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    Dibattito su "In movimento" (di Bernocchi) e risultati elettorali

    A Roma dibattito su "In movimento" e sui risultati elettorali
    con Piero Bernocchi, Raffaella Bolini, Salvatore Cannavò, Giorgio Cremaschi, Giovanni Russo Spena


    Giovedi 17 aprile a Roma, nella Sala Assemblee del settimanale "Carta" a V.Scalo S.Lorenzo 67, con inizio alle ore 17, Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei COBAS della scuola e tra i protagonisti del movimento no-global italiano e internazionale fin dall'inizio, presenterà il suo ultimo libro "In movimento" della Massari Editore. Il testo raccoglie i saggi e gli articoli politici di Bernocchi dal 2000 al 2008, gli anni cruciali dell'esplosione e dello sviluppo, in Italia e nel mondo, del movimento no-global in lotta contro il liberismo e la guerra permanente. Bernocchi vi analizza con rigore e forte vis polemica, oltre al panorama internazionale dei Forum e dei movimenti altermondialisti, anche la situazione politica italiana, gli anni del governo Berlusconi e quelli, che definisce "catastrofici", del centrosinistra di Prodi e delle sinistre "radicali". Il lettore/trice vi troverà la battaglia dei movimenti e dei COBAS contro la mercificazione e il bellicismo, la precarizzazione e il razzismo, l'invadenza vaticana e il patriarcato, la privatizzazione e le politiche securitarie, la distruzione ambientale, le caste politiche e sindacali, nonchè la lucida previsione dell'entità della "catastrofe" del centrosinistra, testimoniata oggi dalle elezioni. Insieme a Bernocchi, discuteranno del libro, ma anche della situazione politica determinata dai risultati elettorali e in particolare dalla clamorosa cancellazione di ogni rappresentanza parlamentare per la sinistra istituzionale, Raffaella Bolini, responsabile internazionale dell'ARCI, Salvatore Cannavò, deputato di Sinistra Critica, Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della FIOM, Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato del PRC. Coordinerà il dibattito Anna Grazia Stammati, dell'Esecutivo nazionale della Confederazione COBAS.

    Roberto Massari Editore

  2. #2
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Andiamo a sentire che dicono?

    ARDITI NON GENDARMI

  3. #3
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    Mi aspetto due righe da Muntzer e/o Epifanio...

  4. #4
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    Sala piena. Gli invitati al dibattito (Russo Spena, Cannavò, Cremaschi, Bolini) oltre ad esprimersi sul libro di Bernocchi (una raccolta di articoli) hanno commentato il risultato elettorale. I discorsi più interessanti, a parer mio, sono stati quelli di Cremaschi e Bernocchi.

    Cremaschi, indubbiamente una persona intelligente, conosce bene gli umori dei lavoratori (in particolare del nord, lui dirigente Fiom “rete 28 aprile”) ha spiegato quali sono i motivi della vittoria elettorale di Berlusconi e soci. Ha lucidamente illustrato la politica del governo Prodi che si è fatto garante della difesa dei poteri forti. Questa volta sarà davvero difficile giocare la carta della demonizzazione di Berlusconi, ha detto. E così mentre il governo Prodi si è presentato con la faccia di Padoa Schioppa, espressione del grande capitale e dei processi di globalizzazione il centro destra ha parlato con le parole di Tremonti, che all’opposto ha mostrato forte piglio nella contestazione della globalizzazione e del liberismo. La strada intrapresa da Prodi la continuerà Berlusconi, e quando si affronterà il nodo della contrattazione nazionale sarà difficile pensare che Ichino possa rappresentare un’alternativa. Cremaschi poi si è soffermato sull’analisi del voto alla Lega e sul perché tanti operai del nord abbiano espresso consenso ad essa. Non è solo di fenomeno elettorale che si parla ma di vero radicamento popolare. È un movimento che si è radicato nel territorio riuscendo ad accreditarsi come forza in grado di risolvere problemi reali.

    Bernocchi, nel suo intervento conclusivo, è partito dalla situazione internazionale mettendo in evidenza come in essa oggi agiscano forze ed interessi economico-sociali che non si possono ricondurre esclusivamente alla classe operaia. Lo sguardo non può essere limitato al contesto nazionale bisogna andare a quello internazionale dove ci sono contadini ed agricoltori che contestano le multinazionali delle OGM, pescatori del Cile che si oppongono alla riduzione della limitazione alla pesca concessa dal governo alle multinazionali della pesca, le lotte legate al territorio ecc. Non si tratta quindi di un soggetto unitario che può essere rappresentato politicamente da un partito politico unico, come secondo i canoni del marxismo ortodosso, ma di forze e realtà che richiedono forme e livelli organizzativi orizzontali in cui i processi decisionali devono passare per la discussione e la condivisione. I risultati elettorali non devono portare a considerazioni disfattiste, questa sinistra se l’è meritata. Ironia su Bertinotti e la sua condizionata conversione pacifista non violenta dettata dalla necessità di entrare nelle stanze del potere politico. Infine, rivolgendosi a Cremaschi, tra il serio e la battuta, lo invitava a riflettere sulla proposta di mettersi insieme, Cobas e Rete 28 aprile.

  5. #5
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    Cremaschi (Fiom) e il boom della Lega operaia: «Marxisti di destra. E Tremonti non sbaglia»
    di Enrico Marro - 17/04/2008

    Fonte: Corriere della Sera

    Sindacato casta? Sì, come apparato con meccanismi di autoriproduzione, ma noi non abbiamo privilegi economici

    «Nel 2006 Prodi diventò presidente del Consiglio grazie al voto degli operai. Gli stessi che questa volta hanno scelto in massa la Lega, mandando a Palazzo Chigi Berlusconi». Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e capo della minoranza di estrema sinistra della Cgil, «il successo della Lega era nell'aria, bastava girare nelle fabbriche».
    Perché gli operai hanno scelto il partito di Umberto Bossi?
    «Lo avevano già fatto nel 2001. È un voto di protesta che dice ai partiti di sinistra: "Non vi siete occupati di noi". Il segnale c'era già stato con i fischi dell'assemblea di Mirafiori del 7 dicembre 2006».
    Ma perché proprio la Lega?
    «Perché assomiglia di più a un partito marxista-leninista: ha una fortissima identità ma al tempo stesso un grande pragmatismo».
    Solo per questo?
    «No. La Lega dà una forte risposta, sia pure di destra, a chi si sente minacciato dalla globalizzazione. E nel centrodestra il libro di Tremonti, anche se un po' spregiudicato, è però intelligente».
    Lei è d'accordo con Tremonti?
    «Condivido il giudizio negativo su quello che lui chiama mercatismo e io preferisco chiamare liberismo, ma non le proposte».
    Se tutti questi operai che prima votavano per la sinistra ora scelgono la Lega, significa che la Lega è di sinistra?
    «No. Anche un partito di destra può essere un partito popolare».
    Allora gli operai sono diventati di destra?
    «No. Sono rimasti di sinistra ma hanno punito chi li ha traditi».
    Anche la Sinistra arcobaleno?
    «Era la forza politica meno credibile. Aveva portato in piazza un milione di persone su salari e precarietà, ma nel governo ha ottenuto zero. Poi ha commesso anche delle stupidaggini, come lo slogan "Anche i ricchi piangano"».
    Ma non hanno votato neppure per Marco Ferrando e per i partiti della falce e martello.
    «Gli operai non votano per formazioni elitarie».
    Rosi Mauro, segretario del sindacato della Lega, dice che il Carroccio ha sempre interpretato i bisogni operai, ma che il suo sindacato è stato discriminato.
    «Rosi Mauro me la ricordo fin da quando, molti anni fa, era una delegata della Uilm. Il Sinpa non ha mai sfondato perché fare sindacato non è una cosa semplice. Detto questo, chiunque oggi dice "Mettiamo alla prova la rappresentatività del sindacato" fa una cosa giusta. Non si deve nemmeno avere il sospetto che il gioco sia truccato».
    E quindi?
    «Se il governo fa una legge sulla rappresentatività sindacale, anche se per fini diversi dai miei, mi sta bene. Ci vogliono elezioni delle Rsu senza quote riservate a Cgil, Cisl e Uil. Ci vuole un rinnovo periodico delle deleghe, ogni 3-4 anni. E infine regole per garantire che il finanziamento sia trasparente».
    Che linea deve avere la Cgil?
    «La deve decidere un congresso. So che la mia posizione è ultraminoritaria, ma sono per una Cgil conflittuale. Ma non quella di Cofferati del 2002-2003. Non dobbiamo fare la grande opposizione politica a Berlusconi, ma tornare nelle fabbriche e batterci per il salario».
    Ma dove la vede tutta questa voglia di conflitto? Il voto ha punito le forze antagoniste.
    «Un operaio può votare Lega e fare tantissimi scioperi. Dopo l'autunno caldo, alle amministrative del 1970 a Mirafiori il primo partito risultò la Dc. Gli operai hanno votato Lega, ma se Berlusconi e Confindustria non aumenteranno loro i salari, il conflitto scoppierà».
    Perché invece i dipendenti pubblici continuano a votare in maggioranza per il Pd?
    «Perché si sentono più tutelati. Nel sindacato si deve aprire una discussione vera su questo. Non voglio fare i discorsi di Ichino sui fannulloni, ma nel mondo del lavoro convivono sacche di privilegio accanto a condizioni inaccettabili».
    Il sindacato è una casta?
    «Sì se ci si riferisce a un apparato di 20 mila persone e ai suoi meccanismi di autoriproduzione, no se si allude a privilegi economici. Io prendo 2 mila euro al mese e quando incontro un segretario nazionale del sindacato tedesco o inglese che guadagna 5-6 volte tanto mi prende per un pezzente».
    Senta, ma non sarà che alla fine il sindacato non rappresenta più gli operai, ma soprattutto dipendenti pubblici e pensionati?
    «I pensionati hanno un peso abnorme e danno al sindacato una connotazione di lobby politico-sociale alla quale non corrisponde una forza sindacale».

  6. #6
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    Grazie del report!

  7. #7
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    molto interessante l'intervento di bernocchi che va al cuore del problema sindacale.com'è possibile farsi paladini di "democrazia" e poi agire come PADRONCINI della rappresentanza sindacale(mi riferisco chiaramente ai confederali cgil-cisl-uil),con, spessissimo, inciucio coi padroni delle vaporiere e i poteri forti della finanza.eliminare i loro privilegi è una battaglia per stroncare la loro opera deviazionista dei lavoratori che li ha portati nelle braccia del pd.personalmente dubito che i lavoratori abbiano votato in massa Lega,alcuni si per protesta,ma i piu',come me ,sono stati per l'ASTENSIONE motivata. e poi mi sembra strano subiti dopo questo affondo contro i sindacati del signor Montezuma proprio ora dopo che erta un tutt'uno con essi e il centrosinistra fino a poco fa.
    vedo un progetto eterodiretto per convincere l'op.pubblica che i lavoratori sono con la lega.scusate se sbaglio,ma do la mia visione di lettura.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da S.H.A.R.P. Visualizza Messaggio
    molto interessante l'intervento di bernocchi che va al cuore del problema sindacale.com'è possibile farsi paladini di "democrazia" e poi agire come PADRONCINI della rappresentanza sindacale(mi riferisco chiaramente ai confederali cgil-cisl-uil),con, spessissimo, inciucio coi padroni delle vaporiere e i poteri forti della finanza.eliminare i loro privilegi è una battaglia per stroncare la loro opera deviazionista dei lavoratori che li ha portati nelle braccia del pd.personalmente dubito che i lavoratori abbiano votato in massa Lega,alcuni si per protesta,ma i piu',come me ,sono stati per l'ASTENSIONE motivata. e poi mi sembra strano subiti dopo questo affondo contro i sindacati del signor Montezuma proprio ora dopo che erta un tutt'uno con essi e il centrosinistra fino a poco fa.
    vedo un progetto eterodiretto per convincere l'op.pubblica che i lavoratori sono con la lega.scusate se sbaglio,ma do la mia visione di lettura.
    Ciao e benvenuto!

    Concordo sul fatto che siano stati pochissimi tra i militanti di sinistra ad aver votato Lega Nord.

    Per il resto, mi fa piacere vedere un altro astensionista tra di noi.

    Quando e se ti va, apri un thread per presentarti o metti qui il link alla discussione in cui ti sei presentato.

    Saluti

  9. #9
    Kether è Malkuth del NM
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    L'analisi di Cremaschi è una baggianata. La SA non ha visto deviati i suoi voti verso la Lega Nord. Puttanate, calcolatrice alla mano.
    I voti sono stati erosi da altre formazioni di centro-destra, in primis AN.
    Ma non si deve fare sapere, perché oramai, si è innescato un nuovo meccanismo che tutti quanti stanno avvallando.
    I sindacati confederali sono oramai stati inglobati come lobby interna al PD. Il PD opererà una lenta e continua disgregazione interna in modo da trasformarli a sua appendice di controllo sul lavoro salariato.
    La Lega, presentandosi come partito dei lavoratori, praticamente riassetta equilibrando, lo scompenso che vi sarebbe stato tra PD e PDL. I due partiti devono per forza presentarsi come partiti di sintesi totale, quindi entrambi devono avere al loro interno tutte le componenti maggiori organizzate come lobby, corrente di partito o fondazioni. La Lega è la forma che più si avvicina ad un'organizzazione operaia, ma non lo è. E' tutto finto. E' un'operazione identitaria e poco più, non è reale. Stanno costruendo il soggetto per avere il contraltare ai sindacati nel PDL.

    Non a caso la Lega a Torino ha preso cifre altissime, ma non ha mai fatto nulla inteso come attività di radicamento sul territorio. Non c'è nulla. Tanto che, la Lega stessa, stupita del voto a Mirafiori ha in testa il sogno di aprire una sede in quel quartiere. Cosa che oggi non ha. La Lega a Torino non ha mai organizzato nulla di nulla. Altro che costruzione territoriale. Il Nord Est è diverso, ma anche lì è più un lavoro di orientamento all'opinione sul territorio piuttosto che il radicamento vero e proprio su proposte reali. Al limite ha pagato la gestione amministrativa della Lega, quella sì.

  10. #10
    Omia Patria si bella e perduta
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    Contro l'Unione Europea prigione dei Popoli Per un'Europa di Nazioni libere, eguali e sovrane!
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    L'analisi di Cremaschi è una baggianata. La SA non ha visto deviati i suoi voti verso la Lega Nord. Puttanate, calcolatrice alla mano.
    I voti sono stati erosi da altre formazioni di centro-destra, in primis AN.
    Ma non si deve fare sapere, perché oramai, si è innescato un nuovo meccanismo che tutti quanti stanno avvallando.
    I sindacati confederali sono oramai stati inglobati come lobby interna al PD. Il PD opererà una lenta e continua disgregazione interna in modo da trasformarli a sua appendice di controllo sul lavoro salariato.
    La Lega, presentandosi come partito dei lavoratori, praticamente riassetta equilibrando, lo scompenso che vi sarebbe stato tra PD e PDL. I due partiti devono per forza presentarsi come partiti di sintesi totale, quindi entrambi devono avere al loro interno tutte le componenti maggiori organizzate come lobby, corrente di partito o fondazioni. La Lega è la forma che più si avvicina ad un'organizzazione operaia, ma non lo è. E' tutto finto. E' un'operazione identitaria e poco più, non è reale. Stanno costruendo il soggetto per avere il contraltare ai sindacati nel PDL.

    Non a caso la Lega a Torino ha preso cifre altissime, ma non ha mai fatto nulla inteso come attività di radicamento sul territorio. Non c'è nulla. Tanto che, la Lega stessa, stupita del voto a Mirafiori ha in testa il sogno di aprire una sede in quel quartiere. Cosa che oggi non ha. La Lega a Torino non ha mai organizzato nulla di nulla. Altro che costruzione territoriale. Il Nord Est è diverso, ma anche lì è più un lavoro di orientamento all'opinione sul territorio piuttosto che il radicamento vero e proprio su proposte reali. Al limite ha pagato la gestione amministrativa della Lega, quella sì.
    Hai ragione, in questi giorni si parla tanto di Lega, come se fosse nata ieri, mentre è 20 anni che ha le stesse caratteristiche.

    Da me, bassa padana lombarda, la Lega è un partito che ha preso una parte della base operaia del PCI poco dopo la bolognina. Poi questa base è un po' migrata con Berlusconi o con Fini ed adesso è tornata a casa, ma comunista non lo è più stata. C'è solo qualche vecchio che era comunista negli anni '60-'70 e che qualche volta può aver valutato se votare comunista o lega, ma è un fenomeno marginale.

    la Lega è un movimento politico che si basa sulla militanza, ha una base popolare e intercetta gran parte del malcontento esistente al Nord deviandolo su falsi obiettivi, tipo le moschee, ecc.

    Per me è una forma di integralismo, intendendo per integralismo una reazione identitaria all'insicurezza creata dalla globalizzazione, che non ne mette in discussione i meccanismi.

 

 
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