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Discussione: Minghia. La ministra

  1. #1
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    Talking Minghia. La ministra

    Bossi: "Avremo 4 ministri"
    "I ministri della Lega saranno quattro, ma i nomi non li posso dire". Lo ha detto Umberto Bossi all'Ansa, uscendo da Montecitorio. Sul vetice con gli alleati è stato caustico: "Non abbiamo combinato niente, finchè non si fanno i nomi, prima di fare l'elenco, passano i secoli. Me ne torno in Insubria, dove gli Insubri hanno fermato Annibale. Tornerà qualcun altro al posto mio".
    Il primo vertice di maggioranza ha visto la partecipazione del premier in pectore Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rosi Mauro, Umberto Bossi e Raffaele Lombardo.

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  2. #2
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    Fonte: http://www3.varesenews.it/politica/a...o.php?id=96550

    Era quello che speravo..






    Rosy! Rosy! Rosy!

  3. #3
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    Comunque gli Insubri con Annibale ci si sono alleati.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da sbirulictus(c)
    Me ne torno in Insubria, dove gli Insubri hanno fermato Annibale. Tornerà qualcun altro al posto mio".
    "gli Insubri hanno fermato Annibale"????????

    Gli Insubri erano alleati di Annibale, pirla!!!!!!! Lo avevano accolto trionfalmente e si erano uniti a lui per combattere CONTRO ROMA!!!!! CONTRO ROMA!!!


    Grazie al'aiuto degli Insubri, Annibale aveva battuto i romani sul Trebbia.

    E quel tizio sarebbe il liberatore della padania.... oh-gesu-dagli-occhi-buoni....
    Cambia badante, va!

  5. #5
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    da TEMPI (all a IlGiornale e settimanale in quota CL)

    15 Aprile 2008 L’angelo della Lega

    Chi è Rosi Mauro, la “terrona” che ha salvato i lumbard dal baratro dell’estrema destra (e dell’insignificanza) e li ha portati al trionfo

    di Mauro Bottarelli
    approfondimenti
    Il doppio quasi dei consensi rispetto al 2006 a livello nazionale, il ritorno alla doppia cifra a Milano dopo dieci anni e una marcia trionfale in Veneto, dove ha ottenuto più del 25 per cento dei voti (a Verona e Vicenza è il primo partito, ampiamente sopra il 30 per cento). Le elezioni consacrano il boom della Lega Nord: a livello nazionale ha conquistato l’8,3 per cento delle preferenze alla Camera e l’8,1 al Senato contro il 4,6 e il 4,5 del 2006. Ma il cuore della Lega batte più forte, come sempre, in Lombardia e Veneto, dove un elettore su quattro ha scelto il partito di Umberto Bossi. Un dato clamoroso se paragonato al risultato assai meno lusinghiero uscito dalle urne due anni fa, quando in Lombardia la Lega raccolse alla Camera solo l’11,7 per cento e al Senato l’11,1 (oggi il 20,7), mentre in Veneto si fermò all’11,6 a Montecitorio e all’11,1 a Palazzo Madama.
    Ma dietro questo risultato insperato ancora sei mesi fa non ci sono solo una campagna molto aggressiva in tema di sicurezza e immigrazione o un’emergenza Malpensa cavalcata con maestria pre-elettorale, ma anche e soprattutto la mano ferma e la capacità di sintetizzare le diverse anime del Carroccio della “badante”, al secolo Rosi Mauro, candidata da Umberto Bossi in persona a nuovo ministro del Lavoro. Il perché dell’appellativo “badante” è presto detto. Dal marzo 2004, quando il leader della Lega Nord fu colto da ictus, Rosi Mauro ha affiancato in tutto e per tutto Manuela Marrone, moglie del Senatùr: quest’ultima badava a lui nell’ambito intimo e familiare, l’altra non lo perdeva di vista un secondo durante qualsiasi impegno pubblico, dalla conferenza stampa al comizio al semplice trasferimento da casa alla sede milanese del partito in via Bellerio. Un angelo custode, insomma, che ha fatto sì che il leader non perdesse il controllo del partito ma soprattutto che i colonnelli (soprattutto Roberto Maroni e Roberto Calderoli) non rendessero “pubblica” la voglia di successione e la logica delle correnti, in particolar modo quelle bresciana e bergamasca contro la varesina.


    Se la Lega non si è trasformata in un litigioso contenitore di identità bensì in un’oliata macchina da guerra è solo merito suo, della donna nata a San Pietro Vernotico, provincia di Brindisi, il 21 luglio 1962. Sì, proprio una “terrona” ha salvato il partito padano da una morte per patricidio. Sindacalista nata, nel 1986 Rosi Mauro entra nella segreteria provinciale della confederazione dei metalmeccanici della Uil, la Uilm, occupandosi di piccole e medie imprese e di pari opportunità. Poi la direzione nazionale. Nel 1990 inizia a occuparsi del Sindacato autonomista lombardo, diventandone segretario organizzativo, la stessa carica che nel 1993 assumerà all’interno del Sin.Pa., il Sindacato padano, confederazione dei sindacati autonomisti del Nord. Eletta consigliere regionale nel listino del presidente Formigoni nel 2005, oggi Rosi ha un seggio in Senato. Ed è in lizza per l’incarico ministeriale che fu di Roberto Maroni, indicato dal borsino lumbard come prossimo ministro degli Interni.
    Ma chi è davvero la badante? Non è certo una parvenu del Carroccio, assurta al ruolo di copilota grazie alla malattia del Senatùr. Negli anni ruggenti della Lega, i Novanta, lavorò silenziosamente sul leader evitando derive estremiste di destra. Di Rosi Mauro, infatti, Bossi si è sempre fidato ciecamente, e per un motivo semplice: non ha mai avuto paura di lui, lo ha sempre affrontato su un piano paritetico e soprattutto ha saputo dirgli parecchi “no”, dote rara tra i colonnelli padani. Dal 1996 in poi, è stata lei il barometro interno degli scivoloni neofascisti del movimento di Bossi, un partito che, a livello di Parlamento europeo, saltella con troppo facilità dal gruppo liberale Eldr (lasciato nel 1997 per evitare l’onta dell’espulsione per xenofobia) a quello dei partiti autonomisti Ale, che unisce baschi, euroscettici danesi, liberali scandinavi e il Partito sardo d’azione. E che nel giugno del 1997 garantisce per la democraticità della Lega Nord e fa invitare Bossi a Bruxelles. Nell’ottobre dello stesso anno, però, il leader del Carroccio cede alle sirene dell’antimondialismo di estrema destra rappresentate da Mario Borghezio, e un nutrito gruppo di quadri e militanti leghisti invita il leader ultranazionalista russo Zirinovsky e l’estrema destra ceca all’inaugurazione del cosiddetto Parlamento padano. I partiti autonomisti presenti (il Pnv basco e i tirolesi di Eva Klotz) protestano vibratamente per la presenza di Zirinovksy. Bossi, abile affabulatore, ribatte che Zirinovksy l’avevano già invitato tutti i parlamentari del mondo, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Non era così: la Lega si stava pericolosamente spostando all’estrema destra (in quel periodo i redattori del quotidiano La Padania regalarono al Senatùr per il suo compleanno le edizioni complete della Ar di Franco Freda, ex terrorista nero tramutatosi in editore antimondialista). Ma per sua fortuna Rosi aveva capito il potenziale devastante di questa deriva.


    Il primo intervento a gamba tesa sui borgheziani risale al marzo del 1998, in occasione del congresso della Lega a Milano. Erano state invitate delegazioni dell’Fpö austriaco di Jörg Haider e del Vlaams Blok fiammingo: immediatamente i partiti indipendentisti dell’Ale decisero di lasciare la platea agli sgraditi ospiti oltre che al Partito sardo d’Azione, a Sardinia Natzione, ai sudtirolesi e alla Ligue Savoisenne. Gli occhi del mondo (ma soprattutto di Digos e Servizi) cominciarono a puntare dritto sulla Lega Nord, già “attenzionata” come si dice in gergo poliziesco per la Guardia nazionale padana e i Volontari verdi. Fu proprio Rosi Mauro ad animare il boicottaggio interno contro la delegazione belga. Un boicottaggio che arrivò (sempre con lo zampino della Mauro) fino alle colonne della Padania, dove andò in scena un vero e proprio ammutinamento con il beneplacito di Gianluca Marchi, all’epoca direttore e grande amico della badante: il nome del delegato del Vlaams Blok fu cancellato dal programma della giornata congressuale sul giornale con un atto di “pirateria” da parte di alcuni redattori. L’oratore giunto da Anversa tenne comunque il suo intervento, ma fu coperto da fischi e insulti in un clima da quasi guerra civile tra contestatori federalisti e militanti di destra interni al Carroccio.

    Milosevic in fondo al barile

    Una costante che esploderà in tutta la sua chiarezza durante il famoso raduno per la nascita dell’esercito padano, disdetto in fretta e furia su pressione chiara di ministero degli Interni e servizi segreti (la manchette dell’appuntamento sparì nottetempo dalla testata della Padania), e soprattutto in occasione della guerra in Kosovo, quando Bossi scelse di tifare per Slobodan Milosevic scontentando l’ala indipendentista, che ammirava i kosovari come i baschi e gli scozzesi. E i padani. Anche in quel caso la Mauro cercò, in privato, di riportare il leader a più miti consigli. Ma quella volta non ci fu nulla da fare, e i risultati si videro l’anno dopo, quando alle elezioni politiche del 2001 la Lega precipitò al 3,9 per cento dei consensi. La badante lo aveva detto: meno Milosevic, meno lotta al mondialismo e alla massoneria globale, più federalismo fiscale, gabbie salariali, ritorno della scala mobile e contrattazione aziendale. Oggi la sua rivincita passa dal grande risultato della Lega Nord e, probabilmente, anche da un ministero. Meritato.


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  6. #6
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da bossi
    "Me ne torno in Insubria, dove gli Insubri hanno fermato Annibale"


    Ci manca solo che sputtani anche il termine "Insubria" con le sue sparate. Ignorante come una capra.

  7. #7
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    L'editoriale di Tempi è eccezionale.Chiarisce una volta per tutte tante cose e chiarisce chi comanda in Lega. Chiarissimi anche gli ideali che ispirano la nuova dirigenza:mondialismo e massoneria. Che schifo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da vlassov Visualizza Messaggio
    L'editoriale di Tempi è eccezionale.Chiarisce una volta per tutte tante cose e chiarisce chi comanda in Lega. Chiarissimi anche gli ideali che ispirano la nuova dirigenza:mondialismo e massoneria. Che schifo.






    veramente dice proprio che quegli ideali sono stati debellati...
    si, comunque interessante l'articolo, bisogna vedere se è tutto vero..tra l'altro non pensavo che la Mauro avesse tutto questo potere in lega. Comunque sarà anche terrona ma è una con le palle e che ha dimostrato di sbattersi per il territorio in cui vive..ce ne fossero di terroni come lei o come quelli che a torino si sbattono nei quertieri difficili..
    l'unico punto negativo è che la lega sta fallendo sulle questioni identitarie per cui è nata (nei numerosi editoriali che ne parlano in questi giorni non uno che abbia menzionato i vecchi ideali identitari della lega), e forse anche l'insistere sul concetto di nord o di padania è un loro tradimento...o no?
    non sarebbe il caso di tornare a lega lombarda e liga veneta?

  9. #9
    FumnàCioccià
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    Citazione Originariamente Scritto da FdV77 Visualizza Messaggio


    Ci manca solo che sputtani anche il termine "Insubria" con le sue sparate. Ignorante come una capra.

    speriamo che i deficenti a noi noti non parlino mai a bellerio di Valsesia ma di ALTO - VERCELLESE...


  10. #10
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    grazie alla "badante" insomma la lega da fenomeno di interesse europeo per il risveglio e la lotta per l'identità dei popoli padano-alpini è stata ingessata in partito della destra borghese, itagliana e atlantica al servizio di usraele.

 

 
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