Si potrebbe dire che ciò che segue spiega, teoricamente almeno, l'o­rigine e la ragione di essere della diversità delle condizioni umane; seb­bene questo argomento non sembra riallacciarsi direttamente allo studio deirArcheometra, è tuttavia necessario trattarlo qui.
Tutte le tradizioni sono concordi nell'insegnare che l'umanità terre­stre discende da quattro razze primordiali, la cui mescolanza ha formato un gran numero di razze secondarie; noi lasceremo momentaneamente da parte, per riprenderla in seguito, la questione di sapere se queste quattro razze hanno avuto un ceppo comune o sono interamente distinte nelle loro origini (1). Noi ricorderemo semplicemente che le loro rispettive tra­dizioni hanno per simbolo quattro fiumi nati da una stessa fonte princi­piale, e che scorrono verso i quattro punti cardinali, lungo i fianchi di una montagna sulla quale riposa il Libro della Vita che contiene la Sacra Dottrina, e talvolta certi altri simboli sui quali avremo occasione di ritor­nare. Si può dire, usando una espressione biblica, che questa montagna santa è quella sulla quale si è fermata, ad un'epoca che noi lasciamo in­determinata, l'Arca della Tradizione, nella quale è contenuto il Palladio dell'Impero Sinarchico Universale (2).
Non cercheremo più a lungo, per il momento, se queste razze sono apparse sulla Terra simultaneamente o se vi si sono formate successiva­mente, né quali sono le regioni e le condizioni nelle quali hanno potuto avere origine. Per venire più rapidamente allo scopo che ci proponiamo

attualmente, trascureremo molti dettagli, che potremo poi sviluppare piamente.
Tutto quello che diremo, è che queste quattro razze sono distinte da un colore che è attribuito a ciascuna di esse, e che è simbolico, nello stesso tempo che si riferisce al colore della pelle propria a questa razza, secondo le differenze corporee determinate negli uomini dai loro rispetti, vi temperamenti (3); è dunque permesso supporre che, in molti casi, gli uomini hanno dovuto raggrupparsi secondo le loro affinità più ancora che secondo le loro origini. Tutti sanno che si distinguono le razze bianca, gialla, nera e rossa, e Fabre d'Olivet ha mostrato, nella sua Storia filoso­fica del Genere umano (che egli aveva presentato dapprima come uno studio dello Stato sociale dell'Uomo), che ogni razza ha avuto a sua volta una civiltà predominante. Ne sono derivati naturalmente, a diverse riprese, degli spostamenti dei centri delle Università principali o particolari nelle quali si conservavano le tradizioni. Si ammette comunemente che la Me­tropoli Sacra (simboleggiata dalla montagna di cui noi abbiamo parlato prima) è situata in Asia dopo l'inizio dei tempi detti storici, che coincide con il periodo conosciuto sotto il nome di Ciclo di Ram (4), periodo che alcuni hanno chiamato l'Età d'Oro, o ancora il Regno di Saturno, noi ve­dremo più avanti perché. A partire da questo centro, la razza bianca si estendeva al Nord, la razza gialla ad Oriente, la razza nera nel Mezzo­giorno, e la razza rossa ad Occidente (5).
L'Università centrale era sempre situata in una regione appartenente al­la razza dominante, che dava a questa regione il nome di Terra del Principio, Asiah (6), e quello di Terra Santa per eccellenza o di Terra Nobile, Aryavar- I ta; di là partivano gli istruttori incaricati di dare delle leggi ai diversi popoli secondo i caratteri specifici di questi, e anche degli inviati ai quali erano affi­date altre missioni (7). Gli uomini della razza dominante si chiamavano Àrya,


nobili (8), e, in altre lingue, Anakim (9) o Giborim (10), forti, potenti, e si dava loro un gran numero di appellativi differenti (11); ma tutto quello che si riferisce ad essi non deve essere considerato come riferito sempre alla stes­sa razza, poiché ogni razza ha dominato in certi tempi o in certi paesi.
Così, noi non cercheremo affatto quale fu la situazione geografica del-TAryavarta in tale o talaltra epoca (12), ma noi diremo che, indipenden­temente dalla spartizione generale della Terra fra le quattro razze, si for­marono frequentemente fra queste delle specie di associazioni, costituen­ti in apparenza delle società eterogenee, ma strettamente organizzate da una legislazione che, all'origine, interdiva sempre l'unione di questi diffe­renti elementi, per ragioni d'ordine e di selezione (se è permesso usare qui una espressione così moderna). Talvolta, era tutta una nazione, co­me il popolo ebraico, alla quale il suo legislatore, per le stesse ragioni, interdiva le unioni con i popoli stranieri, e questo popolo si suddivideva in se stesso in un certo numero di tribù nettamente separate (13).
ciale che gli era dato, nome la cui attribuzione era sempre accompagnata da una cerimonia rituale che consacrava l'ammissione del bambino nella collettività alla quale doveva appartenere. L'attribuzione del nome non deve essere confusa, come lo è stato più tardi nelle religioni exoteriche, con l'iniziazione o la seconda nascita, al momento della quale l'indivi­duo riceve un secondo nome, nello stesso tempo che egli assume una nuo­va individualità, distinta dalla sua individualità profana (17).
Questo dimostra che, se la casta, che determina la funzione sociale di ciascuno, è spesso di fatto ereditaria, per effetto della selezione di cui abbiamo parlato, non lo è in principio né dall'origine. D'altra parte, si deve considerare irregolare ogni società in cui le caste non sono distinte, difetto d'organizzazione che comporta la distruzione di ogni vera gerar­chia, e, in seguito, il regno del despotismo, tirannia di un solo uomo, o dell'anarchia, tirannia delia moltitudine (18).
È evidente che, nelle società irregolari, essendo ignorati la formazio­ne, archeometrica e il valore geroglifico dei nomi, le regole che indichia­mo non sono affatto applicate nella loro attribuzione. Se tuttavia esse lo sono talvolta di fatto, come lo si constata da alcune deduzioni onomanti-che, è in un modo puramente istintivo e inconscio (19); mentre nelle col­lettività regolarmente organizzate e gerarchizzate la casta è determinata coscientemente, donde risulta che, salvo alcuni errori sempre possibili nel­l'applicazione umana della Legge, ciascun individuo occupa nella società la condizione che conviene alla sua natura (20).
Stabilito ciò, faremo notare che debbono esserci normalmente quat-o caste, suscettibili d'altronde di suddivisioni più o meno numerose, e



corrispondenti alle quattro classi principali nelle quali si divide natural­mente la società Sinarchica (21). E precisamente quello che troviamo in India dove le quattro caste sono stabilite secondo questa divisione (22); i Bràhmana, autorità spirituale e intellettuale, sacerdozio e insegnamen­to; gli Kshatriya, potere regale e amministrativo, nello stesso tempo mili­tare e giudiziario; i Vaishya, potere economico e finanziario, industria e commercio (23); infine gli Shùdra, cioè il popolo (24), la massa dei con­tadini, degli operai e dei servitori, il cui lavoro è necessario per assicura­re la sussistenza materiale della collettività, ma che non fanno parte inte­grante dell'organismo sociale, non partecipando direttamente alla sua vi­ta, e non sono ammessi all'iniziazione, mediante la quale gli uomini del­le tre prime caste diventano nati-due-volte, (Dwija); infine, bisogna ag­giungere a queste quattro caste tutti gli individui che, per delle ragioni qualsiasi, si trovano completamente al di fuori dell'organizzazione socia­le regolare.
D'altra parte, l'iniziazione comporta più gradi ai quali non tutti pos­sono pervenire; la distinzione dei grandi misteri e dei piccoli misteri è troppo conosciuta perché vi sia bisogno di insistervi. I Vaishya non sono
ammessi che ai piccoli misteri, che si estendono solamente al dominio individuale; la Conoscenza universale costituisce i grandi misteri, riser­vati alle due prime caste, e che, considerati dal punto di vista delle appli­cazioni, comportano l'iniziazione sacerdotale, quella dei Brahmani, e l'i­niziazione regale, quella degli Kshatriya (25). La costituzione della socie­tà anarchica mostra con evidenza la superiorità delle funzioni dei Brah-mana su quelle degli Kshatriya, dunque la supremazia dell'iniziazione sa­cerdotale sull'iniziazione regale, supremazia che è caratteristica dell'or­ganizzazione teocratica (26).
La rivolta degli Kshatriya contro l'autorità dei Brahmana ha dato na­scita, dopo l'inizio del Kali-Yuga, ad un gran numero di eresie, di cui le principali, in India, sono quelle dei Jainas e dei Buddhas (Buddisti); gli uni e gli altri rinnegano la Dottrina tradizionale contenuta nei Libri Sacri, e gli ultimi arrivano fino a sopprimere completamente la distinzio­ne delle caste, che, non staremo troppo a ripeterlo, è la base e la condi­zione essenziale di ogni organizzazione regolare (27).
legate alla sfera di Sani o Saturno, e le funzioni regali a quella di Briha-spati o Giove per il potere giudiziario (31), e a quella di IMangala o Mar­te per il potere militare; questo, ben inteso, deve essere preso in un sen­so puramente simbolico.
Noi dobbiamo ora ritornare al fatto, posto da noi fin dal principio, che gli uomini sono divisi in quattro razze, come sono suddivisi in quat­tro caste, e forse per le stesse ragioni, cioè in seguito alle condizioni alle quali sono sottomesse le individualità terrestri. A tutti quelli che sanno quello che fu il Ciclo di Ram, sarà facile comprendere, secondo quanto precede, che, a questa epoca, e in seguito ad avvenimenti il cui racconto ci porterebbe troppo lontano dal nostro argomento, fu stabilita nell'Im­pero Sinarchico Universale una legge che assimilava i popoli e le tribù di razza bianca ai Brahmana quelli di razza rossa agii Kshatriya di razza gialla ai Vaishya (32), e quelli di razza nera ai Shùdra. Noi possiamo di­re immediatamente che fu là, in India, l'origine delle caste tali e quali vi esistono ancora oggi, almeno per tutti quelli che si riallacciano alla Tra­dizione ortodossa e regolare.
Fu così senza dubbio in principio, se non in virtù di una legge espres­samente formulata fin dall'inizio, a partire dal momento in cui, in segui­to alla scomparsa di Atlantide (33), la razza rossa perse la supremazia, e dove la sua tradizione, ad eccezione di alcuni centri particolari (tali co­me i Templi dell'Egitto e dell'Etruria), passò nelle mani dei Druidi Préra-miti, cioè del Sacerdozio della razza bianca. Tuttavia, la distinzione fra le due razze dovette cancellarsi in seguito a una fusione quasi completa,



fusione che non si verificò d'altronde che dopo una lotta di cui si ritrova traccia nella storia di Parashu-Ràma (34), ma che era un fatto compiuto all'epoca di Ram (Shri-Ràma o Ràma-Chandra). È dunque piuttosto sim­bolicamente che il colore bianco è attribuito alla casta sacerdotale, e il colore rosso alla casta reale (35); d'altronde, la razza rossa non rappre­senta primitivamente l'elemento guerriero, e non prende questo ruolo che in seguito alla decadenza della razza nera, che Rama (36) raggiunse fino ai suoi ultimi rifugi (guerra contro Ràvana, tiranno di Lanka).
Aggiungiamo che le due prime caste, i Brahmana e i Kshatriya, han­no in comune la denominazione d'Àrya, che non viene concessa che con qualche restrizione ai Vaishya, e che è sempre rifiutata agli Shudra, co­me pure agli individui senza casta (Chàndàla). Questa denominazione non è dunque altra cosa che una specie di titolo, un qualificativo di certe ca­tegorie sociali; questo qualificativo finì per corrispondere a certi caratteri etnici, a causa delle condizioni che noi abbiamo definite precedentemen­te, ma l'esistenza originaria di una pretesa razza ariana non è che una ipotesi fantasiosa di alcuni studiosi moderni (37).
Se noi consideriamo le funzioni delle differenti caste nella società con­siderata come un organismo, o più esattamente come un essere vivente, noi vediamo che i Brahmana costituiscono la testa, che corrisponde nel­l'individualità totale allo spirito o principio pneumatico (38), gli Kshatriya al petto, che corrisponde all'anima o principio psichico (39), e i Vaishya al ventre, che corrisponde al corpo o principio ilico (40). Quest'ultimi ela-
borano il prodotto del lavoro puramente materiale e meccanico degli Shu-dra, in modo da renderlo assimilabile all'organismo sociale; per ciò che riguarda il ruolo delle due caste superiori, si può dire che quello dei Brah­mani consiste essenzialmente nella contemplazione (teoria), e quello de­gli Kshatriya nell'azione (pratica) (41). È per questa ragione che, consi-drando le caste, non più solamente sul piano individuale e sociale, ma, in ragione del loro stesso principio, nella totalità degli stati d'essere del­l'Uomo Universale (che contiene in sé tutte le possibilità d'essere), si con­sidera il Brahmano come il tipo e il rappresentante della categoria degli esseri immutabili, cioè superiori al cambiamento e a ogni attività, e lo Skhatriya come quello degli esseri mobili, cioè degli esseri che apparten­gono al dominio dell'azione (42).
Si sa che l'Uomo Universale, FAdam-Kadmòn della Qabbalah è iden­tico ad Adhi-Manu e che questo considerato come manifestazione di Brah-mà (o del Verbo Creatore), è Prajapati, il Signore delle creature, che egli contiene tutte in principio e che sono considerate come costituenti la sua discendenza (43). È dunque facile comprendere la ragione per la quale secondo il Veda, Pradjapati generò il Brahmano dalla sua bocca (44), lo Kshatriya dal suo braccio, il Vaishya dalla sua anca, poiché si ritrova qui la corrispondenza con la divisione ternaria del corpo, tale quale la indi­chiamo; quanto allo Shùdra, nacque, sotto i piedi di Prajapati; dalla ter­ra, che è l'elemento nel quale si elabora il nutrimento corporeo.
Nel Trigono della Terra dei Viventi (dove si penetra con la nascita iniziatica), gli altri due colori sono il rosso, colore dello Spirito Santo, e il blu, colore della Vergine Celeste, Il rosso rappresenta qui il Potere amministrativo, che, per essere regolare, deve procedere dall'Autorità spi­rituale, come lo Spinto Santo procede dal Padre (49); è dunque il colore degli Kshatriya, ed esso rappresenta l'elemento attivo (50). 11 blu, d'altra parte, rappresenta l'elemento plastico, cioè, in questo caso, materiale; di conseguenza, è il colore di Vaishya (51).
Infine, il nero, che non è che la negazione della luce, simboleggia la casta dei Shùdra, quella che non esiste dal punto di vista spirituale, poiché essa non partecipa alla Tradizione, o, per impiegare un altro lin­guaggio, non è ammessa nella Comunione dei Santi. Sono gli Ilici, che, non essendo affatto segnati dal sigillo dell'iniziazione, saranno gettati nel­le Tenebre Esteriori, secondo il Vangelo, mentre quelli che hanno rice­vuto la Parola sacra, essendo stati battezzati d'acqua e di spirito (cioè es­sendo pervenuti allo stato di Psichici, poi a quello di Pneumatici), pene­treranno nel Regno dei Cieli, dove, come è detto nell'Apocalisse, «essi si terranno davanti il Trono dell'Agnello, con il quale vivranno e regne­ranno nei secoli dei secoli».

René Guénon