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    Predefinito Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    Giovedì 3 Aprile 2008 – – Fabrizio Giorgio



    Il 19 maggio del 1923 l’allora presidente del Consiglio, Benito Mussolini, ricevette una rappresentanza delle partecipanti al nono Congresso Internazionale Femminile svoltosi nei giorni precedenti sul Palatino a Roma.
    Tra le astanti una, completamente vestita di rosso, consegnò al duce un fascio littorio composto, come prescriveva una vetusta tradizione, da dodici verghe di betulla legate da cinghie di cuoio rosso e da un’ascia di arcaica fattura1.
    Il capo del fascismo, al quale anni prima era stato profetizzato “Voi sarete Console d’Italia”, accettò, secondo le cronache di allora, di buon grado l’offerta che riproduceva fedelmente proprio l’insegna di quell’alta magistratura romana.
    L’episodio sarebbe, forse, caduto nell’oblio o, tutt’al più, annoverato dagli storici come uno dei tanti tentativi, operati da esponenti del fascismo, di riesumare simboli e miti dell’antica Roma, se non fosse che un misterioso esoterista lo menzionò in un celebre articolo come un vero e proprio atto di investitura che le arcane forze della Tradizione Romana vollero conferire a Mussolini2.
    L’indagine su questo enigmatico episodio e sui personaggi che ne furono a vario titolo coinvolti rivela un inaspettato intreccio tra archeologia, fascismo ed esoterismo.
    L’antefatto: quando, nel 1919, furono costituiti i Fasci di Combattimento, venne adottato, come insegna del nascituro movimento, il fascio. Si scelse, in un primo momento, il cosiddetto fascio repubblicano, simbolo già in uso durante i moti risorgimentali. In quel frangente la scelta dei patrioti italiani era caduta su questo emblema per una duplice motivazione: per rivendicare al movimento di liberazione nazionale l’eredità spirituale di Roma antica e per sottolineare la vicinanza politica e ideologica al movimento rivoluzionario francese, che, già nel Settecento, aveva eletto il fascio a proprio simbolo. In realtà i francesi avevano profondamente alterato la forma della vetusta insegna romana, ponendo, al posto dell’originaria securis, un’alabarda e aggiungendovi alla sommità il cappello frigio.
    L’erronea interpretazione dell’arcaico simbolo si protrasse, dunque, sia nell’ambito del movimento risorgimentale italiano che nel primo fascismo.
    Nel dicembre del 1922 l’allora ministro delle Finanze, Alberto De Stefano, ricevette il mandato di coniare una moneta che recasse impressa l’insegna della Nuova Italia, sorta in seguito alla Rivoluzione Fascista. Il ministro, insigne cultore della romanità, non volle che in tale solenne occasione fosse riprodotto un emblema che non rispondesse pienamente ad una simbologia romana, quindi, con l’approvazione dello stesso capo del governo, conferì al grande archeologo Giacomo Boni l’incarico di ricostruire il fascio littorio “nella sua storica realtà”, ovvero così come era ai tempi dell’antica Roma eliminando, dunque, tutti quegli elementi che ne avevano alterato, nel tempo, l’originaria forma.
    Boni sorrideva del fascio repubblicano che definiva “un’alabarda da palcoscenico in un mazzo d’asparagi” e spiegava come il fascio littorio “inseparabile emblema della più alta magistratura romana, era una cosa molto seria, che fa fremere quando si pensa al suo significato”.
    La restituzione del fascio alla sua originaria forma assunse, dunque, agli occhi dei suoi esecutori, un valore che andava ben al di là della mera ricostruzione archeologica, rivestendosi di profonde valenze religiose: si volle vedere in tale opera una consapevole riconnessione con le forze più arcane della stirpe italico-romana.
    Boni si gettò a capofitto nell’impresa, portandola a termine in tempi brevissimi con risultati eccellenti: coadiuvato dai suoi collaboratori, egli raccolse, infatti, una gran mole di materiale, catalogando tutte le fonti classiche che menzionavano la vetusta insegna e tutti quei monumenti antichi che ne riproducevano l’effigie3.
    Al termine del suo lavoro l’archeologo disegnò di proprio pugno il modello utilizzato in seguito per coniare la nuova moneta da due lire.
    Ma Boni non si accontentò del lavoro svolto e volle ricostruire personalmente l’arcaica insegna seguendo meticolosamente il rituale romano.
    L’operazione non fu facile, in quanto la tradizione esigeva che il fascio fosse composto da un’ascia di bronzo, da lacci di cuoio rossi e da dodici verghe di betulla bianca.
    Proprio il reperimento delle aste di questo particolare tipo di albero rischiò di compromettere l’esito dell’opera, in quanto la betvla alba, un tempo non rara nei boschi italiani, era allora quasi del tutto scomparsa dalla nostra penisola, tanto che si giunse a pensare (e questo ci fa comprendere l’importanza che questi uomini attribuivano alla riuscita dell’impresa) di organizzare una spedizione nelle lontane terre del nord Europa per reperirne alcuni esemplari. Non fu necessario: il professor Evelino Leonardi, altro insigne esponente del Tradizionalismo Romano, trovò un bosco di betulle bianche presso le rive dell’Aniene, a poca distanza da Roma.
    L’entrata in scena di Leonardi ci palesa come alcuni rappresentanti dell’esoterismo italico si fossero attivamente interessati affinché la ricostruzione del fascio condotta da Boni potesse essere portato a compimento. Evelino Leonardi fu un vero e proprio genio dai molteplici interessi: medico omeopata, umanista, archeologo ed occultista. Fu in contatto con varie personalità del mondo esoterico della Capitale: da Musmeci Ferrari Bravo a Guido di Nardo sino a Julius Evola. Assertore della tesi sulla Tirrenide e del Primato Italico, si prodigò per orientare il fascismo verso le più arcaiche tradizioni della nostra patria. Ed è proprio nell’ambito di quest’opera di vivificazione dei simboli e miti della tradizione romano-italica all’interno del nuovo regime che s’inserisce un suo articolo, pubblicato qualche anno più tardi, sul carattere sacrale del fascio littorio.
    L’opera di Boni, superate le prime difficoltà, proseguì celermente e l’insigne archeologo poté, finalmente, realizzare un’accurata riproduzione del fascio romano.
    Il 31 ottobre del 1923, nell’ambito delle celebrazioni del primo anniversario della Rivoluzione Fascista, Benito Mussolini, alla presenza dello stesso Boni, volle rendere omaggio ai Mani di Giulio Cesare, deponendo una corona d’alloro lì dove si ergeva il tempio dedicato al glorioso discendente di Venere. In tale solenne occasione i fasci littori, riportati alla loro originaria forma, fecero la loro prima apparizione pubblica. Di lì a qualche anno lo stesso simbolo, così come era stato ricostruito dal grande archeologo, tornò ad essere, dopo più di mille anni, emblema dello Stato4.
    L’opera di Boni a questo punto poteva dirsi portata a termine.
    Torniamo all’investitura data a Mussolini. Le cronache dell’epoca ci informano che la misteriosa signora vestita di rosso che consegnò il fascio al capo del governo era Cesarina Ribulsi, professoressa, archeologa, fascista e, elemento estremamente interessante, molto vicina ad ambienti esoterici della capitale.
    La Ribulsi fu, infatti, per lungo tempo segretaria personale della nobildonna piemontese Maria Camilla Mongenet, personalità di spicco dell’Accademia Romana della Fratellanza di Miriam, organizzazione fondata dal grande ermetista napoletano Giuliano Kremmerz.
    Ora, proprio, ad ambienti contigui al “Circolo Vergiliano” - così era denominata l’Accademia Romana della Fratellanza - sembra debba essere ricondotto il rituale d’investitura a Mussolini. A esponenti della medesima organizzazione è, inoltre, attribuito l’arcano rito volto a ridestare le Forze primigenie della Tradizione romana-italica, descritto nel famoso articolo di Ekatlos. Sarà proprio questo misterioso esoterista a stabilire in maniera esplicita un legame tra i vari episodi, argomentando che quelle stesse Forze che erano state evocate avevano voluto che la ricostruzione del fascio avvenisse secondo i vetusti rituali e che l’investitura del capo del Fascismo avesse luogo.
    Va, infine, sottolineato un ulteriore dato interessante: la Ribulsi, oltre ad essere contigua a gruppi tradizionalisti, era anche ben introdotta negli ambienti archeologici della Capitale, vantando, tra le numerose amicizie, quella con lo stesso Giacomo Boni.
    Ora, la vicinanza temporale tra i due avvenimenti (la ricostruzione del fascio da parte di Boni e la consegna dell’arcaico simbolo a Mussolini da parte della Ribulsi), gli stretti rapporti esistenti tra i due studiosi di archeologia, il coinvolgimento in entrambi gli accadimenti d’illustri esponenti dell’esoterismo romano, ci inducono a pensare che tra i due eventi sia intercorso un qualche tipo di legame.
    Ma al di là di queste considerazioni il dato più interessante che emerge dall’analisi di questi episodi è che in quel determinato periodo le forze primigenie della stirpe italico-romana tornarono a manifestarsi attraverso simboli e miti, influenzando profondamente il nascituro Movimento di Rinascita Nazionale.

    Note dell’Autore
    1 L’ascia, opera etrusca, era stata ritrovata qualche tempo prima, dalla misteriosa signora, nell’ambito di uno scavo archeologico presso Viterbo.
    2 Cfr. Ekatlos, La Grande Orma: la scena e le quinte, in Krur, anno I, n. 12, dicembre 1929; pp. 353-355.
    3 Il materiale raccolto fu ripreso, alcuni anni più tardi, da un discepolo del Boni, Antonio Maria Colini, il quale se ne servì per pubblicare una magnifica monografia, tuttora insuperata nel suo campo, dedicata al vetusto simbolo romano. Cfr. [A. M. Colini], Il Fascio Littorio, Libreria dello Stato 1934.
    4 Se si esclude la brevissima parentesi della Repubblica Romana del 1848-49, che assunse il fascio, nella foggia repubblicana, come emblema dello Stato.
    Giampaolo Cufino

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    Si scrive fascio littorio si legge magico gruppo di UR.

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    Fascio littorio


    fascio repubblicano (falso repubblicanfrancese)


    l'ascia originale del fascio era però loa bipenne etrusca


    Le dodici verghe rappresentano le dodici città delle dodecapoli etrusche (dodici numero evocativo - dodici tribù di Israele - dodici apostoli)

    La verga di cuoio rappresenta l'unione mistica delle dodici città nell'imperium (per carità da non intendersi non ancora nella moderna accezione di imperium) e la scura rappresentava il poteredi vita e di morte della comunità sui tragressori del pactum societatis. La forza alla base della legge.

  4. #4
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    Fascio littorio


    fascio repubblicano (falso repubblicanfrancese)


    l'ascia originale del fascio era però loa bipenne etrusca


    Le dodici verghe rappresentano le dodici città delle dodecapoli etrusche (dodici numero evocativo - dodici tribù di Israele - dodici apostoli)

    La verga di cuoio rappresenta l'unione mistica delle dodici città nell'imperium (per carità da non intendersi non ancora nella moderna accezione di imperium) e la scura rappresentava il poteredi vita e di morte della comunità sui tragressori del pactum societatis. La forza alla base della legge.
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    Thumbs up Re: Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    Il Fascismo italiano delle origini fu un fenomeno politico dietro il quale si celavano appunto forze esoterico-occultistiche tipo il magico gruppo di Ur (v. il libro di Gianfranco De Turris "Esoterismo e fascismo. Storia, interpretazioni, documenti" sul tema e vari altri tipo "Massoneria e fascismo: Dall'intesa cordiale alla distruzione delle Logge: come nasce una «guerra di religione»" di Fabio Venzi, "Fascismo e massoneria" di Michele Terzaghi, Edizioni Arktos; Natale M. Di Luca, "Arturo Reghini. Un intellettuale neopitagorico tra massoneria e fascismo", Atanòr, Roma, 2003, ecc.) nonché finanziamenti giudeo-massonici...
    Da cattolico contro-rivoluzionario, quindi da nemico dichiarato dell'esoterismo e della massoneria ne penso tutto il male possibile (però forse effettivamente a voler essere generosi qualcosa si può salvare, qualche elemento buono vi è a livello di idea di società, pur depurato opportunamente alla luce della LETTERA ENCICLICA "RERUM NOVARUM" DI S.S. LEONE XIII del 15 maggio 1891 e della "Dottrina Sociale della Chiesa", v. qui: http://www.vatican.va/content/leo-xi...m-novarum.html ) del programma ferocemente anti-clericale ed anti-cristiano/cattolico dei "Fasci Italiani di Combattimento" del 23 Marzo 1919...
    Tra l'altro vi rammento che vi fu l'appello comunista del 1936 ai "fratelli in camicia nera" (firmato da oltre sessanta dirigenti del PCdI, tra cui Palmiro Togliatti, che si richiamava proprio al noto programma dei "Fasci di Combattimento" del 23 marzo del 1919, elaborato da Mussolini insieme a sindacalisti rivoluzionari, socialisti interventisti, anarchici, futuristi, ecc.) ove si diceva: "I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919" a conferma del fatto che fascio-sinistroidi, nazional-socialisti e social-comunisti pari sono nella sostanza, in realtà finanziati entrambi da quel sistema demo-plutocratico che a parole fingevano di combattere cioè dalla giudeo-massoneria...
    Nel CENTUNESIMO ANNIVERSARIO della fondazione dei “FASCI ITALIANI DI COMBATTIMENTO” (23 MARZO 1919 – 23 MARZO 2020) riporto un’ampia documentazione per comprendere meglio la matrice settaria del “fascismo delle origini” (quello sansepolcrista e socialisteggiante, erede del giacobinismo rivoluzionario e dell’ideologia “risorgimentale” mazziniano-garibaldina che ha ammassato alla rinfusa arditi della prima guerra mondiale e legionari dannunziani fiumani, nazionalisti e socialisti radicali, anarchici e sindacalisti rivoluzionari nonché hippies ante-litteram, ancor oggi rimpianto da molti fascio-sinistroidi che infestano l’area della Destra radicale purtroppo), esso stesso un prodotto del “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” cioè delle logge massoniche, delle conventicole esoterico-occultistiche e dell’alta finanza ebraica per cercare di distruggere la Santa Romana Chiesa.
    Grazie a Dio poi Benito Mussolini è riuscito, seppur in maniera imperfetta e solo parziale dato che non ha mai epurato definitivamente certi massoni o massonizzanti di vertice neanche durante la R.S.I. dovendosene alla fine seriamente ed amaramente pentire, a purificare un po’ alla volta il “primo fascismo” soprattutto a partire dal “Concordato Stato-Chiesa” cioè dai “Patti Lateranensi” (pur criticabili in un’ottica catto-integrale, ma comunque molto meglio di ciò che c’era in precedenza) sottoscritti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede l’11 febbraio 1929 imprimendogli (all’inizio forse per mero pragmatismo ma in seguito per vera convinzione essendosi convertito il Duce al Cattolicesimo Romano almeno negli ultimi anni) una decisiva svolta filo-cattolica…





    https://www.vatican.va/roman_curia/s...anensi_it.html
    «INTER SANCTAM SEDEM ET ITALIAE REGNUM
    CONVENTIONES*
    INITAE DIE 11 FEBRUARII 1929
    TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
    CONCORDATO FRA LA SANTA SEDE E L'ITALIA
    PROCESSO VERBALE DELLO SCAMBIO DELLE RATIFICHE, 7 giugno 1929
    (Il Trattato fra la Santa Sede e l’Italia sottoscritto l'11 febbraio 1929 fu pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis n. 6 del 7 giugno 1929. Esso è corredato dei seguenti quattro Allegati: Pianta del territorio dello Stato della Città del Vaticano; Elenco e pianta degli immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e da tributi; Convenzione finanziaria. Il documento, redatto dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Benito Mussolini, doveva essere sottoposto alla ratifica del Sommo Pontefice e del Re d’Italia.)»




    Consiglio di ascoltare e guardare con molta attenzione il video fondamentale della validissima conferenza di Don Francesco Ricossa dell’“Istituto Mater Boni Consilii” (I.M.B.C.) tenutasi il giorno 12/10/2019 a Modena (personalmente ero là presente) intitolata "I Fasci di Combattimento: per quale combattimento?" ove spiega il ruolo decisivo avuto dalla giudeo-massoneria nel "fascismo delle origini" e di leggere anche i seguenti stralci delle interviste rilasciate al settimanale francese "Rivarol" di Jérôme Bourbon dal medesimo sacerdote:




    http://www.sodalitium.biz/video-di-modena/
    http://www.centrostudifederici.org/l...i-modena-2019/
    https://www.youtube.com/user/sodalitium/videos
    «I Fasci di Combattimento: per quale combattimento?
    https://www.youtube.com/watch?v=S8zQfGvC5V8
    Modena, 12/10/2019, XIV GIORNATA PER LA REGALITÀ SOCIALE DI CRISTO: "GLI AMICI E I NEMICI DELLA REGALITA' DI CRISTO".
    Seconda lezione: ”I Fasci di Combattimento: per quale combattimento?” Relatore: don Francesco Ricossa»

    https://www.sodalitium.biz/wp-conten...ortune36-1.pdf



    https://www.sodalitium.biz/intervist...cossa-rivarol/
    «Intervista di Don Francesco Ricossa, rilasciata al settimanale francese Rivarol, pubblicata sul n° 3305 del 15 novembre 2017, condotta da Jérôme Bourbon

    Il Direttore della rivista Sodalitium, l’italiano Don Francesco Ricossa, ogni anno, da un decennio, tiene a Parigi una serie di conferenze di alto livello su questioni importanti relative all’attualità religiosa o alla dottrina cattolica. In occasione del terzo centenario della nascita della massoneria moderna, il 26 novembre terrà una serie di istruzioni, ciascuna seguita dalle domande del pubblico, su questo fenomeno, la sua origine, la sua dottrina, le sue ramificazioni, la sua infiltrazione e la sua influenza negli ambienti “cattolici” sia modernisti, sia tradizionalisti. Gli abbiamo rivolto quindi delle domande su questo tema importante, ma anche su altri di attualità.
    (…) Rivarol: I movimenti della destra radicale in Europa, non sono anch’essi infiltrati dalla massoneria?
    Don Francesco Ricossa: Sì, e questa infiltrazione esiste da due punti di vista: dal punto di vista degli uomini e dal punto di vista delle idee. Vi sono dei movimenti in cui i massoni sono accettati e perfino promossi. In maniera aperta o nascosta. E poi vi è un problema di idee: persone che non sono degli iniziati ma condividono i princípi più importanti della massoneria. Non parlo solo di quei princípi che sono diventati, ahimè, il pensiero comune a tutti, che si insegnano a scuola, che si proclamano nelle “parrocchie”: libertà, uguaglianza, fraternità ecc., ma parlo dell’esoterismo. Nei “nostri” ambienti, quelli che si oppongono spesso sinceramente alla triade rivoluzionaria e al mondo moderno, lo fanno frequentemente in nome di una dottrina esoterica che è l’essenza stessa della massoneria. Si esce da un errore per cadere in un altro errore non meno grave.
    Rivarol: Pensa all’influenza che possono avere pensatori come René Guénon e Julius Evola negli ambienti della destra radicale?
    Don Francesco Ricossa: Questi due pensatori, Guénon ed Evola, possono aver detto qualcosa di vero, in particolare sul rigetto e la denuncia del mondo moderno, mischiato a molte cose false, di modo che sono numerosi quelli che, pensando di opporsi al mondo attuale, aderiscono a tutti i princípi della massoneria. Questo è evidente nel caso di René Guénon, poiché era lui stesso un iniziato. Nel caso di Evola, la sua appartenenza alla massoneria è lungi dall’essere dimostrata, ma il fatto che fosse un intellettuale le cui frequentazioni massoniche sono evidenti e che non ha mai nascosto la sua dottrina esoterica, ne fanno oggettivamente un compagno di strada della massoneria.
    Rivarol: Quali sono stati i rapporti tra il fascismo italiano e la massoneria?
    Don Francesco Ricossa: Il fascismo italiano è stato inizialmente un pragmatismo mosso dall’istinto politico di Mussolini, che è cambiato numerose volte, adattandosi alla pratica. E’ certo che all’inizio del fascismo la maggior parte dei gerarchi erano degli iniziati, quasi tutti quelli che nel 1943 hanno votato contro il Duce nel Gran Consiglio del Fascismo erano anche massoni, ma anche alcuni di quelli che sono rimasti al suo fianco nella Repubblica Sociale Italiana. Ma è anche vero che il fascismo ha dichiarato illegali tutte le società segrete, di modo che la massoneria, sotto Mussolini, è praticamente sparita dal paese ed è tornata ad avere diritto di cittadinanza solo quando gli Alleati americani ed inglesi sono sbarcati in Italia. E’ vero altresì che quelli che hanno provato prima della guerra ad assassinare Mussolini venivano dalla Teosofia e dunque erano legati alla massoneria. Le cose sono dunque complicate. Io ne ho parlato su Sodalitium in un articolo su un personaggio molto amato negli ambienti fascisti, il grande poeta Ezra Pound, il quale veniva da un ambiente inglese molto vicino alla Teosofia.
    Nessun dubbio, peraltro, che il fascismo all’origine fosse vicino ai princípi del Risorgimento. Ed è anche vero che, durante il Regime, certuni hanno pensato che il governo di Mussolini avrebbe condotto al trionfo dell’esoterismo, per esempio il gruppo di Evola e Reghini, ma non solo loro, anche quello di D’Annunzio. Questa corrente voleva che il fascismo segnasse una continuazione del movimento risorgimentale in un senso chiaramente esoterico. Ma rimase delusa al momento del Concordato. Altre correnti hanno invece pensato che il fascismo, malgrado tutti i suoi difetti dottrinali, a poco a poco, avrebbe potuto costituire, da un punto di vista più pratico che speculativo, un rimedio alla rivoluzione italiana ed hanno lavorato a questo scopo; per esempio Mons. Benigni, il fondatore del Sodalitium Pianum, che si opponeva ai princípi del movimento fascista, ma che ha collaborato attivamente col Regime, e questo allo scopo di portarlo su posizioni cattoliche. Tutti hanno quindi provato a portare questo governo dalla propria parte. (…)»



    Intervista di Don Francesco Ricossa, IMBC, Rilasciata al settimanale francese Rivarol il 15 novembre 2017

    Gli amici e i nemici della Regalità di Cristo - Intervista di Don Francesco Ricossa - 27 novembre 2019



    Intervista di Rivarol a don Ricossa - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/i...l-don-ricossa/
    «Intervista di Rivarol a don Ricossa.

    L’importante rivista francese “Rivarol” anche quest’anno, in occasione del convegno di studi organizzato da don Jocelyn Le Gal a Parigi ha intervistato il relatore don Francesco Ricossa. Il tema di quest’anno ha ripreso l’argomento trattato alla giornata per la regalità sociale di Cristo a Modena. Presentiamo al pubblico italiano la traduzione dell’intervista.
    Don Francesco Ricossa: “Come valutare il fascismo da un punto di vista integralmente cattolico?” (…)
    Rivarol: Come giudicare il fascismo da un punto di vista integralmente cattolico?

    Don Francesco Ricossa: Il fascismo in senso stretto concerne soltanto l’Italia, il paese in cui il movimento fascista è nato, ma in un senso più ampio concerne tutta l’Europa con movimenti simili. Questo è il problema di un movimento che è stato una reazione nata in trincea per dei pericoli molto reali. Nella mia seconda conferenza, studierò quali sono i punti di accordo e disaccordo tra il fascismo e la dottrina del cattolicesimo integrale e mostrerò come questa rivista di cattolici integrali “Fede e Ragione” ha giudicato il fascismo dell’inizio, il fascismo movimento del 1919, in questo caso si tratta di una opposizione netta e poi il fascismo regime a partire dalla fine del 1922 e del 1923, quando la politica di Mussolini cominciò a cambiare, allontanandosi dall’appoggio della massoneria che era presente all’inizio, e cercando di trovare un accordo fra Chiesa cattolica e movimento fascista.
    Mons. Benigni giudicò inizialmente in modo molto severo il movimento fascista nascente, scorgendovi l’influenza della massoneria. In seguito, quando vide che vi era la possibilità grazie al governo nazionale di Mussolini, di operare contro i nemici comuni, vale a dire la massoneria e tutte le sette esoteriche, il movimento modernista e democristiano e altri nemici comuni, scelse la collaborazione. Al punto da dare delle indicazioni al governo, dapprima al ministero degli Affari Esteri ed in seguito al ministero dell’Interno. Come è stato possibile che un difensore del cattolicesimo integrale sia passato da una posizione ostile al movimento fascista ad un attivo sostegno al movimento di Mussolini? E’ quanto dovrò spiegare nella conferenza.
    Rivarol: Quali furono i rapporti fra il fascismo italiano e la massoneria?
    Don Francesco Ricossa:Il fascismo dichiarò apertamente la sua opposizione alla massoneria (non tanto sulla sostanza, bisogna pur dirlo, ma piuttosto per il fatto che la massoneria era una società segreta). Vi fu la risoluzione del Gran Consiglio che escluse la possibilità di appartenere contemporaneamente al partito fascista e alla massoneria, e in seguito fu anche votata una legge nazionale che, di fatto, soppresse le società segrete. Anche se questa legge non menzionava esplicitamente la parola massoneria, quando questo progetto di legge venne discusso in Parlamento, era perfettamente evi dente che si trattava della massoneria.
    D’altra parte è assolutamente certo che i principali dirigenti del fascismo italiano, nel momento della marcia su Roma nell’ottobre del 1922, con l’eccezione evidente e notevole di Mussolini, erano quasi tutti iniziati. Le due obbedienze massoniche, il Grande Oriente e la Grande Loggia, diedero persino un sostegno economico al fascismo nella fase iniziale del regime. Ma in seguito degli attentati contro Mussolini furono fomentati dalla teosofia e dai gruppi esoterici. Da una certa collaborazione si arrivò presto ad una aperta ostilità. Per quale motivo vi fu questo cambiamento di linea? E fino a qual punto? Sarà uno degli oggetti di studio di queste conferenze.
    Rivarol: Pio XI era stato eletto papa da qualche mese soltanto quando Mussolini giunse al potere nell’ottobre 1922. Quale fu il suo apprezzamento riguardo al fascismo mussoliniano?
    Don Francesco Ricossa: L’apprezzamento di Papa Pio XI fu sfumato. Vi fu un atteggiamento favorevole quando si trattò di accordarsi con governo di Mussolini al momento dei Patti Lateranensi nel 1929, i quali furono preceduti da molti anni di trattative. Durante questa fase preparatoria vi furono delle difficoltà, ma anche dei reali passi avanti. Poi, in seguito ci fu uno scontro sulla questione dell’educazione cristiana della gioventù, vi fu persino un’enciclica di Pio XI, la “Divini illius magistri”, sull’argomento, e un altro scontro sulla questione dell’azione cattolica. Su questi punti si arrivò quasi alla rottura.
    Le riserve di Pio XI nei confronti del fascismo assomigliano a quelle dei cattolici integrali, ciò che è logico perché si tratta di cattolici in un caso e nell’altro, ma ci sono delle sfumature. I cattolici integrali avevano molto apprezzato l’enciclica programmatica di Pio XI, la “Ubi arcano Dei”, ma la linea seguita dalla segreteria di Stato del cardinale Gasparri era totalmente opposta, e soprattutto quella del direttore della rivista dei gesuiti, la Civiltà cattolica, padre Rosa, nemico mortale dei cattolici integrali. I cattolici integrali italiani, come mons. Benigni, si mostrarono dunque globalmente più favorevoli al fascismo-regime della Santa Sede. (…)»
    http://www.centrostudifederici.org/w...ybeh-copia.png









    Don Francesco Ricossa su Ezra Pound, la Teosofia, il Fascismo e l'Antifascismo:




    https://www.sodalitium.biz/ezra-pound-e-la-teosofia/
    Ezra Pound e la Teosofia, di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)
    (...) Teosofia, Fascismo e Antifascismo

    L’adesione di Ezra Pound al Fascismo è successiva alle sue frequentazioni negli ambienti teosofici. A prima vista, potrebbe sembrare contraddittorio il sostegno al Fascismo da parte di chi ha frequentato così da vicino gli ambienti esoterici.
    Mussolini, in effetti, sostenne prima l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Massoneria e quella al Partito Socialista. In seguito, nel 1923, il Gran Consiglio del Fascismo – sulla spinta dei Nazionalisti – decretò l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Massoneria e quella al Partito Fascista. Nel 1925 la legge sulle Associazioni (che proibiva le società segrete) portò di fatto alla dissoluzione delle due principali obbedienze massoniche: quella di Palazzo Giustiniani, che organizzò all’estero, specie in Francia, l’antifascismo e quella di Piazza del Gesù (che dichiarò che il Fascismo, realizzando i propri fini, aveva reso inutile la loro società). In Italia, la Massoneria potè riorganizzarsi solo alla caduta del Fascismo, favorita dai vincitori inglesi e americani. Tra il 1925 e 1926 vi furono quattro attentati alla vita di Mussolini: quello di Zaniboni, nel quale fu coinvolto il massone generale Capello, quello dell’antroposofa inglese Violet Gibson, e quelli di Lucetti e Zamboni; in tutti vi è una traccia esoterica e, pare che in quello della Gibson fosse coinvolto l’antroposofo ex-ministro Duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (figlio di Emmelina Sonnino De Renzis, anch’essa teosofa, sorella di Sidney Sonnino, e membro del Gruppo di Ur di Evola e Reghini). Colonna di Cesarò fu uno dei protagonisti dell’Aventino. D’altra parte, squadre fasciste colpirono nel 1925 l’uomo politico antifascista Giovanni Amendola – teosofo e massone – che morì l’anno dopo in seguito alle percosse. Né ebbe certo rispetto per il Mago Crowley il governo italiano quando, nel 1923, lo espulse da Cefalù e lo rispedì in patria. Quella patria, l’Inghilterra, dove la ‘papessa’ della Teosofia, Annie Besant, attaccava il regime mussoliniano nemico della democrazia. Eppure, esiste anche l’altro aspetto, per il quale rinvio il lettore a due opere significative: Massoneria, Fascismo e Chiesa Cattolica di Gianni Vannoni (ed. Laterza, 1980) ed Esoterismo e Fascismo, a cura di Gianfranco de Turris (ed. Mediterranee, 2006). Lo storico della Massoneria, Aldo Alessandro Mola, vi elenca i nomi di fratelli muratori che furono anche esponenti fascisti: Giacomo Acerbo, Michele Bianchi, Alessandro Dudan, Italo Balbo, Achille Starace, Giovanni Marinelli e probabilmente Emilio De Bono (che si servì del massone Dùmini per il delitto Matteotti), Cesare Rossi, Edmondo Rossoni, Roberto Farinacci, forse Dino Grandi (ne è certo Vannoni, come pure per De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Giuseppe Bottai), Massimo Rocca, Alberto Beneduce et alibi aliorum plurimorum. Tutti costoro rimasero – in sonno – ai vertici del nuovo regime, per poi scegliere chi la caduta del Duce, nel ’43 (come Grandi, De Bono, Marinelli, De Vecchi), chi l’avventura della RSI, come Farinacci. E non parliamo dei militari… Abbondantissimi i massoni tra i sindacalisti rivoluzionari e i dannunziani fiumani (incluso il “Vate”) che prepararono sia il Fascismo sia l’antifascismo (come nel caso del massone Alceste De Ambris), come pure tra i futuristi (non ultimo il massone teosofo pitagorico Arturo Reghini, appartenente all’O.T.O.). L’autoscioglimento delle Logge massoniche non coinvolse i club di servizio, come il Rotary, né le Società Teosofiche (fino al 1939), né l’Antroposofia (fino al 1941). La lotta alla Massoneria fu quindi superficiale, senza risalire ai principi, e questo pure nel caso dell’ex sacerdote Giovanni Preziosi – il più ostile alla massoneria – che però alla sua rivista Vita italiana faceva collaborare gli esoteristi René Guénon, Julius Evola, Massimo Scaligero (alias Antonio Massimo Sgabelloni, antroposofo, discepolo di Giovanni Colazza, che frequentava la stessa Loggia teosofica di Amendola e Colonna di Cesarò) e Guido De Giorgio. L’antimassonismo di Preziosi, quindi, non può essere confuso con quello dei cattolici integrali, come Mons. Benigni, che sempre si oppose a ogni tipo di setta e di esoterismo.
    In guisa di conclusione
    Con questo articoletto non intendo certo schierarmi coi carcerieri di Ezra Pound… Ritengo però – come detto in apertura – che il cattolico militante non deve lasciarsi trascinare da pericolosi sincretismi dottrinali. C’è chi pensa che i “liberi pensatori” di Casa Pound (ai quali forse, come diceva il massone Reghini degli altri massoni, manca l’esser liberi e l’esser pensatori) si gloriano abusivamente del nome di Pound; forse, invece, non sono loro che su questo punto si sbagliano, ma i cattolici poundiani! In materia sociale (e Pound non avrebbe obiettato) una buona formazione di base si può trovare nelle encicliche pontificie, come – tra le altre – Rerum novarum di Leone XIII e Quadragesimo anno di Pio XI; per chi ha le capacità e l’interesse di una formazione più approfondita, la Chiesa indica la strada di San Tommaso: Ite ad Thomam. Guardiamoci invece da dottori che si sono abbeverati alle fonti incantatrici del torbido mondo delle sètte iniziatiche (siano esse anglosassoni – come nel nostro caso – o indigene).
    http://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/67.pdf





    Don Francesco Ricossa ha scritto anche la presentazione a questo recente libro di Raffaele Amato "Vangelo e moschetto":



    Raffaele Amato, Vangelo e moschetto. Fascismo e cattolicesimo: sintonie, attriti, battaglie comuni, Edizioni Solfanelli, Chieti 2019.

    Edizioni Solfanelli - Raffaele Amato, Vangelo e Moschetto
    http://www.edizionisolfanelli.it/vangeloemoschetto.htm
    «Raffaele Amato VANGELO E MOSCHETTO Presentazione di don Francesco Ricossa

    Per oltre vent’anni Fascismo e Chiesa cattolica convissero e interagirono, a volte con il tentativo di servirsi l’uno dell’altro, altre volte scontrandosi. Ma, più spesso, condivisero idee, valori, progetti e battaglie.
    Quest’opera vuole essere un contributo di chiarezza, evidenziando gli aspetti su cui fascismo e cattolicesimo si confrontarono.
    Oltre ai processi storici che partono dalla Questione Romana e si concludono con la fine della Seconda Guerra Mondiale, si analizzano i principali elementi dottrinari su cui le due entità possono essere accostate: la critica al sistema liberalcapitalista e al marxismo, attraverso l’alternativa del corporativismo, la lotta alla Massoneria, il sostegno cattolico all’impresa di Etiopia e alla partecipazione alla Guerra di Spagna, autentica crociata del XX secolo.
    Le critiche rivolte da Pio XI al regime nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”, il concetto di religione secondo la dottrina fascista, sono alcuni dei punti che vengono esaminati, per concludere con il percorso spirituale di Benito Mussolini.
    Il frutto più importante del confronto tra Fascismo e Chiesa, destinato a sopravvivere sino ad oggi, fu la Conciliazione, che pose fine a decenni di lacerante Questione Romana».
    http://www.edizionisolfanelli.it/vangeloemoschetto.jpg


    VANGELO E MOSCHETTO, Gruppo Editoriale Tabula Fati


    https://www.agerecontra.it/2019/11/vangelo-e-moschetto/
    «VANGELO E MOSCHETTO 11 NOVEMBRE 2019 DA STAFF "CHRISTUS REX"
    In evidenza, segnalazioni librarie
    L’amico Raffaele Amato ha scelto la stessa casa editrice Solfanelli per un saggio che si può definire in linea con le tesi storico-politiche espresse da “Cattolici tra europeismo e populismo” del nostro responsabile Matteo Castagna».







    Matteo Castagna, Cattolici tra Europeismo e Populismo. La sfida al nichilismo, Solfanelli, Chieti 2018


    https://www.agerecontra.it/prodotto/...al-nichilismo/
    «PUBBLICAZIONI
    CATTOLICI TRA EUROPEISMO E POPULISMO. LA SFIDA AL NICHILISMO

    17,00€
    Di Matteo Castagna
    Editore: Solfanelli
    Collana: Faretra
    Anno edizione:2018
    Pagine: 248 pagine, Brossura
    EAN: 9788833050959
    Questo saggio costituisce un unicum sul piano della teologia e della storia del cattolicesimo. Sebbene l’autore non abbia alcuna pretesa “dogmatica” o definitiva su questioni aperte, alle quali egli vuole fornire il proprio contributo di studioso e “politico cattolico”. Avvalendosi del confronto con la migliore produzione teorica contemporanea, quasi interamente appartenente alla corrente progressista montiniana o neo-modernistica, ci permette di comprendere la storia italiana, occidentale e cattolica alla luce di tre elementi fondamentali».
    https://www.agerecontra.it/wp-conten...NICHILISMO.jpg






    https://www.agerecontra.it/2017/10/l...r-prima-parte/
    «La Contro-Rivoluzione nel 1900: Benito Mussolini e Antonio Salazar (Prima parte) 28 OTTOBRE 2017 DA STAFF "CHRISTUS REX"
    Questa è la seconda nuova Rubrica “Rex” di www.agerecontra.it , curata da Cristiano T. Gomes, 35 anni, nostro secondo nuovo collaboratore, laureato in teologia e scrittore emergente. Oggi, 28 Ottobre 2017, data significativa per la storia politica italiana, pubblichiamo il suo primo saggio, che farà discutere»
    https://www.agerecontra.it/2017/11/i...-ultima-parte/





    http://www.fondazionespirito.it/wp/w...talita.it_.pdf
    "PENSIERO FORTE
    Matteo Castagna, Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida del nichilismo (Solfanelli, pagg. 247, Euro 17,00)

    Lo Stato fascista mussoliniano e il regime lusitano di Salazar si presentavano come rivoluzioni nazionali ma, in un’ottica più ampia essi rappresentarono concretamente una controrivoluzione opposta al materialismo sovietico e americano, e ai vari partiti popolari, progressisti e modernisti. Questo saggio di Matteo Castagna, sulla teologia e sulla storia del cristianesimo in epoca moderna, analizza le due correnti antagoniste che divisero il campo cattolico: da una parte l’integralismo di mons. Benigni e dall’altra il modernismo democristiano di Montini, discepolo dell’ecumenismo laicista e mondialista. Oggi questa distinzione si manifesta nella scelta politico-religiosa tra sovranità e identità (incardinate nel populismo), e cosmopolitismo ed europeismo (rappresentate dal progressismo conciliarista). In questa prospettiva non può esistere un cattolicesimo progressista, se non come apogeo dell’ateismo, dell’‘irreligione naturale’ e dell’evoluzionismo nichilista. L’unico cattolicesimo possibile, dunque, è effettivamente quello integrale, che assegna a Roma una funzione metapolitica e spirituale. In questo quadro si inserisce la ‘teologia politica’ del Fascismo, che mons. Benigni imperniava sulla dottrina cattolica e metteva al centro del tentativo di salvezza dell’uomo".





    Consiglio di leggere pure i seguenti libri interessantissimi, ormai datati e difficili da trovare eppure essenziali (nelle biblioteche ben fornite è reperibile), di Gianni Vannoni sui complessi rapporti tra Fascismo, Massoneria, società segrete e Chiesa cattolica:



    Gianni Vannoni, Integralismo cattolico e fascismo: «Fede e Ragione», in Autori vari, La Chiesa del Concordato, a cura di F. Margiotta Broglio, Il Mulino, Bologna 1977.
    Gianni Vannoni, Le società segrete dal Seicento al Novecento, Sansoni, Firenze 1985.
    Gianni Vannoni, Massoneria, fascismo e Chiesa cattolica, Laterza Roma-Bari 1980.

    https://i.ebayimg.com/images/g/bm4AA...wI/s-l1600.png









    https://www.maurizioblondet.it/23-ma...igi-copertino/
    «23 MARZO 1919 – 23 MARZO 2019: UN CENTENARIO SCOMODO.
    Il 23 marzo 1919, a Milano, in una sala concessa in affitto dall’industriale massone ed ebreo Cesare Goldmann, nascevano i “Fasci di Combattimento”.
    Oggi ricorre il centenario di quell’evento destinato a cambiare profondamente la struttura sociale dell’Italia e la storia del mondo intero»






    https://forum.termometropolitico.it/...attimento.html
    https://forum.termometropolitico.it/...timento-2.html
    https://forum.termometropolitico.it/...timento-2.html
    https://forum.termometropolitico.it/...pensate-5.html
    https://forum.termometropolitico.it/...l#post18545759

    "23 marzo 1919 – 23 marzo 2019: Un centenario scomodo"





    Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù, Giuseppe e Maria!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
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    Predefinito Re: Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    Holuxar, come al solito segui i tuoi confusi pensieri e vai fuori dal seminato.

    Il titolo del topic è: "Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà".

    Sei off topic. Smettila di farti condizionare dalle tue farneticanti ossessioni religiose.

  7. #7
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    Predefinito Re: Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    In merito c'è un breve e bell'articolo, sul fascio, da quello rivoluzionario francese, passando per Garibaldi per arrivare a Mussolini, l'articolo è di Sandro Consolato, ma non riesco a trovarlo, ora chiedo direttamente a lui se lo può inviare

  8. #8
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    Predefinito Re: Il fascio littorio ricostruito nella sua storica realtà

    Italia 150? È questione di "fasci"...
    Quel simbolo tradizionale,
    già romano e poi giacobino,
    che animò il Risorgimento


    Sandro Consolato (Secolo d’Italia – 24/2/2011)


    In occasione del controverso 150° dell'unità nazionale Benigni ha rotto un tabù. Non ha solo detto a 16 milioni di Italiani che il Risorgimento è la nostra epica nazionale di cui andare orgogliosi, ma ha anche ricordato, Inno di Mameli alla mano, che senza la memoria letteraria e monumentale degli antichi romani - «che erano Italiani» ha precisato l'attore fiorentino - con le loro "coorti" (e "non corti") forse non vi sarebbero stati quei ventenni andati a morire nelle guerre di indipendenza. Libri e giornali si soffermano su simboli e icone del Risorgimento, varianti del tricolore, "santini" di Garibaldi e del re Vittorio. Ma visto che Benigni ha fatto una sperticata lode dell'esercito di Scipione e di Cesare, non sarà il caso di ricordare che un simbolo che accompagna tutto il Risorgimento è pure il tanto vituperato fascio littorio?
    Quando inizia il Risorgimento? Alberto Mario Banti, uno che se ne intende, non ha dubbi: nel 1796-99, nel "triennio giacobino". Ma Banti aggiunge che è ora di smetterla di chiamarlo così: «sembra molto più appropriato parlare di triennio repubblicano - in riferimento al tipo di istituzioni introdotte nella penisola - o di triennio patriottico - utilizzando il termine che l'avanguardia politico-intellettuale usava per designare se stessa» (Il Risorgimento italiano, 2004). E già, senza armi niente Risorgimento, e le armi spuntano solo allora, coi cispadani e i cisalpini, e poi i romani e i napoletani. Le repubbliche battono moneta: e ci mettono sopra il fascio e la scure. «È roba francese», dicono gli ipercritici, i fans dell'ancien régime. No, è tutta colpa di Plutarco, delle Vite parallele, tornate di moda nel '700: le hanno lette gli Americani che han fatto la rivoluzione del 1776 e due fasci ce li hanno ancora nel simbolo del loro Senato. I francesi son venuti dopo. E si saranno anche trascinati dietro gli italiani, ma che ben presto han detto: «Eh, no: questi sono stati inventati qui». Ci aveva pensato già Federico II di Svevia, tedesco-normanno ma nato a Jesi: nella sua epistola ai Romani del 1236 l'imperatore dichiara di voler restaurare un Senato di "patres conscripti", l'antico "populus" dei "Quiriti", i "fasci littori" dei consoli. L'archeologo Ennio Quirino Visconti, nel 700, disegna tutto ciò che trova e vede di romano: anche i fasci. E si ritrova nel 1798 console della Repubblica Romana, effimera quanto si vuole, ma non tanto da non lasciarsi dietro un po' di baiocchi con fascio e scure. Le repubbliche italiane non vanno giù non solo agli austriaci, ma anche agli inglesi, che allora non vedevano di buon occhio rivoluzioni in Italia. Il salernitano Matteo Galdi già nell'estate del 1796 parla di integrale unità della Penisola e pensa alla colonizzazione del Nord Africa e al Mediterraneo come a «un immenso lago latino» da cui «espellere gli Inglesi e i Russi» che vi imperversano. Suona allora come un monito a tutti i patrioti italiani circa chi debba comandare nel Mediterraneo il fatto che Nelson prometta di trattare Napoli «come un villaggio irlandese in egual ribellione» e dia la copertura navale all'attacco a Roma di borbonici e austriaci. Caduto Napoleone, gli Italiani hanno sempre più chiaro che debbono "fare da sé". Certi simboli sono sempre meno "esogeni" e sempre più "indigeni". Nel 1817, a Bologna, nel palazzo del principe Astorre Hercolani si stipula la Costituzione Latina, patto tra la Carboneria ed un'altra società segreta, la Guelfia.

    Quest'ultima si chiama così perché vuol mandar via l'Impero asburgico, e non perché sia "guelfa", anzi: ha forti connotati romano-classici e nei suoi statuti all'art. 1 Roma capitale è data come scopo ultimo; all'art. 53 si dice che «l'Aquila, i fasci, gli emblemi dei nostri Padri, e tutto ciò che rammenta la Romana grandezza tornar debbe a far pompa fra le turbe, e fra i Magistrati»; all'art. 54 si prescrive: «Ai nati nostri apporransi per lo futuro i nomi dell'antica Roma, onde avvicinarli anche più in ciò alla prisca virtù». Tra i doveri del guelfo c'è ne è persino uno di sapore alquanto pagano: «Ogni buon Guelfo è obbligato una volta al mese di cibarsi di solo latte allo splendore della luna, e ciò in commemorazione di Saturno»: l'antico dio dell'Italia quale Saturnia Tellus. Per Roma e le simbologie romane andrà in estasi, negli anni 30 dell'800, Carlo Bianco, conte di Saint-Jorioz. Nel 1830, esule, pubblica il trattato Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia. "Ufficiale e gentiluomo", nemico delle città, ritenute luoghi di vizio e di corruzione, sogna un'Italia socialista, agreste e guerriera, e magnifica il Bel Paese come quello «dalla natura destinato ad essere la sedia dell'impero del mondo». Bianco fonda la società segreta degli Apofasimeni, e Giano Accame, che di lui fece l'elogio in Socialismo tricolore (1983), ricordava come i "richiami alla romanità" nella setta si manifestassero fin «nei gradi di centurione, tribuno legionario, proconsole e console assegnati ai capibanda; nella profusione di aquile e fasci littori e bastoni consolari d'avorio da usare come distintivi; nelle divisioni in manipoli, coorti e legioni». Agli Apofasimeni aderì anche Mazzini e Bianco, suicida nel '43, fu tra i fondatori della Giovine Italia. La mazziniana Repubblica Romana del 1849 sarà tutto un fiorire di "memorie di Roma". Uno dei più grandi antichisti dell'800, lo svizzero J. J. Bachofen, è a Roma quando nasce la Repubblica. E rimane colpito dalla capacità degli Italiani di ridare forza ai loro antichi simboli. Scriverà dello stemma repubblicano: «Si presenta - come una fenice dalla cenere - l'aquila dell'antica repubblica, con ali spiegate, i fasci consolari negli artigli, il tutto circondato da una corona civilis, il simbolo della virtù civica». L'Assemblea Costituente ha pure decretato che la bandiera «sarà l'Italiana tricolore, coll'Aquila Romana sull'asta». Scriverà uno dei grandi protagonisti della Repubblica, Garibaldi: «Roma per me è l'Italia; e non vedo Italia possibile senonché nell'Unione compatta, o federata delle sparse sue membra! Roma è il simbolo dell'Italia una, sotto qualunque forma voi la vogliate». L'Italia non nascerà repubblicana, ma monarchica. Tuttavia il carico di simboli e memorie romano-repubblicane veniva immesso dalla sinistra risorgimentale nei miti e nei riti del nuovo Stato. Vittorio Emanuele, stabilita la sua sede a Roma, istituì la "Medaglia ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870", recante sul recto uno scudo con il Spqr sovrapposto ad una corona di quercia con due fasci littori e sovrastato da una Lupa romana, sul verso la dicitura "Roma rivendicata ai suoi liberatori" sormontata dalla stella d'Italia. Il già garibaldino e mazziniano Crispi, giunto alla Presidenza del Consiglio, si augura dunque per il cittadino italiano «che non indarno ei possa ripetere di fronte agli altri popoli il Civis romanus sum». Attorno a lui, a Roma, si raduna una singolare brigata di ex-garibaldini e di "scapigliati" provenienti da tutta Italia, tutti carduccianamente innamorati dell'Urbe antica e raccolti attorno al giornale La Riforma, diretto dall'ebreo Primo Levi: uno che sceglie di firmarsi Italicus perché ritiene che ormai l'identità ebraica col nuovo Stato si sia sciolta, al pari di quella delle varie componenti regionali, in quella italiana. Nel gruppo troviamo gli "scapigliati" Carlo Dossi e Giovanni Cena (l'autore del romanzo Gli ammonitori, ma anche il creatore, più tardi, con Sibilla Aleramo, delle scuole agrarie nell'Agro Romano) nonché Giacomo Boni, figlio di un cospiratore mazziniano, chiamato nel 1887 a lavorare alla Direzione generale delle antichità e delle belle arti. E sarà proprio Boni, l'archeologo-mistico che restituirà alla luce tanti e tanti monumenti del Foro e del Palatino, a disegnare nel 1923, con assoluto rigore filologico, il fascio littorio per la moneta da 2 lire. Un fascio littorio (le cui implicazioni esoteriche verranno rivelate nel 1929 sulla rivista di Julius Evola Krur), ricostruito secondo le indicazioni di Boni, viene poi donato il 19 maggio del 1923 a Mussolini, a chiusura del Congresso Femminile Internazione per il voto alle donne, dalla professoressa Cesarina Ribulsi, dell'Università Popolare, presentata dalla sansepolcrista Regina Terruzzi, socialista mazziniana e femminista. Il resto è noto. Ed è noto perché il fascio littorio non è più "in uso". Ma questo simbolo, che figura persino nello stemma del Camerun e in quello della polizia norvegese, forse, auspice il 150° dell'unità, gli Italiani possono se non altro riconoscerlo come parte di quella storia che vanno a celebrare, salvando ciò che c'è da salvare, condannando ciò che c'è da condannare. Sandro Consolato

 

 

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