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Discussione: Speranze e Proposte

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    Post Speranze e Proposte

    Tra qualche giorno si insedierà a Roma un nuovo Governo ed un nuovo Parlamento; sperando che vogliano lavorare tutti nell’interesse dei cittadini, vorrei suggerire alcuni punti programmatici che, secondo il mio modestissimo parere, appaiono imprescindibili e indispensabili per riformare seriamente questo paese. I miei sono solo suggerimenti da semplice cittadino, ma mi piacerebbe che, almeno qualcuno di questi punti, potesse venire discusso in Parlamento da qualche deputato o senatore:

    FEDERALISMO
    : in questi giorni si sente parlare spesso di Federalismo Fiscale ma occorre precisare come realizzarlo; non vorrei che dietro a queste parole ci fosse solo l’impegno a lasciare qualche denaro in più nelle casse di alcune regioni del nord, senza attuare un vero sistema federalista. Innanzitutto il federalismo fiscale è imprescindibile dal federalismo politico, ovvero è impensabile da attuarsi senza prima non aver riorganizzato i poteri dello Stato. Non vorrei una riorganizzazione come quella tentata dalla “Devolution” ma vorrei un federalismo ispirato ai valori liberali ed alle linee guida di Carlo Cattaneo, e nel concreto simile all’idea di riorganizzazione dei poteri operata quasi 10 anni fa da Gianfranco Miglio e descritta ampiamente ne “L’asino di Buridano”.

    FISCO: attuando una seria riforma federale del nostro ordinamento, l’intero comparto fiscale dovrebbe essere demandato alle Regioni, ovvero lo Stato dovrebbe istituire una tassa unica per il mantenimento dell’apparato centrale e per quei compiti come sicurezza e difesa che dovrebbe mantenere sotto il suo controllo. A questo punto non avrebbe più senso mantenere 10/13 Ministeri ed uffici collegati; bisognerebbe ridurre il tutto ad 2/3 Ministeri simile al sistema burocratico federale statunitense, molto più snello e semplice. Tutte le altre tasse, compreso il prelievo fiscale, avviene a livello regionale creando, come in Svizzera, un federalismo fiscale competitivo tra regioni, cioè le regioni potranno scegliere se offrire maggiori servizi, quindi avere tasse più alte, o offrire meno servizi ma tasse meno elevate (libera concorrenza tra regioni). Tutto questo responsabilizzerà i nostri amministratori ed incentiverà l’offerta di servizi a prezzi maggiormente vantaggiosi.

    TRASPARENZA: ogni tassa deve essere espressamente istituita per coprire il costo di un servizio. Oggi il cittadino non sa quando paga cosa compra dallo Stato, ne quanto gli costa un determinato servizio. Ci sono poi delle tasse come l’IVA che in altri paesi, come l’Inghilterra, sono vietate poiché non corrispondono ad alcun servizio erogato dallo Stato. Un cittadino paga l’Iva, ma poi lo Stato italiano cosa ci fa con quei soldi?

    FLAT TAX: sperimentazione anche nel nostro paese del sistema fiscale della “tassa piatta” ovvero un aliquota unica per poter coprire i costi dello Stato centrale o per rilanciare quelle economie regionali che negli ultimi anni hanno perso terreno da regioni come la Lombardia o il Veneto. Si tratta di un aliquota unica non progressiva valida per i redditi di qualsiasi tipo, sia di persone fisiche che di imprese, che dovrebbe arrivare ad una percentuale del 20% in circa tre anni. Questo ridurrebbe nettamente la pressione fiscale e disincentiverebbe l’evasione in quanto si dovrebbe pagare di meno e con un sistema estremamente semplificato. Tutto questo è già realtà in alcuni paesi dell’Est come la Romania (in forte crescita economica) e da qualche mese anche nel cantone elvetico di Obsvaldo.

    FEDERALISMO PORTUALE: oggi i porti italiani sono fortemente penalizzati rispetto ai porti europei in quanto gran parte del reddito generato non rimane sul territorio ma viene inviato direttamente a Roma. Basti pensare che il porto di Genova trattiene 0,18 euro di “diritti portuali” per ogni tonnellata movimentata, mentre Barcellona ne trattiene 1,05 euro. Questo fa capire perché Barcellona è in forte crescita mentre i porti liguri sono penalizzati dall’assenza di investimenti in infrastrutture, necessarie per la crescita economica del territorio.

    DEMOCRAZIA DIRETTA: oggi ci troviamo uno Stato sempre più oppressore e meno liberale; occorre che i cittadini si riapproprino della “politica” e che la classe politica la smetta di auto legittimarsi compiti di cui non è stata delegata. Si parla spesso di rafforzare i poteri del “premier”. Ma poco o nulla di potenziare gli strumenti utili per una sovranità davvero popolare. Per la prima volta in Italia, il 18 novembre 2007 in Valle d’Aosta, è stata sperimentata la democrazia diretta di tipo propositivo: tramite referendum i cittadini possono esprimersi su varie proposte, se le approvano queste diventano effettivamente legge. Nel nostro ordinamento questo tipo di referendum non è previsto; penso sia importantissimo ora portare questa “opportunità” anche al di là dei confini della Valle d’Aosta. Solo con l’introduzione di strumenti di democrazia diretta il cittadino potrà eliminare la “Casta” e tenere realmente sotto controllo i propri amministratori. Con il referendum propositivo il cittadino potrebbe sostituirsi al legislatore, ma soprattutto dare un segnale chiaro alla politica: «O ci fate le leggi che ci servono, o ce le facciamo noi!» .

    LIBERTA’ ECONOMICA
    : da un recente rapporto (Index of Economic Freedom), l’Italia appare come al sessantesimo posto nel mondo in tema di libertà economica, a pari merito con l’Uganda e dietro a Slovenia, Namibia, Kuwait etc. Valuto questo una vera e propria “ancora” per il nostro sistema economico. Gli investitori esteri hanno paura ad investire nel nostro paese per via della mafia, di uno stato poco liberale, di governi poco stabili, di una politica economica quasi mai a lungo termine, di un protezionismo ad oltranza da parte di alcuni amministratori. C’è chi difende la Fiat piuttosto che l’Alitalia, c’è chi difende le banche del nord da acquirenti “non padani”, ci sono gli amministratori pubblici che vorrebbero decidere a chi vendere società private; tutto questo accade nel nostro paese scordandosi che viviamo in un economia globale e che non siamo in grado di dettare noi le regole. Per questo molti investitori preferiscono spostarsi in paesi che offrono maggiori garanzie di stabilità e di libertà economica, lasciando l’economia italiana nelle mani dei vari potentati locali.

    Danilo Formica
    www.daniloformica.net

    P.s.: da non esperto potrei avere commesso degli errori e/o inesattezze; volutamente ho toccato solo alcuni punti che ritengo "possibili". Sarebbe inutile andare a chiedere di più non avendo una rappresentanza autonomista in Parlamento.

    •   Alt 

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  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito

    Le tue proposte sono ottime, le speranze che da questo governo nasca qualcosa invece sono poche.

    dale me parti se dise: "ci vive sperando more cagando"

 

 

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