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Discussione: Catania-lazio 1-0

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    di Max Licari
    http://www.calciocatania.com/articol...isivo_5880.php
    Catania-Lazio 1-0

    Gabbiano: settimo volo, il più importanteMa li conosciamo i proverbi?
    Ci sorge un dubbio amletico: ma a Catania conosciamo il famoso proverbio “A Caval Donato non si guarda in bocca”? Forse no perché, leggendo e ascoltando i commenti di taluni tifosi, sembrerebbe che il Catania, più che essere a un passo dalla salvezza (unico obiettivo stagionale), sia prossimo al baratro e destinato al fallimento! A Parma o a Livorno, pur di conseguire la permanenza nel massimo torneo calcistico nazionale, farebbero carte false per poter vincere partite giocate non benissimo come quella disputata dal Catania contro la Lazio, e noi ancora “ci ciccamu i pulici”, proponiamo sofisticati “distinguo”, ci indigniamo per non aver fatto il secondo gol... e affini! A quattro giornate dalla fine, invece che attendere responsabilmente la conclusione della stagione, continuiamo a ripeterci la tiritera dei prezzi, la giornata rossazzurra, la campagna acquisti di gennaio, Lo Monaco, Spinesi, Pinco Palla, etc.!!! Oh, my God, direbbero gli anglosassoni! Siamo sicuri, strasicuri che gli ipotetici osservatori esterni di questo strano, incomprensibile, pazzo, autolesionista, “vuccazzaro” universo rossazzurro, bergamaschi, milanesi, fiorentini o genovesi che siano, magari abituati a un pizzico di concretezza ed equilibrio in più, staranno facendosi grasse, grassissime risate. Cioè, per dirla tutta, ci staranno prendendo, a ragione, per i fondelli. Ma come, staranno domandandosi come il miglior Lubrano, questi catanesi sono al (quasi) terzo anno di Serie A dopo una storia di “pane e salame” e, invece di stare sereni, morbosamente scatenano i propri goderecci istinti suicidi in interminabili inutili, sterili (proprio perché reiterate in momenti sbagliatissimi) discussioni su argomenti più che dibattuti, “tafazzandosi” evitabilissime martellate sui maroni???!!! Cavolo, carusanza, c’è tempo per tutto, per le lodi come per le critiche, per il “randello” come per la piuma, per il sostegno come per i “fischi d’amore”. Che non si capisca come questo sia innegabilmente il momento dell’unità, della compattezza, del sentimento di “rossazzurrità” capace di permettere il mantenimento della categoria, fondamentale prerequisito al proseguimento di un progetto che veda il Catania stabilmente nel “salotto buono” del calcio italiano, ecco, ci sembra il colmo! Lo ripetiamo da settimane: a salvezza acquisita, a bocce ferme, giungerà il tempo della riflessione, della critica costruttiva, perché nessuno con un minimo di sale in zucca pensa che non sia stato fatto qualche errore che, se evitato in proiezione futura, potrebbe consentire un cammino più tranquillo. Ma, a fine stagione (e con spirito propositivo) e non adesso in pieno orgasmo e con intento distruttivo, solo perché si deve abbattere il “nemico giurato”, alias Pietro Lo Monaco, l’Orco, il vero e unico motivo per cui alcuni “tifosi” (le virgolette paiono d’obbligo) giungono ad augurarsi che il Catania retroceda, per poter trionfalmente dire: “che vi avevo detto, avevo ragione”! Ma “faceteci il piacere”, direbbe l’immenso Principe De Curtis. Si sostiene il Catania perché è “Il” Catania, la squadra del proprio cuore e della propria città e non in quanto “incarnazione” di questo o quel dirigente, perché gli uomini passano... la maglia, i tifosi restano. E, quindi, questa vittoria, esteticamente “brutta” per quanto si voglia, incrostata di tutti i “limiti” del mondo, è da spiattellare in faccia ai gufi, ai corvi, agli avvoltoi pronti a pascersi del cadavere del proprio “amico fraterno”, anteponendo antipatie personali all’interesse generale. Nessuno sogna minimamente di affermare che il Catania non abbia problematiche tecniche di un certo tenore, che determinate “politiche” e strategie non vadano limate in maniera decisa, che certe scelte non vadano riconsiderate, assolutamente no. E sono state puntualmente sottolineate al tempo giusto, senza reticenze o “lecchinaggi”, eppur sempre con l’intento di costruire. Almeno, noi lo abbiamo fatto. Tuttavia, nel momento del bisogno, non ci sono “cazzi”, si aiuta e basta. Senza “se” e senza “ma”, senza risibili riserve, riponendo nel cassetto i veleni. I veri tifosi si riconoscono in questi momenti. Punto.

    Il Catania di MaZenga
    Oggi il Catania ha vinto e conseguito tre punti fondamentali in ottica salvezza. Solo questo assume rilevanza storica. Solo questo era richiesto a Zenga e questo ha portato a casa. Rispetto al passato (ricordate Catania-Torino) è già un passo avanti gigantesco. Poi, che si sia giocato benino nel primo tempo (almeno 5 palle gol fallite di un soffio, oltre al sacrosanto rigore, con conseguente espulsione di Zauri, trasformato dal Gabbiano, alla settima segnatura in campionato) e, di contro, con il “braccino corto” nella ripresa, per una parte addirittura condotta in doppia superiorità numerica per il “rosso” stupidamente beccato dal francese Dabo, ebbene, conta poco, pochissimo. Anzi, pensandoci bene, conta zero, zero patata. Non è il momento di farsi le solite domande sui cronici limiti offensivi del Catania o sulla non eccelsa qualità del centrocampo. Sono discorsi triti e ritriti. Giusti, ma inutili a 4 gare dalla fine. Meglio soffermarsi sui meriti di MaZenga. Ha preso una squadra ai minimi storici in fatto di autostima e l’ha ricostituita nell’orgoglio e nella capacità di lottare. Più ancora, l’ha resa una squadra “logica”, disponendola secondo l’unico modulo in grado di salvare “capre e cavoli”, il 4-4-2 “salvatutto”, un modulo quasi in ginocchio richiesto a Baldini da tifosi e “addetti ai lavori” e mai stabilmente “ottenuto”. Ha, inoltre, fatto subito comprendere come lo Zenga trainer non abbia alcuna intenzione di guarda in faccia nessuno (senatori in panchina, giocatori importanti sostituiti senza remore, giovani in campo: gioca chi ne ha di più) e, soprattutto, dimostrato a tutti quanto grossa fosse la “minchiata” che vorrebbe Vargas “terzino per forza”. È un grande esterno di centrocampo e lo ha dimostrato anche oggi, asfaltando i dirimpettai con estrema disinvoltura. Può giocare terzino perché è un grande giocatore, forse il miglior laterale sinistro d’Europa, non il contrario. Walterone ha, infine, portato i risultati: 6 punti in 3 gare, con l’intermezzo di una delle migliori partite in trasferta stagionali del Catania (a Palermo) e di una discreta figura a Roma nell’andata della semifinale di Coppa Italia. Basta e avanza. Oggi, poi, ci ha ancora una volta messo del suo, accorgendosi del momento non certo scintillante di Edusei, uno che ha tirato la carretta per tutto il torneo (fra i rossazzurri più utilizzati) e sostituendolo con il più tonico Biagianti. Tutto sommato, il suo 4-4-2, con Vargas e Sardo non a caso costantemente fra i migliori perché “protetti” da Izco e Sabato, ha prodotto quello che doveva produrre contro una Lazio non certo super-motivata (ma Meghni poteva cambiare la gara a metà prima frazione) e con la testa alla semifinale di ritorno di coppa Italia contro l’Inter. Non è certo colpa di Zenga, del resto, se il Catania ha uno dei peggiori attacchi del campionato, complici i problemi fisici del Malaka Martinez e il suicidio baldiniano relativo al ”terzinaggio” coatto imposto a Mascara, giunto spompato a fine stagione e poco lucido sotto porta (anche oggi Topolinik ha fallito una facile occasione su gran palla di Vargas, occasione che forse qualche tempo fa non avrebbe gettato alle ortiche). Non può farci nulla. Il limite c’è e basta. Incredibile il modo in cui, per esempio, Spinesi abbia fallito alcune ripartenze nel finale, quando la compagine rossazzurra giocava in 11 contro 9.

    Il calcio è una scienza?
    Il Catania, con 35 punti in cascina, è a un passo dalla salvezza. Cinque lunghezze sulle tre ultime della graduatoria sono molte, sebbene non ci si debba rilassare. I risultati odierni, comunque, hanno dato una mano agli etnei. Le sconfitte di Empoli, Reggina e Parma sono pesanti, pesantissime, anche se il prossimo scontro del “Granillo” tra calabresi ed emiliani potrebbe regalare a una delle due punti decisivi. La classifica, del resto, impone riflessioni di un certo tipo. Chi scrive è convinto, e lo ha spesso ripetuto, che con un attaccante di peso a gennaio, probabilmente, si sarebbe sofferto di meno. E non cambia idea, per nulla. Tuttavia, se andiamo ad analizzare le risultanze del mercato di riparazione, troviamo in fondo alla classifica il magnificato Parma di Cuper e Lucarelli, la Reggina di Brienza (che, comunque, è giocatore che veramente fa la differenza in squadre di medio livello), il Torino dei “palermitani”. L’unico team ad aver cambiato faccia è il Cagliari di Storari e Jeda, ma lì il vero valore aggiunto alla corte di Cellino sta dimostrandosi l’allenatore Ballardini. Con ciò si vuole riaffermare come il calcio non sia una scienza esatta, come non sempre chi più prende e spende poi ottenga i risultati e come sia necessario mantenersi equilibrati nei giudizi, pena la “malacumpassa” infinita e continuata. “Il campo dirà” è l’unico modo onesto per poter evitare strafalcioni, in quanto poi se, per esempio, si propaganda ai quattro venti come il Parma sia “già salvo” per aver “tirato fuori i piccioli” a gennaio, ecco, si corre il rischio di fare la figura del coglione. Talora mantenersi prudenti non significa “non dire la cose” o “non avere i coglioni”, ma, al contrario, fondamentalmente non essere intimamente coglioni...

    A Udine per far punti
    A questo punto, per completare l’opera in proiezione salvezza, servirebbe il primo risultato positivo di MaZenga in trasferta. A Udine, contro una squadra forte ma non imbattibile, si può fare, a patto che i rossazzurri continuino sulla strada maestra indicata dal trainer milanese: organizzazione tattica, sacrificio e grinta. Non potrà sempre andare male, non si potrà sempre essere sfortunati come a Palermo! Fermo restando che gli etnei avranno a disposizione il match point (che significherebbe salvezza matematica) la domenica successiva al “Massimino” contro la Reggina, non sarebbe male, anche dal punto di vista psicologico, aggiungere un ulteriore sostanzioso tassello alla “costruzione” di Zenga facendo almeno un punto al “Friuli” contro il team dell’ex Marino, fuori dalla corsa Champions dopo la sconfitta di Genova, ma tuttora proiettato verso l’Uefa, veleggiando al settimo posto, a 3 lunghezze dal sorprendente Genoa di Gasperini. Il Catania ha fatto un solo punto nelle ultime 11 trasferte, ci vorrà maggiore attenzione, fino al 90’. Speriamo sia la volta buona. Let’s go, Liotru, let’s go!!!

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    CATANIA-LAZIO 1-0

    CATANIA (4- 1- 4- 1): Polito sv; Sardo 6 Silvestre 6 Stovini 6,5 Sabato 6; Biagianti 6; Mascara 6,5 (30' st G. Colucci sv) Izco 6 Giac. Tedesco 6 (26' st Baiocco sv) Vargas 6; Spinesi 6,5 (39' st Martinez sv). A disp: G. Rossi, Edusei, Morimoto, Silvestri. All.: Zenga 6,5 Falli commessi: 20 Fuorigioco provocati: 2

    LAZIO (4-3-1-2): Ballotta 6; Zau­ri 4 Rozehnal 5 Cribari 5 Kolarov 5,5; Dabo 4 Ledesma 5 Mutarelli 6; Meghni 5 (1' st De Silvestri 5,5); Bianchi 4,5 (7' st Pandev 6) Rocchi 5 (33' st Tare sv). A disp: Muslera, Radu, Mauri, Mudingayi. All.: D. Rossi 5,5 Falli commessi: 18 Fuorigioco provocati: 5

    ARBITRO: Celi di Campobasso 5,5 Guardalinee: Stefani e Faverani Quarto Uomo: Girardi

    MARCATORI: 34' pt Spinesi (rig.)

    ESPULSI: 33' pt Zauri ( L) per aver fermato un avversario avviato verso una chiara occasione da gol; 13' st Dabo ( L) per comportamento irriguardoso nei confronti dell’arbitro.

    AMMONITI: per gioco falloso Dabo ( L), Sardo ( C), Ledesma (L), Kolarov (L); per comportamento non regolamentare Zauri (L).

    NOTE: Angoli 5 a 2 per il Catania.

    Recupero: - pt, 3' st

  3. #3
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