
Originariamente Scritto da
cyber81
Il governatore della Puglia è a Firenze all’assemblea della Sinistra unita: «bisogna sorvegliare le parole nelle prossime ore, essere cauti, avere amore per questa comunità per consentirle di rialzarsi in piedi»
FIRENZE – C'è una comunità ferita: in queste ore da parte di tutti c'è bisogno di sorvegliare le parole, avere cura e amore verso questa comunità ferita che può rialzarsi per marciare verso il socialismo del XXI secolo.
Questa la terapia proposta da Nichi Vendola per la «depressione» che ha colto il popolo della sinistra cancellato nella sua rappresentanza parlamentare dal voto del 13 e 14 aprile. Il Palazzo dei Congressi di Firenze, adesso sono più di mille i presenti, applaude il governatore della Puglia, il politico più vicino all’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti: una standing ovation lunga cinque, dieci, quindici minuti.
Poco prima di Vendola a risollevare il morale della platea era stato il popolare Andrea Alzetta, detto 'Tarzan', il primo degli eletti con più di duemila voti alle elezioni comunali per il Campidoglio. «Vi è mancata la capacità di ascoltare la gente – ha detto – adesso fate un comitato politico nazionale per litigare tra voi invece di discutere come battere Alemanno a Roma. Io voglio una sinistra nuova, in cui ci sia pari dignità tra movimenti e partiti e penso ad una impresa collettiva non sulle parole ma sulle cose concrete da fare - precisa – a Roma c'è il diritto alla casa, a Torino la questione operaia, a Napoli la questione ambientale, etc....». La platea sorride alle battute in romanesco di 'Tarzan', che chiede «un nuovo protagonismo vero per tutti e nessuno - conclude – deve credere di avere la verità in tasca».
Insomma, dal 'romanesco' del più votato consigliere comunale della Sinistra Arcobaleno all’italiano lento ma chiaro scandito e trasparente di Vendola. «Questa assemblea è lo specchio – esordisce il governatore della Puglia – di una comunità ferita ed io di sconfitte e sentimenti amari ne ho provati tanti ma mai un dolore così acuto». E se poco prima di Vendola l’anziano Tortorella aveva detto: «Solo chi cade può rialzarsi», oppure «solo chi si fa male può guarire», Vendola va oltre. «Se il dolore può essere la lente d’ingrandimento per capire cosa è successo a me sta bene che chi cade si rialzi: non sta affatto bene, non mi piace affatto, che c'è chi si diverte a spezzarci le gambe».
Ossia, di fronte ad una disfatta volge lo sguardo all’indietro. «C'è mancata la capacità di ascoltare la gente - continua Vendola – dovevamo non parlare di precari ma ascoltare i precari, non parlare di lavoro ma ascoltare i lavoratori: quello che è in crisi è lo stare insieme, la frattura dei legami sociali». Ripartire da qui, insomma, dal fatto, come diceva Marx, che l’uomo per sua natura è un essere sociale. «La gente non ha contestato la domanda di cambiamento quanto non ha capito perchè non c'era l’offerta di una politica di cambiamento – prosegue Vendola – si è trovata davanti l’improvvisazione elettorale della Sinistra Arcobaleno». E qui Vendola, con saggezza e abilità chirurgica, fa capire dove è il problema. «Lo si evince dai commenti dei leader appena saputi i risultati elettorali – incalza il governatore della Puglia – si è percepito chiaramente che dietro non c'era nessuna storia, nessun convincimento».
Ripartire allora da questa analisi impietosa della catastrofe è una via obbligata. «
Due possono essere le strade - precisa Vendola – la prima quella tradizionale è la caccia ai capri espiatori, ai colpevoli: ed io a questa gara non partecipo, anzi mi metto tra i colpevoli perché una sconfitta così è responsabilità di tutti». La seconda strada da imboccare, secondo Vendola, è questa: «Davanti a una comunità ferita in queste ore bisogna fare attenzione, sorvegliare le parole, perché – ecco la conclusione e applauditissima di Vendola – bisogna avere cura e amore verso una comunità che può rialzarsi, che può rimettersi in viaggio verso il socialismo del XXI secolo».
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