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    Predefinito Ancora Sui Rifiuti In Campania.....................la Verita'

    Rifiuti tossici in Campania

    Scrivere in questa sede qualcosa di esaustivo sul problema in esame è praticamente impossibile, quel che si può fare è invece dare un quadro generale della problematica e della gravità della situazione attuale, senza generare inutili allarmismi, e rinviando il lettore interessato ai testi ed agli articoli indicati alla fine.
    4 luglio 2006 - Alessandro Iacuelli
    Fonte: Pubblicato sulla rivista cartacea sottoSOTTO di Napoli, alla cui redazione va un ringraziamento.
    Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno di andare all'indietro nel tempo, per leggere degli illeciti riguardanti i rifiuti in Campania. E non sempre si parla di Rifiuti Solidi Urbani (RSU). La continua emergenza nel settore dei rifiuti, che tiene stretta la Campania nella morsa di un dannoso commissariato straordinario da 13 anni, ci ha fatto in qualche modo abituare ai rifiuti per strada, a non far caso ai cumuli di scorie abbandonati lungo le provinciali, lungo l'asse mediano, nelle campagne appena al di fuori della città.
    Tanti i casi "famosi", dalla discarica di Pianura, alla discarica Tre Ponti di Giugliano, dal ritrovamento di una mega discarica (abusiva) nel nolano, piena di rifiuti altamente tossici, ai 120 fusti aperti pieni di materiale chimico a Santa Maria La Fossa (Ce), l'etichetta sui fusti era scritta in tedesco. Questo per citare solo i casi più eclatanti.
    Oggi, secondo quanto emerge dalle numerose indagini delle Procure di Nola, Napoli e Santa Maria Capua Vetere, venire a smaltire in Campania è conveniente. Conveniente perché costa di meno. Tanto per fare qualche esempio, smaltire morchie di verniciature e solventi costa normalmente dalle 600 alle 800 lire al chilo, mentre certi clan criminali campani lo fanno per 280 lire al chilo. Normalmente, un'industria ha bisogno di smaltire molte tonnellate all'anno di simili rifiuti.
    Del resto che si tratti di una vera emergenza criminalità lo dimostrano anche le cifre rese note nel "Dossier Rifiuti" di Legambiente: otto clan che gestiscono gli affari, 1088 reati accertati, 509 sequestri effettuati per un valore di oltre 18 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Ed è solo la punta d'iceberg. Solo quel che è stato scoperto. Difficile stimare l'entità di quanto è ancora sommerso. Sempre in Campania sono, secondo l'ultimo censimento dell'Anpa, ben 814 i siti da bonificare, occupati da circa 3 milioni di metri cubi di rifiuti. Numeri che alimentano gli appetititi della criminalità organizzata.
    Ancora oggi, le istituzioni mettono in primo piano due aspetti del problema: quello politico dell'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti, e quello giudiziario nel settore degli sversamenti abusivi. A nostro avviso, viene trascurato l'aspetto che dovrebbe essere quello principale: l'aspetto delle conseguenze sulla salute pubblica.

    HO APERTO DI NUOVO UN TREAD SULLA SITUAZIONE DEI RIFIUTI IN CAMPANIA,PERCHE' SI E' DETTO TUTTO ED IL CONTRARIO DI TUTTO,MA MAI LA VERITA',C'E' STATA GENTE CHE PER PURO OPPORTUNISMO POLITICO NON HA ESITATO AD INFANGARE UNA CITTA ED UN POPOLO PUR SAPENDO DI MENTIRE,OPPURE ERA TALMENTE IGNORANTE DA NON SAPERLO,ALLORA ERA MEGLIO PER LORO SE AVESSERO TACIUTO,VI INVITO A LEGGERE QUESTO ARTICOLO TENENDO BEN PRESENTE CHE E' STATO SCRITTO DALL'AUTORE IL 4/07/2OO6........................TRAETE VOI LE CONCLUSIONI,MI AUGURO SENZA PREGIUDIZI

  2. #2
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    TENETE SEMPRE BEN PRESENTE CHE L'ARTICOLO E' DATATO 04/07/2006 QUELLO CHE VADO A POSTARE E' IL SEGUITO DI QUELLO DI PRIMA E L'AUTORE E' SEMPRE LO STESSO



    Da ormai 15 anni, la Campania è il crocevia dello smaltimento dei rifiuti provenienti da ogni regione, affare che ha fruttato, e frutta, enormi guadagni alla camorra ma anche alle altre organizzazioni criminali e ad altri individui, ci si riferisce ai cosiddetti criminali dal colletto bianco: amministratori, chimici analisti, impiegati. Per anni hanno escogitato un trucco molto semplice, chiamato in gergo "giro bolla", che consiste nel falsificare il modulo di identificazione dei rifiuti, il Mud; formalmente loro sversano in discariche lecite, ma in realtà gettano i rifiuti in cave, fiumi e laghi. Solo nel casertano sono state sequestrate qualcosa come 1.000 discariche abusive. Ma c'è anche chi, in modo illegale e criminale, si è sbarazzato di autentiche bombe gettandole nelle discariche autorizzate per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani.
    Fin dai primi anni novanta una vera e propria holding composta da imprenditori, clan criminali, soggetti affiliati a logge massoniche e politici corrotti, ha gestito il trasporto, dal centro-nord verso il Mezzogiorno, di rifiuti industriali e urbani. Da Lombardia, Piemonte ma anche Toscana verso la Campania ma con propaggini significative nel Lazio, in Calabria, Basilicata e Puglia, TIR carichi di rifiuti finivano il loro tragitto presso discariche non autorizzate a riceverli e, soprattutto cave abusive, terreni scavati per l'occasione, riempiti di immondizia e ricoperti, aree dell'entroterra disabitate.


    CONTINUA.......................

  3. #3
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    Inquinamento e salute
    Oltre al danno economico per lo Stato, e per tutti noi, derivante dalla forte evasione fiscale (non viene pagata la cosiddetta "eco-tassa"), ci sono anche altri danni.
    Nell'estate 2004, il dottor Alfredo Mazza, ricercatore in Fisiologia Clinica del CNR a Pisa, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista medica "The Lancet Oncology" un suo agghiacciante studio sull'incidenza tumorale in Campania. I risultati degli studi e delle analisi effettuate dal ricercatore furono anche pubblicate su quasi tutti i quotidiani italiani. Nello studio, ci si riferisce ad un'area di 12 comuni, compresi tra Acerra, Pomigliano d'Arco, Nola e le falde settentrionali del Monte Somma, facente parte del Parco Nazionale del Vesuvio. In quest'area vivono oggi circa un milione di persone. Statistiche alla mano, Mazza mostra come l'indice di mortalità per tumore al fegato ogni 100.000 abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne rispetto a una media nazionale che è di 14 casi. Questo in un quadro generale che assegna alla zona un indice di mortalità mediamente più elevato anche per altre forme di cancro.
    Ricordiamo che l'area in questione, anche se caratterizzata da alcune presenze industriali anche grandi, mantiene comunque fortemente la sua vocazione agricola: in pratica non siamo di fronte ad una grande area industrializzata come se ne trovano nel nord Italia.
    Il più grave dei pericoli derivanti dalla presenza di discariche abusive è in effetti quello dell'inquinamento del suolo e quello delle acque. L'inquinamento del suolo è determinato dal fatto che per la legge italiana non si può costruire su zone adibite a discarica legale.
    Molto spesso, i materiali di risulta degli scavi di fondamenta di edifici o quelli di smaltimento dei rifiuti vengono invece utilizzati come compattamento per le strutture fondiarie, o comunque per le fondamenta di altre strutture edilizie abusive. Il che significa che molte delle strutture abusive vengono costruite su ex discariche abusive. Perché? Perché con questo materiale si cementa tutto e ciò non consente di verificare in un secondo momento la presenza della discarica e questo, a distanza di tempo, si concretizza in danni per la salute dei cittadini. Per non parlare dell'inquinamento sia delle falde acquifere che delle acque superficiali. Il più celebre caso di questo tipo è nel casertano: 80.000 metri quadrati di discarica abusiva a cielo aperto che riversava grossi fusti tossici nel fiume Volturno, inquinato ed ormai ecologicamente quasi irrecuperabile.

    CONTINUA.................

  4. #4
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    Nell'agosto 2004, il comprensorio di Acerra (Napoli) sale alla ribalta della scena mediatica italiana a causa delle proteste popolari contro la costruzione di un inceneritore. Durante quelle proteste, per la prima volta, è venuto allo scoperto il problema dell'avvelenamento del terreno e delle acque.
    Alcuni pastori della zona, portarono nelle vicinanze del cantiere sette pecore agonizzanti per dimostrare la fondatezza dell'allarme-diossina registrato in un'area vicina al cantiere. Gli animali furono lanciati a terra, a pochi passi dal cordone di agenti di polizia che presidiavano la strada d'accesso alla zona dei lavori.
    In realtà, la presenza di diossina nei "Regi Lagni", canali di scolo delle acque reflue e piovane di età borbonica ancora esistenti sul territorio, era già stata rilevata tempo addietro, prima dell'apertura del cantiere per la costruzione dell'inceneritore.
    In particolare, la località "Pantano", dove dovrebbe sorgere l'impianto di incenerimento era già considerata "insalubre" e ad alto rischio incidenti per la vicina presenza dello stabilimento chimico Montefibre, specializzata nella produzione di acrilici. Infatti, a partire dal 1999, un'ordinanza comunale dell'Amministrazione di Acerra vietò l'uso dell'area per insediamenti industriali. La Montefibre, dal canto suo, aveva già previsto nel piano di riconversione industriale un progetto di potenziamento dell'esistente centrale termoelettrica (interna alla fabbrica) di circa 400 megawatt.. Per il comune di Acerra questa eventualità alimenterebbe il rischio di incidenti nell'area adiacente allo stabilimento.

    QUESTO AVVENIVA NELL'AGOSTO DEL 2004,QUINDI TUTTI SAPEVANO,ANCHE CHI NEL 2004 ERA AL GOVERNO DEL PAESE

  5. #5
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    Gli allevatori sostengono che fin dal 2002 (quindi da un periodo precedente al progetto dell'inceneritore) i capi di bestiame si sono decimati a causa della elevata presenza di diossina nel territorio non urbano del comune di Acerra.
    Vincenzo Cannavacciuolo aggiunge: "L'assessorato regionale alla sanità ci aveva promesso prima un aiuto economico, poi una zona alternativa per il pascolo, ma ad oggi noi non abbiamo ricevuto nulla."
    Forzati a far pascolare là le loro pecore, in attesa di un diverso piano urbanistico che faccia destinare all'allevamento altri terreni più salubri, gli allevatori si trovano in una stretta morsa, tra la moria del bestiame, e le salate multe se si va a pascolare altrove.
    Anche sul fronte delle falde acquifere le cose non sono diverse: 79 pozzi artesiani chiusi tra il 2002 ed il 2004 per inquinamento, con danni sia per l'agricoltura sia - ancora una volta - per gli allevatori.
    Col passare del tempo, la situazione non è migliorata. Qualche mese fa, il 5 febbraio 2006 per la precisione, altri capi di bestiame sono stati ritrovati morti avvelenati. Le autopsie effettuate sugli animali indicano nella presenza di diossina nel cibo e nell'acqua la causa della morte.
    Stavolta Cannavacciuolo, il più attivo tra gli allevatori che protestano, ha portato 20 pecore morte davanti alla sede del comune di Acerra. Gli allevatori hanno chiesto un incontro con il sostituto procuratore Maria Cristina Ribera, che ha condotto l'indagine sul giro di affari legato allo smaltimento di rifiuti industriali e nocivi usati come fertilizzante nelle campagne di Acerra, che ha portato all'arresto di 14 persone, tra cui i dirigenti della ditta Pellini ed alcuni sottoufficiali collusi dell'Arma dei Carabinieri.


    ANCHE L'ARMA? NOOOOOOOOOOO

    CONTINUA.......................................

  6. #6
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    Al momento, l'unico studio esistente è la relazione tecnica che il comune di Acerra ha commissionato ai professori Marco Caldiroli e Francesco Francisci, risalente però ai primi di luglio del 2003.
    Dalla relazione si evince che il livello di diossina sul territorio è di ben 53 picogrammi per metro quadrato, un valore "quattro volte superiore" al limite consentito. Ed è grave che le agenzie di analisi del commissariato di governo ritengono il livello di diossina di Acerra non preoccupante. In base a quali esami?3
    Le analisi effettuate dalla SOGIN e dall'Istituto Mario Negri di Milano, mostrano invece una elevata concentrazione di diossine nel latte ovino.4

    QUINDI C'ERA UNA RELAZIONE DEL LUGLIO DEL 2003 CHE ACCERTAVA L'ALTO LIVELLO DI DIOSSINA NEL TERRENO QUESTO IN BARBA A QUEI TROMBONI CHE HANNO SOSTENUTO CHE IL PROBLEMA E' STATO CREATO DA UNA SOLA PERSONA

    CONTINUA..................

  7. #7
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    Bravo, tempo perso comunque, sai quante volte ho provato a postare io la sfaccettata verità sulla questine rifiuti?

    Almeno 15 discussioni su questo forum, tutte in malora....

  8. #8
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    L'azione della magistratura
    Non abbiamo in questa sede lo spazio per elencare tutte le azioni di contrasto avvenute ad oggi, a partire dal lontano 1991, anno dell'Operazione "Adelphi", ma è doveroso citare quelle principali, per dare un'idea della distribuzione geografica nel territorio, nonché le più recenti, per indicare come il problema non sia affatto superato. Le indagini dell'Operazione "Adelphi" misero a nudo una situazione allarmante: la Campania è diventata ormai da anni la pattumiera d'Italia. Centinaia di discariche abusive furono scoperte sugli appezzamenti agricoli, nel ventre do montagne "scomparse" a causa delle attività estrattive illegali, dietro l'attività di improbabili cantieri edili. Sei imprenditori vennero condannati dalla Settima Sezione del Tribunale di Napoli per reati che vanno dall'abuso di ufficio alla corruzione, vengono assolti, invece, dal reato di associazione mafiosa.
    L'operazione "Eco" colpisce il regno del clan dei Casalesi, che grazie al capillare controllo del territorio non hanno difficoltà a trovare luoghi dove scavare buche in cui nascondere i rifiuti o addirittura sversarli a cielo aperto. In poco meno di due anni, dal giugno '94 al marzo '96, i Casalesi movimentano centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia. Le industrie produttrici di rifiuti sono legate alla lavorazione dei metalli pesanti.
    Devono farsi carico di costi elevati per lo smaltimento del materiale di scarto prodotto all'interno del processo produttivo: polveri di macinazione delle schiumature di alluminio e polveri di abbattimento dei fumi, che sarebbe svantaggioso riciclare o reinserire nella lavorazione rispetto all'esigua quantità di alluminio che se ne ricava in cambio. Inoltre sono poche le discariche attrezzate e autorizzate allo smaltimento di questa tipologia di rifiuti.
    L'organizzazione criminale si inserisce perfettamente a tamponare i deficit di sistema e offre un efficiente servizio di smaltimento, illegale ovviamente, che garantisce continuità e permette alle aziende di abbattere i costi. I rifiuti vengono acquistati attraverso una rete di intermediari che contattano direttamente le imprese produttrici offrendo prezzi estremamente vantaggiosi.
    Attraverso la falsificazione dei documenti i rifiuti arrivavano come "residui riutilizzabili" in centri di stoccaggio in Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo per essere poi dirottati in aziende e discariche abusive soprattutto della provincia di Caserta, e poi Benevento e Salerno.

    ADDIRITTURA QUI SI PARLA DI 94-96 chi vuol capire capisca

    CONTINUA.....................

  9. #9
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    Nell'aprile del 2001, la Procura di Milano, dopo un anno di lavoro, ha scoperto un colossale traffico di materiale ad altissimo rischio tra Brescia, Napoli e Caserta. Oltre 18.000 tonnellate di rifiuti venivano trasportate dalla Lombardia alla Campania per essere smaltite in discariche abusive e, in gran parte, anche in quella autorizzata di Tufino.
    L'operazione denominata "Falso Cdr" vede indagate, presso la Procura di Milano, 31 persone tra cui ex pubblici amministratori. "L'attività illecita - hanno spiegato i dirigenti del Nucleo di Brescia del Cfs - si concretizzava nello smaltimento illegale di rifiuti che, ufficialmente destinati a diventare materiale combustibile, erano invece smaltiti in discariche abusive. Società di comodo, camionisti compiacenti, capannoni fantasma, agricoltori pronti a trasformare terreni fertili in bombe ecologiche." Il giro d'affari ammonterebbe a circa 6,5 milioni di euro.
    Risale al luglio 2001, invece, la notizia della prima istruttoria in Italia per la quale vengono contestati reati associativi finalizzati all'inquinamento dell'ambiente. E' l'operazione Cassiopea, che riguarda proprio una parte della Campania trasformata in pattumiera d'Italia. Le zone più colpite sono tutte in provincia di Caserta: Casal di Principe, Santa Maria La Fossa, Castelvolturno, Villa Literno, Lago Patria. La procura di Santa Maria Capua Vetere accusa un gruppo di colletti bianchi di aver smaltito nella sola provincia di Caserta circa un milione di tonnellate di rifiuti negli ultimi quattro anni, quasi 100 viaggi alla settimana. Rifiuti di ogni tipo: speciali, pericolosi, urbani.
    Secondo gli inquirenti sono stati sversati o seppelliti anche cadmio, zinco, fanghi di depuratori, scarti da vernici, arsenico, piombo. Trasportati dai Tir dal Nord Italia. Novantotto le persone indagate. Imprenditori settentrionali, faccendieri, mediatori; accusati di associazione a delinquere, disastro ambientale, avvelenamento delle acque. Nell'inchiesta finiscono anche atti delle Procure di Torino, Firenze, Palermo, Sassari, Spoleto. Per circa tre anni il pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, ed in Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri hanno indagato sul traffico di rifiuti con intercettazioni telefoniche, pedinamenti, foto e filmati.
    Il giudice per le indagini preliminari di Santa Maria Capua Vetere boccia, però, le 98 richieste di custodia cautelare. Pur riconoscendo la validità dell'impianto accusatorio, il giudice ritiene che ci siano problemi di competenza territoriale e che l'istruttoria non spetti alla Procura di Santa Maria.
    L'operazione Cassiopea ha aperto comunque la strada ad altre inchieste. Infatti il 13 febbraio proprio la Procura della Repubblica di Spoleto, nell'ambito dell'indagine denominata "Greenland", per la prima volta viene arrestata un persona per violazione all'art.53 bis del Decreto Ronchi, attività organizzate di traffico illecito di rifiuti, individuando una struttura organizzata dedita al traffico illecito di milioni di tonnellate di rifiuti speciali.


    DOVE SONO I LEGHISTI? QUELLI CHE HANNO RIVERSATO SULLA CAMPANIA QUINTALI DI FANGO?
    QUESTO E' PER VOI

    CONTINUA......................

  10. #10
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    Nella notte del 9 Giugno del 2004, scatta l'Operazione "Terra Mia", condotta dal Corpo Forestale dello Stato coordinato dalla Procura di Nola, che ha avuto l'indubbio merito di far scoprire per la prima volta che il triangolo tra Acerra, Nola e Marigliano è un triangolo di veleni. Prima, nessuno poteva immaginarlo.
    Sedici persone arrestate, 18 denunciate a piede libero, venne scoperta un'organizzazione che smaltiva illegalmente i rifiuti derivanti dalla lavorazione dei metalli, generando un inquinamento tale da configurare, per la prima volta in assoluto in Italia, l'ipotesi di reato di disastro ambientale.
    Nel corso delle indagini, durate due anni, furono sequestrati 26 siti di sversamento illegali, ai confini di campi coltivati o di zone sottoposte a bonifica quali i Regi Lagni.
    Nella conferenza stampa che ne seguì, il comandante provinciale del Corpo forestale napoletano, Vincenzo Stabile, dichiarò: "Il danno è irreparabile, dato che l'inquinamento da metalli pesanti ha interessato anche le falde acquifere".
    Almeno 120 ettari di terreno nel triangolo dei veleni Nola, Acerra, Marigliano, secondo gli accertamenti degli inquirenti, sono pesantemente inquinati da polveri di abbattimento dei fumi degli altoforni (fonti principali di diossine), dalle scorie saline, dalle schiumature di alluminio e dai car-fluff (frazioni di rifiuti derivanti dalla rottamazione dei veicoli dopo aver eliminato le parti metalliche).
    L'operazione consentì anche di tracciare una mappa precisa delle discariche illegali nella zona, terreni nei quali si sversava "alla luce del sole", come sottolinea Ciro Luongo, responsabile del nucleo investigativo della Forestale che affiancò nelle indagini il Pubblico Ministero della Procura di Nola, Federico Bisceglia.
    Proprio il Pm di Nola volle anche puntualizzare che in questo caso la camorra non c'entrava nulla o quasi, dichiarando che: "si tratta di imprenditori che operano semplicemente in questi termini di illegalità". Tutti gli arrestati non erano legati ad alcun clan criminale. Erano semplicemente imprenditori, addirittura "puliti", che consideravano quel modo di fare perfettamente normale, se non legale. Questo la dice lunga su quanto il problema sia d'origine culturale, prima ancora che politica, in Campania.5

    CONTINUA.......................

 

 
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