Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    anarchico
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    Question Perchè opporsi alle delocalizzazioni ?

    Domanda ai forumisti.

    Molti fascisti e comunisti hanno assunto un atteggiamento fermo e risoluto contro le delocalizzazioni industriali che, a loro dire, sarebbero responsabili del crescente tasso di disoccupazione che affligge il nostro Paese. Tenendo presente che un Paese come gli USA investe nel piccolo Belgio più di quanto investa nell'enorme Cina, non credete che il problema non sia più da ricercare nelle delocalizzazioni ma altrove ?.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Domanda ai forumisti.

    Molti fascisti e comunisti hanno assunto un atteggiamento fermo e risoluto contro le delocalizzazioni industriali che, a loro dire, sarebbero responsabili del crescente tasso di disoccupazione che affligge il nostro Paese. Tenendo presente che un Paese come gli USA investe nel piccolo Belgio più di quanto investa nell'enorme Cina, non credete che il problema non sia più da ricercare nelle delocalizzazioni ma altrove ?.
    Il capitalismo contemporaneo (la cosiddetta globalizzazione) necessita di nuovi mercati da sfruttare, dove la forza lavoro costa poco e lavora tanto. Le delocalizzazioni consentono ad un'impresa di chiudere in un paese (ad esempio, l'Italia) e di aprire in un altro (ad esempio, la Romania) dove gli operai fanno il medesimo lavoro ma vengono pagati una miseria. Cioè: a parità di produzione, il costo lavoro diminuisce ed il profitto aumenta. Ovviamente, le cose prodotte in Romania vengono poi immessi sui mercati "ricchi", così da fare aumentare il guadagno per l'azienda, mentre i lavoratori italiani perdono il posto e i lavoratori rumeni vengono sovrasfruttati e sottopagati.

  3. #3
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Nemo Visualizza Messaggio
    Il capitalismo contemporaneo (la cosiddetta globalizzazione) necessita di nuovi mercati da sfruttare, dove la forza lavoro costa poco e lavora tanto. Le delocalizzazioni consentono ad un'impresa di chiudere in un paese (ad esempio, l'Italia) e di aprire in un altro (ad esempio, la Romania) dove gli operai fanno il medesimo lavoro ma vengono pagati una miseria. Cioè: a parità di produzione, il costo lavoro diminuisce ed il profitto aumenta. Ovviamente, le cose prodotte in Romania vengono poi immessi sui mercati "ricchi", così da fare aumentare il guadagno per l'azienda, mentre i lavoratori italiani perdono il posto e i lavoratori rumeni vengono sovrasfruttati e sottopagati.
    Un tempo anche io ero del tuo stesso avviso. Poi però ho dovuto prendere atto di come le cose stiano diversamente. Se infatti, come affermi, si investe e si delocalizza sempre alla ricerca di manodopera a basso costo non mi spiego il motivo per il quale gli USA investano nel piccolissimo e costosissimo (almeno dal punto di vista del costo della manodopera) Belgio più di quanto non investano nell'enorme ed economica Cina. Non credi che la causa del problema andrebbe ricercata altrove ?. Ad esempio nell'incapacità dell'Italia ad attrarre capitali ed investimenti ed a promuovere gli investimenti nella ricerca ?.




  4. #4
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    Attendo a non confondere delocalizzazione ed investimenti. Io posso investire in Inghilterra miliardi di euro, che mi vengono però dalle industrie che ho delocalizzato in Cina.

    Comunque, quando si delocalizza non si sceglie SOLO il posto dove il costo del lavoro è minore, ma anche dove c'è manodopera specializzata a basso costo (vedi India) o materie prime non sfruttate... Molti sono i motivi che stanno dietro ad una delocalizzazione, ma il primo è (ovviamente) il profitto del Capitale

  5. #5
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Nemo Visualizza Messaggio
    Attendo a non confondere delocalizzazione ed investimenti. Io posso investire in Inghilterra miliardi di euro, che mi vengono però dalle industrie che ho delocalizzato in Cina.

    Comunque, quando si delocalizza non si sceglie SOLO il posto dove il costo del lavoro è minore, ma anche dove c'è manodopera specializzata a basso costo (vedi India) o materie prime non sfruttate... Molti sono i motivi che stanno dietro ad una delocalizzazione, ma il primo è (ovviamente) il profitto del Capitale
    Richiamandomi al tuo esempio. Cosa c'è di male nell'investire in Inghilterra del denaro fatto in Cina ?. Creo cmq occupazione. Il fatto che grandi Paesi come gli USA investano molto in nazioni europee non significa che queste sono ancora molto competitive e che la globalizzazione con i suoi processi di delocalizzazione industriale non le sta affatto penalizzando ?.

  6. #6
    Democrazia e Progresso
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Richiamandomi al tuo esempio. Cosa c'è di male nell'investire in Inghilterra del denaro fatto in Cina ?. Creo cmq occupazione. Il fatto che grandi Paesi come gli USA investano molto in nazioni europee non significa che queste sono ancora molto competitive e che la globalizzazione con i suoi processi di delocalizzazione industriale non le sta affatto penalizzando ?.
    Ciò che i comunisti contrastano è la concentrazione, l'accumulo di capitale. Se tu investi in Inghilterra i miliardi che fai in Cina non c'è niente di male, a meno che tu non ti domandi: come faccio a fare miliardi in Cina? Sfruttando i lavoratori, sottopagandoli e non dandogli tutele, e chiudendo la mia impresa in Italia per aprire in Cina. Così i lavoratori italiani sono disoccupati, quelli cinesi sono sovrasfruttati e sottopagati, e tu puoi investire i proventi di questo sfruttamento in Inghilterra. Ti invito a non ragionare per "nazioni" o "aree geografiche", ma di focalizzare l'attenzione sulle condizioni dei lavoratori e sui metodi di accumulazione del Capitale. Vedrai che le delocalizzazioni sono tra gli strumenti più utilizzati dal capitalismo mondiale per accrescere il proprio potere economico, e quindi politico, e quindi militare, e quindi culturale.

  7. #7
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    La soluzione c'è.
    L'Italia o l'Europa deve mettere i dazi doganali ai prodotti che vengono da alcune aree del globo.
    Indipendentemente da chi le produce, ovvero se una azienda italiana va a produrre in cina, in cina vende quanto vuole, ma se vuole vendere in Italia su quei prodotti deve pagare delle sovrattasse, in modo che magari le aziende italiane producano qui per i mercati "ricchi", e nei paesi poveri solo per i mercati poveri.
    In oltre lo stato dovrebbe dare l'iva agevolata per dire il 4% ai prodotti fatti in Italia diretti verso i mercati poveri.
    In modo da cercare di invertire il fenomeno.

  8. #8
    Democrazia e Progresso
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    Citazione Originariamente Scritto da Dinamometro Visualizza Messaggio
    La soluzione c'è.
    L'Italia o l'Europa deve mettere i dazi doganali ai prodotti che vengono da alcune aree del globo.
    Indipendentemente da chi le produce, ovvero se una azienda italiana va a produrre in cina, in cina vende quanto vuole, ma se vuole vendere in Italia su quei prodotti deve pagare delle sovrattasse, in modo che magari le aziende italiane producano qui per i mercati "ricchi", e nei paesi poveri solo per i mercati poveri.
    In oltre lo stato dovrebbe dare l'iva agevolata per dire il 4% ai prodotti fatti in Italia diretti verso i mercati poveri.
    In modo da cercare di invertire il fenomeno.
    Ti sembrerà strano, ma sui dazi sono disponibile ad una riflessione. Non mi sembra affatto una teoria retrogada.

 

 

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