(AGI) - Roma, 27 marzo 2008 - “A Mancino chiedo un gesto di coraggio, si dimetta da vicepresidente del Csm”. Parla il leghista Roberto Calderoli che punta il dito sullo stato della giustizia. “Ieri - spiega - un tentativo di violenza su una donna da parte di un tunisino, condannato per omicidio nel 2001 a 22 anni di reclusione e dopo soli 6 anni gia’ fuori.
Adesso si scopre che un pedofilo condannato nel 2006 a 6 anni e mezzo di reclusione per abusi su due bimbe era in libera uscita per decorrenza dei termini di custodia cautelare e ha violentato una bambina di 4 anni. Non solo - argomenta Calderoli - ci vorrebbe la castrazione chimica per l’interessato e per tutti quelli come lui, ma ci vorrebbe la castrazione chirurgica per chi ha impedito l’introduzione della castrazione chimica nel nostro Paese”.
“Davanti al mafioso che, seppur condannato all’ergastolo, esce per mancata scrittura delle motivazioni della condanna, davanti ad un assassino che dopo 6 anni e’ gia’ libero di poter andare a violentare le donne, davanti ad un pedofilo che dopo pochi mesi e’ gia’ libero di continuare a compiere le proprie efferatezze, davanti a tutto questo, rivolgo un appello a Mancino e, per la stima e l’onesta’ intellettuale che gli riconosco, gli chiedo di fare un gesto di coraggio: rassegni le proprie dimissioni da vicepresidente del Csm. Sicuramente verranno respinte, e certamente io le respingerei, ma almeno mandera’ un segnale forte e fara’ comprendere - conclude - che una cosa e’ l’autonomia della magistratura ma ben altra e’ la irresponsabilita’ della magistratura…”. (AGI)
Già, tutto il mondo è paese…
Pure in Spagna le leggi fanno abbastanza schifo, come in Italia d’altronde…
Anche lì, i pedofili hanno campo libero…
Le domande nascono spontanee:
“I maiali, luridi, pedofili, da chi sono protetti ?”
Perchè li lasciano sempre liberi IN EUROPA ?
In Sardegna “risolvono” così:
(Nella foto sopra il cadavere del presunto pedofilo “giustiziato” in Sardegna)
C’È CHI SI FA GIUSTIZIA DA SÈ? Illorai (Sassari). Mai in Sardegna un delitto era stato accompagnato da una simbologia tanto macabra ed esplicita. Ai confini fra le provincie di Sassari e Nuoro, un pastore, Giovanni Melone, è stato impiccato al cancello del suo ovile (sopra). Nello stesso cancello i giustizieri hanno infilzato alcune teste di bambola. Il messaggio è fin troppo chiaro: la vittima potrebbe aver pagato un tentativo di pedofilia. Anche perché, prima di essere «giustiziato»
Melone era stato seviziato dopo un probabile «processo barbaricino».
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