CON TUTTO il rispetto, Walter Veltroni che viene a Milano per fondare il partito di sinistra del Nord o qualcosa del genere, non è ancora ben chiaro, fa venire in mente quei cinesi che vengono in Italia a fotografare le vetrine di Prada per copiare le scarpe e gli abiti e rifarli taroccati. È vero che non è brutalmente questo lo spirito con cui Veltroni è venuto ad incontrare i segretari del suo partito nella capitale del leghismo, ma in politica contano anche le apparenze e questa venuta al Nord oltre che frettolosa e inopportuna, in certe cose ci vuole anche un po’ di stile, appare soprattutto tardiva. Non ora doveva venire il segretario del Pd e soprattutto quelli che l’hanno preceduto, perché di questo bisogna dargli atto, non è su di lui e basta che si possono scaricare le colpe della sinistra, essendo l’ultimo arrivato alla guida del partito. I capi della sinistra, i loro dirigenti, i loro ministri sarebbero dovuti venire prima, non ora. Ormai i buoi sono scappati dalla stalla. Sarebbero dovuti venire quando il sindaco Letizia Moratti organizzò la marcia per la sicurezza e per tutta risposta la sinistra le organizzò una contromanifestazione, sperando di dividere la cittadinanza. E la diffenza fu che all’appello della Moratti risposero migliaia di milanesi e alla manifestazione della sinistra erano due gatti. Due. Non di più.
Quel fiasco avrebbe dovuto avvertire che i timori sulla sicurezza dovevano essere ascoltati. Invece no. Quella della Moratti fu liquidata come una marcia della destra, aggiungendo un altro errore ai tanti già commessi. E ha un bel dire Veltroni ora, che fa l’offeso con il sindaco di Milano perché gli ha ricordato di essere stata da lui accusata di voler strumentalizzare a fini elettorali il problema sicurezza. Non solo la sinistra radicale ma tutta la sinistra, compresa quella di Veltroni, hanno sempre avuto più riguardi nei confronti dei colpevoli che delle vittime. E se invece la Lega e il centrodestra hanno fatto il pieno una ragione sta proprio qui, nell’aver saputo ascoltare le ragioni di quanti sono e si sentono minacciati.
La conclusione con cui si è chiuso il vertice del Pd lascia perplessi quanto l’inizio: la costituzione di un plenum di segretari e sindaci rappresentativo delle varie realtà regionali. Sembra più un mezzo per correggere un difetto di comunicazione interna che per meglio udire le richieste dei cittadini.
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