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Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    campodimarte
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    Predefinito Lo strano federalismo all'italiana

    Lo strano federalismo all'italiana

    "Regaleremo il federalismo agli italiani", ha detto Umberto Bossi. "Vinciamo le elezioni e regaliamo il federalismo a Umberto", ha precisato Roberto Maroni. All’Umberto e all’Italia, dunque. Federalismo per tutti!
    E’ abbastanza recente per poter essere ritenuto attendibile uno studio degli artigiani di Mestre (in sigla CGIA) che nel 2007 ha effettuato e resa pubblica una elaborazione dei dati della Ragioneria generale dello Stato in cui raffronta il saldo finanziario di ciascuna regione italiana. Il saldo esprime la differenza tra le principali imposte che i cittadini di ciascuna regione pagano allo Stato centrale e i benefici che ritornano sul territorio sotto forma di trasferimenti statali alle amministrazioni locali.
    E qui qualche sorpresa la si trova. Perché se è vero che un cittadino lombardo ci rimette quasi seimila euro l’anno (saldo tra quanto paga e quanto riceve); è altrettanto vero che un cospicuo credito lo vantano anche i laziali. Il Lazio, appena dopo la Lombardia e però prima del Veneto, dà molto di più di quanto riceve. Un cittadino romano versa in media 5060 euro in più: il saldo finanziario negativo è evidente e nettissimo. Un romano dunque ci perde circa duemila euro in più di un concittadino del ricco nord-est (il Veneto ha un saldo pro-capite di tremila euro). A seguire gli emiliani, poi liguri, marchigiani, umbri e abruzzesi. Tra gli italiani che ci guadagnano, al primo posto, e siamo comunque nel nord, troviamo i valdostani (3198 euro pro capite), poi i trentini (2459 euro), i lucani, i siciliani, i sardi, i calabresi. Verso un quasi pareggio, i molisani, i campani e i pugliesi (rispettivamente ricevono a testa 496, 215 e 91 euro più di quel che danno).
    Si dirà: le due regioni del nord citate ricevono così tanto grazie alla autonomia speciale da sempre goduta. Perciò non fanno testo.
    Sul residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche, si è applicato - sempre nel 2007 - il Centro Studi Sintesi per conto di Unioncamere Veneto. Ha sviluppato i dati riferiti alla differenza tra quanto viene raccolto in tasse e quanto si spende di quei tributi su quei territori. Ancora una volta, la Lombardia riceve da ciascun suo contribuente più di quanto spende, pure i veneti e i toscani. Così, a saldo negativo, si trovano pure Marche e Piemonte.
    C’è dunque un’Italia che paga il conto del ristorante anche all’altra che invece non può permetterselo.
    E qui, una novità: i friulani partecipano al pasto ma non saldano. Lasciano agli amici il piacere di farlo (residuo fiscale di 2615 per ogni abitante). Anche i liguri (2285 euro procapite), oltre ai trentini, agli altoatesini e ai valdostani.
    Se la geografia non è un’opinione, e i conti fatti dalla CGIA di Mestre (poco pubblicizzati e ancor meno dibattuti) sono esatti, qualcuno (l’Umberto?) dovrebbe delle spiegazioni.
    Segnala una storia a: [email protected]

    (2 aprile 2008)



    http://www.versantejonico.com/news/?p=119

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  2. #2
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    Questa discussione e' gia' stata fatta, comunque se togli quanto c'e' di statale a Roma dovuto in quanto capitale di Stato (Camera, Senato, Qurinale e loro megaservizi, le decine i Ministeri con centinaia di migliaia di impiegati, le decine di Enti statali e parastatali, comandi generali di esercito, marina, aviazione, carabinieri, guardia di finanza, polizia, Aziende di stato come Alitalia e altro ancora), lo aggiungi alle circa trecento tra Ambasciate e Consolati esteri ed alle migliaia di imprese di beni e servizi che gravitano attorano a tutto l'ambaradan e che DEVONO essere in regola (corruzione da aggiungere a parte)...il reddito procapite del Lazio precipita nella seconda meta' della classifica come minimo.
    Se poi consideriamo che il turismo e l'indotto provocato dallo Stato del Vaticano all'economia di Roma e del Lazio, si scende verso fine classifica.
    Da tenere in considerazione anca il megafinanziamento annuale dovuto per la legge di Roma capitale che influenza per 60 miliardi (di Euro, non di lire) che e' una "sottrazione" per tutti noi ed un guadagno senza fatica in piu' per tale citta' e quindi per la sua regione.

  3. #3
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    [QUOTE=campodimarte;7720613]Lo strano federalismo all'italiana

    "Regaleremo il federalismo agli italiani", ha detto Umberto Bossi. "Vinciamo le elezioni e regaliamo il federalismo a Umberto", ha precisato Roberto Maroni. All’Umberto e all’Italia, dunque. Federalismo per tutti!

    Beh, se Bossi avesse davvero voluto il federalismo e se lui e Maroni ne avessero compreso i concetti più elementari, avrebbe potuto cominciare dalla Toscana e dalle Marche, dove la Lega ha ottenuto un seggio in ciscuna regione. In entrambe le regioni è stato eletto Paolini, ma siccome il terzo posto nelle Marche era stato assegnato dai centralisti Bossi e Calderoli a Brigandì, già condannato in primo grado dal tribunale di Torino a due anni per truffa aggravata ai danni della regione Piemonte, mentre in Toscana Paolini, che era al secondo posto (sempre imposto da Bossi e Calderoli) si è ritirato dalle Marche su ordine del dittatore e del suo lacché, queste sono toccate a Brigandì (Piemontese del sud) e la Toscana è andata al marchigiano, Paolini, appunto. Quindi la Toscana non ha avuto rappresentanti propri e le Marche neppure. Un bel tipo di federalismo, non c'è che dire! Io non ce l'ho con la Lega, ma con i suoi dirigenti. Per me la Lega è fatta dagli uomini che credono sinceramente nella possibilità di rinnovamento e di crescita del paese mentre i suoi dirigenti non sono altro che poverelli senza cultura e senza dignità, attaccati solo alla cadrega ed al potere, come giustamente aveva detto Miglio, anche lui usato immoralmente dai dirigenti leghisti che lo hanno ripescato, dopo un lungo silenzio, nei tre mesi precedenti alle elezioni. Ma se non ricordo male al suo funerale nessuno era presente. Vergogna! Questo è il vero federalismo dei dirigenti della Lega. Amen.

  4. #4
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    la discussione è già stata fatta...e risulta che i dati dell'unioncamere (che parlano di disavanzo della PA, attenzione) siano completamente diversi da quelli della cgia di mestre, che evidenzia un rapporto dare-avere (per le regioni del nord non a statuto speciale) di circa 3 o 4 a 1...
    e le considerazioni dell'articolo sono molto "di parte" provenendo da repubblica e sono improntate più sull'ideologia personale che non sui dati stessi, dato che le 2 fonti citate dicono 2 cose completamente diverse..poi è un articolo "politico" e accenna appena ai dati...Inoltre ad oggi TUTTI gli amministratori del Nord vogliono il federalismo fiscale, quelli di centrosinistra compresi!


    Federalismo fiscale: Italia tra gli ultimi paesi d’Europa. 3/4 tasse va allo Stato

    Lo sappiamo tutti, che con la vittoria del PdL, uno dei cardini del nuovo Governo sarà il federalismo fiscale: MA, l’Italia né ha veramente bisogno??...secondo una ricerca del Cgia di Mestre, sicuramente “sì”, l’italia infatti è uno dei paesi europei più centralista.
    Su ogni 100 euro di imposte il 78,1%, quasi tre quarti, va allo Stato centrale mentre solo il 21,9% va alle aministrazioni territoriali.
    In termini reali, a fronte di 432,1 miliardi di euro di entrate tributarie totali registrate nel 2006, 337,4 vanno all'erario e solo 94,6 miliardi alle amministrazioni locali. Ciò vuol dire che l'autonomia fiscale dei nostri territori, rispetto ai principali competitori, è ridotta al minimo.
    LA SITUAZIONE IN EUROPA
    In Spagna, il 53,9% va allo Stato e 46,1% agli enti locali.
    La Germania risulta molto federalista, il 49,2% va infatti allo Stato mentre il 50,8% ai laender.
    In Francia la situazione cambia con 59,9% di imposte allo Stato, 17,5% alle amministrazioni regionali infine un 22,9% agli enti di previdenza dal momento che in questo paese è la fiscalità a finanziare il sistema.
    Riccardo Capannelli

  5. #5
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    (regioni.it) C'è differenza tra quanto ricevono le Regioni in termini di trasferimenti e quanto danno allo Stato centrale in termini di imposte. E ciò pesa di più per le regioni del Nord, ad esclusione di quelle a statuto speciale.
    In testa c'e' la Lombardia con un saldo negativo pro capite pari a 5.360 euro per abitante. E’ il risultato di un' analisi dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre (http://www.cgiamestre.com) che ha fatto una comparazione tra le tasse versate dalle Regioni allo Stato e le somme che quest'ultimo
    restituisce in termini di trasferimenti.
    In Lombardia, di fronte ai 6.623 euro di tasse pagate da ogni cittadino - gli esperti dell'Associazione Artigiani mestrina si riferiscono all'Irpef, all'Irpeg, e all'IVA - lo Stato restituisce solo 1.263 euro (con un saldo negativo pari cosi' a 5.360 euro). E non va meglio nemmeno al Lazio, dove ogni residente versa 5.787 euro e se ne vede ritornare 1.359 (con un saldo negativo di 4.428 euro). Anche il Piemonte registra una situazione deficitaria. Di fronte ai 4.761 euro pro capite di imposte versate all'erario la regione piemontese e' all'ultimo posto per quanto gli viene restituito come valore assoluto: solo 881 euro facendo registrare un ''deficit'' di 3.880 euro pro capite. Sulla scia delle regioni maggiormente svantaggiate anche l'Emilia Romagna e il Veneto. Ogni contribuente emiliano-romagnolo che versa allo Stato 4.317 euro, ne riceve appena 900; con un saldo negativo quindi pari a 3.417 euro. I
    veneti, a loro volta, ne danno 3.915 e ne vengono loro restituiti 955. All'appello cosi' mancano 2.960 euro.
    A vivere, invece, ancor oggi una situazione di vantaggio nel meccanismo del dare/avere con lo Stato centrale - secondo lo studio della Cgia di Mestre - sono gran parte delle regioni del
    Sud e soprattutto quelle a statuto speciale. Alla Valle d'Aosta, infatti, vengono trasferiti dallo Stato 7.086 euro pro capite contro i 4.208 euro versati in tasse dai cittadini valdostani.
    Il saldo attivo e' di 2.878 euro. Cosi' come accade in Trentino Alto Adige dove si registra un saldo positivo pari a 1.719 euro pro capite. Ed anche in Basilicata la situazione non e' poi cosi' distante e il saldo tra dare ed avere pro capite raggiunge quota 1.232 euro. Mentre arriva a 829 euro in Sardegna, a 825 in Sicilia, a 570 euro in Calabria, a 332 euro in Molise a 133 euro
    in Campania.
    FEDERALISMO FISCALE: Confronto tra i trasferimenti statali e le
    imposte (*) versate allo Stato dalle Regioni italiane (2002).

    Regioni trasferimenti imposte diff.
    dallo Stato versate allo (euro)
    pro capite Stato
    (euro) pro-capite
    (euro)


    Valle d'Aosta 7.089 4.208 + 2.878
    Trentino Alto Adige 5.714 3.995 + 1.719
    Basilicata 2.617 1.385 + 1.232
    Sardegna 2.490 1.661 + 829
    Sicilia 2.274 1.450 + 825
    Calabria 1.652 1.082 + 570
    Molise 1.711 1.378 + 332
    Campania 1.538 1.406 + 133
    Puglia 1.399 1.439 - 40
    Abruzzo 1.174 2.194 - 1.021
    Umbria 1.289 2.742 - 1.452
    Marche 1.134 2.628 - 1.494
    Friuli V. G. 2.054 3.767 - 1.713
    Liguria 1.722 3.702 - 1.980
    Toscana 919 3.436 - 2.517
    Veneto 955 3.915 - 2.960
    Emilia Romagna 900 4.317 - 3.417
    Piemonte 881 4.761 - 3.880
    Lazio 1.359 5.787 - 4.428
    Lombardia 1.263 6.623 - 5.360

    Elaborazione Ufficio studi CGIA di Mestre su fonti varie.


    Conta che il valore elevato per il lazio deriva 1 dal fatto che c'è un enorme apparato statale e decine di enti con migliaia e migliaia di dipendenti pubblici, 2 (come dicevano anche i candidati sindaci di roma ieri a ballarò) a Roma mettono la sede tantissime società, e per cui li si riscuotono direttamente le imposte. Il lazio non si è mai distinto per essre molto industrializzato o con molte imprese come il nord. Ciò non toglie che sia messo molto meglio delle altre regioni del centro-sud

  6. #6
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    scusate padanisti ma una domanda mi viene spontanea.
    Nessuno della Lega osa accennare alla secessione.
    Neanche in una prospettiva futura !

    Qualcuno potrebbe pensare che ciò derivi dalla preoccupazione paterna da parte dei leghisti di non abbandonare il meridione nella miseria o da un rimorso di coscienza : quello di non abbandonare il sud nella merda dopo essersene impadroniti (nel 1860) e dopo averlo depredato.
    Ma se così fosse il ragionamento che dovrebbe fare un padanista corretto e leale sarebbe questo : "... cari meridionali ora ci prendiamo un po di tempo per rimettervi in piedi e per farvi diventare autonomi economicamente dopodicchè ci dividiamo amichevolmente e ognuno per la propria strada ..."

    Ma a quanto pare un discorso sulla divisione o sulla secessione non viene mai preso in considerazione dai leghisti neanche in una prospettiva molto futura.
    Si parla invece solo di federalismo fiscale.

    A cosa mira il federalismo fiscale ?
    Mira a creare una situazione in cui ogni regione italiana si mantiene da sè senza pretendere soldi da altre regioni: cioè le tasse non vanno a Roma ma vengono riscosse direttamente nelle regioni e utilizzate autonomamente nel proprio territorio.

    Ma a questo punto per un meridionale così come per un indipendentista padano sorge una questione molto semplice e spontanea ed è la seguente: ma una volta che ogni regione raggiunge la sua autonomia economica, perchè mai si dovrebbe continuare a rimanere uniti in uno stesso Stato ?
    A chi conviene questa unità italiana in una prospettiva di federalismo fiscale ?

    Perchè sinceramente è davvero molto strano che nessun leghista accenni più alla divisione dell'Italia .
    Forse che qualcuno è attratto dall'idea di avere la botte piena e la moglie ubriaca ?
    Del tipo: non spendere un quattrino per il sud ma allo stesso tempo dominarlo ?

    Insomma la dobbiamo fare sta divisione si o no ?

  7. #7
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    Predefinito Scontro Veneto-Trentino, secondo esposto alla Ue

    Scontro Veneto-Trentino, secondo esposto alla Ue
    Sono 150 gli albergatori bellunesi firmatari della denuncia per concorrenza sleale delle due Province "speciali"

    Belluno


    NOSTRA REDAZIONE

    Cresce la protesta degli albergatori bellunesi contro la «concorrenza sleale» del Trentino-Alto Adige nei confronti del Veneto. I firmatari dell'esposto presentato il 3 aprile alla Commissione europea sono saliti a oltre 150. Una nota integrativa è stata spedita martedì a Bruxelles dall'avvocato deputato Maurizio Paniz. Sulla clamorosa iniziativa permane il gelo dell'Ascom, che nel 2001 aveva già intrapreso senza successo analoga iniziativa quando commissario era Mario Monti.

    Nell'esposto bis, oltre che i nuovi nominativi, si sostiene che questa disparità trova origine nel sistema italiano, anche fiscale, in cui «cinque regioni a statuto speciale, a differenza delle quindici ordinarie, non solo trattengono le entrate dei propri territori, ma partecipano alla redistribuzione delle entrate fiscali centralizzate dello Stato».

    Il raffronto tra le risorse pubbliche di Veneto e Trentino-Alto Adige è evidente. L'Ufficio studi della Cgia di Mestre, comparando dati del 2002 ma tuttora attuali, ha calcolato le imposte pagate dalle Regioni allo Stato e quelle restituite sotto forma di trasferimenti. Mentre ogni veneto versa in media 3915 euro ricevendone solo 955 (-2960), i cittadini del Trentino-Alto Adige incassano 5714 euro avendone pagati 3995 (+1719).

    Se ci fosse bisogno di altre conferme, basta osservare i dati della Ragioneria generale dello Stato. Nel 2003 il Veneto ha contribuito per l'8,9\% al Prodotto interno lordo ricevendo una quota della spesa statale per il 6,6\%, mentre i vicini di regione hanno prodotto il 2,1\% per avere il 2,4\%. L'anno dopo questa forbice si è aperta di più. Confrontando la spesa statale per abitante si vede che nel 2003 lo Stato spendeva 6148 euro per ogni veneto e 10.892 per gli abitanti del Trentino-Alto Adige, nel 2004 un po' meno per i primi (6138) e molto di più (11.566) per i secondi, nel 2005 per il veneto 6277 e per i vicini 11.250.

    «Queste sperequazioni si riflettono sulle cifre che i Comuni sono in grado di stanziare per il turismo» protestano gli albergatori. L'Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie e il Cnr hanno calcolato che nel 2003 il Veneto ha potuto stanziare per il comparto 14 euro pro capite a fronte dei 147 e dei 75 messi a disposizione rispettivamente da Trentino e da Alto Adige.
    Flavio Olivo

    http://www.ilgazzettino.it/

  8. #8
    campodimarte
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    in un contesto federalista la questione energetica come sarà impostata? x esempio in basilicata c'è del petrolio, mentre in toscana c'è il massimo sfruttamento dell'energia geotermica... non vedo xchè queste 2 regioni dovrebbero regalare la propria energia a prezzi di favore alle altre regioni

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da campodimarte Visualizza Messaggio
    in un contesto federalista la questione energetica come sarà impostata? x esempio in basilicata c'è del petrolio, mentre in toscana c'è il massimo sfruttamento dell'energia geotermica... non vedo xchè queste 2 regioni dovrebbero regalare la propria energia a prezzi di favore alle altre regioni



    queste questioni con il federalismo fiscale non c'entrano nulla...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    scusate padanisti ma una domanda mi viene spontanea.
    Nessuno della Lega osa accennare alla secessione.
    Neanche in una prospettiva futura !

    Qualcuno potrebbe pensare che ciò derivi dalla preoccupazione paterna da parte dei leghisti di non abbandonare il meridione nella miseria o da un rimorso di coscienza : quello di non abbandonare il sud nella merda dopo essersene impadroniti (nel 1860) e dopo averlo depredato.
    Ma se così fosse il ragionamento che dovrebbe fare un padanista corretto e leale sarebbe questo : "... cari meridionali ora ci prendiamo un po di tempo per rimettervi in piedi e per farvi diventare autonomi economicamente dopodicchè ci dividiamo amichevolmente e ognuno per la propria strada ..."

    Ma a quanto pare un discorso sulla divisione o sulla secessione non viene mai preso in considerazione dai leghisti neanche in una prospettiva molto futura.
    Si parla invece solo di federalismo fiscale.

    A cosa mira il federalismo fiscale ?
    Mira a creare una situazione in cui ogni regione italiana si mantiene da sè senza pretendere soldi da altre regioni: cioè le tasse non vanno a Roma ma vengono riscosse direttamente nelle regioni e utilizzate autonomamente nel proprio territorio.

    Ma a questo punto per un meridionale così come per un indipendentista padano sorge una questione molto semplice e spontanea ed è la seguente: ma una volta che ogni regione raggiunge la sua autonomia economica, perchè mai si dovrebbe continuare a rimanere uniti in uno stesso Stato ?
    A chi conviene questa unità italiana in una prospettiva di federalismo fiscale ?

    Perchè sinceramente è davvero molto strano che nessun leghista accenni più alla divisione dell'Italia .
    Forse che qualcuno è attratto dall'idea di avere la botte piena e la moglie ubriaca ?
    Del tipo: non spendere un quattrino per il sud ma allo stesso tempo dominarlo ?

    Insomma la dobbiamo fare sta divisione si o no ?





    dominare il sud?? semmai sono i potentati economici e finanziari del nord che vogliono continuare a farlo...e i leghismi e gli autonomismi del nord in generale cn quei poteri non hanno mai centrato nulla, tant'è vero che i primi hanno sempre messo i bastoni tra le ruote dei secondi...soprattutto quando i secondi parlavano di secessione ed erano alquanto "pericolosi" per il sistema..
    basta vedere cosa scrivevano in quegli anni i giornali espressione di quei potentati..e cosa scrivono ancora oggi quando qualcuno prova ad alzare la cresta..

 

 

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