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  1. #1
    Superpol
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    Predefinito La Questione Meridionale

    In questi giorni il dibattito sul ruolo del PD al Nord si e' infiammato. Io pero' mi chiedo quando e come si ricomincera' a parlare di Questione Meridionale in questo paese. Oggi sul Corriere e' uscito un articolo eloquente, che di seguito riporto. Ogni anno 270mila persone lasciano il Sud per andare a lavorare al Nord. Sono le risorse migliori del Sud, laureati, gente che rischia, che si stacca dagli affetti e dalla propria terra alla ricerca di un futuro dignitoso. Lo fanno in maniera silenziosa, quasi pudica.

    E' troppo chiedere una riflessione nazionale su questo problema? Come puo' sperare il Sud di avviare il suo sviluppo se i suoi uomini migliori lo abbandonano? Come puo' pensare il Nord di essere autosufficiente se in tutta evidenza drena risorse umane dal Sud in maniera cosi' evidente?

    E infine: quali risposte da' il PD a questo dramma?

    Sud, la nuova emigrazione
    Ogni anno 270 mila persone vanno al Nord
    Lavorano, ma le famiglie devono aiutarli



    Non c’è stato partito che in campagna elettorale non abbia promesso il rilancio del Mezzogiorno e adesso perfino la Lega, con Roberto Calderoli, dice che «la questione settentrionale non può essere risolta se non si affronta la questione meridionale».

    È successo anche che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un nuovo documento comune per il Sud. E, ovviamente, non sono mancati gli appelli degli economisti ad affrontare l’annoso problema delle «due Italie». Ma adesso, dopo il voto, chi si ricorderà di tutto questo?

    Le persone in carne e ossa, intanto, cercano in prima persona una soluzione. Che spesso è la nuova migrazione da Sud a Nord. Che, ovvio, non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta, dei contadini poveri e ignoranti che con la valigia di cartone si trasferivano nel triangolo industriale per lavorare in fabbrica. Ma che, se è molto diversa qualitativamente, tocca però le stesse vette numeriche di allora. Ogni anno, infatti, si spostano dalle regioni meridionali verso quelle del Centro-Nord circa 270 mila persone: 120 mila in maniera permanente, 150 mila per uno o più mesi, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino a quello dei primi anni Sessanta, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone l’anno.

    Una città intera che si sposta
    Parlare di 270 mila uomini e donne che ogni anno vanno da Sud a Nord per lavorare o per studiare significa immaginare una città come Caltanissetta che si sposta tutta intera per trovare un futuro. Anche i contorni economici del fenomeno sono profondamente diversi da quelli del dopoguerra. Allora le rimesse degli emigranti generavano un flusso di risorse discendente, dalle regioni settentrionali a quelle del Mezzogiorno: servivano a mantenere le mogli o i genitori anziani rimasti al paese e magari a mandare avanti i lavori per costruire o ampliare la casa.

    Oggi, al contrario, i soldi risalgono la Penisola, per sostenere gli studenti meridionali nelle Università del Nord o i lavoratori precari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, ma che tirano avanti con l’aiuto delle famiglie d’origine (comprese le pensioni dei nonni) con l’obiettivo di raggiungere poi il contratto a tempo indeterminato.

    Il trend consolidato
    Al ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Sergio D’Antoni ha stimato con i suoi tecnici che si arriva a circa 10 miliardi di euro che per tutti questi motivi (compreso il mancato sviluppo nel Sud) «emigrano» ogni anno dal Mezzogiorno al Nord. Il che non è esattamente il massimo per un Paese che dovrebbe ridurre le distanze tra le due Italie.

    Spiega Delio Miotti (Svimez) che da tempo studia la nuova migrazione: «Negli ultimi anni si sta consolidando un trend: più di 120 mila persone all’anno si spostano dal Sud nelle regioni del Centro-Nord cambiando residenza. Sono in gran parte giovani, tra i 20 e i 45 anni, diplomati, ma uno su cinque è laureato. A questi bisogna aggiungere altri 150 mila che si trasferiscono al Nord come pendolari di lungo periodo, cioè per almeno un mese. Sono studenti o lavoratori temporanei che non si possono trasferire stabilmente perché non hanno un reddito sufficiente per mantenersi e per portare la loro famiglia nelle regioni settentrionali, dove la vita è più cara ».

    Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.

    Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa ». Eppure ci sono comuni che lentamente si vanno svuotando delle energie migliori. Quelli a più alto tasso migratorio (intorno all’8 per mille annuo) sono in Calabria: Cirò, Petilia Policastro, Dinami, Rocca Imperiale. La zona di Cirò, in provincia di Crotone, tra il ’91 e il 2006 ha visto un calo di popolazione del 34% circa.

    I giovani studenti

    Se ne vanno parecchi giovani per studiare nelle Università del Centro- Nord: 151mila nell’anno accademico 2005-2006. Più di 36 mila sono partiti dalla Puglia, 25 mila dalla Calabria, 24 mila dalla Sicilia, 23 mila dalla Campania. Una parte di questi non torneranno più indietro. L’agenzia governativa Italia Lavoro ha calcolato che a fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale. Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta.

    Gli incentivi
    Ora non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.

    http://www.corriere.it/cronache/08_a...4f486ba6.shtml



  2. #2
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    un quadro desolante. Sarò pessimista ma io non vedo sbocchi, di certo non sarà questo governo a scardinare la rete di clientele che intrappola il Sud. Un pacco-viveri è sufficiente per comprare il voto di gente che sa di eleggere incompetenti che nomineranno altri incompetenti negli ospedali ecc. I temi dei ragazzi di Napoli, in una scuola che si batte contro la camorra, sono il migliore indice della sconfitta cui sta andando incontro lo Stato. Sì, sono proprio pessimista.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da aless1 Visualizza Messaggio
    un quadro desolante. Sarò pessimista ma io non vedo sbocchi, di certo non sarà questo governo a scardinare la rete di clientele che intrappola il Sud. Un pacco-viveri è sufficiente per comprare il voto di gente che sa di eleggere incompetenti che nomineranno altri incompetenti negli ospedali ecc. I temi dei ragazzi di Napoli, in una scuola che si batte contro la camorra, sono il migliore indice della sconfitta cui sta andando incontro lo Stato. Sì, sono proprio pessimista.

    Non è solo questione di clientele camorra etc etc etc ...in regioni come Abruzzo o Sardegna.........la criminalita organizzata non si neanche cosa sia e le clientele suppongo siano in linea con il resto dell'Italia ma la gente emigra lo stesso...........e proprio l'economia che non va!
    Sono ancora incazzato con un personaggio come Panebianco.........che va beh evito commenti...........che un giorno su un editoriale ebbe il coraggio di scrivere (ed io ebbi il coraggio di leggere) che l'emigrazione costante dal sud al nord è un fenomeno positivo........e citava gli Stati uniti ad esempio..............si dica al sig.panebianco che se fosse arrivato sino a pagina 7 del manuale di economia avrebbe letto che queste emigrazioni interne sono perfette in caso di crisi congiunturali non di crisi strutturali che durano da ormai 150 anni e sopratutto non dovrebbero essere solo univoche

  4. #4
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    ci sono regioni su cui non nutro speranze, Sardegna e Abruzzo non sono tra quelle.
    Però quelle in cui è più forte la tenaglia del crimine organizzato, io le dò ormai per ...secesse (secedute?bò)
    Quanto a Panebianco, lasciamo perdere. Non lo sopporto manco io.

  5. #5
    gentiluomo di campagna
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    I meridionali hanno votato in massa PdL, visto che questi hanno vinto le elezioni, i merifdionali possono dormire sonni tranquilli, al loro futuro penserà Silvio. Poi possono sempre contare sui pacchi alimentari forniti dai patronati gestisti dai leghisti siculi.

  6. #6
    gentiluomo di campagna
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    Citazione Originariamente Scritto da Antibus Visualizza Messaggio
    Non è solo questione di clientele camorra etc etc etc ...in regioni come Abruzzo o Sardegna.........la criminalita organizzata non si neanche cosa sia e le clientele suppongo siano in linea con il resto dell'Italia ma la gente emigra lo stesso...........e proprio l'economia che non va!
    Sono ancora incazzato con un personaggio come Panebianco.........che va beh evito commenti...........che un giorno su un editoriale ebbe il coraggio di scrivere (ed io ebbi il coraggio di leggere) che l'emigrazione costante dal sud al nord è un fenomeno positivo........e citava gli Stati uniti ad esempio..............si dica al sig.panebianco che se fosse arrivato sino a pagina 7 del manuale di economia avrebbe letto che queste emigrazioni interne sono perfette in caso di crisi congiunturali non di crisi strutturali che durano da ormai 150 anni e sopratutto non dovrebbero essere solo univoche
    Trovo sbagliato mettere l'Abruzzo insieme alle altre Regioni meridionali. In Abruzzo ci sono buone eccellezze, tra tutte la Val Vibrata, una buona classe imprenditoriale autoctona e discrete università. Il Meridione è tutt'altra cosa.

  7. #7
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    Antì, anche tu che leggi Panebianco...

  8. #8
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    come nota il contadino, ci avviamo verso una società di servizi in cui anche una regione come l'Abruzzo, tradizionalmente considerata povera di risorse, può sperare in un buono
    sviluppo, ma parliamo di una regione al riparo da infiltrazioni mafiose, con gente abituata a farsi un mazzo così e a non piangersi addosso.

  9. #9
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    parlo x esperienza personale anche io per un periodo medio(tre anni e mezzo)ho dovuto lasciare la mia città ed i miei affetti per andare prima a Genova e poi Arezzo, sono stato fortunato che ho avuto la possibilità di ritornare ma la situazione rispetto a 10 anni fa è sicuramente peggiorats, soprattutto x i laureati che appena escono dall'università, se non sei figlio di... o se non conosci qualcuno non ti resta che emigrare.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero Visualizza Messaggio
    In questi giorni il dibattito sul ruolo del PD al Nord si e' infiammato. Io pero' mi chiedo quando e come si ricomincera' a parlare di Questione Meridionale in questo paese. Oggi sul Corriere e' uscito un articolo eloquente, che di seguito riporto. Ogni anno 270mila persone lasciano il Sud per andare a lavorare al Nord. Sono le risorse migliori del Sud, laureati, gente che rischia, che si stacca dagli affetti e dalla propria terra alla ricerca di un futuro dignitoso. Lo fanno in maniera silenziosa, quasi pudica.

    E' troppo chiedere una riflessione nazionale su questo problema? Come puo' sperare il Sud di avviare il suo sviluppo se i suoi uomini migliori lo abbandonano? Come puo' pensare il Nord di essere autosufficiente se in tutta evidenza drena risorse umane dal Sud in maniera cosi' evidente?

    E infine: quali risposte da' il PD a questo dramma?

    Sud, la nuova emigrazione
    Ogni anno 270 mila persone vanno al Nord
    Lavorano, ma le famiglie devono aiutarli



    Non c’è stato partito che in campagna elettorale non abbia promesso il rilancio del Mezzogiorno e adesso perfino la Lega, con Roberto Calderoli, dice che «la questione settentrionale non può essere risolta se non si affronta la questione meridionale».

    È successo anche che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un nuovo documento comune per il Sud. E, ovviamente, non sono mancati gli appelli degli economisti ad affrontare l’annoso problema delle «due Italie». Ma adesso, dopo il voto, chi si ricorderà di tutto questo?

    Le persone in carne e ossa, intanto, cercano in prima persona una soluzione. Che spesso è la nuova migrazione da Sud a Nord. Che, ovvio, non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta, dei contadini poveri e ignoranti che con la valigia di cartone si trasferivano nel triangolo industriale per lavorare in fabbrica. Ma che, se è molto diversa qualitativamente, tocca però le stesse vette numeriche di allora. Ogni anno, infatti, si spostano dalle regioni meridionali verso quelle del Centro-Nord circa 270 mila persone: 120 mila in maniera permanente, 150 mila per uno o più mesi, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino a quello dei primi anni Sessanta, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone l’anno.

    Una città intera che si sposta
    Parlare di 270 mila uomini e donne che ogni anno vanno da Sud a Nord per lavorare o per studiare significa immaginare una città come Caltanissetta che si sposta tutta intera per trovare un futuro. Anche i contorni economici del fenomeno sono profondamente diversi da quelli del dopoguerra. Allora le rimesse degli emigranti generavano un flusso di risorse discendente, dalle regioni settentrionali a quelle del Mezzogiorno: servivano a mantenere le mogli o i genitori anziani rimasti al paese e magari a mandare avanti i lavori per costruire o ampliare la casa.

    Oggi, al contrario, i soldi risalgono la Penisola, per sostenere gli studenti meridionali nelle Università del Nord o i lavoratori precari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, ma che tirano avanti con l’aiuto delle famiglie d’origine (comprese le pensioni dei nonni) con l’obiettivo di raggiungere poi il contratto a tempo indeterminato.

    Il trend consolidato
    Al ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Sergio D’Antoni ha stimato con i suoi tecnici che si arriva a circa 10 miliardi di euro che per tutti questi motivi (compreso il mancato sviluppo nel Sud) «emigrano» ogni anno dal Mezzogiorno al Nord. Il che non è esattamente il massimo per un Paese che dovrebbe ridurre le distanze tra le due Italie.

    Spiega Delio Miotti (Svimez) che da tempo studia la nuova migrazione: «Negli ultimi anni si sta consolidando un trend: più di 120 mila persone all’anno si spostano dal Sud nelle regioni del Centro-Nord cambiando residenza. Sono in gran parte giovani, tra i 20 e i 45 anni, diplomati, ma uno su cinque è laureato. A questi bisogna aggiungere altri 150 mila che si trasferiscono al Nord come pendolari di lungo periodo, cioè per almeno un mese. Sono studenti o lavoratori temporanei che non si possono trasferire stabilmente perché non hanno un reddito sufficiente per mantenersi e per portare la loro famiglia nelle regioni settentrionali, dove la vita è più cara ».

    Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.

    Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa ». Eppure ci sono comuni che lentamente si vanno svuotando delle energie migliori. Quelli a più alto tasso migratorio (intorno all’8 per mille annuo) sono in Calabria: Cirò, Petilia Policastro, Dinami, Rocca Imperiale. La zona di Cirò, in provincia di Crotone, tra il ’91 e il 2006 ha visto un calo di popolazione del 34% circa.

    I giovani studenti

    Se ne vanno parecchi giovani per studiare nelle Università del Centro- Nord: 151mila nell’anno accademico 2005-2006. Più di 36 mila sono partiti dalla Puglia, 25 mila dalla Calabria, 24 mila dalla Sicilia, 23 mila dalla Campania. Una parte di questi non torneranno più indietro. L’agenzia governativa Italia Lavoro ha calcolato che a fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale. Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta.

    Gli incentivi
    Ora non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.

    http://www.corriere.it/cronache/08_a...4f486ba6.shtml


    L'emigrazione è un dramma,però diciamo anche che molti non ci provano neanche a restare,già dall'epoca universitaria scelgono il nord.
    Io,nel mio piccolissimo,ho fatto tutti i miei studi (scuola+ università) nella mia terra e finora riesco a lavorare nella mia zona.
    Non è facile,specie la ricerca del posto di lavoro,ma molti però si arrendono troppo facilmente e vanno magari a Milano dove poi anche se lavori per vivere devi farti mantenere dai genitori,data la situazione dei prezzi da puro strozzinaggio degli affitti.
    La questione meridionale c'è ma ricordiamo sempre che il primo problema del meridione siamo noi meridionali.Finchè continueremo a votare Cuffaro,Lombardo,Bassolino,Loiero,De Mita,Mastella...che speranze vogliamo?

 

 
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