eutropio che rappresenta la grande tradizione liviana
ci rende edotti, che il senato, rifiutando la pace con Pirro, fece sapere al re che «fintantoché non lascerà l'italia [cioè la penisola appenninica], non ci potrà essere pace tra lui e i Romani» (2.13.1). Del resto, come abbiamo visto in precedenza, già nel trattato con Cartagine del 306 Roma aveva riservato alla sua sfera d’influenza l’Italia intesa proprio in questo modo. Negli anni compresi nella perduta seconda decade di Livio (292-219), quando il potere di Roma si estendeva decisamente al di là della penisola, la terra Italia diventò un concetto del diritto "religioso romano:" nel 210 il senato si oppose alla nomina di un dittatore in Sicilia, dunque fuori dell’ager Romanus, «il cui confine è l’Italia» (Livio 27.5.15), nel 205 invece non si arrivò al consueto sorteggio delle province consolari, dal momento che a uno dei consoli, che allora ricopriva l’ufficio di pontifex maximus, i doveri religiosi non consentivano in ogni caso di lasciare l’Italia. Risale senza dubbio a questo stesso periodo il principio, valido in teoria ancora in epoca imperiale, per cui la proprietà individuale “quiritaria” (dominmm cx iure Quiritium) del cittadino romano era limitata al territorio dell’Italia (1- Catalano, Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. Mundus, templum, urhs, ager Italia, in Aufstieg und Niedergang..., cit., 2.16.1, pp. 440-553, spec. pp. 525-547).

saluti.