La domanda che insistentemente si riaffaccia ogni anno in vista della Festa della Liberazione è sempre la stessa: è giusto e necessario proseguire nelle celebrazioni di tale ricorrenza, o è lecito cominciare a dubitare seriamente dei suoi attuali significati?
E’ bene innanzitutto chiarire che l’obbiettivo di questo articolo non consiste nel dileggiare il 25 Aprile, ma di precisare alcuni fatti e di sottolineare che ormai è tempo di cambiare una vecchia e inesatta storiografia di “sinistra”. E’ certamente legittimo festeggiare la liberazione dalla dittatura nazifascista, perchè c’è sempre da rimanere contenti per la scomparsa di un crudele totalitarismo, ed è giusto ricordarne la ricorrenza. Tuttavia molte ombre si gettano su una parte dei “liberatori”. Prendiamo atto per prima cosa che , in realtà, furono le potenze alleate ad impegnarsi con tutte le forze e i mezzi a disposizione. Senza i soldati inglesi e americani, i partigiani non sarebbero mai riusciti a fare granchè. Comunque, al di là di questa constatazione, è necessario rimarcare il fatto che non tutti i partigiani possono essere considerati come integralmente dediti alla conquista dei diritti e della libertà. La storiografia di “sinistra” nasconde volutamente che, al di là dei meriti immediati, il vero obbiettivo dei partigiani comunisti consisteva nell’asservimento della Nazione ad un totalitarismo ancora più duro, se si può, del nazifascismo. Ci riferiamo ovviamente alla dittatura del proletariato, la realizzazione dell’ideologia comunista in vista della scomparsa della classe borghese e dello Stato. E’ inutile negarlo: il PCI, ben collegato all’Unione Sovietica staliniana, non si sarebbe mai lasciato sfuggire l’occasione propizia per conquistare i gangli del potere e spazzare via tutti i suoi avversari politici, economici e sociali. Fortunatamente questa occasione propizia non arrivò mai, soprattutto per merito dei dirigenti della DC e dell’alleato statunitense, in grado di tenere testa a tutte le ambizioni sovietiche, e in definitiva del popolo italiano, che consegnò una larga maggioranza alle forze cattoliche e moderate. Del resto, perchè mai i comunisti, ancora alcuni anni dopo la fine della guerra, tenevano nascosti veri e propri arsenali di armi? Quindi, in sostanza, il 25 Aprile non può essere degnamente celebrato senza prendere atto che parte dell’antifascismo è corrotto fin dalle origini da questo grave “peccato”, che consiste appunto nella volontà dei comunisti di cacciare gli occupanti tedeschi e i gerarchi fascisti, ma soprattutto di instaurare una loro dittatura non appena fosse stato possibile. Molti partigiani persero la vita per la libertà dall’occupante -e di questo bisogna dare atto- ma con la consapevolezza di lottare poi, fino in fondo, per la falce e martello, per la vittoria socialista, e in definitiva per la negazione della vera libertà. In più, non è possibile dimenticare le stragi e le vendette che fecero seguito alla fine del conflitto, con migliaia di vittime fra ex-fascisti dichiarati, ma anche fra semplici cittadini, sacerdoti, suore, colpiti dall’odio di classe, o solo per biechi motivi personali. Come esempio si può portare il tristemente famoso Eccidio di Schio, che vide la morte di tanti innocenti. Sono passati molti anni, ma questi fatti non devono essere dimenticati, e fanno parte della storia e della memoria.
Ecco perchè il 25 Aprile divide il paese: senza una reale riflessione, senza una presa d’atto di queste considerazioni, diviene una festa di parte, che esclude tutti coloro che non si adeguano alla storiografia celebrativa ufficiale, ormai infarcita di falsità e di retorica. In molti si spingono a chiedere l’abolizione di tale ricorrenza; qui ci limitiamo -al momento- di domandare perlomeno una completa e radicale revisione del suo significato. I cosiddetti “antifascisti” che ancora si rifanno all’ideologia comunista dovrebbero chiedersi, finalmente, se davvero più di 60 anni fa si combattè per la libertà di tutti, o, all’opposto, per il dominio di una sola classe e la distruzione degli oppositori; dovrebbero chiedersi se è giusto il silenzio che cade ancora, purtroppo, sulle vittime delle vendette e dell’odio.Una reale riconciliazione può arrivare solo attraverso la verità, senza reticenze o tentennamenti di sorta. Per rispondere alla domanda posta nel titolo dell’articolo, possiamo affermare che ormai il 25 Aprile, così com’è, non ha più alcun senso (anzi, non ne ha mai avuto), non serve all’unità, proprio perchè si fonda su presupposti ideologici.
Il 25 Aprile 2008 sarà ancora festeggiato da una parte sola, ma pochi giorni dopo ci sarà una occasione particolare per cambiare questo stato di cose. Gianfranco Fini sarà eletto Presidente della Camera, e nel suo discorso di insediamento potrà senz’altro, se ne avrà la forza, rivendicare con orgoglio la propria esperienza e soprattutto portare a compimento il processo di riflessione e di scoperta della verità storica, non più serva dell’ideologia e della storiografia a senso unico.




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