Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Cosa significa mercificazione dei rapporti umani?

    spesso se ne parla, lo si ripete, lo si spiega.
    Mi piacerebbe dedicarvi una specifica discussione.
    Anche su richiesta dell'utente Mancino nella discussione "spe salvi".

    A mio modo di vedere la mercificazione dell'individuo è la sottomissione della scelta razionale politica al criterio economico, che se a livello sociale si presenta sotto forma di accettazione del dogma liberista del libero mercato, a livello individuale è comprensibile pensando al dominio dell'istinto primario ( inerzia, inettitudine, prepotenza, accomodamento) sulla ragione e l'amore.
    dunque la mercificazione, in sintesi, è la svendita della propria ragione e dei propri sentimenti alla circolazione veloce del piacere, della piccola soddisfazione, del mero raggiungimento di obiettivi quantitativi, del successo etc etc.
    Socialmente ragionando, la mercificazione è allora la riproduzione su scala ampia di un sistema fondato sulla circolazione rapida delle piccole soddisfazioni, senza progettualità, l'una scollata dall'altra. Sistema che stratificandosi, diviene sempre più invisibile, dove scompare l'origine della reponsabilità, l'origine del male sociale, dietro l'apparente libertà di scambio e di pensiero che la mercificazione comunque consente come palliativo consolatorio assolutizzato.

  2. #2
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    Ho difficoltà con parole del genere "ragione e amore". Mi pare che il comunismo, visto dal tuo punto di vista, è affare di morale e di buon sentimenti...

    Secondo me la mercificazione dei rapporti umani significa prima di tutto che i nostri rapporti sociali tendono sempre di più ad essere mediatizzati dal valore, sia esso sotto forma denaro o appunto merce.
    Questo è possibile perché il capitalismo ha perseguito attivamente la distruzione dei rapporti sociali anteriori alla riorganizzazione sociale secondo gli imperativi dell'accumulazione.

    La merce diventa allora, come diceva lo stesso Marx nel libro inedito del Capitale, la comunità virtuale dell'individuo separato da tutto. Quel che si chiama libertà, in capitalismo, è appunto questo essere separato, cioè questo rapporto di non-dipendenza universale - che in realtà vela una dipendenza totale al capitale.

    Proprio questa non-dipendenza umana si manifesta nel poco sens civico, Orwell direbbe common decency, dei nostri contemporanei. Ma sono le condizioni di vita materiali che in definitiva impongono questa manifestazione. Dunque attenti a non capovolgere causa e effetto.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner Visualizza Messaggio
    Secondo me la mercificazione dei rapporti umani significa prima di tutto che i nostri rapporti sociali tendono sempre di più ad essere mediatizzati dal valore, sia esso sotto forma denaro o appunto merce.
    Questo è possibile perché il capitalismo ha perseguito attivamente la distruzione dei rapporti sociali anteriori alla riorganizzazione sociale secondo gli imperativi dell'accumulazione.

    La merce diventa allora, come diceva lo stesso Marx nel libro inedito del Capitale, la comunità virtuale dell'individuo separato da tutto. Quel che si chiama libertà, in capitalismo, è appunto questo essere separato, cioè questo rapporto di non-dipendenza universale - che in realtà vela una dipendenza totale al capitale.

    Proprio questa non-dipendenza umana si manifesta nel poco sens civico, Orwell direbbe common decency, dei nostri contemporanei. Ma sono le condizioni di vita materiali che in definitiva impongono questa manifestazione. Dunque attenti a non capovolgere causa e effetto.
    Marx, queste sono le tesi di Marx. Le sposo in pieno. Ti dirò di più: c'è una frase, importante, di Preve, che racchiude il concetto.
    Individui Liberati in Comunità Solidali. Da qui si può e si deve partire per rigettare la dipendenza dal denaro e dalla merce, dalla mercificazione stessa di sé e del proprio lavoro.

    Liberazione. Ci vuole una vera Liberazione, sostanziale.

  4. #4
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    Mi pare che il discorso di terraeamore sia sostanzialmente esatto e non moralistico. Hegelianamente ragione e amore (che sono, in un certo senso, lo stesso) rappresentano la speculazione: l'essere in sè nell'essere altro da sè. La mercificazione è la vita nel suo mero essere esteriore, la vita che non sa la sua verità. E sono i rapporti sociali capitalistici che, espandendosi, isola ogni individuo, sradicandolo dalla sua stessa comunità originaria. La mercificazione è dunque tecnica, razionalizzazione apparente. L'apparente rovesciamento di causa ed effetto (che non si presentano mai unilateralmente) risulta dal fatto che (per riprendere Preve che riprende Heidegger) il capitalismo si è autonomizzato dalla propria metafisica, che costituiva ancora in qualche modo una unità sociale, pur polarizzata, ed è diventato "tecnica".
    A noi ricostruire quella cattiva metafisica che, obliata, ancora agisce.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner Visualizza Messaggio
    Ho difficoltà con parole del genere "ragione e amore". Mi pare che il comunismo, visto dal tuo punto di vista, è affare di morale e di buon sentimenti...

    Secondo me la mercificazione dei rapporti umani significa prima di tutto che i nostri rapporti sociali tendono sempre di più ad essere mediatizzati dal valore, sia esso sotto forma denaro o appunto merce.
    Questo è possibile perché il capitalismo ha perseguito attivamente la distruzione dei rapporti sociali anteriori alla riorganizzazione sociale secondo gli imperativi dell'accumulazione.

    La merce diventa allora, come diceva lo stesso Marx nel libro inedito del Capitale, la comunità virtuale dell'individuo separato da tutto. Quel che si chiama libertà, in capitalismo, è appunto questo essere separato, cioè questo rapporto di non-dipendenza universale - che in realtà vela una dipendenza totale al capitale.

    Proprio questa non-dipendenza umana si manifesta nel poco sens civico, Orwell direbbe common decency, dei nostri contemporanei. Ma sono le condizioni di vita materiali che in definitiva impongono questa manifestazione. Dunque attenti a non capovolgere causa e effetto.
    hai perfettamente ragione, ma hai travisato le mie parole.
    Ovvero, non capovolgo causa ed effetto, ma semplicemente esplicito il fatto che la condizione di mercificazione delle relazioni sociali, oltre ad essere imposta dalle condizioni materiali di esistenza e dalla struttura stessa del sistema di accumulazione competitivo, sono anche la riproduzione di una condizione individuale che affonda le radici nel prevalere dell'istitualità inerte sulla ragione e sui sentimenti più umani.

    Questo non implica sostenere che la volontà umana precede il sistema sociale in cui l'uomo vive. Negherei totalmente la lezione, che invece accolgo, di Marx, se pensassi davvero questo
    Infatti ho diviso scientemente la condizione individuale da quella sociale, laddove in quella individuale è possibile un'azione volitiva più lucida e presente, mentre quella sociale si presenta come stratificata dai rapporti diproduzione duinque molto più difficle da comprendere e pensare.

    Inoltre, ritengo che cosi' come la struttura influenza in maniera decisiva l'uomo e la propria socialità, allo stesso tempo, il singolo resistente ( in termini culturali, sociali, affettivi, politici) ha la possibilità di porsi in contrasto con la struttura modificandone via via le determinanti.
    Dunque il movimento è bilaterale e la storia dimostra che atti volitivi si accompagnano continuamente alla determinazione passiva che la società impone in un continuo movimento reciproco.
    In questo senso, partire da sè stessi, e affermare che l'oscuaramento della ragione e dei sentimenti debba essere disvelato a partire dai singoli e poi donato in veste di "critica radicale delle strutture capitalistiche, mi sembra sia l'unica vera strada percorribile, per essere capiti e per essere forza motrice di possibili cambiamenti culturali.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Garrulus Visualizza Messaggio
    Mi pare che il discorso di terraeamore sia sostanzialmente esatto e non moralistico. Hegelianamente ragione e amore (che sono, in un certo senso, lo stesso) rappresentano la speculazione: l'essere in sè nell'essere altro da sè. La mercificazione è la vita nel suo mero essere esteriore, la vita che non sa la sua verità. E sono i rapporti sociali capitalistici che, espandendosi, isola ogni individuo, sradicandolo dalla sua stessa comunità originaria. La mercificazione è dunque tecnica, razionalizzazione apparente. L'apparente rovesciamento di causa ed effetto (che non si presentano mai unilateralmente) risulta dal fatto che (per riprendere Preve che riprende Heidegger) il capitalismo si è autonomizzato dalla propria metafisica, che costituiva ancora in qualche modo una unità sociale, pur polarizzata, ed è diventato "tecnica".
    A noi ricostruire quella cattiva metafisica che, obliata, ancora agisce.

    per ricostruire la cattiva metafisica intendi ricomporre e rendere visibile l'essenza del capitalismo, oggi ben mascherata dalla tecnica e dal trionfo della "necessità della scienza e del progresso" ?
    Altrimenti non ho afferrato l'ultima parte del discorso, il cui presupposto, peraltro condivido.

  7. #7
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    per ricostruire la cattiva metafisica intendi ricomporre e rendere visibile l'essenza del capitalismo, oggi ben mascherata dalla tecnica e dal trionfo della "necessità della scienza e del progresso" ?

    Sì, volevo proprio dire questo. Ritrovare l'essenza di questa "necessità" (la libertà della necessità?). Attraverso la ricostruzione soltanto può passare la critica.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Garrulus Visualizza Messaggio
    per ricostruire la cattiva metafisica intendi ricomporre e rendere visibile l'essenza del capitalismo, oggi ben mascherata dalla tecnica e dal trionfo della "necessità della scienza e del progresso" ?

    Sì, volevo proprio dire questo. Ritrovare l'essenza di questa "necessità" (la libertà della necessità?). Attraverso la ricostruzione soltanto può passare la critica.


    Assolutamente concorde su questo punto. Il problema più grosso che il capitalismo pone come modo di produzione è il disvelamento delle proprie contraddizioni agli occhi di chi vede soltanto gli epifenomeni, ma non riesce a cogliere l'essenza del fenomeno dello sfruttamento e della competizione alla base del rapporto produttivo.
    Un grosso errore compiuto dal marxismo fu quello di dare un enfasi eccessiva per mere ragioni ideologiche contingenti al tema dello sfruttamento, trascurando il motivo della competizione ( anche fra lavoratori) che è invece un fondamento dell'ideologia liberale oggi posta a fondamento e a difesa del sistema socio-economico.
    la critica della mercificazione deve partire dalla critica del rapporto competitivo come dato presuntivamente connaturato al genere umano.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    spesso se ne parla, lo si ripete, lo si spiega.
    Mi piacerebbe dedicarvi una specifica discussione.
    Anche su richiesta dell'utente Mancino nella discussione "spe salvi".

    A mio modo di vedere la mercificazione dell'individuo è la sottomissione della scelta razionale politica al criterio economico, che se a livello sociale si presenta sotto forma di accettazione del dogma liberista del libero mercato, a livello individuale è comprensibile pensando al dominio dell'istinto primario ( inerzia, inettitudine, prepotenza, accomodamento) sulla ragione e l'amore.
    dunque la mercificazione, in sintesi, è la svendita della propria ragione e dei propri sentimenti alla circolazione veloce del piacere, della piccola soddisfazione, del mero raggiungimento di obiettivi quantitativi, del successo etc etc.
    Socialmente ragionando, la mercificazione è allora la riproduzione su scala ampia di un sistema fondato sulla circolazione rapida delle piccole soddisfazioni, senza progettualità, l'una scollata dall'altra. Sistema che stratificandosi, diviene sempre più invisibile, dove scompare l'origine della reponsabilità, l'origine del male sociale, dietro l'apparente libertà di scambio e di pensiero che la mercificazione comunque consente come palliativo consolatorio assolutizzato.
    quello che dici tu, purtroppo, rappresenta esattamente la vita quotidiana della maggioranza della popolazione che vive nel ricco Occidente.

 

 

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