L’intervista «Non ostacoleremo l’oleodotto dall’Asia centrale, in Europa spazio per tutti»
Medvedev: Gazprom con Eni in Libia
Il manager: fidatevi, il gas russo non mancherà. Nessuna minaccia per la Ue
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA — L’immagine di una Russia impegnata a stringere il cappio energetico attorno al collo dell’Europa occidentale proprio non gli va giù. Anche perché se fosse vera, sarebbe lui a manovrare la corda quale direttore generale di Gazpromexport, la divisione del colosso russo del gas che gestisce tutte le esportazioni. Aleksandr Medvedev (nessuna parentela con il presidente eletto Dimitri) che dal 2005 è anche vicepresidente del comitato di gestione dell’intero gruppo energetico, respinge con decisione in questa intervista con il «Corriere» le accuse che vengono avanzate nei confronti della sua società e del governo russo. «Proprio in questi giorni ricorrono i quarant’anni dall’inizio delle forniture di gas all’Europa occidentale. Quarant’anni di sicurezza, affidabilità e precisione, anche nei momenti più turbolenti, dalla Guerra Fredda allo scioglimento dell’Urss ».
E questo vostro interessamento per il Nord Africa, l’altra regione dalla quale l’Europa acquista metano?
«È naturale, perché vogliamo essere sempre di più un gruppo internazionale e diversificato, sia per quanto riguarda la produzione che le aree geografiche. In Libia ci stiamo da tempo. Abbiamo acquisito una parte degli asset della tedesca BASF e ora ci stiamo accordando con l’Eni per lavorare assieme. Naturalmente ci vuole il consenso del governo libico e la questione è stata discussa dal nostro presidente Putin con il leader Gheddafi».
Si prospetta anche la costruzione di un nuovo gasdotto?
«Ne stiamo parlando e certamente noi, assieme alle aziende dell’Eni, sappiamo come fare i gasdotti sottomarini».
Tutto questo per diventare sempre di più i principali fornitori dell'Europa?
«Sì, ma senza nessuna seconda intenzione. Le stime più prudenziali dicono che già nel 2015 ci vorranno cento miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 560 miliardi del 2006. Nel 2030 saranno duecento miliardi. Tutti i gasdotti saranno utili».
La Russia però osteggia il progetto Nabucco che vuol portare direttamente in Europa il gas dell’Asia Centrale senza passare per la vostra rete.
«Noi non siamo contrari al gasdotto Nabucco. Io sono convinto che le esigenze dell’Europa saranno tali da dare lavoro a tutti. Nabucco non è un nostro concorrente».
Fatto sta che già oggi un terzo di tutto il gas consumato in Europa passa per le vostre mani. È sempre più diffuso il timore che la Russia voglia usare l’energia come arma di pressione.
«Non è assolutamente vero e la continuità delle forniture sta lì a dimostrarlo. Inoltre abbiamo appena prolungato i contratti con i nostri clienti europei. Fino al 2035 con l’Italia, la Ruhrgas tedesca e la Repubblica Ceca; fino al 2030 con la Francia; fino al 2027 con l’Austria e fino al 2025 con la Finlandia. Questo vuol dire quantità già fissate e meccanismi per la determinazione dei prezzi già concordati. L’idea che si possa usare il gas come strumento politico è assurda. E poi, come tutti sanno, i gasdotti sono vincolanti per chi sta a valle ma anche per chi sta a monte. Noi pure non possiamo che vendere gas all’Europa, visto che siamo legati dalle condutture. Più del 60% dei nostri introiti derivano dalle esportazioni».
Ma con l’Ucraina le cose sono andate diversamente nel gennaio del 2006.
«In quel momento si era deciso, di comune accordo, di passare a un sistema internazionale di determinazione dei prezzi e delle tariffe. Ripeto, non fu una nostra idea ma una decisione comune. Poi non si arrivò a nessun accordo su un nuovo contratto. Ancora oggi ci sono problemi con il pagamento delle forniture arretrate. Gas che abbiamo consegnato ma non è stato pagato».
E la Rivoluzione Arancione non c’entra nulla?
«Quella avvenne nel 2004 e noi continuammo a fornire regolarmente il gas, come facemmo con la Georgia quando cambiarono presidente nel 2003. Come vede, non c’è alcun fondamento nella teoria dell’uso politico del gas».
E perché allora la Russia non ratifica la Carta dell’Energia?
«Sono d’accordo che bisogna definire un quadro di riferimento generale, ma la Carta non va bene perché è unilaterale: tiene conto solo delle esigenze degli importatori e trascura del tutto gli interessi dei produttori e dei consumatori finali».
Gazprom è interessata a nuovi investimenti e nuove acquisizioni?
«Se si presenta l’occasione si, ma non abbiamo nulla di specifico in mente. Decidiamo caso per caso».
In Europa si vogliono porre paletti all’ingresso delle imprese russe controllate dallo Stato.
«Questo è un fatto curioso. Da noi imprese straniere, compresa l’italiana Enel, partecipano alla privatizzazione della Rao UES, il gruppo elettrico. Acquisiscono perfino il controllo di aziende che sono strategiche. E nessuno dice niente, nessuno afferma che questo mette in pericolo la nostra sicurezza nazionale. Ma in Europa si grida subito al pericolo».
Avevate pensato di entrare nell’azionariato di Snam Rete Gas?
«Non ne abbiamo mai discusso».
Come venderete in Italia i tre miliardi di metri cubi annui di gas che vi spettano in base all’accordo con l’Eni?
«I contatti sono a buon punto e presto potremo annunciarlo. Ovviamente seguiremo le regole esistenti. D’altra parte abbiamo già una buona esperienza in Gran Bretagna e in Germania».
Fabrizio Dragosei
22 aprile 2008
http://www.corriere.it/economia/08_a...4f486ba6.shtml
Il tutto dopo il vertice di Villa Certosa.




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