Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Exclamation Chiesta la condanna per calunnia dei "pentiti" che accusarono Contrada

    CALUNNIO' FUNZIONARIO SISDE,CHIESTA CONDANNA PER PENTITO

    Processo aggiornato al 14 luglio prossimo


    Roma, 14 apr. (Apcom) - Condannare a 4 anni di reclusione, per il reato di calunnia, Giuseppe Giuga; assolvere invece Calogero Pulci. Sono state queste le conclusione del pm di Catania, Lucio Setola nel processo a carico dei due ex pentiti di mafia, originari di Sommatino, in provincia di Caltanissetta, per aver falsamente accusato Bruno Contrada, quando era capo della squadra mobile e della criminalpol di Palermo.
    Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 Luglio. Secondo quanto riferito dall'avvocato dell'ex funzionario del Sisde, il penalista catanese Giuseppe Lipera, la richiesta d'assoluzione per Pulci, fatta dal pm, è stata motivata spiegando che non fu quest'ultimo ad istigare Giuga ad accusare Contrada. L'avvocato Lipera, alla Corte, ha chiesto invece la condanna sia di Pulci che di Giuga, oltre ad una provvisionale di 50mila euro di danni.
    L'avvocato Lipera ha detto: "La requisitoria del pm e le sue richieste sono l'ultima conferma delle tante falsità che sono state raccolte e lanciate contro il mio assistito. Attendiamo ora che anche altri si rendano conto che Bruno Contrada è innocente e non può rimanere in carcere".
    In base alla ricostruzione offerta dal pm, Contrada fu accusato da Giuga, forse su suggerimento di Pulci (ma sul punto non c'è la prova certa), di avere permesso la fuga dell'allora latitante capomafia Benedetto Santapaola.




    http://notizie.alice.it/notizie/cron...,14544801.html

    Bruno Contrada è in carcere per accuse dei "pentiti", lautamente pagati dallo Stato...

  2. #2
    Fiamma dell'Occidente
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    stiamo a vedere... la notizia è buona comunque
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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    Presidente di Progetto Liberale

  3. #3
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    Chiesta la condanna dal Pubblico Ministero............e la cosa ti fa fremere tutto un pò


    strano che per Dell'Utri e compagnia si debba sempre aspettare almeno il terzo grado di giudizio in Cassazione, per poterne parlare

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    stiamo a vedere... la notizia è buona comunque
    Hai ragione, stiamo a vedere; è comunque vero che lui se ne sta in carcere dopo 30 anni di servizio in Polizia di Stato, dopo aver fatto arrestare mafiosi e criminali, e invece quelli che lo accusano, fanno parte di quest'ultima categoria, e inoltre ricevono lauti compensi per "collaborare con la giustizia"....ed è venuto fuori più volte che vari di questi "pentiti" poi continuavano a trafficare col crimine mentre godevano del programma di protezione e ricevevano i lauti compensi.......................................

  5. #5
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    Contrada/ Il criminologo Carmelo Lavorino scrive ad Affari: lo conosco, contro di lui tanto fumo. Ecco i punti oscuri della vicenda

    (...) Ho conosciuto Bruno Contrada; conosco il processo contro di lui, il contenuto e la qualità delle investigazioni esperite, la struttura dell’impianto accusatorio, la consistenza delle accuse dei “pentiti” e i riscontri di qualunque tipo su dette accuse. Posso affermare (A) che non vi è alcun elemento di certezza della colpevolezza di Contrada, anzi, i dubbi sono tanti, restano e non sono mai stati risolti; (B) che la sentenza di condanna non ha prodotto una sola vera prova contro Contrada, ma soltanto un’abilissima e sapiente collazione di contraddittorie dichiarazioni dei “pentiti” saldate da invisibili arrampicamenti sugli specchi; (C) che Contrada è stato condannato tramite un ragionamento imperfetto basato su dati e presupposti errati.Porto solo tre esempi delle contraddizioni delle accuse e dei sospetti contro Contrada e dei “pentiti”, esempi di contraddizioni che invece pubblico numerose nel mio sito www.detcrime.com assieme a due interviste che feci a Contrada nel 1995. Primo esempio. Si disse che Contrada era iscritto a una loggia massonica segreta: poi, quando non fu rintracciata tale loggia la risposta degli accusatori fu “Certamente, è così segreta che non si poteva individuare. Secondo esempio. Si disse che Contrada era titolare di conti segreti, poi, quando questi conti non furono rinvenuti la risposta fu “Si vede che erano troppo segreti”. Terzo esempio. Il pentito Gaspare Mutolo rivelò che i mafiosi Angelo Graziano e Vincenzo Galatolo sorvegliavano Contrada; che lo stesso Graziano aveva messo a disposizione di Contrada un appartamento di via Jung per i suoi vari incontri galanti; che il mafioso Rosario Riccobono gli ha detto di aver dato nel dicembre 1981 quindici milioni di lire a Contrada per comprare un’Alfa Romeo per una sua amica e che Contrada era un suo uomo.
    Ebbene, premesso che Angelo Graziano è morto nel giugno 1977, pochi giorni dopo essere uscito dal carcere (12 maggio 1977); che Vincenzo Galatolo benché in carcere non è stato sentito al processo, che Rosario Riccobono è scomparso nel 1982 (lupara bianca), appare evidente che Gaspare Mutolo abbia dette falsità “collaborando” nel 1992 e vendicandosi proprio della caccia che Contrada gli aveva dato. Mutolo ha commesso reati di tutti i tipi tranne la truffa e fare il “pappone”: sono parole sue. E fu proprio Contrada l’estensore del rapporto che lo rinviò a giudizio per associazione mafiosa e per omicidio nei confronti di un poliziotto al quale Contrada era molto affezionato, Gaetano Cappiello, napoletano come lui. E fu lo stesso Contrada a stilare un successivo rapporto del 1976 contro Mutolo per una lunga serie di estorsioni ed attentati con esplosivi: Mutolo fu condannato a nove anni di carcere. Le accuse di Mutolo sono generiche, non hanno avuto riscontri, sono piene di contraddizioni logiche e di pressappochismi; basti pensare quando afferma che nel 1975 Contrada era un obiettivo da uccidere perché implacabile nemico della mafia e contemporaneamente era già colluso per la questione del famoso appartamento in via Jung. Appartamento che in realtà era affittato dal giudice Signorino e il proprietario-costruttore, l’ingegnere Gualtiero Artemisio Carducci non c’entrava nulla con la mafia, nonostante Mutolo abbia detto che l’appartamento era stato costruito da un mafioso. L’ingegnere Carducci la processo ha testimoniato di non conoscere Contrada. Qualche scappatella Contrada in quell’appartamento la fece, ma quando il giudice Signorino era andato via, proprio perché le chiavi gliele aveva prestate il nuovo inquilino dell’ingegnere Carducci. Mutolo avrà saputo da Graziano o da altri che qualche volta Contrada lo usava per motivi galanti, quindi, penalmente irrilevanti.
    L’accusa dei quindici milioni dati a Contrada da Riccobono nel dicembre del 1981 per l’acquisto di un’Alfa Sud è falsa; la Dia ha esperito indagini meticolose su tutte le donne che hanno acquistato un’Alfa Romeo e non è emerso nulla. È invece emerso nel processo che Riccobono, proprio in quei mesi, acquistò dal concessionario dell’Alfa Romeo, tale signor Adamo, due auto per un valore complessivo di 15 milioni, le pagò in contanti. Nelle indagini alla ricerca della famosa Alfa Romeo fu coinvolta anche una conoscente di Contrada, tale Monica Fisher, che viveva con un uomo. La donna acquistò nel maggio dell’83 un’Alfa Romeo, il contratto lo firmò il suo convivente Nino Santangelo. Poiché mancavano tre milioni, la coppia se li fece prestare da due amici, Renato Di Falco e Nicola Marcerò.

    Come si vede contro la “ricetta Contrada” fu servita con aria fritta e tanto fumo, ma di concreto ben poco. Contro Contrada ci sono state solo con chiacchiere crepuscolari condite dal sospetto per poi essere risucchiate dalla ragione che dorme. Ci hanno però insegnato Francis Bacon e Francisco Goya che “Il sospetto è fra i pensieri come il pipistrello fra gli uomini: volano sempre verso il crepuscolo” e “Il sonno della ragione genera mostri”. Tanto è capitato a Bruno Contrada. Possiamo concludere che hanno ragione tutti e tre, Napolitano, Berlusconi e Licandro … laddove il loro presupposto risulti essere esatto. Ma qual è mai la verità? E se Contrada fosse innocente, perché mai dovrebbe umiliarsi sino a dichiarare falsamente di essere un paramafioso e quindi un servitore infedele dello Stato? Però, possiamo noi italiani restare col dubbio di un innocente in galera nonostante i tra gradi di giudizio?
    Non dimentichiamo che in Italia vi sono state revisioni di processi con innocenti scarcerati, benché la sentenza di condanna fosse definitiva. I casi di Massimo Pisano e di Daniele Barillà sono emblematici. I due furono riconosciuti colpevoli e condannati benché in realtà innocenti: Pisano fu condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Cinzia Brunoa avvenuto in prossimità di Roma nel luglio del 1993, Barillà fu condannato per spaccio di droga dopo l’arresto avvenuto nel comune di Nova Milanese. Due errori incredibili sanati col giudizio di revisione. Però, entrambi si sono sempre dichiarati innocenti ed entrambi hanno dovuto soffrire sette anni di carcerazione prima di essere rilasciati … senza scuse. Ebbene, per avere la grazia avrebbero dovuto ammettere falsamente di essere colpevoli? Certamente no … anche perché dovevano rispettare la propria dignità e non diventare stracci umani! Meno male che erano giovani e la conclusione è una sola, e vale per tutte le persone che si dichiarano innocenti anche dopo la sentenza definitiva, se questa propone dubbi e non ha risolto tutti i quesiti.
    Occorrono: 1) investigazioni giudiziarie accuratissime, fredde, obbiettive e diffidenti integrate da indagini difensive di altissima levatura; 2) un processo penale dove realmente l’imputato possa produrre e argomentare tutto ciò che ritiene utile alla propria difesa, dove realmente possa difendersi provando e confutando ogni accusa; 3) un processo dove il PM porti prove d’accusa concrete, legali e valide, e non i “sentito dire” o i teoremi privi di presupposti certi; 4) una valutazione serena e obbiettiva dei fatti emersi in dibattimento, però partendo realmente dal presupposto di innocenza e non, come invece accade, di colpevolezza, nonostante la nostra Costituzione preveda l’esatto contrario.
    Carmelo Lavorino Criminologo - www.detcrime.com


    http://canali.libero.it/affaritalian...0108.html?pg=4

  6. #6
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    Contrada, chiesta l'eutanasia

    La sorella: "Bruno vuole morire"


    Richiesta shock di Bruno Contrada. Attraverso la sorella, l'ex funzionario del Sisde ha chiesto infatti l'autorizzazione all'eutanasia. "Bruno vuole morire perché questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene", ha dichiarato Anna Contrada che ha presentato al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere la "formale autorizzazione per uccidere legalmente il fratello Bruno".
    La richiesta è stata depositata dal legale di Contrada, Giuseppe Lipera. "Questa difesa - scrive il penalista ai giudici - su espresso mandato del suo prossimo congiunto, la sorella Anna Contrada, con immenso e profondo dolore, presenta un'istanza formale di eutanasia".

    Bruno Contrada è detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove sta scontando una condanna a 10 anni per concorso esterno all'associazione. In passato la difesa dell'ex funzionario del Sisde ha presentato più volte richieste di differimento della pena motivandola con gravissimi motivi di salute, ma sono state tutte respinte perché la condizioni di Contrada, per i giudici, sono compatibili con la detenzione.

    Copia delle richiesta di eutanasia è stata inviata per conoscenza anche ai Presidenti emeriti della Repubblica Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, e per competenza al magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere.

  7. #7
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    CONTRADA; LA SORELLA CHIEDE EUTANASIA:SOLO COSI' FINE A SUE PENE

    Lettera a Cossiga e Ciampi, legale: "Unica strada percorribile"


    Roma, 17 apr. (Apcom) - Con una lettera inviata al al giudice Tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e per conoscenza ai presidenti emeriti della Repubblica Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, la sorella dell'ex 007 Bruno Contrada, Anna, ha chiesto tramite l'avvocato Bruno Lipera l'eutanasia per il dirigente della Polizia condannato a 10 di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
    "Bruno Contrada è oramai divenuto tragicamente un vero e proprio doloroso e disperato caso umano: la sua triste vicenda dimostra come la giustizia in Italia, in certi casi, possa diventare totalmente cieca, accanendosi su uno stanco e vecchio Uomo, gravemente sofferente per l'età e per una serie innumerevole di malattie indiscutibilmente acclarate", si legge nella missiva: quella della 'morte dolce' "sembra una richiesta assurda, ma a tutt'oggi si presenta come l'unica strada percorribile affinché Bruno Contrada possa mettere fine alle sue infinite pene, chiudendo con coraggio e con forza d'animo una intera vita vissuta all'insegna della intransigente onestà, della correttezza ed anche di quella Giustizia che oggi gli viene costantemente negata".



    http://notizie.alice.it/notizie/topn...,14573153.html

 

 

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