Un articolo importante, per comprendere la pericolosità di certa immigrazione.


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lorenzo sconocchini

ANCONA - Una discoteca va a fuoco nella notte. I titolari la ricostruiscono e alla riapertura del locale qualcuno si offre per garantire protezione, una sorta di guardianìa. Poi da semplici addetti alla sorveglianza diventano soci e un po’ alla volta si prendono il locale, che utilizzano come bacino per lo spaccio di stupefacenti gestito su scala internazionale: la cocaina che arriva dall’Olanda e l’eroina in arrivo dal Paese delle Aquile. Ecco la filiera del business criminale gestito dalle gang albanesi ad Ancona e nel resto delle Marche. “Parliamo di un fenomeno estremamente serio”, premette, tanto per chiarire, il capo della squadra Mobile distrettuale di Ancona Luigi Di Clemente, che da investigatore in prima linea conosce usanze e strategie della delinquenza d’importazione albanese.

“Per comprenderla davvero - spiega -, bisogna conoscere la sua natura storica di mafia su basi etniche, dove il kanun, il codice delle usanze e delle consuetudini, ha valenza di legge riconosciuta e dice ad esempio che l’offesa va lavata con il sangue. Nelle organizzazioni criminali di questo tipo il ricorso alla violenza davvero non soffre limitazioni di nessun tipo”. E quando si parla di gang albanesi, non va dimenticato un dato geopolitico che spiega le alleanze sul campo. “Nel vissuto degli albanesi - spiega il commissario Di Clemente - c’è la matrice storica della Grande Albania, la comunanza con il Kosovo, un popolo che ha subito una forte diaspora specie verso l’Olanda e il Belgio, da dove gestiscono il traffico di stupefacenti in arrivo dal porto di Rotterdam”. Cocaina che poi alimenta anche il mercato marchigiano, grazie ai contatti con gli albanesi radicati ad Ancona e in altre città sin dal ’91, quando cominciarono ad arrivare in porto navi stracolme di profughi imbarcati nei porti di Valona e Durazzo. Alcune operazioni antidroga degli ultimi giorni confermano che la cocaina smerciata sulla piazza di Ancona arriva dall’Olanda, gestite dalle gang albanesi, che per l’eroina e altri oppiacei si riforniscono invece nel Paese d’origine.

Ancona, con il suo porto che s’affaccia a Oriente, è un epicentro degli affari gestiti dai criminali d’oltre Adriatico. “Albanesi e kosovari hanno creato una rete nel traffico di stupefacenti senza uguali”, spiega il capo della Mobile anconetana, impegnato in indagini sulla criminalità organizzata che hanno riguardato anche altre province marchigiane. Una geometria ad assetto variabile dove c’è grande mobilità e un vincolo solidale inossidabile: “Se un gruppo che fa base a Fano resta senza droga per la sua piazza - è l’esempio che fa Di Clemente -, non avrà difficoltà a rifornirsi in tempi rapidi da una banda che sta ad Ancona”.

Oramai siamo alla seconda generazione di albanesi immigrati nelle Marche. Anche chi sceglie il crimine, se è di un certo spessore, ha un’attività di copertura, piccole imprese edili, imbianchini e artigiani. Ma l’attività imprenditoriale prevalente, spesso gestita tramite prestanome, è quella dell’intrattenimento notturno. Un paio d’anni fa ci fu una scia di incendi nei locali notturni della riviera, non solo anconetana. Il sospetto è che fu un tentativo di infiltrazione delle gang criminali albanesi, che prima bruciano discoteche, poi si offrono per la protezione e spesso riescono a subentrare come titolari. Un disegno simile è il fondale anche di un fatto di sangue che risale al 20 gennaio scorso, quando tre albanesi accoltellarono un giovane buttafuori del night club Snoopy di Senigallia.

L’obiettivo è quello di avere più spazi a disposizione per lo smercio di droga, un’attività nella quale gli albanesi gestiscono una struttura piramidale dove “capita spesso che i ruoli più subordinati spettino proprio agli italiani, assoldati da albanesi capaci ormai di accumulare somme ingenti grazie alla droga”, spiega Di Clemente ricordando alcuni recenti sequestri patrimoniali disposti dalla procura distrettuale di Ancona. Il business della droga, per gli albanesi, ormai è di gran lunga prevalente sullo sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Sul mercato delle lucciole - gestito soprattutto sul lungomare tra Falconara e Senigallia e nella zona sud delle Marche - c’è una flessione legata anche all’ingresso della Romania nell’Unione europea. “Molte prostitute romene - fa notare il capo della Mobile - si sono affrancate dagli sfruttatori albanesi perché non dipendono più da loro per i documenti di soggiorno”. Più sporadico, anche se molto pericoloso, il fenomeno delle bande dei furti nelle ville. Quasi sempre ad opera di clandestini, come il gruppo arrestato dalla Mobile anconetana dopo alcuni colpi nella zona residenziale di Barcaglione.