"Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa, morendo, una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto i nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perchè si capisce - si tocca con gli occhi - che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione".
Cesare Pavese.
La casa in collina.
Manifesto de La Destra in occasione del 25 aprile.
Suggerisco come colonna sonora "The Good, The Bad and The Ugly", by Ennio Morricone e Metallica, "S & M", con la San Francisco Symphony Orchestra, 1999.
In alto i Cuori.
I morti sono tutti uguali.
I vincitori, o pseudotali, no.
Buone bandiere rosse e pidiellicoazzurre a tutti. Tutte uguali.
Quelle nere, quelle verdebiancorosse, nei Cimiteri. Dove almeno non ci sono buffoni, pagiacci, vincitori e vinti. Ma solo Italiani.