Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Alitalia deve chiudere

  1. #1
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    Predefinito Alitalia deve chiudere

    Dopo l’ennesima pantomima messa in scena dal cappellano magico, con la cordata dei “presunti coraggiosi”, che acquisiscono una società con le sole cose buone, scaricando sui contribuenti oltre 20 anni di politiche fallimentari, credo sia opportuna una presa di posizione chiara e coraggiosa. Da repubblicani. Ma quelli di una volta, che non avevano paura di dire la verità, e cioè: non vi alternativa al Fallimento dell’Alitalia. La respirazione bocca a bocca non serve più. Il paziente è già morto. Per colpa di amministratori scellerati. Di un sindacato anti-storico. Di una politica e di politici men che mediocri. Ma soprattutto per colpa del libero mercato. E’ questo il vero punto. E’ il libero mercato che ha consentito e consente di viaggiare a costi contenuti. E’ il libero mercato che ha affondato Alitalia. Ed è giusto che affondi. L’ultimo tentativo, quello di Air France di prendersi Alitalia, sotto Prodi., è fallito non per ostruzionismo. Ma per colpa dell’aumento del petrolio. Tutti gli indicatori economici, mostrano, è notizia di oggi, che le compagnie aeree da qui a 2 anni contrarranno i loro margini. E’ un’Alitalia o Cai come si chiamerà la futura armata Brancaleone, quali prospettive ha di rimanere competitiva sul mercato? Si dice ma, noi dobbiamo avere la compagnia di bandiera per la politica turistica. Ma perché, da quale giorno è iniziata la politica turistica in Italia? Dunque, sarebbe ora che anche la stampa la smettesse di celebrare ciò che non è da celebrare: il rinvio di una fine che è già nei fatti.

  2. #2
    la Banda Fratelli
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    Caro Giuseppe se le persone viaggiano meno (minore domanda per le compagnie) e le questioni internazionali (Sviluppo di Cina, India; vecchi e nuovi teatri di guerra) danno vita a speculazioni che fanno schizzare alle stelle il prezzo del petrolio la colpa non è mica del libero mercato...

    Se bloccassimo i costi di volo oltre ad Alitalia assisteremmo al fallimento di tanti altri vettori piccoli e grandi.

    E' colpa della crisi economica mondiale. Per uscirne l'unica soluzione è liberalizzare il mercato in modo da competere con i colossi orientali, ridurre la dipendenza dal petrolio, razionalizzare la spesa pubblica e con i soldi ricavati ridurre la pressione fiscale. Quando i cittadini avranno qualche soldo in più saranno propensi a viaggiare in aereo...

  3. #3
    la Banda Fratelli
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    Con dei buoni manager, un buon sindacato e più libertà economica, Alitalia avrebbe ridimensionato i profitti ma anche i costi licenziando il necessario, ammodernando, rilanciando i servizi con operazioni di marketing, male che vada vendendo qualche slot e di sicuro sarebbe sopravvissuta alla crisi economica.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Caro Giuseppe se le persone viaggiano meno (minore domanda per le compagnie) e le questioni internazionali (Sviluppo di Cina, India; vecchi e nuovi teatri di guerra) danno vita a speculazioni che fanno schizzare alle stelle il prezzo del petrolio la colpa non è mica del libero mercato...
    Ma se per fare un esempio tra i tanti, io porto la mia famiglia a Budapest con un volo a/r low cost spendendo in tutto 154 euro mentre con Alitalia ne avrei spesi tra gli otto e novecento,il libero mercato ho l'impressione che qualcosa c'entri...
    omar proietti

  5. #5
    la Banda Fratelli
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    Ma se per fare un esempio tra i tanti, io porto la mia famiglia a Budapest con un volo a/r low cost spendendo in tutto 154 euro mentre con Alitalia ne avrei spesi tra gli otto e novecento,il libero mercato ho l'impressione che qualcosa c'entri...
    Le compagnie low-cost sfruttano al massimo aeromobili nuovi e tutti uguali così da rendere semplice la manutenzione. Generalmente si appoggiano ad aeroporti più economici. Semplificano la vendita del biglietto tramite Internet.
    Spesso attuano sistemi per massimizzare i profitti nel rapporto (biglietti venduti)/(spese volo) quali l'underbooking (lasciare a piedi i passeggeri se non v'è il tutto esaurito) e l'overbooking (lasciare a piedi i passeggeri nel caso in cui ci sono troppe prenotazioni). Poi si fanno pagare a parte certi servizi aggiuntivi, tasse, supplementi carburante naturalmente poco pubblicizzati. Le primissime prenotazioni hanno prezzi stracciati mentre le ultime molto salati. Spesso non si possono prenotare i voli con largo anticipo.

    Insomma ci sono dei pro e dei contro nel low-cost. Occorre essere svegli ed attenti a non farsi fregare. Le spese in aggiunta al prezzo del biglietto potrebbero far salire la spesa complessiva ai livelli delle compagnie tradizionali. In più i rischi succitati.

    Al contrario le grandi compagnie sono più trasparenti e sicure (dal punto di vista che il volo abbia luogo).

    Per quanto riguarda la sicurezza aeroportuale (prevenzione incidenti), l'ENAC controlla tutte le compagnie allo stesso modo.



    PS
    Se l'Alitalia non ha retto la concorrenza è per sua incapacità manageriale sopratutto per quanto riguarda la gestione delle spese.

  6. #6
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    L'Alitalia ha mantenuto costi e un numero di personale che non si poteva permettere e da dieci anni a questa parte non fa che drenare denaro pubblico divenendo un vero pozzo senza fondo(e qui le colpe sono da dividersi equamente tra governi di centrodestra e di centrosinistra..). Oggi quest'ultima trovata di volerla salvare a tutti i costi gravando ancora una volta sui contribuenti italiani. In più la nuova compagnia,la quale prenderà il suo posto senza pagarne i debiti, diventerà monopolista sulla tratta più remunerativa ovvero la Milano-Roma. Alla faccia della Rivoluzione Liberale...

  7. #7
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    Comunicato stampa del FUR pubblicato da www.ecodelpalazzo.com

    Alitalia: Arsena (FUR) Marrazzo ha chiuso tre ospedali, non butti soldi in Alitalia
    Repubblicani all'attacco di Marrazzo



    "Con l'eventuale ingresso di Marrazzo nella cordata Alitalia siamo alla farsa nella farsa: la Regione Lazio ha già chiuso tre ospedali per bancarotta, ci manca solo che butti altri soldi dei contribuenti per resuscitare un cadavere". Lo afferma in un comunicato il coordinamento del Forum per l'Unità dei Repubblicani. "Sulla cordata dei "presunti coraggiosi", che scaricano sui contribuenti oltre vent'anni di politiche fallimentari, che acquisiscono una società con le sole cose buone e che se tutto va bene si divideranno gli utili –continua la nota - crediamo sia opportuna una presa di posizione netta e chiara:non vi è alternativa al fallimento della compagnia. La respirazione bocca a bocca non serve più, il paziente è già morto." I repubblicani unitari, che lavorano ad un nuovo progetto liberaldemocratico per il Paese, proseguono: "E' il libero mercato che ha affondato Alitalia. Ed è giusto che affondi. Quando una grande compagnia resta per decenni in mano ad amministratori scellerati, a sindacati antistorici, a una politica mediocre, incapace di sviluppare una seria politica turistica, il finale è segnato. A Marrazzo e ai suoi debiti l'onore di chiudere il sipario".

  8. #8
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    La farsa Alitalia tra cappi al collo e fumo negli occhi


    Su Alitalia l'accordo Cai-sindacati è stato trovato.
    Ma acqua ne deve passare sotto i ponti prima di poter dire se tutto il processo approderà ad un lieto fine, o si risolverà in un flop o in un danno.
    Bisogna capire se e quale partner straniero parteciperà all'operazione, con quali ripercussioni, in che modo verranno ripristinate le rotte negli hub italiani, le possibilità di sviluppo di Linate, Malpensa e Fiumicino, che tipo di organizzazione interna si darà la nuova società, se sarà in grado di abbattere sprechi, privilegi, pessime consuetudini, e soprattutto se il mercato ne beneficierà in termini di vantaggi per il consumatore.

    Fino ad oggi abbiamo assistito ad un brutto spettacolo recitato da un gruppo di teatranti improvvidi e improvvisati, e solo un miracolo potrà convertire una farsa in un capolavoro.
    Ecco la presentazione della compagnia cantante.

    Anzitutto il governo Prodi, reo non tanto di voler svendere ad Air France un carrozzone, ma soprattutto di aver trascurato la soluzione delle implicazioni sul sistema aeroportuale italiano, e senza puntare ad una politica di rilancio turistico in generale, che è una delle condizioni di fondo per uno sviluppo del traffico aereo nostrano.

    Poi Berlusconi, che ha fatto leva sul pathos nazionale, offrendosi come salvatore dell'italianità della compagnia. Con l'aiuto di Prodi ha favorito un ulteriore prestito per prolungare la respirazione bocca a bocca del cadavere, sottraendo gli ultimi fondi residui destinati alla ricerca scientifica. Ha creato una "cordata brancaleone" dal nulla, che ha fiutato l'affare di spalmare i debiti sui cittadini e di riscattare gli eventuali utili della nuova compagnia.

    Quindi la compagine sindacale CGIL-CISL-UIL-piloti e assistenti di volo: tutti a puntare i piedi per il mantenimento di privilegi assurdi, di stipendi e trattamenti lunari, di sprechi inaccettabili.

    In ultimo, il finale del primo atto, marcato CGIL-PD.
    Tagliato fuori da un'operazione che ha tenuto banco per mesi interi, Veltroni non poteva continuare a guardare i presunti "successi" dell'esecutivo e si è svegliato all'ultimo minuto. Ha concordato con l'amico Epifani di spingere al fallimento della compagnia, salvo poi ritagliarsi il ruolo di quello che ha convinto la CGIL e salvato la Patria. Un gioco delle parti reso ancora più patetico e ridicolo dall'infantilismo con cui, ad accordo concluso, il Bruco ha preteso di intestarsi i meriti.

    La verità è che se Alitalia fosse fallita (e non è detto che questo non possa ancora succedere) sarebbe stato meglio per tutti.
    Dispiace che un marchio nazionale scompaia, certo. Ma in ultima istanza noi siamo consumatori e contribuenti. Cosa se ne fa il mercato di un'azienda cronicamente in perdita, che offre al cittadino un regime di monopolio su alcune rotte, a prezzi elevati, con bilanci in rosso che gravano come un supplemento per tutti, viaggiatori e non?
    Che insegnamento dà alla collettività una vicenda che lascia impuniti politici e amministratori incapaci, ingordi e incoscienti?
    Che benefici offre al buon funzionamento del mercato la storia di un'azienda fallimentare che viene tenuta in vita (a spese dello Stato) a dispetto dei santi?
    E infine, futile amarcord a parte, non sarebbe stato molto meglio che sulle rotte Alitalia si fosse aperta una sana concorrenza tra le varie compagnie con relativi benefici sui prezzi (e il riassorbimento di personale), e che gli hub italiani si riorganizzassero sulla base di nuove strategie?

    In calce, un'avvertenza per i supporters del made in Italy a tutti i costi. Bando al fumo negli occhi: quella che si configura non è più Alitalia. Le compagnie straniere uscite dalla porta rientrano dalla finestra. E l'azienda, se dovrà funzionare, sarà per forza interamente ripensata. Perché se continua a vivere una struttura in mano a sindacati ottusi e onnipotenti e ad una politica che la usa a proprio piacimento (Scajola docet....), amici, il cappio al collo dell'italianità ritornerà a stringersi.

 

 

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