarono di appiccare il fuoco al Paz. All'epoca, il «laboratorio occupato» che potrebbe essere sgomberato in questi giorni dallo stesso sindaco parte civile contro i neofascisti, era già a rischio sfratto. I militanti di Forza nuova, però, non erano soddisfatti, volevano una reazione energica del comune contro le occupazioni illegali, non gli bastava l'ordinanza di sgombero emessa ma non applicata, volevano «massacrarne due o tre, massacrarli pero» , dar fuoco all'edificio e colpire i leader «così vedi che si acquietano e mollano tutto», come hanno continuato a ripetersi a casa di Bonetti poco prima di uscire in missione e come le intercettazioni ambientali raccontano nel dettaglio.
    La prima azione seria, con un rapimento ed un vero incendio, ma non il primo atto violento. I carabinieri li tenevano sott'occhio da tempo per «attentati incendiari e fatti di danneggiamento»: il 3 febbraio alla macelleria islamica El Mansoura, il 1 giugno in un'altro negozio musulmano, il 23 febbraio già al Paz, quando per la prima volta avevano lanciato della molotov contro l'ingresso della struttura. «Da allora, e poi per mesi, mi sono sentita colpita, praticamente paralizzata - racconta Manila Ricci, portavoce del Paz ed una dei possibili "obiettivi" della spedizione punitiva - E' stata la rottura di un piano simbolico, solo col passare del tempo mi sono resa conto che c'era una strategia, che siamo diventati un bersaglio per il nostro impegno sociale». La notte del 28 luglio il gruppetto aveva già dato fuoco a due automobili pareccheggiate proprio di fronte al centro sociale. La notizia aveva fatto clamore, aveva convinto il sindaco ad accelerare i tempi dello sgombero perché non ci fossero tensioni. E ora Bonetti e i suoi volevano il bis. I carabinieri li hanno fermati la notte del 24 a bordo di tre automobili, prima ancora che si dividessero tra incendio al Paz, rapimento dell'unico residente e spedizione punitiva a casa dei due leader dei «compagni».
    Addosso gli hanno trovato cartografia e foto degli "obiettivi", uno schizzo degli interni della sede del "Paz"; tre taniche con circa 14 litri di nitro-diluente antinebbia infiammabile e nocivo; ricetrasmittenti; pistole a gas con altrettante bombolette di gas e una scatola di piombini, una pistola a salve, dieci coltelli a serramanico, tirapugni, due catene di ferro, due bastoni in legno, due pugnali, tre manganelli, ma anche tre baionette, due piedi di porco, un taglierino, due passamontagna e una calza di nylon. Eppure, persino all'interrogatorio davanti al Pm uno di loro, Andrea Ceschi, classe 1972 ha continuato a ripetere quel che diceva nelle intercettazioni: «Facciamo almeno una cosa simbolica, tanto per far qualcosa. Se non altro (i giornali, ndr) ne parlano ancora e la gente si ricorda».

  3. #3
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    MA CHE CAZZO devono risarcire se non han incendiato nulla ??


    roba da briai

  4. #4
    email non funzionante
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    minority report?

  5. #5
    NEOFASCISMO........
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    SALERNO ovviamente
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    La seduta si era aperta con la presentazione da parte degli imputati di assegni circolari di 1500/2000 euro ciascuno, depositati davanti al giudice a titolo di risarcimento. Assegni subito rispediti al mittente, anche un po’ sdegnosamente, vista l’entità delle cifre, dagli avvocati di parte civile.




    A MORTI DE FAME? A ZECCHE LURIDEEEEEEEEEEEE
    ma prendete sti 40 denari dei giuda quali siete...............

    ovviamente ancora una volta avremo una magistratura serena ed INDIPENDENTE che giudicherà con equilibrio...........si certo come no!
    poi non devo sperare in Berlusconi

  6. #6
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    ma cosa devono risarcire hhahhaha ?

  7. #7
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    che è un reato incendiare un centro sociale ?

 

 

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