TRA ECOMOSTRI E REPRESSIONE:
LE LOTTE SOCIALI NELL'UMBRIA CHE VIVIAMO

Domenica 14 ottobre 2007, viene trovato morto nel penitenziario di Capanne (Perugia) Aldo Bianzino, arrestato due giorni prima per il possesso di alcune piante di cannabis, e barbaramente ucciso dalle percosse ricevute in quello stesso carcere (il corpo riportava ematomi al cervello, distaccamento del fegato, lesioni alla milza). Mentre altre morti violente entrano consecutivamente per mesi nel tormentone quotidiano dei media, su questo omicidio cala subito il silenzio complice dell'"informazione" di regime: la notizia scompare dalle cronache nel giro di tre giorni, al punto che oggi, a distanza di sei mesi, l'indagine viene archiviata, accreditando la tesi della morte naturale, negando che Aldo sia stato ucciso.
Il 23 ottobre 2007, a Spoleto, con uno smisurato spiegamento di mezzi militari e mediatici, sono tratte in arresto 5 persone con l'accusa di "associazione sovversiva con finalità di terrorismo": un reato previsto dall'articolo 270-bis del codice penale, introdotto dal Governo Berlusconi dopo l'11 settembre come estensione dell'articolo 270, risalente al Codice Rocco fascista, che consente gravi restrizioni della libertà personale. Contraddizioni della magistratura che non stupiscono noi anarchici: incaricato dal gip N. F. Restivo, conduce l'operazione il generale Ganzer, vice-comandante dei Reparti Operazioni Speciali del Corpo dei Carabinieri, lo stesso che deve rispondere al Tribunale di Milano di accuse quali "associazione criminale", " traffico di stupefacenti", "abuso e peculato" (Carlo Bovini in "REPUBBLICA" del 22 ottobre 2003).
Su quali basi si reggono le accuse ai cinque spoletini? Fin dall'inizio, esse sono apparse costruite, non su fatti e riscontri documentati, ma su un processo alle intenzioni. Come hanno rilevato anche vari quotidiani locali, il teorema accusatorio si è progressivamente sgonfiato rivelandosi basato in larga parte su arbitrarie interpretazioni di intercettazioni telefoniche ed illazioni non supportate da prove fattuali.
Oggi, quattro degli arrestati sono fuori del carcere, ma subiscono pesanti restrizioni delle libertà personali; Michele Fabiani, l'unico che si è sempre dichiarato apertamente anarchico, persona 'scomoda' in quanto impegnata nelle lotte sociali e nella denuncia degli scempi ambientali in Umbria, rimane segregato in galera e, dopo un lunghissimo e immotivato isolamento, ha visto respinta l'istanza di scarcerazione e subito l'ulteriore vessazione del trasferimento nel carcere di massima sicurezza di Sulmona.
Quale prezzo stiamo pagando, in Umbria e nell'Italia tutta, per la retorica della "sicurezza" sotto cui passano, con accordi bypartisan, le cosiddette "leggi antiterrorismo" (che colpiscono in realtà il dissenso e l'informazione critica), i provvedimenti per l'espulsione di lavavetri e immigrati (ultimi della terra destinati a fare sempre da scaricabarile), o la nuova legge sulle droghe che consente di accusare di spaccio e condannare ad anni di galera chi possiede, per proprio consumo, 15 o 20 grammi d'erba? A cosa conduce questo clima di brutale repressione? Chi controlla i controllori?
Non meno di altre regioni, l'Umbria benpensante, dove l'omertà si chiama "riservatezza", dove se si parla di camorra o traffico illecito di rifiuti tossici si pensa a Napoli e alla Campania, mai alle mafie velate di casa nostra, sta diventando, oggi, da un lato, territorio di insediamento stabile per emergenti cosche della malavita organizzata, dall'altro, teatro di sperimentazione per l'applicazione di nuove misure repressive rivolte a colpire chiunque disturbi i manovratori, chiunque critichi pubblicamente le istituzioni e gli interessi che esse coprono e tutelano. A dare fastidio, negli ultimi anni, sul territorio regionale, sono state soprattutto le lotte ambientaliste, ree di attirare l'attenzione sulle gravi responsabilità politiche di personaggi di primo piano delle istituzioni locali, intorno a cui ruotano enormi interessi economici, come la presidente della Regione M. R. Lorenzetti, l'assessore all'ambiente Monelli e l'ex sindaco di Orvieto Cimicchi, o il sindaco di Terni Raffaelli e la sua giunta: ambientalisti a chiacchiere che, invece di orientarsi verso l'obiettivo "rifiuti zero", la raccolta porta a porta, la lavorazione dei rifiuti a freddo, oggi sperimentati nelle realtà più avanzate in Italia e in Europa, hanno continuato una politica precedentemente iniziata dalla giunta Ciaurro, consentendo la concentrazione sul territorio cittadino di un inceneritore tradizionale ad altissima temperatura, e di due impianti di incenerimento a cosiddette "biomasse", in cui, in realtà, sono state bruciate regolarmente anche sostanze di altro tipo altamente tossiche, con gli incontestabili danni alla salute e all'ambiente che ne derivano, attestati dalle stesse fonti istituzionali (maggiore incidenza di morti per cancro e di varie patologie. S. v. Il dossier della Regione Umbria La geografia della mortalità in Umbria 1978-2005, in particolare p. 37). Mentre inchieste e scandali vengono a turno strumentalizzati dalle coalizioni di destra di centro e di sinistra per attaccare le parti avverse (vedi, a Terni, negli ultimi mesi, l'ipocrita campagna pseudo-ambientalista dei partiti di centrodestra, responsabili, negli anni dei governi Berlusconi, di gravissimi danni ambientali, e da sempre favorevoli a inceneritori, termovalorizzatori e gassificatori, oltre che alle centrali nucleari), proliferano, a livello locale e nazionale, le lobby trasversali politico-affaristiche tra i due schieramenti.
Un tipico esempio di meccanismo a scatole cinesi, di "pluralismo" degli affari in territorio umbro, è offerto dal caso della Coop consumatori CENTRO ITALIA, di cui è presidente Giorgio Raggi, esponente di spicco del partito democratico, la quale ha acquisito azioni del Monte dei Paschi di Siena, proprietario di consistenti pacchetti di quote azionarie FININVEST (Berlusca!), e ha inglobato anche la Banca Popolare di Spoleto, che a sua volta ha in appalto le tasse comunali del municipio di Perugia, di cui è vicepresidente lo stesso Raggi.
Esprimiamo piena solidarietà alla moglie e ai parenti di Aldo Bianzino, agli inquisiti spoletini e ai loro familiari, a tutti coloro che sono vessati da un sistema politico giudiziario ed economico concepito per asservire sempre più l'esistenza di tutti all'arbitrio di pochi, reprimere gli stili di vita divergenti, sradicare ogni capacità di azione diretta dei singoli dei movimenti,
Contro questo asservimento della vita umana e non umana al profitto e al potere, come anarchici e libertari, continueremo sempre a batterci.

PER LA PIENA LIBERTA' DEI 5 RAGAZZI DI SPOLETO
PER LA VERITA' SULLA MORTE DI ALDO BIANZINO
PER LA LIBERTA' DI OGNUNO DI SCEGLIERE I PROPRI STILI DI VITA
E DI ESPRIMERE DISSENSO E CRITICA
PER RILANCIARE LE LOTTE SOCIALI
CONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE POLIZIESCA E MEDIATICA.

Con questi contenuti, aderiamo ed invitiamo a aderire alla
MANIFESTAZIONE convocata dal Comitato 23 Ottobre per il 23 APRILE 2008 a SPOLETO, presso PIAZZA GARIBALDI alle ORE 17-20.


Alcune individualità anarchiche e libertarie
Circolo Libertario Ternano 'Carlotta Orientale'
Circolo anarchico umbro 'Sana Utopia'