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Discussione: da Rifondazione.it

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    Predefinito da Rifondazione.it

    Giordano: Rifondazione non si scioglie. Una costituente per la sinistra
    «Ringrazio Bertinotti per il ruolo svolto. Ingenerose certe critiche personalizzate di questi giorni»
    Intervista al segretario di Rifondazione comunista alla vigilia del Comitato politico nazionale



    di Anubi D'Avossa Lussurgiu

    Franco Giordano, lo so che è difficile: ma ti chiedo per primo il significato delle tue dimissioni annunciate da segretario. E so che questo te lo rende ancor più difficile, ma non ti chiedo ora il significato emotivo, ti chiedo quello politico delle tue dimissioni, insieme a quelle dell'intera segreteria.
    A me pare evidente e direi scontato che dobbiamo disporci con umiltà ad un'assunzione collettiva di responsabilità. E' quel che appunto proporrò. E, come pure s'è letto su qualche giornale, l'avrei fatto anche solo individualmente, su me stesso intendo. Ma sento fortissima, ora, la necessità persino vitale della responsabilità collettiva - che, ovviamente, metteremo al vaglio della discussione della nostra organizzazione. E questa responsabilità significa dare immediatamente la parola alle compagne e ai compagni di tutto il partito, che giustamente se la vogliono prendere: dargliela in maniera dirimente. Nella forma dovuta, che è quella del congresso: un passaggio che adesso è urgente, non più rinviabile.

    Al congresso subito, dunque, come atto di responsabilità: un congresso sulle responsabilità?
    E' bene istruire subito questa discussione. E da parte mia intendo, con un gesto del tutto unilaterale, evitare ogni forma di personalizzazione; che ridurebbe la discussione stessa a mera futilità, nella nostra situazione. Questo gesto, credo, può invece facilitare una discussione reale su quello che è drammaticamente accaduto. L'esatto contrario d'una reticenza rispetto alle responsabilità: all'opposto, significa provare tutti insieme a discutere per reagire. L'anticipazione del congresso che ho già proposto nella segreteria di martedì e che riproporrò al Comitato politico nazionale è l'apertura di questa discussione.

    Ma è una discussione che interessa solo il Prc?
    Io sento che insieme sia utile aprire una discussione grande e pubblica: che possa trovare le sue sedi e i suoi spazi, estesa a tutte e tutti coloro che oggi si interrogano nelle forme più critiche sulla catastrofe. Dare insomma parola e ascolto a coloro che si sentono di sinistra, sulla nostra sconfitta. E' un confronto da aprire già in queste ore, per lanciare una ricostruzione.

    Segretario, provo a interpretare uno sguardo esterno: non è che sia molto chiara la natura del contendere nella discussione del gruppo dirigente di Rifondazione... Il tema è quello della possibilità o meno di sciogliere il partito?
    In queste ore vedo che si brandisce il tema dello scioglimento del partito con una disinvoltura tale da autorizzare l'impressione che così si miri solo ad occupare postazioni congressuali ritenute più vantaggiose. Io non ho mai pensato allo scioglimento del Prc e sfido chiunque a trovare traccia del contrario. Il tema da proporre oggi proprio non è questo: anzi mi piacerebbe provare - questo credo sia l'impegno collettivo - a valorizzare una comunità e una storia, che sono le nostre, quelle di Rifondazione comunista. Ma qual è questa storia? Non certo la sua caricatura! La storia e la forza della nostra comunità sono state e sono nell'innovazione politico-culturale, in un percorso di apertura. Questa è Rifondazione comunista. E' un progetto di permanente relazione con i movimenti e le soggettività del campo della sinistra. E dunque questo significa valorizzare la nostra storia: valorizzare l'innovazione, culturale e politica di questi ultimi 15 anni. E, perciò, significa anche tenere aperta la strada della costruzione della nuova soggettività a sinistra.

    Cioè, stai dicendo che non si dà futuro del Prc senza futuro di questa "nuova soggettività"? Che le due cose non sono in opposizione?
    Sì, dico che le due cose stanno insieme.

    Così, però, ti confesso che la temperie del dibattito interno risulta ancora più oscura: se non è uno scontro sullo scioglimento, cos'è allora? C'è dissidio, anche in quella che era la maggioranza, sulla valutazione del peso dell'esperienza di governo sulla frana elettorale?
    Io vedo, intanto, due ragioni della sconfitta che potremmo definire "oggettive" e una terza che è soggettiva, che dipende cioè dalla nostra responsabilità e che, secondo me, le sovrasta. Su quest'ultima non può esserci alcuna reticenza. Comincio dalle ragioni "oggettive": la prima è che in queste elezioni si è impresso il segno di un'americanizzazione della società italiana, che recava tra i tanti aspetti l'auspicio della rimozione del conflitto sociale, la spettacolarizzazione della politica, la divaricazione fra una politica autoreferenziale e le dinamiche sociali. E nel pieno di questo scontro elettorale è venuto l'utilizzo truffaldino, cinico e disonesto del "voto utile". La distanza con le destre era incolmabile, irrimediabile, il Pd ne era cosciente: ha dunque giocato la carta della nostra distruzione solo per raggiungere una soglia minima, sotto la quale sarebbe entrato immediatamente in discussione l'intero suo progetto.

    E l'altra ragione "oggettiva" del disastro?
    E' che, accanto al voto utile, ha pesato la percezione netta e fondata d'uno scarto tra le aspettative di cambiamento di cui c'eravamo fatti portatori e i risultati concreti dell'azione di governo. Lo dico indipendentemente dal lavoro svolto dalle compagne e dai compagni che avevamo impegnato nell'attività dell'esecutivo, lavoro che ritengo positivo nelle condizioni date. Ma faccio tre esempi per me illuminanti, tre grandi manifestazioni: Vicenza contro la base Usa, il Pride e la più grande manifestazione degli ultimi tre lustri contro la precarietà, il 20 ottobre scorso. A diversi livelli, ne siamo stati stati fra i protagonisti: ma nell'azione di governo abbiamo incontrato un muro di impermeabilità sui temi che queste manifestazioni sollevavano. Tutto ciò ha prodotto disincanto, disaffezione, passività, astensionismo. E c'è da aggiungere che, su quelle domande di cambiamento, abbiamo trovato le più potenti resistenze, di soggetti forti cioè, non da parte di Dini o Mastella ma da parte del Pd. Per questo la ricostruzione del campo della sinistra non può che avvenire dentro un orizzonte strategico distinto da quello del Pd.

    Scusa, ma in quella strettoia dell'esperienza governativa non c'è una responsabilità soggettiva? Qual è quella cui alludevi?
    E' che quegli elementi oggettivi, americanizzazione e voto utile per un verso e delusione delle aspettative sulla nostra presenza al governo per l'altro, si sono trovati al cospetto di un nostro ormai palese sradicamento sociale e territoriale. E questo si è miscelato con il fatto che un orizzonte di alternativa di società, per essere credibile, non può essere semplicemente evocato, dev'essere vissuto. Le modalità concrete con cui abbiamo dovuto in fretta e furia costruire la Sinistra Arcobaleno ci hanno impedito di lavorare su questi due terreni. Ma il radicamento è un nostro problema antico, divenuto sempre più acuto. Voglio qui pubblicamente ringraziare la generosità, la passione e l'intelligenza politica di Fausto Bertinotti, che ha provato in maniera del tutto disinteressata a supplire a questa nostra difficoltà con la sua candidatura per la Sinistra, provando a riempire il vuoto con la sua forza culturale e progettuale. Per questo ho trovato ingenerose e sgradevoli umanamente, prima ancora che politicamente, certe critiche personalizzate di questi giorni.

    Registrato: ma lo sradicamento del soggetto-partitico, che tu indichi come responsabilità soggettiva, non ne pone in causa in causa la consistenza stessa? E una concezione della politica?
    Guarda, queste nostre difficoltà hanno fatto dire a Nichi - intendo Vendola - che siamo stati percepiti come un residuo. Lo penso anch'io: è come se il vento dell'americanizzazione, del voto utile e del disincanto abbia travolto uno scafo già troppo fragile. Da qui dobbiamo ripartire. Il territorio e i luoghi di lavoro sono i terreni su cui provare a ricostruire.

    Sì, ma come? E in cosa diversamente da prima?
    Io continuo a vedere una crisi della globalizzazione, che è economica e finanziaria e che si spinge sino alle fonti energetiche. Viene da dire perciò che avevano proprio ragione i ragazzi "no global". Dunque, una ricostruzione nostra e della sinistra si dà in un'idea di alternativa a questo modello in crisi: ma essa può nascere solo da una ricostruzione di soggettività. Il punto è: quali sono i soggetti su cui fare leva? Penso che dobbiamo battere su tre tasti: la ripresa in forme nuove del conflitto sociale, non relegandone la promozione alla titolarità sindacale ma assumendola politicamente; l'investimento da rinnovare sui movimenti; e l'investimento su quelle comunità, anche produttive, che hanno riscoperto il legame sociale e che resistono al processo di globalizzazione in una chiave rovesciata rispetto alle culture leghiste.

    Un corpo a corpo con legame sociale, territorio e comunità su cui insiste Marco Revelli quando richiama lo specchio rovesciato del successo della Lega...
    Ha ragione. La Lega, in una dialettica contrappositiva territorio-centro, ha recuperato come in un prisma i valori più diversi, costruendo però radici e configurando sulle paure nemici e bandiere sostitutivi del conflitto verticale: i migranti, lo scontro territoriale, l'egoismo fiscale. Noi invece nella dimensione territoriale dobbiamo riscoprire un'idea organizzativa mutualistica: il fare società di cui parla Marco, in grado di affrontare concrete risposte ai bisogni e di riorientare culturalmente. Verrebbe da dire con Lukacs: l'essere sociale e la coscienza, oggi così profondamente scissi e separati.

    Detto tutto ciò resta problematico capire il "quid" della tensione interna, che non sia il macigno collettivo della sconfitta. Le divergenze sono forse sul futuro di una "soggettività" unitaria a sinistra?
    Potrei dirti a questo punto che non so, non chiedere a me... Per conto mio, quel futuro l'immagino così: necessario, indispensabile e decisivo. La precipitazione che ci consegna in Italia questo voto, di cui sento così acuta la responsabilità, è che non c'è nessuno che rappresenti il conflitto, nella rappresentanza. E' evidente che si spalanca come questione strategica quella della costruzione d'una sinistra in grado di affrontare questa situazione. Partendo, credo io, dal fatto che l'ipotesi federativa sperimentata con la Sinistra Arcobaleno si è rivelata impraticabile, dispendiosa di energie senza risultati concreti e perdente. Coloro che da sempre l'hanno sostenuta, come il Pdci, sono ora i primi a sfilarsi e avanzano una proposta di "costituente comunista" che per noi è una forma di regressione assolutamente improponibile: perché cancellerebbe esattamente la storia del Prc, la sua peculiarità, la sua diversità. Ma, ugualmente, non possiamo fermare la nostra elaborazione dentro l'alveo novecentesco, con il tema del "partito unico". La sfida è sulla democrazia, sulla partecipazione e sull'innovazione. In questo senso è fortissimo il bisogno di una costituente: uno spazio pubblico in cui tutte e tutti possano intervenire, pesare e decidere.

    In ultimo, Franco: tu, personalmente, come ti senti adesso?
    Sento tutto il dolore di questi giorni. E sento anche la difficoltà a poter esternare il mio. Perché sento fortissima una grande responsabilità. La politica è fatta anche di sentimenti, di passioni; non solo di fredda, calcolatrice razionalità. E dentro tanto sgomento vedo pure tanta voglia di ricostruire e riprogettare il futuro. Tanta passione vera, appunto. Questa sconfitta peserà come un macigno nel cuore e nella testa di tante e tanti compagni. Bisogna aiutarci tutti a tenerci per mano e a tracciare collettivamente, con umiltà, con disponibilità all'ascolto, una strada. Non ci sono scorciatoie, solo passaggi decisivi. Bisogna riprovarci. Sapendo che nemmeno c'è tempo per inerzie, o calcoli personali.

    18 Aprile 2008 http://home.rifondazione.it/xisttest...view/2165/314/

    Rifondazione non si può sciogliere, é l'esperienza politica più avanzata
    Intervista ad Imma Barbarossa, della segreteria nazionale
    di Castalda Mustacchio

    Imma Barbarossa,partiamo da una riflessione: per la sinistra una svolta storica, la prima volta assente in Parlamento...
    Questo è un elemento gravissimo, perché nella storia della Repubblica non si è mai verificato. E lo ritengo tale non perché Rifondazione debba rinchiudersi solo nelle aule, ma perché è importante che nelle istituzioni ci sia una voce critica e alternativa all'esistente, e a maggior ragione ora in cui c'è un parlamento appiattito su posizioni liberiste e indifferenti a una trasformazione della società.

    Sono state elencate molte cause di questa disfatta: la tua opinione?
    E' evidente che parlare di cause senza un dibattito approfondito, che faremo anche nel congresso, sa di improvvisazione. Dunque si possono elencare a mo' di capitoli, ma sicuramente un elemento è da evidenziare: la berlusconizzazione della società. Due anni fa abbiamo detto che Berlusconi era stato sconfitto ma non il berlusconismo. Sicuramente nell'esperienza di governo, inoltre, ha prevalso anche la disobbedienza ad un programma concordato generando quella disaffezione che ha impresso un segno negativo profondo sul piano sociale culturale simbolico. Le altre cause sono anche il voto utile, la frammentazione a sinistra, in piccola parte la questione del simbolo ma questi sono elementi contingenti. Altri più profondi li trovo nelle interviste agghiaccianti agli operai. Eppure, già da tempo avevamo considerato che vi erano delegati Fiom che votavano Lega. Ci è sfuggita un'analisi dei processi profondi di cambiamento in senso corporativo della società. Ci è sfuggito il senso comune di massa. Abbiamo dedicato poco tempo all'analisi della questione settentrionale per esempio. Mentre siamo stati più attenti ad aspetti organizzativi politistici che non ad una lettura nella pratica, e non intellettualistica - a partire dalle esperienze dei territori - dei processi di involuzione sociale. Insomma, la politica spettacolo ha attraversato anche noi.

    In Rifondazione si parla di resa dei conti. Domani il Cpn. Quale è la tua posizione?
    Intanto questo scontro si è aperto da mesi; da quando si è profilata l'ipotesi di superare Rifondazione in un nuovo soggetto. Con tesi di volta in volta vaghe e confuse, nonostante nei Cpn avessimo approvato dei documenti che dicevano "sì" all'apertura di un percorso unitario largo ma senza sciogliere Rifondazione, non per affezione identitaria ma perché è l'esperienza più avanzata sul piano della sperimentazione sociale di questo periodo. Prova ne sia il femminismo che ha attraversato Rifondazione e non gli altri partiti. Nonostante questi documenti, si sono fatte delle "avances", interviste e proclami di cui il partito non capiva nulla. Ma quello che bisogna evitare, ora, è un clima da resa dei conti ma anche la rappresentazione mediatica di una dirigenza che si scontra: maschile competitiva in cui le donne rischiano di essere risucchiate. Per questo abbiamo proposto un'assemblea in maggio di donne sulla innovazione della forma partito. Pensare a un percorso ricco, articolato, aperto, ecco questo penso quando rifletto su una sinistra ampia in cui Rifondazione non si può assolutamente sciogliere. Voglio anche dire un'altra cosa.

    Prego...
    Voglio dire che è assolutamente necessario rinunciare a quello che ci ha attraversato in questi mesi tragici.

    Cioè?
    Una specie di opinione pregiudiziale sulla irreversibilità dello scioglimento di Rifondazione che è stato presentata come un'opzione indiscutibile. Questo che si è scelto è un percorso a mio avviso violento sulle sensibilità ed emozioni delle compagne e dei compagni a cui si diceva "siete identitari e nostalgici". Se debbo dire la verità anche la candidatura di Bertinotti la giudico errata. Perché è stata vista come istituzionale da una parte, identitaria dall'altra. Anche se penso, con tutto il rispetto verso Fausto che ritengo una persona autorevole, che questa campagna sia stata usata, pur in buonissima fede, per far diventare irreversibile quel processo di scioglimento. Tutto questo ha contribuito a produrre un grande malcontento. La mia storia di "comunista critica"sta lì a testimoniare quanto non intenda chiudermi in una nicchia, come dice Vendola. Ecco, se devo dare una definizione: per me il comunismo è dissenso. Vorrei aggiungere un'altra riflessione: sulla laicità. Credo che abbiamo dato poca importanza alla costruzione di un'etica pubblica laica. Per questo costruiremo un gruppo permanente sulla laicità anche perché, come dice Enzo Mazzi, il sacro è sempre foriero di potere e di dominio. Concludo dicendo che io Fraleone e Fantozzi domani ci presentiamo dimissionarie, speriamo che il Cpn accolga le nostre dimissioni.
    http://home.rifondazione.it/xisttest...view/2174/314/

    Rifondazione: ripartire dai territori per rifondare l'azione
    Intervista a Milziade Caprili, della Direzione nazionale
    Tra le macerie della Sinistra, un appiglio a cui ancorarsi arriva dalla Toscana, arriva da Viareggio. Lì la Sinistra Arcobaleno ha raggiunto un 11,6% dei voti (circa 3 punti percentuale in più rispetto all'8,7 delle comunali del 2003) e il candidato sindaco Miliziade Caprili, pur non raggiungendo il ballottaggio, ha registrato quasi il 13% di voti.
    Un dato locale, nessun dubbio, che però può rappresentare uno dei punti di partenza su cui avviare una riflessione. Ne parliamo con il protagonista che ha tutta l'intenzione di onorare il proprio impegno da consigliere comunale perchè, dice lui, «è proprio dai territori che bisogna rifondare l'azione del partito».

    Cosa ha funzionato a Viareggio?
    Intanto la credibilità della candidatura. Tutti erano convinti che la Sinistra potesse governare la città. Questo ci ha premiati. Non solo, il risultato poteva essere migliore se il dato nazionale non avesse influito così negativamente.

    Ti aspettavi questo crollo nazionale?
    No. Non ho mai preso in considerazione la possibilità che in Toscana non si arrivasse all'8% per il Senato e al 4 per la Camera. Ero a conoscenza di alcune difficoltà che però riguardavano altre realtà come il Lazio e la Liguria. E' stato un pugno nello stomaco.

    Le ragioni del crollo?
    Innanzi tutto il voto utile. Ma anche i nostri limiti, soprattutto il modo con cui siamo stati al governo. Sia chiaro, nessuno è senza peccato. E' evidente che i cittadini che vedevano la propria busta paga o la pensione e poi non riuscivano a far quadrare i conti, avevano davvero pochi motivi per essere soddisfatti.

    Da dove si deve ripartire?
    Dai territori. Non ho dubbi che è proprio lì che si costruisce il rapporto con i cittadini. Io farò il consigliere comunale di Viareggio proprio per questo, per ricostruire una relazione con le associazioni, i centri e tutte le realtà che si muovono nella città. Sarebbe una follia continuare a pensare che le politiche si fanno da Roma. E' dai territori che si deve ricominciare, ed è da lì che bisogna selezionare le classi dirigenti del partito. Non basta un bel discorsetto per diventare dirigente, serve presenza sul territorio.
    DaVa
    http://home.rifondazione.it/xisttest...view/2167/314/

    Rifondazione: comitato di garanzia per il congresso
    Intervista a Giovanni Russo Spena, della Direzione nazionale

    di Angela Mauro

    Dopo la sconfitta elettorale, dopo le interlocuzioni aspre, i giochi restano aperti dentro Rifondazione. Ma ci sono segnali da cui si evince che il confronto interno da «caricaturale» sta assumendo toni più «seri». Lo dice Giovanni Russo Spena, schierato con Ferrero, critica del percorso unitario fin qui intrapreso dalla gestione Giordano.
    Dopo la sconfitta elettorale della Sinistra Arcobaleno, dopo le interlocuzioni aspre dei giorni scorsi, i giochi restano aperti dentro Rifondazione. Ma ci sono segnali da cui si evince che il confronto interno da «caricaturale» sta assumendo toni più «seri». Lo dice Giovanni Russo Spena, schierato con la linea del ministro Paolo Ferrero, critica del percorso unitario a sinistra fin qui intrapreso dalla gestione Giordano.

    Migliore dice che sono "utili" le parole di Ferrero sul fatto che il patrimonio del Prc sia fondamentale per la sinistra. E ti accusa di essere "caricaturale" quando sostieni che Giordano vuole sciogliere il partito. Ci sono schiarite dopo gli scontri degli ultimi giorni?
    Ho lavorato molto sull'innovazione e sono d'accordo sulla piattaforma dell'assemblea di Firenze (indetta dall'Associazione per una Sinistra unita e plurale domani, ndr.): mi sembra strano essere accusato di voler chiudere in gabbie asfittiche un confronto che invece è di ampio respiro. Ho solo tentato di incalzare il segretario, portandolo ad esplicitare ciò che andava esplicitato. Non sono stato certo io a sostenere, anche in campagna elettorale, che soggettività unitaria e plurale della sinistra equivale ad un partito unico che presuppone lo scioglimento di Rifondazione. Il Prc è la sede principale dell'innovazione: non va sciolto ma salvaguardato come parte integrante del percorso costituente e di un coordinamento di forze politiche, sociali, sindacali, di singoli che formino nuove case della sinistra. Ho sentito il dovere di richiedere questa precisazione.

    Rifondazione non si scioglie, bisogna ripartire da lì per la sinistra. Se, come viene detto da tutti, è questa la posizione delle due linee in campo nel partito, dov'è davvero la differenza?
    Penso di aver svolto un ruolo positivo con la mia proposta. Speriamo siano superate le accuse di mancanza di innovazione che ci sono state mosse anche da qualche dirigente nazionale. Se si supera il dibattito tra partito unico e costituente della sinistra con dentro Rifondazione significa che abbiamo compiuto un passo avanti notevolissimo e che il confronto è servito.

    Si arriva più sereni al cpn di domani?
    Se Migliore dice il vero, vuol dire che inizia ad esserci un confronto serio e non caricaturale. E' vero anche che un partito è una comunità ed è naturale che viva in maniera drammatica una sconfitta così pesante: perfino ai tempi di Mussolini furono eletti sei comunisti in Parlamento, ora siamo tutti fuori. E' una catastrofe anche individuale, un "18 brumaio". Persino Vendola, cui sono legato, dice che nel partito vi sono alcuni con orizzonti alti, altri con gli orizzonti che possono. Io sono per stanare le posizioni ed evitare di far volare gli stracci nel gruppo dirigente per non mutilare il dibattito interno e le speranze di ricominciare quella che penso sarà una lunghissima traversata nel deserto. Dobbiamo aprirci a tutte le forze dicendo no al "partito unico con chi ci sta", tanto non ci sta nessuno: Sd sta discutendo, i Verdi guardano al Pd, il Pdci ha detto no. Il punto è aprirsi ai bisongi di massa per una sinistra che non si chiuda nelle proprie identità.

    C'è qualche possibilità di arrivare in maniera unitaria al congresso?
    Lo vedremo al cpn, saremo interlocutori attenti e positivi. Io farò un'autocritica sulla sconfitta articolandola in tre livelli. Primo, non abbiamo capito cosa succedeva nel terremoto sociale intorno a noi, mi riferisco ai processi di americanizzazione, al voto operaio finito alla Lega: cose che avevamo intuito ma che non abbiamo saputo contrastare. Poi c'è il livello del governo: l'operaio della Fiat ci critica perchè il governo Prodi è stato fallimentare, ci accusa del fatto che non stiamo più con loro ma, cito testualmente, "con i froci, con gli immigrati, i delinquenti" perchè siamo per l'indulto. Terzo, non abbiamo visto la crisi della rappresentanza, cui il Pd ha dato la sterzata definitiva in termini plebiscitari: non c'è più rapporto tra lotta sociale e rappresentanza, c'è un'identità smarrita, ci sono tanti conflitti che non si unificano in progetto politico. Ora sta a noi mettere l'accento, più che sulla rappresentanza, direttamente sulla costruzione del saper fare nella società come ha fatto Action a Roma, città dove abbiamo raddoppiato i consensi. Bisogna ripartire dai territori.

    Come guardi a un comitato di garanzia in vista del congresso?
    E' una strada quasi obbligata per un confronto trasparente e democratico.
    http://home.rifondazione.it/xisttest...view/2168/314/

    Rifondazione. La società va a destra, i voti la seguono
    Cosa dicono i flussi elettorali sul "che fare". Ripartire? Non da soli

    di Alfonso Gianni, della Direzione Nazionale



    E' stato un vero disastro, dunque ragioniamoci su. Se non altro per impedire che alla desertificazione della sinistra si aggiunga anche quella della ragione. E qualche inquietudine in questo senso c'è, viste le molte dichiarazioni di queste ore che provengono dall'interno del nostro schieramento elettorale.

    Partirei, come insegnano i maestri, dai semplici dati. Nei loro valori assoluti sono ormai più che noti. Ciò che invece più interessa è esaminare l'andamento dei flussi elettorali. Ieri Repubblica ha anticipato, in parte, gli esiti di uno studio fondato su 38mila interviste, che ci aiuta a rispondere a una domanda cruciale: dove e verso chi Sinistra Arcobaleno ha perso il bagaglio di voti costituito almeno dalla somma di quelli ottenuti dalle tre forze partitiche con precedenti elettorali?

    Rifondazione ha ceduto il 5,1% dei suoi voti a Berlusconi (3,3% al Pdl, 0,9% alla Lega; 0,9% al Mpa, per l'esattezza), mentre il Pdci ha portato acqua al mulino delle destre nella misura del 5,6% e i Verdi in quella del 8%. Ben maggiore, come era ovvio, è stato il salasso in direzione di Veltroni, cui il Prc ha ceduto il 46,9% (di cui il 40,3% al Pd e il 6,3% all'Italia dei Valori); mentre per Pdci e per Verdi le cifre sono rispettivamente il 55,5% e il 56,4%. All'Udc sono giunte percentuali molto più basse, l'1,2% dal Prc, lo 0,7% dal Pdci, ma ben il 4,1% dai Verdi, che riescono a fornire voti persino a Storace nella misura del 2,4%. Ferrando riceve contributi praticamente solo dal Pdci (11,5%), mentre Sinistra Critica è alimentata in modo più vario (il 5,4% dal Prc, il 3,8% dai Comunisti italiani, il 2,4% dai Verdi).

    Da questa indagine non è dato sapere quanti siano i voti che hanno portato alla crescita dell'astensione. Tuttavia la stima che non più del 25% dei voti che mancano alla Sinistra Arcobaleno hanno alimentato l'area del non voto (che a questo punto è finanche dubbio definire astensionismo di sinistra). Se quindi guardiamo al nostro partito, risulta che i voti mancanti a Rifondazione hanno soprattutto preso una direzione verso la nostra destra - e ne ha beneficiato in modo assolutamente prevalente il Pd - piuttosto che verso l'astensionismo.

    Non credo che siamo tuttora in possesso degli strumenti analitici e d'inchiesta che ci permettano di fornire una descrizione convincente ed esaustiva di questo esito. Mi sembra però che ridurre il tutto al ricatto del voto utile, sia fuorviante. Certamente questo ha inciso in modo pesantissimo contro di noi. Ma temo che non si tratti solo di questo, se per voto utile intendiamo quel processo di decisione di voto indotto esclusivamente dalla torsione bipartitica del meccanismo elettorale. Avendo fatto la campagna elettorale e ascoltato anche i resoconti di altri, riannodando questa esperienza con altre discussioni avute lungo questi due anni di governo, valutando anche sondaggi svolti non tanto sull'orientamento di voto quanto sulle tematiche sottese, mi sono venuto convincendo che modi di pensare che noi siamo soliti attribuire alla destra tout court hanno sfondato anche nel nostro tradizionale elettorato o ne hanno influenzato parti non trascurabili. Mi riferisco persino a temi come la sicurezza e l'immigrazione. Mi riferisco al fatto, già direttamente sperimentato, che la cosa più indigesta, tra le tante, sia stato proprio l'indulto, malgrado continui personalmente a ritenerlo uno degli atti più limpidi e positivi di questa brevissima legislatura.

    E ciò è avvenuto particolarmente in quei settori di voto di opinione, forse anche in quelli di più netta e marcata tradizione ideologica. Laddove invece esperienze di lotta sul territorio, interne o esterne al nostro partito, hanno cementato una comunità, un orientamento diffuso, hanno rimotivato una sinistra preesistente, il nostro voto ha tenuto botta, casomai evidenziando nuove tendenze al proprio interno. Mi soccorre l'esempio di Roma, dove non a caso Andrea Alzetta di Action è il primo degli eletti della SA e otteniamo ottimi risultati in tre municipi da noi diretti.

    Complessivamente - ed è questo un dato di grande rilevanza per le conclusioni che vorrei trarre - Rifondazione comunista ha portato alla Sinistra Arcobaleno il 38,4% dei propri voti, mentre l'apporto del Pdci (20%) e dei Verdi (24,8%) è stato assai minore. E' dunque difficile, dall'analisi di questi dati, concludere che la Sinistra Arcobaleno abbia pagato solo la sua presenza al governo. Ovviamente questa ha pesato in senso negativo e non poco. Sia perché, ed è il motivo principale, la politica del governo è stata complessivamente deludente, in modo particolare per quanto riguarda le condizioni di vita dei ceti popolari; sia perché il governo è stato impermeabile ai movimenti da un lato e dall'altro la maggioranza del movimento sindacale ha costruito con esso un assetto neocorporativo che ha schiacciato il nostro stesso ruolo (come si è visto nella vicenda del welfare); sia perché, e non sottovaluterei questo argomento, assai deficitario è stato il modo concreto con cui le forze della Sa hanno interpretato il loro ruolo ed esercitato la loro funzione nel governo. In altre parole pigliarsela solo con i poteri forti è argomento da campagna elettorale, che appunto è passata, ma non spiega tutto e ci impedisce di fare tesoro di un'esperienza negativa.

    Tuttavia è accaduto qualcosa di più profondo, le cui avvisaglie avrebbero dovuto essere evidenti negli esigui margini della vittoria elettorale del 2006. Lo spostamento a destra è nella società, nel modo di pensare, nella curvatura che ha preso la delusione popolare, nella direzione prevalente con cui il conflitto alto/basso si è manifestato nella nostra società. La crisi della globalizzazione si risolve prevalentemente non nell'altromondialismo, ma nel ritorno al villaggio d'origine. Così si spiega il successo della Lega. Non si tratta certo di tendenze irreversibili ma reali sì.

    Risalire la china è un lavoro di lungo periodo, ma dobbiamo iniziarlo subito in una direzione precisa. Tornare a soluzioni neoidentitarie mi pare precluso anche dal fatto che l'attrattiva della tradizione ideologica non ha pagato. Rinchiudersi in una nicchia in attesa che il mondo sia più generoso con noi, può solo condurre alla claustrofobia. Ripartire dal sociale e certamente necessario, ma limitarsi ad esso è una prospettiva monca, destinata al fallimento proprio perché non vi è alcuna identità tra collocazione sociale e sentire politico. Assumere la Lega Nord come modello di nuova organizzazione ramificata sul territorio e tra le masse è scelta che lascio volentieri a Luca Casarini. Parlare di federazione tra le forze dell'Arcobaleno è grottesco dopo il pessimo esito della minifederazione elettorale, la chiamata fuori del Pdci e la dissoluzione dei Verdi. Né possiamo caricare sulle spalle della sinistra diffusa, ad esempio quella che si riunirà a Firenze sabato, il compito della ricostruzione. Malgrado il disastro una soggettività politica di sinistra esiste nel paese. Proporsi di unirla, in un nuovo soggetto politico, innovare programmi e forme organizzative, modalità concrete dell'agire politico e sociale, contemporaneamente con il rafforzamento della rete dei movimenti e delle espressioni territoriali, è il compito che ci spetta, il tema del congresso. Certo che partiamo da noi, con la necessaria umiltà, ma per andare oltre. Come diceva un verso di Paul Celan: "Il mondo non c'è più, io debbo portarti".
    http://home.rifondazione.it/xisttest...view/2173/314/

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    dio.....mi è venuta l'emicrania a leggerlo..

 

 

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